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    Lorenzin: Vaccini, obbligo fino all’asilo poi multe salate – Intervista a Il Corriere della Sera

    Lorenzin «Vorrei mandare i medici nelle classi. Denunce ai presidi che non segnalano»

     Ha vinto lei o la ministra dell’Istruzione? «Ha vinto un maschio».

    Un maschio, ma che dice? Gentìloni? «Ma no, l’unico vincitore è il vaccino», gioca con le parole la ministra Beatrice Lorenzin.

    Alla fine l’ha spuntata Fedeli che, su pressione del mondo della scuola, era contraria all’obbligo? «Macché, mettevo in conto che avrei dovuto modificare l’impostazione iniziale del decreto. Abbiamo trovato la soluzione prevedendo due meccanismi diversi per fare in modo che da 0-16 anni i bambini vengano vaccinati. Ho faticato tanto. Lo ammetto, è stato difficile trovare accorgimenti tecnici per arrivare a un provvedimento armonico e efficace. Ricordiamo da dove siamo partiti. Da zero. E non ci fermiamo qui».

    Che altro c’è? «Stiamo verificando con i nostri uffici se possiamo mandare i nostri medici nelle scuole a vaccinare i bambini per andare incontro alle esigenze dei genitori, ovviamente con la loro autorizzazione. Un tempo era così».

    Quanto è contenta da 1a 10? «Dieci più. Fino a una settimana fa un decreto del genere era impensabile. Sono partita da un testo base e in sette giorni sono arrivate proposte di mediazione per ottenere una soluzione condivisa».

    Fino a 24 ore prima il suo ministero e la comunità scientifica erano contrari alle sanzioni. Cos’è successo poi? «Sanzioni salate, da 500 a 7.500 euro, oltre alla segnalazione da parte della Asl al Tribunale dei minori che può aprire un procedimento sulla patria potestà. Questi meccanismi circoscrivono un recinto dal quale non si esce facilmente. E poi sono certa che molti genitori collaboreranno quando avranno l’esatta percezione del rischio nel non difendere i figli dalle malattie infettive. Dietro l’obiezione non c’è solo ideologia, ma soprattutto mancanza di informazione».

    E chi non paga la multa? «Riceverà una cartella esattoriale esattamente come quando non viene pagata una multa autostradale. Se continua a non estinguere il debito rischia ad esempio il pignoramento dei beni. I bambini però restano in classe. Credo saranno situazioni minoritarie».

    Chi non può pagare? «Un motivo di più per accettare la vaccinazione».

    Racconta un medico di lunga esperienza, Roberto leraci, di non aver mai ricevuto la segnalazione di alunni sfuggiti all’obbligo tranne che dalla scuola tedesca. Possiede la bacchetta magica? «Il nuovo sistema è stringente. I presidi — tanto per dirne una — potrebbero essere denunciati per omissione d’atti d’ufficio, come previsto nel codice penale. Stiamo mettendo a punto questi dettagli tecnici. E il mio regalo alla ministra Fedeli. Dovrà mettere in campo un sistema di controllo che, se fosse stato organizzato, non avrebbe causato la dispersione vaccinale di cui ora scontiamo le conseguenze. Le percentuali di adesione sono ai minimi storici».

    L’obbligo verrà allargato? «Lo si potrà modificare nel tempo in base alle esigenze epidemiologiche. Invece, non esiterò a esercitare il potere di ordinanza se ci dovessero essere situazioni di allerta. Quando c’è un pericolo di salute pubblica, un ministro ha il diritto/dovere di agire».

    È favorevole all’obbligo per gli operatori sanitari? «Pienamente favorevole. Mi auguro sia materia di emendamento in sede parlamentare».

    I servizi pubblici sono pronti alla rivoluzione? «Le Regioni hanno tutti gli strumenti per organizzarsi meglio. Alcune l’hanno già fatto autonomamente. Una grande risorsa sono i medici e i pediatri di famiglia da coinvolgere in questa forte azione di contrasto al ritorno di malattie infettive ritenute erroneamente non più temibili».
    di: Margherita De Bac

    fonte: Corriere della Sera

  • int. Costa

    Costa: Faremo gare pubbliche. Serve tempo, ma non trent’anni – Intervista a Il Corriere della Sera

     

    Ministro Costa, quali sono i principi della legge quadro ai quali lavora coordinando 7 ministeri? «Va detto innanzitutto che non è mai esistita una disciplina organica della materia. Partendo dal presupposto che una sentenza della Corte Ue del 2016 ci ha invitato a fare ordine e uniformarci alla Direttiva Bolkestein su mercato e concorrenza, un primo principio- ammesso anche dalla Corte Ue- sarà quello del riconoscimento degli investimenti effettuati dai concessionari delle spiagge. Un secondo principio sarà l’introduzione, nel regime delle concessioni, di un fattore di concorrenza, secondo una selezione pubblica e trasparente. Un terzo principio è tenere conto della professionalità acquisita dai gestori: non una prelazione, ma parametri oggettivi. Quarto nodo, la fissazione di un limite minimo e massimo per le concessioni. Infine va determinato un periodo transitorio per l’adeguamento dei concessionari a standard da fissare prima delle gare».

    Non c’è il rischio che il «periodo transitorio» si trasformi nella solita proroga sine die di concessioni già ultradecennali? «Sono contrario a proroghe trentennali come è stato chiesto da qualcuno, ma credo che un periodo di adeguamento sia necessario in una materia così vasta e complessa. Tra chi chiede tout court una proroga di 30 anni e chi vuole totale concorrenzialità va trovata una posizione di equilibrio».

    Non ritiene che i canoni sinora praticati ai concessionari delle spiagge siano ridicolmente bassi? «È certamente necessario un adeguamento dei canoni e gli stessi operatori privati lo riconoscono. Vanno rideterminati».

    di: F. Pin.

    Fonte: Il Corriere della Sera

  • intervista MINISTRO LORENZIN_Pagina_1

    Lorenzin: L’Italia deve vaccinarsi contro la stregoneria grillina – Intervista a Il Foglio

    GRILLO E L’ANTISCIENZA, IL DECRETO VACCINI E LE RESISTENZE ANCHE NEL GOVERNO. INTERVISTA CON IL MINISTRO DELLA SALUTE

     

    “Presenteremo entro questa settimana il decreto sui vaccini obbligatori”, dice. “E’ una questione urgentissima”, ripete. “Siamo al di sotto delle soglie di sicurezza. In alcune province italiane il livello di vaccinazione, per certe malattie, è sceso al 77 per cento. Abbiamo dati preoccupanti. C’è persino una recrudescenza di epatite, una malattia che avevamo quasi sconfitto grazie alla vaccinazione”. E a questo punto, Beatrice Lorenzin, il ministro della Salute, parla velocemente, intrecciando dati e parole come se lavorasse a maglia: diritto-rovescio, diritto-rovescio, e via di questo passo.

    “Dall’inizio dell’anno abbiamo avuto 2.395 casi di morbillo. Peggio di noi, nel mondo occidentale, c’è solo la Romania. E il morbillo è ritenuto dalla comunità scientifica, e dall’Organizzazione mondiale della sanità, come il fattore di maggiore rischio per i bambini. I bambini si ammalano, e poi infettano gli adulti. Sui quali la malattia è durissima”. Ma gli italiani si vaccinano poco. Sempre meno. Non vaccinano i figli. C’è diffidenza. Superstizione. Incultura. E la cultura, si sa, è invece una diga costruita per tamponare quel mare immenso di imbecillità che è il genere umano. “I genitori tendono a fare solo le vaccinazioni obbligatorie, e spesso non fanno quelle raccomandate. Come se non fossero importanti. Su internet, ma persino sui giornali, si diffonde una filosofia medievale contro i vaccini. Come se non fosse soltanto grazie ai vaccini che le piaghe infettive che hanno accompagnato per secoli la storia dell’uomo sono scomparse, o quasi, dalle nostre vite“.

    Ed è come se l’uomo illuminista, l’uomo moderno e internettiano, si districasse dall’impaccio di una identità che non gli appartiene completamente. E dunque quasi si risveglia, nel cuore dell’Occidente, quel sud povero e pazzo descritto nei libri di Ernesto De Martino, il sud della fine del mondo, dei tarantolati, dei tarocchi, degli sciamani e della magia. “Ma la scienza non è un talk show, non è questione di opinioni. La scienza non è democratica. In Emilia Romagna, a Rimini e Riccione, c’è la più grande concentrazione no Vax d’Italia. E in quella provincia le vaccinazioni sono precipitate al 65 per cento. Con questi dati è a rischio la salute pubblica”.

    E allora, dice il ministro, “il decreto dobbiamo presentarlo. E subito. Si è già perso molto tempo. Alcuni giorni fa al ministero ho ritrovato una nota del 2002 nella quale il capo di gabinetto dell’allora ministro della Salute recepiva degli atti della Direzione generale della prevenzione. In quel documento si criticava la decisione di aver tolto nel 1999 l’obbligo delle vaccinazioni a scuola. Fino al 1999 chi non era vaccinato non poteva iscriversi. E addirittura alcuni vaccini venivano somministrati dai medici negli stessi istituti scolastici. Noi adesso dobbiamo presentare un decreto che riporti le cose a com’erano prima. Nel ’99 prevalse una moda, un andamento politico e culturale, prevalente anche al ministero della pubblica istruzione, che legava la questione dei vaccini alla libertà di cura e riteneva che precludere l’iscrizione ai non vaccinati fosse discriminante e in contraddizione con il diritto allo studio. Ma non è così. E gli effetti di questa scelta li scontiamo oggi”.

    La libertà di rifiutare le cure è un diritto costituzionale, ribadito più volte dalla corte di Cassazione. “Ma la profilassi non è cura”, dice il ministro. “La libertà individuale finisce dove ha inizio quella degli altri. E’ un principio cardine delle democrazie liberali. E chi non si vaccina mette a rischio la salute, dunque la libertà, delle altre persone“. Eppure il ministro dell’Istruzione, Valeria Fedeli, sostiene che l’iscrizione a scuola non può essere vincolata alla vaccinazione, perché questo principio sarebbe in conflitto con il diritto allo studio. E infatti il testo del decreto è oggetto di un’intensa mediazione anche tecnica, non solo politica, dentro il governo. “Il diritto alla salute prevale su tutto“, risponde senza tentennamenti la ministra Lorenzin, “prevale anche sul diritto all’istruzione“. E queste parole ammiccano e danno di gomito. “Negli ultimi anni, dal 1999 a oggi, c’è stata molta tolleranza. Anche perché si percepivano meno i pericoli. E perché i livelli vaccinali, proprio grazie alle vaccinazioni obbligatorie, erano altissimi. E poi era anche un altro mondo. Le persone non si spostavano con la facilità e la frequenza con la quale ci si sposta oggi. E non c’era ancora il fenomeno epocale delle migrazioni di masse umane che si muovono dal sud del mondo verso l’Europa. Le malattie non rispettano i confini. E il governo adesso ha il dovere, urgente, di garantire uguale copertura vaccinaria su tutto il territorio nazionale. Non ci possiamo mettere dieci anni per raggiungere la soglia di sicurezza, che è quella del 95 per cento. Dobbiamo andare veloci, con vaccinazioni di massa sulla fascia dell’infanzia. In questo campo non si può intervenire sull’onda di psicosi collettive, com’è recentemente avvenuto per la meningite. Con centinaia di persone in coda per vaccinarsi improvvisamente. La profilassi, perché sia efficace, va pianificata”.

    Ma ci sono resistenze (sub)culturali, non solo dentro il governo, ma in tivù, sui giornali, internet, in Parlamento… “Da una parte c’è il desiderio dell’iper tecnologia, anche medica, e dall’altro c’è il rifiuto delle conquiste scientifiche di cui invece disponiamo. E’ un paradosso. Com’è un paradosso che la subcultura anti vaccini passi da Internet, cioè dal dispositivo tecnologico di comunicazione più moderno ed evoluto di cui disponiamo”. Il Medioevo che passa dai cavi in fibra ottica.

    “Per un anno e mezzo ho combattuto contro il cosiddetto metodo Stamina”, racconta allora il ministro. “Gli scienziati spiegavano che si trattava di una truffa. Eppure la loro parola sembrava contare esattamente quanto quella di un pinco pallino qualsiasi, il primo passante per strada”. O quanto quella di un parlamentare del Movimento cinque stelle. Il capogruppo M5S alla Commissione Affari Sociali della Camera, Andrea Cecconi, disse testualmente: “il Movimento ritiene che il metodo sia efficace”. Di conseguenza chiese al Parlamento di autorizzarne la sperimentazione. “Per questo ci vogliono commissioni di competenza. Dove metti medici e biologi che sanno di cosa parlano. La scienza non è un’opinione. Non è materia per demagoghi e tribuni del Blog”.

    Beppe Grillo chiamava Umberto Veronesi, cancronesi. “Se è per questo invitava anche le donne a non fare la mammografia. Ma questi non sono temi di scontro politico. Non possono esserlo, non debbono esserlo. Però se li fai diventare parte del tuo programma e presenti leggi in Parlamento, allora mi preoccupo”. Maghi, sciamani, demagoghi e imbonitori servono da compenso psicologico al malumore, alla scarsa razionalità, alle cattive condizioni sociali. E siamo sempre lì. Da Hegel in poi la società occidentale è prigioniera della razionalità, anche nella sua negazione. “Ma con il decreto sui vaccini vogliamo mettere al sicuro tutti i bambini. Anche i figli di quelli che votano per Grillo“.

     

    di: Salvatore Merlo

    fonte: Il Foglio

  • Intervista Alfano sul Mattino_Pagina_1

    Alfano: legge elettorale rispetti tutti – Intervista a Il Mattino

    Nostro programma punterà su meno tasse, Sud, ceto medio, famiglie

     

     Il quadro politico in Europa dopo le elezioni in Austria, Olanda e Francia si va chiarendo. In Italia non è chiara neppure la legge elettorale. Lei come la vede?
    «Sulle regole per il voto non ci si può ridurre a fine legislatura – dice Angelino Alfano, ministro degli Esteri e leader di Area popolare – bisogna procedere rapidamente».

    Su quale testo?
    «La nostra proposta Lupi-Misuraca prevede una base proporzionale con premio di coalizione…»

    Solo che…
    «Lo so. Non vedo convergenze. E allora in assenza di un massimo comun denominatore, il testo del relatore Andrea Mazziotti mi sembra il minimo comune multiplo».

    A Renzi però sembra minimo soprattutto lo sbarramento al 3%. E lo vuole alzare.
    «Il testo riprende ed estende al Senato l’Italicum, il cui impianto è stato salvato dalla Corte costituzionale. Vorrei ricordare che l’Italicum è la sola legge che questo Parlamento ha approvato, peraltro con un voto di fiducia che ci ha visti, soli, responsabilmente a fianco del Pd».

    C’era però il doppio turno.
    «Non mi pare che quando la Corte ha tolto il ballottaggio ci fossero lutti al braccio. E poi il ballottaggio lo abbiamo già vissuto con il referendum costituzionale tra un sì e un no e sappiamo com’è andata».

    La accuseranno di voler solo salvare i partitini.
    «Non ho quest’ansia. Faccio solo presente che il 3% è più di un milione di cittadini. Se li metti in fila arrivano dalla Sicilia in Lombardia. Quindi si abbia più rispetto se non dei partiti, almeno delle persone».

    Nel campo di sua provenienza politica, il centrodestra, si assiste a uno scontro tra un Berlusconi che sembra non si possa ricandidare e un Salvini protagonista.
    «In Europa l’area popolare e quella lepenista sono ovunque contrapposte. Non sta a noi sciogliere questa contraddizione. Al momento del voto i moderati sapranno cosa fare e la nostra piena autonomia e indipendenza rappresenterà il punto di forza».

    Il Pd, dopo la scissione, ormai vi fa diretta concorrenza al centro.
    «Il Pd resta il principale partito della sinistra italiana e la sua collocazione lascia a noi tutto lo spazio per sviluppare il programma su tasse, Sud, ceto medio, famiglie. Noi immaginiamo una rivoluzione fiscale che il Pd non può permettersi, con detrazioni e deduzioni fiscali di tipo americano».

    In quest’anno elettorale si temeva molto per l’avanzata dei populisti in Austria, Olanda, Francia e Germania. Le urne, e i sondaggi tedeschi, danno un esito ben diverso. Non è che alla fine i populisti la spunteranno proprio in Italia?
    «Ipotesi da scongiurare con un’alternativa popolare, che siamo noi. Perché sappiamo dove portare l’Italia. Il voto ai Cinquestelle non è solo protesta. È anche la reazione di ceti professionali che hanno vissuto o temono una retrocessione sociale. Per questo il populismo si sconfigge dando risposte, rilanciando la borghesia in declino. I risultati in Europa ci incoraggiano perché ovunque vince il fronte del buonsenso».

    Non teme però che, sconfitti gli antieuropeisti, si accantonino anche le riforme dell’Unione europea?
    «Sarebbe un errore gravissimo. Proprio perché gli europeisti vincono, devono dimostrare che la loro è la risposta corretta. Partendo dalla questione più seria di tutte: la disoccupazione».

    Macron propone un Parlamento dei soli paesi dell’euro con un budget consistente e un ministro che attui gli investimenti. Idea affascinante o velleitaria?
    «Guardiamo la realtà: l’Europa è stata costruita per 15-18 Paesi e ora siamo 27-28 con la prospettiva di superare i 30. L’edificio va risistemato. Servono coraggio, ambizione e visione e le proposte di Macron hanno queste tre caratteristiche».

    A proposito di Europa, l’italiano è stato inserito tra le lingue consentite nei concorsi dei funzionari europei.
    «Un successo della nostra diplomazia. L’italiano è lingua ufficiale ma poi c’è un trilinguismo di fatto francese-inglese-tedesco. Eppure i 26,8% dei candidati al prossimo concorso conosce l’italiano contro il 18,7% che parla tedesco. Iniziamo dalla questione dei concorsi per contrastare ogni discriminazione linguistica».

    Libia, Turchia, Corea del Nord. Quale crisi la preoccupa di più?
    «Situazioni non paragonabili. Ma non c’è dubbio che a noi arriva dritto in faccia il problema libico. In questi mesi da ministro mi sono preoccupato di tenere alta tra le priorità internazionali la questione libica, che altrimenti rischia di scivolare in fondo. Non ci può essere sicurezza e stabilità nel Mediterraneo se rimane instabile la Libia».

    Che idea si è fatto delle polemiche sul traffico di migranti?
    «Dopo due settimane di razzi fumogeni, mi pare che si possa ripetere quanto dissi il primo giorno. Sì ad accertamenti, sostegno a chi è impegnato nell’accertare i fatti, ma no alle generalizzazioni e rispetto infinito per chi salva vite umane».

    C’è però un problema di credibilità delle autorità libiche.
    «La Libia ha una storia complessa e tragica. Credo nel negoziato politico per favorire, anche con il nostro impegno, una pacificazione Est-Ovest».

    Interno o Esteri? Quale ministero è più complesso?
    «Cambia il punto di vista ma la realtà rimane la stessa. Al Viminale l’impegno maggiore è stato sul terrorismo internazionale e il traffico di essere umani. Alla Farnesina è lo stesso. Il mio orgoglio da ministro dell’Interno è aver contribuito, mentre attorno a noi scoppiavano le bombe, a coniugare sicurezza e solidarietà. Tenerle insieme è la forza dell’Italia, una capacità rara nel mondo intero».

    Chiudiamo con una buona notizia: Cristian Provvisionato è tornato a casa dopo quasi due anni di ingiustificata detenzione in Mauritania…
    «Non buona, ottima. È la prova che la nostra rete diplomatica e consolare funziona. Lo avevo promesso alla mamma di Cristian, Doina. E oggi…»

     

    di: Marco Esposito

    fonte: Il Mattino

  • IntervistaVacciniLorenzinArticoli-1_Pagina_1

    Lorenzin: È un’emergenza generata da fake news. La gente va protetta – Intervista a Il corriere della Sera

    «Un retroscena di pettegolezzi. Sono certa che è così. Il segretario del Pd non può aver detto quanto è stato riferito. Da 4 anni mi occupo di rafforzare la politica sui vaccini. Anche il suo responsabile per la sanità era d’accordo con me», si riscalda la ministra Beatrice Lorenzin per le polemiche esplose su «un’iniziativa sacrosanta».

    È vero che il premier Gentiloni ne era all’oscuro? «Ne era al corrente da diversi giorni e ha ricevuto tutti i miei atti. Anche con la collega Valeria Fedeli ci sono stati contatti. Non è vero che nel governo non c’è comunicazione. C’è una veicolazione continua di informazioni. Le polemiche stanno a zero. C’è un problema di sanità pubblica e va affrontato con forza».

    Quali vaccini saranno obbligatori? «Non sarà uno schema fisso. Oltre ai 4 già previsti dal calendario per la pediatria, li decideremo di volta in volta in base ai dati epidemiologici. Ho inviato la bozza della legge a Palazzo Chigi per rispondere a un’emergenza, il calo delle soglie di sicurezza. La popolazione non è adeguatamente protetta».

    L’obbligo di presentare il certificato di vaccinazione varrà per l’iscrizione a quali scuole? «Elementari. Iniziative negli asili nido esulano dalla nostra competenza. L’obiettivo è dare sicurezza e proteggere i cittadini dal rischio di contagio di malattie infettive che nell’immaginario collettivo erano sparite. E lo erano davvero grazie alla profilassi. Poi si è falsamente creduto che immunizzarsi fosse inutile e i casi sono tornati a salire. Guardiamo quel che sta succedendo per il morbillo».

    L’obbligatorietà potrebbe includere vaccini di volta in volta considerati prioritari in base ai dati epidemiologici? «In questo modo non bisognerebbe modificare la legge ogni due anni. un esempio, la meningite da meningococco C che tanto ha spaventato negli ultimi mesi. Di fronte alla disponibilità di un farmaco sicuro ed efficace per quale motivo non pretendere l’adesione? Inoltre è venuto il tempo di eliminare la dicotomia tra obbligo e raccomandazione».

    Perché secondo lei si è arrivati all’emergenza? «L’antivaccinismo è un processo in corso da anni, ma prima era confinato in certi ambienti culturali. L’esplosione è avvenuta con i social media e le fake news che hanno alimentato paure irrazionali».

    Certe prese di posizione di esponenti politici e partiti hanno favorito il moto di ostilità di tanti cittadini? «La scienza non ha nulla di politico e cavalcare posizione antiscientifiche è sbagliatissimo. Il Movimento 5 Stelle ha fatto retromarcia e ha smentito di essere contrario. Speriamo non tornino di nuovo indietro».

    Con il ministero dell’Istruzione è tutto a posto? La Fedeli non si è mai espressa sul tema, ritenendo forse prioritario il diritto all’istruzione e non quello alla salute. «Negli ultimi mesi abbiamo avuto una serie di contatti. Non esistono divisioni ma la volontà di trovare una linea comune mantenendo in equilibrio i due diritti costituzionali, a vantaggio degli alunni e delle famiglie. Porto questo testo in Consiglio dei ministri proprio perché venga esaminato da tutti. Ricordo che dobbiamo riunificare il Paese e assicurare alla popolazione le stesso livello di sicurezza. Invece ogni Regione legifera per conto suo. Ci vuole unità di metodo per riportare le soglie di copertura oltre il 95%. È il momento giusto per accendere i riflettori e trovare una soluzione».

    Il Veneto nel 2007 ha scelto la via dell’adesione spontanea. Vi seguirà? «La norma nazionale prevale. Negli ultimi scambi che abbiamo avuto con la Regione, l’atteggiamento era più morbido. Devono capire che il calo delle coperture è un problema del Paese, non locale».

     

    di: Margherita De Bac

    fonte: il Corriere della Sera

     

  • Intervista Lorenzin

    Lorenzin: Sì a un’intesa che rispecchi la coalizione di governo – Intervista a Il Corriere della Sera

    Lorenzin: Serve un sistema proporzionale con il premio di coalizione che dia rappresentanza ai partiti piccoli

    «Impostazione proporzionale; premio alla coalizione, che – visto che ci sono in campo più partiti- può aggregare di più e permettere alle forze più piccole di essere rappresentate; soglia di sbarramento al 3%; preferenze. E primarie, almeno per quanto riguarda noi di Alternativa Popolare». E’ con questa formula che Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, vorrebbe riscrivere la legge elettorale.

    Una formula più vicina a quella auspicata dal centrodestra che non a quella maggioritaria proposta dal Pd, che è vostro alleato di governo. «Credo che si debba raggiungere un accordo coerente alla maggioranza di governo e allargato a parte dell’opposizione. E noi abbiamo detto sin dall’inizio che la legge deve dare all’Italia la fotografia delle forze in campo associata alla possibilità di governare. La soluzione più semplice sarebbe un Italicum modificato in base alla pronuncia della Corte costituzionale, sia per la Camera che per il Senato».

    Il Pd parla con il M5S e Franceschini si appella a Berlusconi. Potreste restare con il cerino in mano? «In Parlamento abbiamo dimostrato che non restiamo con il cerino in mano.. Il punto, però, è che anche nel nostro Paese ci sono due fronti contrapposti: quello pro Europa, pro euro; e quello antisistema. L’elezione di Macron ha dimostrato qual è il nuovo corso che vince».

    Il Pd tratta con il M5S. «Ogni volta che hanno dialogato con loro non è andata a finire molto bene. È chiaro che, in materia di sistema di voto, è giusto ascoltare tutti. Però io comincerei dai partiti che hanno un progetto politico condiviso, e poi con Forza Italia che è una forza con una cultura democratica consolidata. Insomma, come hanno dimostrato i cittadini in Olanda e in Francia, si vince tenendo la barra al centro».

    L’appello di Franceschini a Forza Italia non fa pensare a un’idea di futura grande coalizione? «Le grandi coalizioni nascono in situazioni di emergenza. Ora stiamo elaborando una legge elettorale in un sistema pluripartitico. Io parlerei di come conquistare consenso per essere una forza di governo e rappresentare valori forti. Per farlo, bisogna tenere salva l’identità di ciascuno e rinunciare agli egoismi. Va semplificato il quadro politico, e la coalizione è lo strumento di maggiore buon senso per farlo».

    Per le primarie serve una legge? «Per questo turno, no; dovremmo ricominciare daccapo con il Pd. Noi useremo regole interne».

     

    di: Daria Gorodisky

    fonte: Il Corriere della Sera

     

  • INTERVISTA ONOREVOLE MAROTTA

    Marotta: Ora il cittadino può stare tranquillo. Spetta agli altri dimostrare che sbaglia – Intervista a Libero

     

    Tanto rumore per nulla, dice qualcuno. Anche dopo questa norma, non cambia molto in materia di legittima difesa. O no? «Cambia molto. Soprattutto grazie all’emendamento che noi di Ap abbiamo voluto inserire».

    Cosa dice l’emendamento? «Quando si è in presenza di una violazione di domicilio, la reazione all’aggressione commessa di notte o a seguito dell’introduzione in un’abitazione privata con minaccia e inganno, è legittima difesa».

    Prima com’era? «Prima dovevano essere presenti tutte le altre valutazioni: la proporzione tra offesa e reazione, la necessità. Ora si aggiungono nuove circostanze».

    Però vale solo per la notte. E se si è aggrediti di giorno? «Non è vero. La norma dice che l’aggressione deve avvenire di notte oppure in seguito a introduzione in una dimora privata. Se uno si introduce con violenza in casa mia a mezzogiorno, è uguale. Abbiamo voluto inserire la notte per specificare che di notte c’è una difesa minore».

    Questa distinzione non potrebbe rischiare di essere incostituzionale? «E perché? Quale norma andremmo a violare? Non mi pare proprio».

    Però resta il passaggio dal giudice. «È chiaro che se c’è un omicidio, interviene la polizia e il giudice, per i semplice fatto che c’è l’obbligatorietà dell’azione penale. Ma ora chi ha reagito può stare tranquillo perché deve essere il pm o la parte offesa a dimostrare che non c’è stata legittima difesa. Mentre prima chi si trovava a subire le indagini doveva dimostrare di aver agito secondo legittima difesa».

    Intanto vai a processo. «Ma puoi stare tranquillo, perché devono essere gli altri a provare che sei andato oltre».

    C’è chi dice che si incentiva l’uso di armi. «La legge sulla legittima difesa esiste da 80 anni, non è che la gente aspetta una modifica per armarsi. Acquistare un’arma è una libera scelta, slegata da questa norma».

    Si introduce, poi, il concetto di “grave perturbamento psichico” per ampliare la legittima difesa. Non è vago? «Proprio perché ci siamo resi conto che questa formulazione influiva ma non in maniera determinante sull’obiettivo, che è dare più sicurezza ai cittadini quando si trovano nella propria abitazione, abbiamo inserito altre condizioni. Il “perturbamento” può riguardare, per esempio, una persona anziana, una malata, ma non tutti».

    Concretamente, questa modifica cosa cambia per la vita delle persone? «Fa sì che un cittadino sia più sereno quando è in casa sua. E c’è anche una funzione di prevenzione. Oggi chiunque sa che se entra di notte in una casa, ha maggiore possibilità di trovarsi in una situazione spiacevole».

    di: El. Ca.

    fonte: Libero

  • AlfanoLegittimadifesa2017-05-05-PHOTO-00005766

    Alfano: Testo legittima difesa è un successo, irresponsabile insabbiarlo – Intervista a Il Corriere della Sera

    Legittima difesa, Alfano: Questo testo è un successo irresponsabile insabbiarlo. La sicurezza è una priorità. Se c’è uno stop bisogna risponderne al Paese

    5 maggio 2017 –  «È un voto che ci consegna un doppio risultato», dice Angelino Alfano commentando l’approvazione alla Camera della legge sulla legittima difesa: «Questo voto rappresenta per Alternativa popolare un successo politico e fornisce una risposta alla domanda di sicurezza che viene dall’opinione pubblica. Al Senato ci impegniamo fin d’ora a migliorare il testo, per tenere anche fede all’alleanza di scopo con Idv che su questo tema sensibile ha raccolto le firme di due milioni di cittadini».

    Il ministro degli Esteri racconta l’impegno del suo partito davanti alle «ritrosie del Pd» e come «siamo infine riusciti a far virare la maggioranza»: «Non abbiamo accettato la logica di una legge pur che sia e abbiamo fatto prevalere il buon senso per non lasciare il Paese al vociare inconcludente degli estremisti».

    Si riferisce a Salvini?
    «La sua sceneggiata alla Camera è stato il tentativo di cancellare le tracce del passato. Perché il testo che oggi noi abbiamo cambiato è il testo voluto e votato dalla Lega nel 2006. Nei resoconti parlamentari si possono leggere i loro toni trionfalistici, il modo in cui sbandierarono il provvedimento in vista della campagna elettorale. Ecco: quel provvedimento che oggi considerano inadeguato è farina del loro sacco. Eppoi, se Salvini strepita vuol dire che è prevalsa una linea moderata».

    Anche Forza Italia è un partito moderato.
    «Ma ha scelto di accodarsi alla Lega. Sull’emendamento contestato, peraltro, avevano votato a favore, segno che la strumentalità della politica ha prevalso sui contenuti. È la dimostrazione paradigmatica delle contraddizioni tra quanti in Forza Italia sono disposti ad andare dietro Salvini ad ogni costo e quanti si rendono conto che non si può andare ad ogni costo dietro Salvini».

    Berlusconi ha spiegato che la legge non risponde alle esigenze dei cittadini.
    «È che non si voleva dividere il fronte delle opposizioni, questo è il punto. Ma è un errore strategico, perché si consegna la ribalta all’estremista: la luce viene infatti accesa su un giocherellone come Salvini a cui non si può affidare il Paese. E mentre questo accade Forza Italia resta nell’ombra. Perciò vanno riunite le forze moderate che non accettano di assoggettarsi ad un’alleanza innaturale».

    È naturale la vostra alleanza con il Pd?
    «Ap è un partito legato al Ppe e governa con un partito iscritto al Pse, come accade in molti altri Paesi europei. E proprio come accade negli altri Paesi europei alle elezioni saremo autonomi e indipendenti. Intanto sui temi della sicurezza, del mercato del lavoro, delle tasse e della famiglia è sempre evidente il nostro imprinting. Quando il Pd ci segue su questi argomenti ha solo da guadagnarci. E più del Pd ci guadagna il Paese».

    Ma al Senato ci saranno i numeri per approvare la legge sulla legittima difesa?
    «A meno che non si spacchi il Pd perché non dovremmo avere i voti?».

    Perché si sentono strani scricchiolii.
    «Vorrei essere chiaro: al punto in cui siamo sarebbe irresponsabile se qualcuno insabbiasse o facesse cadere il provvedimento. Dovrebbe risponderne a noi e soprattutto al Paese. Per Ap si tratta di una legge sulla quale ha assunto un impegno con i cittadini».

    Ma la legge incontra forti critiche. L’avvocato Bongiorno la definisce una «riforma trappola», e la sua tesi sembra coincidere con il commento della democratica Ferranti, che ricorda come «spetterà sempre al giudice stabilire se la reazione è stata proporzionata all’offesa».
    «E come si dovrebbe procedere: con il televoto? Non mi pare facile espiantare la presenza del giudice dall’ordinamento giuridico. A parte la battuta, oggi la nuova legge introduce un’inversione dell’onere della prova. Spetterà al magistrato dimostrare che non si è trattato di legittima difesa. Sarà un modo per evitare processi e ulteriori sofferenze alle persone oneste».

    C’è poi la polemica legata al fatto che la legittima difesa scatterebbe solo di notte.
    «Basterebbe leggere la norma per capire che non è così: la norma vale a mezzanotte come a mezzogiorno. Il resto sono strumentalizzazioni. La sicurezza è una priorità».

    A proposito di sicurezza, sul caso del procuratore di Catania Zuccaro, che lei ha difeso, è intervenuto il vicepresidente del Csm, Legnini, secondo il quale «c’è la necessità di accertare le scelte comunicative» fatte dal magistrato sul ruolo delle Ong nel trasporto dei migranti.
    «Intanto emerge la volontà di appoggiare l’inchiesta, ed è una buona novità rispetto ai giorni scorsi. E per la stima che ho per il vicepresidente del Csm sono convinto che l’approccio usato in questo caso sulle scelte comunicative del magistrato, varrà per tutti i procuratori che dichiarano sulle proprie inchieste».

    Ministro, è certo che la legittima difesa sarà legge entro la fine della legislatura? E quando finirà la legislatura?
    «Per noi è importantissimo che divenga legge entro la fine della legislatura. E siccome una legislatura finisce quando si dimette il presidente del Consiglio o quando le Camere gli tolgono la fiducia, non vedo il problema».

     

    di: Francesco Verderami

    fonte: Il Corriere della Sera

     

  • intervista SOTT.BIANCHI_Pagina_1

    Bianchi: Genova è un esempio su turismo e cultura ma si può fare di più – Intervista a Il Secolo XIX

    La sottosegretaria Bianchi invita a coinvolgere i privati: «C’è un patrimonio da valorizzare»

     

    Diversificare le offerte, puntando sulla cultura e sull’asse di forza già rappresentato dalla nautica, e coinvolgendo sempre di più i privati nel rilancio turistico di Genova. Sono le “ricette” proposte da Dorina Bianchi, sottosegretaria al Turismo, che oggi sarà in Liguria per impegni istituzionali ed elettorali. Proprio dopo il boom di turisti arrivati a Genova per le feste pasquali e il ponte del 25 aprile, e dopo la ribalta che il capoluogo ligure ha avuto sul New York Times.

    «A Genova è stato fatto un buon lavoro per quanto riguarda il turismo e ne siamo ben consapevoli – commenta Bianchi – Da parte del Governo c’è grande attenzione nei confronti di Genova, ad esempio sul turismo nautico, settore in cui l’Italia è leader nel mondo ma che in questi anni è stato trascurato. Con la visita di Franceschini a settembre al Salone Nautico, per la prima volta c’è stata l’attenzione del Ministero su questo aspetto. La nautica crea occupazione ed è un’industria di eccellenza, caratterizzante dell’identità della Liguria e quindi trainante anche per il turismo. Per questo è importante avere un Salone dedicato».

    Ma le potenzialità della città, secondo la sottosegretaria, non si sono esaurite. «L’elogio di Genova da parte di Michael Frank, columnist del New York Times, è significativo – osserva – Per il giornalista Genova è poco conosciuta. Bisogna lavorare sulla promozione, e questo è in linea con il Piano strategico del Turismo che prevede la valorizzazione di tutto il territorio. Questo – sottolinea – significa diversificare l’offerta e decongestionare le classiche mete turistiche. Genova ha tutte le potenzialità per fare ancora di più e qui il turismo, dal balneare al congressuale, da quello culturale a quello enogastronomico, fino a quello della nautica e a quello naturalistico e sportivo, può diventare un’importante opportunità strategica di crescita economica. Bisogna poi puntare a migliorare l’accesso alla città portando avanti i progetti di riqualificazione delle infrastrutture come la Gronda di Ponente, completando il terzo valico ferroviario e implementando l’aeroporto nei collegamenti con le altre città come Roma».

    Bianchi sottolinea anche come, dopo anni, il Governo sia tornato a investire nella cultura, «il principale attrattore di turismo»: ricorda i 6 milioni stanziati per il museo del Palazzo Reale di Genova e  15 milioni destinati al waterfront cittadino, che il Comune intende usare per le demolizioni preliminari al Blueprint di Renzo Piano. E a proposito di questi 15 milioni, spiega che «deve essere ancora firmato il disciplinare d’obbligo per definire gli interventi da attuare e le azioni da intraprendere. Una volta che il bando avrà un vincitore i soldi saranno disponibili».

    Dal waterfront alle periferie genovesi, ricche di “gioielli” meno frequentati, però, dai turisti. «Genova, oltre ad avere un importante patrimonio culturale statale ed essere detentrice di un importante bene Unesco come i Palazzi dei Rolli, ha anche una ricca partecipazione dei privati – sottolinea Bianchi – Incentivare la partecipazione dei privati alla vita culturale cittadina sarebbe il modo migliore per valorizzare il patrimonio. Il Governo ha messo a disposizione l’Art bonus, un credito di imposta per chi fa erogazioni liberali a sostegno del patrimonio culturale pubblico. Il Piano Strategico punta a valorizzare le mete alternative: serve un’azione congiunta di enti locali e Ministero per valorizzare le realtà meno note inserendole nei pacchetti dei tour operator. Le compagnie crocieristiche che attraccano a Genova, poi, devono lavorare in sinergia per incanalare i flussi dei passeggeri non solo verso l’outlet di Serravalle ma anche verso le periferie con “tour” ad hoc».

    di: Annamaria Coluccia

    fonte: Il Secolo XIX

  • intervista PRES. LUPI

    Lupi: Legge rivista dalla Consulta anche per Palazzo Madama – Intervista a Corriere della Sera

    Per Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Alternativa popolare, il richiamo di Sergio Mattarella sulla legge elettorale è stato «opportuno». E la risposta alle sollecitazioni del Quirinale è estendere al Senato l’Italicum così come è stato modificato dalla Corte Costituzionale.

    Nel concreto: la soglia di sbarramento? «Il 3% sia per chi è dentro che per chi è fuori da una coalizione. Significa ottenere circa un milione e trecentomila voti, che meritano rappresentanza».

    Il premio? E i capilista bloccati? «Il 40% da assegnare alla coalizione vincente. Poi, ricalcando il modello delle Europee, tre preferenze di cui una di genere».

    Tutti punti irrinunciabili? «Invitiamo il Pd a cercare un consenso ampio, ma per primi con chi fa parte della maggioranza che ha sostenuto il governo in questi anni. Siamo tutti responsabili di aver delegato la legge elettorale alla Consulta. Poi c’è stata la sosta per il congresso pd… Ma adesso dobbiamo fare in fretta».

     

    di: D. Gor.

    fonte: Corriere della Sera