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    Binetti: dal Governo impegno per Tribunale della famiglia

    “Mentre alla Camera si discute sulla riforma del codice penale per ottenere una durata ragionevole dei processi, il viceministro Costa rispondendo a due mie interrogazioni lancia già la riforma del codice civile e concretamente l’istituzione del Tribunale della famiglia”. Lo afferma Paola Binetti, deputato di Area Popolare (Ncd- Udc) “Le due interrogazioni vertevano su di un tema molto delicato: il destino dei bambini nel momento della separazione dei genitori e la valutazione delle possibili opzioni. Perché se da un lato l’orientamento più diffuso è quello dell’affido congiunto- spiega Binetti- dall’altro questa scelta può porre ulteriori difficoltà al minore, quando i genitori non riescono a trovare un effettivo accordo nella sua presa in carico. Conosciamo casi in cui l’affido condiviso diventa una sorta di paravento dietro il quale i genitori continuano a scaricare le proprie responsabilità, sull’altro in modo da evitare costi materiali e impegni affettivi e organizzativi. Sono note le conseguenze a cui vanno incontro molti bambini parcheggiati in case famiglia e allontanati da entrambi i genitori, sulla base di una tanto ipotetica quanto scientificamente inesistente sindrome di alienazione parentale, PAS. Sono bambini che diventano adolescenti trascinandosi dietro il vuoto affettivo degli anni di una separazione di cui non afferrano mai compiutamente il senso e che vivono come una punizione di cui sono loro i principali colpevoli. Fare chiarezza sulle finalità per cui questi bambini vengono allontanati dai genitori dovrà essere uno degli obiettivi chiave nella istituzione del tribunale della famiglia, ma la stessa attenzione andrà posta sui modelli educativi e relazionali che sono alla base delle case famiglie. Tutt’altro che chiara appare la gestione del ritorno di questi ragazzi nella loro famiglia, nella casa in cui sono vissuti, anche alla luce della tipologia di affido che il magistrato sceglierà. Del tutto ambigua pare la formula dell’affido condiviso quando l’iniziale allontanamento dalla famiglia è legato alle tensioni suscitate da un padre abusante. Ben venga un Tribunale della Famiglia – conclude la Parlamentare- se saprà avere le competenze necessarie per orientarsi in un campo così complesso, individuando le soluzioni che consentono soprattutto al minore, ma evidentemente non solo a lui, di ritrovare quel punto di equilibrio da cui poter ripartire per una qualità di vita decisamente migliore. Oggi troppo spesso non è così e le ferite non si rimarginano per troppi lunghi anni, lasciando cicatrici indelebili”.