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    #IusSoli, Lupi: Noi uscire dall’Aula? Non se ne parla

    “Leggo di nuove e fantasiose ipotesi di manovre parlamentari per giungere all’approvazione dello Ius soli. Ribadisco quanto Alternativa popolare ha sempre sostenuto: la cittadinanza non è l’inizio ma il termine di un percorso, per la quale ai figli di cittadini stranieri non basta la nascita, ma è il compimento di un percorso che prevede l’apprendimento della lingua e della nostra cultura con i valori costituzionali ad essa connessi. In questo sono totalmente d’accordo con il presidente della CEI cardinale Bassetti. La legge in discussione al Senato non dice questo, o almeno, lo dice solo in una parte, quella sullo Ius culturae. Noi vogliamo inoltre che in questo percorso sia coinvolta la famiglia, che deve sottoscrivere l’adesione ai valori della Costituzione e richiedere espressamente la cittadinanza per il figlio nato in Italia. Di questo vogliamo che si parli, che in Senato si discuta in modo approfondito, non voteremo mai la fiducia posta su un tema così delicato e che non è nel programma di governo, né usciremo dall’Aula. Altri hanno fatto di questo tema una bandiera ideologica da sventolare in campagna elettorale, noi l’integrazione la vogliamo sul serio, e ad essa serve una buona legge, non questa”. Lo dichiara Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Alternativa popolare.
  • INTERVISTA VM LUIGI CASERO SU CORRIERE DELLA SERA

    Casero: Aiuti a chi assume over 55 e ai negozi di periferia – Intervista a Il Corriere della Sera

    Il viceministro Casero avanza le richieste dei centristi: le risorse? Con le privatizzazioni

    ROMA «Uno sconto sulle tasse per le aziende che assumono chi ha superato i 55 anni d’età ed è rimasto senza lavoro. Sono tanti, ma nessuno ne parla». È Luigi Casero — viceministro dell’Economia — a indicare la priorità di Ap, la costola di centro della maggioranza, perla prossima Legge di Bilancio. La sua, di fatto, è una risposta al pressing sulla manovra che negli ultimi giorni è arrivato da sinistra.

    Per il momento gli incentivi allo studio del governo riguardano le assunzioni dei giovani con meno di 29 anni. Avete intenzione di scatenare un derby generazionale? «Nessun derby. Chiediamo di estendere agli over 55 i vantaggi fiscali in arrivo per gli under 29. Aggiungiamo non sottraiamo».

    Ma aggiungere costa. Avete calcolato quanto? «Non ancora. Ma è giusto cominciare a parlare del problema. Chi perde il lavoro a quell’età difficilmente lo ritrova. Finora si è puntato su strumenti assistenziali per accompagnarli fino alla pensione. Ma queste persone hanno ancora molto da dare in termini d’esperienza sia a loro stessi che al Paese».

    Tra le vostre richieste c’è anche l’azzeramento delle tasse per i negozi di periferia nelle grandi città. Perché? «Perché i piccoli negozi stanno scomparendo. E le periferie delle metropoli rischiano di diventare ancora più invivibili. Lo Stato deve fare la sua parte, perché la bottega all’angolo è anche un presidio sul territorio. Di solito guadagnano poco, per le casse pubbliche l’effetto sarebbe limitato. Ma serve un segnale».

    Non c’è un vostro cavallo di battaglia, il quoziente familiare, il meccanismo che abbassa le tasse per le famiglie numerose. Come mai? «C’è l’aumento delle detrazioni fiscali per le famiglie con figli. Un meccanismo diverso, e graduale, per arrivare allo stesso obiettivo. E anche un fondo di garanzia per le piccolissime imprese che spesso non riescono a ottenere il credito e nemmeno ad aver accesso agli incentivi del piano Industria 4.0».

    Viceministro, la vostra lista è lunga. Ma non c’è il rischio che per fare anche solo una di queste cose si finisca per alzare le tasse? «Per carità, il punto è essenziale. In questi anni la riduzione della pressione fiscale ha portato a un incremento della crescita. E su questo percorso che bisogna proseguire».

    Ma non passa giorno senza che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ricordi che il sentiero è stretto, cioè che non ci sono soldi. «Certo, il sentiero è stretto ma bisogna anche percorrerlo. E per farlo c’è bisogno di un po’ di benzina».

    E allora da dove la prendereste la benzina, cioè i soldi per finanziare le misure che proponete? «Dalle privatizzazioni. Noi pensiamo alla creazione di un grande fondo in cui conferire tutte le quote delle società pubbliche, sia quelle nazionale sia quelle locali».

    Ma così sarebbe una «finta» privatizzazione. «No, perché libererebbe risorse per quasi 5o miliardi di euro. E poi una parte di queste quote potrebbe essere effettivamente venduta dal fondo».

    Non c’è il rischio di svendere il patrimonio del Paese, specie in un momento in cui alcuni Paesi come la Francia si dimostrano aggressivi? «No, perché sarebbe il fondo a decidere cosa e come dismettere. Naturalmente senza toccare le società considerate strategiche per il Paese.

     

    di: Lorenzo Salvia

    fonte: Corriere della Sera