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    Intervento Maurizo Lupi su #Biotestamento

    Maurizio Lupi: Signora Presidente, onorevoli colleghi,

    diciamo subito che  il nostro gruppo di Alternativa popolare voterà contro il provvedimento che è in discussione  e all’attenzione di quest’Aula, contro le disposizioni anticipate di trattamento.

    Diciamo subito con chiarezza che  voteremo contro, non perché il nostro gruppo è contro il fatto che ci possa essere una legge, nel nostro Paese, che legiferi sul tema del consenso informato, anzi, l’onorevole Calabrò, sia nella passata legislatura che in questa, ha presentato un progetto di legge e si è fortemente impegnato perché ci potesse essere una legge che affrontasse, non in maniera strumentale, non in maniera alternativa tra la libertà del paziente di decidere a quali cure sottoporsi e il ruolo del medico e della famiglia ma in una alleanza, in un accordo tra i diversi soggetti, il tema del consenso informato e delle disposizioni anticipate di trattamento qualora il soggetto non fosse in condizioni di coscienza. Allora perché votiamo no a questa legge, anche se il Parlamento ha dimostrato, nel dibattito e nelle posizioni diverse, anche dure, di confronto, la legge è potuta migliorare? Votiamo no per un principio fondamentale e, cioè, che questa legge che viene sottoposta oggi all’esame della Camera dei deputati e che sarà poi sottoposta all’esame del Senato, sperando che possa essere migliorata in profondità, innanzitutto ha in sé una grandissima contraddizione. Questa Contraddizione la si legge nel principio fondamentale che ispira questa legge all’art. 1, che dice «viene tutelata la vita e la salute dell’individuo», quindi l’oggetto della legge è tutelare la vita e la salute dell’individuo. Nei successivi articoli della legge, poi, drammaticamente la contraddizione esplode, per cui l’oggetto non diventa più la tutela della salute e della vita dell’individuo ma esattamente il contrario: come porre fine alla vita, come mettere al centro un diritto che non esiste, che non c’è, che non è possibile, perché non esiste il diritto alla morte; esiste il diritto alla dignità della vita, esiste il diritto ad essere accompagnati con dignità nei momenti più difficili, in cui uno affronta anche la conclusione della sua vita, esiste il diritto, come stabilisce la Costituzione, di decidere se sottoporsi o non sottoporsi a delle cure. Esiste il dovere di dire no all’accanimento terapeutico, ma non esiste la possibilità, proprio per quella tutela della vita e quella dignità alla cura del malato, per esempio, di morire di fame e di sete. Questa è una delle ragioni fondamentali per cui voteremo no a questo disegno di legge, pur essendoci impegnati profondamente per migliorarla. È uno degli elementi fondamentali, e da questo punto di vista, ringrazio la discussione che si è fatta nel Comitato dei nove, nella Commissione, nel rapporto anomalo tra chi era a favore di questo disegno di legge, non una minoranza e un’opposizione, ma su questi temi si ci è divisi e ci si è confrontati profondamente. Appunto, ringrazio il fatto che almeno su un punto, anche se non nella totale chiarezza, si è migliorata questa legge e cioè il ruolo del medico. Su questo noi abbiamo fatto, come gruppo di Alternativa Popolare, una battaglia fondamentale, che è quella di dire: c’è la libertà del paziente, c’è la libertà dell’individuo nelle sue disposizioni, ma c’è anche un dovere di non rompere quell’alleanza fondamentale che vede nel ruolo del medico non un notaio, non un funzionario, ma nel ruolo del medico, nella professione del medico, quella di prendersi cura della persona, dell’ammalato. E allora è l’autonomia del medico, nell’alleanza con la famiglia, a decidere se quella disposizione, che aveva fatto quell’individuo che oggi non è cosciente, poteva e doveva essere attuata, nonostante in coscienza e professionalità il medico ritenesse impossibile attuarla, perché, banalmente, per esempio, il coma a cui è sottoposta quella persona ha detto: io, se mi ritrovo in una condizione in cui non sono cosciente non voglio essere curato, magari è sotto shock anafilattico, il medico sa che il coma è temporaneo, può fargli una puntura di cortisone, in quel momento non può fare la puntura di cortisone; è un assurdo, è una contraddizione. Il medico  deve poter prendere con responsabilità ed in autonomia la sua decisione, disattendendo, in questo modo, a quelle disposizioni anticipate di trattamento.  Questo ruolo è stato migliorato, è stato inserito con chiarezza, anche se poteva essere ancora scritto meglio, il ruolo del medico,  di questo noi siamo assolutamente soddisfatti. C’è un punto, invece, su cui non si è voluto comprendere e  capire, concordare perché forse questa era diventata una bandiera ideologica ed è sempre un dramma quando si sventolano le bandiere su temi che riguardano, da una parte e dall’altra, la vita, la dignità della persona, la dignità del malato, ed è quello dell’idratazione e dell’alimentazione. Abbiamo sempre affermato che alimentazione e idratazione non sono cure mediche; non dar da mangiare e da bere ad una persona anche ad un ammalato, anche ad un ammalato che non è cosciente non è togliergli una cura medica, ma è  farlo morire di fame e di sete, anche se questa idratazione o alimentazione avviene attraverso non il gesto caritatevole di chi ti aiuta e ti imbocca, con un cucchiaio ti dà da mangiare o con un bicchiere ti aiuta anche se non sei cosciente a quell’atto di amore che consiste nel darti un goccio d’acqua, e invece questo gesto avviene attraverso una macchina, cioè attraverso un dispositivo che è diverso, ma è sempre un grande gesto d’amore e di dignità nei  confronti del malato. Si è voluto non riconoscere questo, anzi, si è peggiorata la situazione, per cui oggi ci troviamo a dire che alimentazione e idratazione sono cure mediche e che possono essere sospese, tutto ciò va contro la dignità che ognuno di noi dovrebbe avere a cuore riguardo alla persona. C’è un altro elemento per cui noi non siamo assolutamente d’accordo e su cui avevamo lavorato, perché queste disposizioni anticipate di trattamento non fossero definitive, ma potessero essere affrontate e rinnovate dopo un certo periodo di tempo, 5 o 10 anni, anche qui era il realismo, era il buonsenso che determinava la nostra richiesta. Molti sanno, non perché sono medici, non perché sono scienziati, perché hanno studiato sui libri, che la posizione del malato, che le decisioni di una persona cambiano nello sviluppo della propria vita. Addirittura cambia, nello sviluppo della propria vita, per esempio la ricerca medica: cambia di anno in anno la possibilità che la ricerca medica possa non solo migliorare la qualità della vita, ma anche guarire per esempio da malattie da cui prima si pensava fosse impossibile guarire. Ecco, il rinnovarsi di queste disposizioni avrebbe garantito la possibilità, nella coscienza ovviamente della persona, di poter ridire con forza, anche a distanza di cinque anni o di dieci anni, che per la ricerca medico-scientifica sono un’enormità, di poter ripetere con forza ancora quelle disposizioni. Quanti medici, o quante persone hanno visto il paziente entrare con una volontà, e nel momento in cui è entrato in ospedale quella volontà cambiare? Cambiare nel dialogo, cambiare nella possibilità e nell’attenzione di tenere sempre ed avere a cuore la vita, laddove questa fosse aiutata e curata con grande dignità. Infine un altro tema che ho visto che ha fatto sviluppare un dibattito molto ideologico all’interno di quest’Aula. Avevamo chiesto che almeno queste disposizioni non si applicassero in quelle strutture, anche se convenzionate con la sanità pubblica, che per loro natura, per loro vocazione avessero, proprio per loro vocazione, ce ne sono tante nel nostro Paese, laiche e cattoliche, che avessero proprio per vocazione di quella struttura di accompagnare alla vita, alla cura. Pensate solamente ad una grande struttura che è da tutti conosciuta, quella di padre Pio: ecco, noi dicevamo, in quella clinica, in quel caso, quelle disposizioni, se vanno contro natura, lo statuto di quell’istituto, si possano applicare. Non è stato neanche ascoltato questo. Concludendo, noi voteremo contro questo provvedimento augurandoci che al Senato il provvedimento possa essere radicalmente  migliorato. Voteremo contro proprio perché esiste la possibilità e il diritto ad un consenso informato. Tutti noi dobbiamo essere contro l’accanimento terapeutico; ma deve esserci la grande dignità al diritto alla vita, al diritto alla cura; e non esiste il diritto alla morte, non esiste il diritto che lo Stato ti possa suicidare, accompagnare alla morte. Esiste la libertà, in cui ovviamente lo Stato non può entrare, deve rispettare fortemente la libertà; ma non c’è la pretesa da questo punto di vista. Rinnovo l’invito al Senato di migliorare una legge che si presta a incursioni interpretative della magistratura e che rischia di portarci gradualmente verso scelte eutanasiche, che dice, tra l’altro, la legge, di voler negare, soprattutto nei confronti dei soggetti più deboli, gli anziani ammalati, che sono la maggioranza dei malati di questo Paese. Per questo il gruppo di Alternativa Popolare, in tutta scienza e coscienza, voterà no.