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    Cicchitto: Da Regeni ai cristiani copti. Gli italiani in Egitto hanno bisogno di un ambasciatore e di una commissione d’inchiesta

    Abbiamo l’impressione che il caso Regeni sia arrivato ad uno stallo nel senso che anche il meritorio intervento della procura di Roma ha ottenuto qualche risultato sul terreno dell’acquisizione di materiali validi per l’indagine, ma non ha potuto acquisire quelli decisivi. A questo punto alle recenti drammatiche dichiarazioni dei genitori di Giulio Regeni bisogna rispondere non solo con la più sentita solidarietà umana, ma anche con qualche impegnata iniziativa politico istituzionale.

    Per chiarezza, prima di avanzare qualche proposta esprimiamo in modo netto la nostra valutazione di fondo su quello che è avvenuto. Giulio Regeni è stato rapito e poi torturato fino alla morte in locali riservati, nei quali si poteva impunemente porre in essere un “lavoro” così sporco.

    Il governo egiziano finora non ha fornito alcuna prova (e nemmeno ha avanzato l’ipotesi) che un’operazione così efferata sia stata posta in essere da un gruppo terroristico ben organizzato, l’unico eventualmente in grado di compiere un crimine di questo tipo, prolungato nel tempo, al di fuori di strutture statali. Anzi, quando alcune autorità egiziane hanno provato a lanciare l’ipotesi dell’azione di una banda criminale lo hanno fatto in modo così maldestro, ma anche cruento (c’è stata l’uccisione di alcuni componenti del nucleo familiare a cui veniva attribuito il crimine) che esse hanno dovuto fare marcia indietro e abbandonare questa pista, non prima però di lasciare sul campo le prove di quanto sono coinvolte nell’omicidio perché hanno esibito i documenti di Giulio Regeni.

    Anche questo passo falso, neanche difeso con convinzione, concorre però a mettere in evidenza il fatto che un’operazione segnata da una violenza così prolungata nel tempo può essere stata posta in essere solo da un nucleo repressivo dello stato. Le documentate ricostruzioni apparse in questi giorni su La Repubblica sono impressionanti e sottolineano le responsabilità individuali di ufficiali egiziani che hanno guidato qualche gruppo operativo. Ora questo gruppo può aver agito in “automatico” (perché così già in passato era intervenuto nei confronti dei sospettati di dissenso o di spionaggio) oppure in modo mirato. Ad aprire qualche interrogativo ancora più inquietante sul caso ci sono le torture di straordinaria crudeltà di cui Regeni è stato vittima e il fatto che il suo corpo è stato ritrovato proprio il giorno nel quale l’allora ministra per lo sviluppo economico Guidi visitava l’Egitto alla guida di una delegazione di imprenditori italiani.

    Non si deve neanche dimenticare che l’Eni ha ottenuto in Egitto degli straordinari risultati che molte aziende concorrenti e relativi Stati ci invidiano e che vorrebbero far saltare. Aggiungiamo un’altra considerazione: visto quello che in varie occasioni è accaduto in Egitto, qualora i corpi di sicurezza, responsabili di questa operazione, si fossero resi conto di aver colpito una persona “sbagliata” sia per la sua nazionalità sia per il suo ruolo (non si trattava di una spia, ma di un ricercatore) avrebbero potuto benissimo fare sparire il suo corpo. È avvenuto esattamente il contrario e allora è forte la sensazione che il cadavere orribilmente torturato di Giulio Regeni (anzi torturato in modo così efferato da provocare un autentico choc a chi lo ha visto) sia stato esibito proprio per mettere in crisi i rapporti fra il governo e stato italiano da una parte, con il governo e lo stato egiziano dall’altra. È possibile che si tratti di un nucleo operativo del tutto marcio e corrotto che finora il governo egiziano non è stato capace di denunciare e di espellere forse per la profondità dei rapporti pregressi. A nostro avviso bisogna reagire in modo non statico e sostanzialmente passivo a questa deriva così negativa che è arrivata ad un punto morto.

    A nostro avviso l’Italia non può rimanere senza rappresentanza diplomatica in Egitto, sia per l’importanza di quel paese sia perché in esso si è aperto un altro fronte con la strage di cristiani copti, da tempo sottoposti ad attacchi armati per avere in loco una personalità istituzionalmente di prestigio, che lavori nei confronti di tutti gli ambienti politici e statuali egiziani, proprio per far emergere la verità sull’assassinio di Regeni e per stabilire positivi contatti con la società egiziana. Per evitare, però, che un atto del genere appaia o si risolva in una copertura nei confronti delle responsabilità egiziane, allora è bene che il parlamento italiano dia via libera alla proposta di una Commissione parlamentare d’inchiesta.

    Finora noi siamo stati assai perplessi sull’istituzione di questa commissione, vista anche l’esistenza di un’iniziativa della magistratura che però appare essere arrivata ad una situazione di stallo. Aggiungiamo un’altra considerazione, e cioè che, nei limiti del possibile, la Commissione parlamentare d’inchiesta dovrebbe recarsi anche in Inghilterra all‘Università di Cambridge e interrogare i professori e le professoresse che erano i “tutor” di Regeni e che gli hanno dato l’incarico di fare quella pericolosa ricerca sugli ambulanti egiziani e che finora hanno evitato in tutti i modi di parlare. Allora la combinazione fra due iniziative, quella dell’invio in Egitto del nostro ambasciatore e quella della istituzione di una Commissione parlamentare d’inchiesta, può mettere in moto un’iniziativa politica a 360 gradi, volta da un lato a ristabilire dei rapporti con l’Egitto e dall’altro lato a chiarire che per noi la vicenda dell’assassinio di Regeni è del tutto aperta e che siamo anche impegnati ad assicurare ai cristiani copti egiziani la massima solidarietà.

    Fabrizio Cicchitto

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    Lorenzin: Studiamo con le Regioni l’eliminazione del ticket – Intervista a Il Messaggero

    Non possiamo accettare che l’asse della proposta politica venga strattonato a sinistra.

    Impediremo la riforma del catasto non si può colpire di nuovo la casa.  

    Ministro Lorenzin, Alternativa popolare è appena nata e già scendete sul sentiero di guerra? «Guerra? Dal 2014 siamo stati la forza più responsabile e continuiamo ad esserlo. Il governo è la garanzia non solo della stabilità, ma dell’attuazione delle riforme degli ultimi tre anni, così come di arrivare alla fine della legislatura con una legge elettorale che non consegni il Paese al caos. Ma non possiamo accettare che l’asse della proposta politica venga strattonato a sinistra. La barra deve restare dritta sulla crescita, con l’ambizione di impedire che l’Italia venga consegnata ai populisti».

    Alfano ha ricordato a Gentiloni che il governo non è un monocolore Pd… «Già. L’esecutivo deve governare nell’interesse degli italiani, volando alto. E deve tenersi alla larga delle vicende interne ai partiti che si consumeranno inevitabilmente nei prossimi mesi, ma anche i partiti devono fare lo stesso. Sono sicura che Gentiloni saprà trovare la sintesi nella coalizione e nel Paese».

    Nessuno crede alle minacce dei centristi, nessuno pensa che potreste davvero aprire una crisi. «Il tema non è la crisi, ma fare le riforme ed evitare di galleggiare un anno. Noi ci siamo, vogliamo come sempre incidere sui temi. Per questo sui voucher abbiamo fatto passare in Consiglio dei ministri, per senso di responsabilità, una norma che non ci mandava a fare un referendum al buio su una materia importante come il lavoro. Ma allo stesso tempo abbiamo avanzato una proposta per evitare il vuoto normativo che lascerebbe milioni di lavoratori senza una tipologia contrattuale. Abbiamo proposto l’estensione del lavoro a chiamata, il coupon lavoro per le famiglie e il volontariato e i mini contratti alla tedesca. Proposte concrete per problemi reali».

    E se non veniste ascoltati? «Perché non dovrebbero ascoltarci? Diciamo cose di buonsenso e abbiamo la forza nel governo e in Parlamento per farci sentire. Non possiamo più permettere che il ceto medio che sta soffrendo, che si è impoverito in Italia come nel resto d’Europa, non abbia una voce costruttiva. La classe media va tutelata e siamo, saremo, noi a farlo. Ad esempio impediremo l’approvazione della riforma del catasto così com’è stata ipotizzata in questi giorni».

    Perché? «Per come è stata disegnata, si rischia una nuova stangata per i proprietari degli immobili. Se non si sta attenti a come le nuove norme incidono sulla popolazione, si va a impattare sugli anziani, sulle famiglie che in passato hanno acquistato una casa come bene rifugio. Serve attenzione, prudenza. Non si può colpire fiscalmente di nuovo la casa».

    Tra le vostre rivendicazioni c’è anche la legge sulla legittima difesa. Qual è lo spirito? «Non certo di trasformare gli italiani in sceriffi. Ma vogliamo tutelare i cittadini aggrediti in casa propria: aumentando le pene per la violazione di domicilio, escludendo il risarcimento del danno subito da chi si introduce nel domicilio altrui e cancellando l’eccesso colposo di legittima difesa in caso di violazione di domicilio».

    Oggi inizia la road map per la revisione dei ticket sanitari. Quale sarà l’approdo? «Il mio obiettivo è quello di dare una risposta al 6,5% di italiani che, come ricorda Eurostat, non riesce ad avere accesso alle cure e alle prestazioni sanitarie nonostante le riforme messe in campo che ampliano l’offerta di terapie gratuite per gli assistiti. Sono cittadini, prevalentemente residenti al Sud, anziani e in condizione di disagio, nuovi poveri, famiglie numerose o monoreddito. Persone che fino a pochi anni fa non avevano questi problemi e che oggi pagano il prezzo della crisi economica e rinunciano alle cure e non riescono a sostenere neppure i ticket. Spesso sono invisibili che non riescono più a far valere i propri diritti fondamentali».

    In concreto? «Oggi proporrò alle Regioni un tavolo tecnico misto per arrivare entro l’estate ad una proposta di revisione condivisa e innovativa. Abbiamo come punto di riferimento il patto della salute che prevede un sistema di compartecipazione alla spesa sanitaria equo e sostenibile per le famiglie. Non escludo neanche una graduale eliminazione del ticket o una sua specifica destinazione a favore dell’assistenza agli anziani o alle famiglie in difficoltà. Sono ipotesi che analizzeremo nel tavolo tecnico».

    La Direzione di Ap chiede una legge elettorale senza ricatti. Chi ricatta? «La nostra proposta è sul tavolo: vogliamo trasferire l’Italicum della Camera al Senato, con uno sbarramento al 3% e il premio di maggioranza alla coalizione e non alla lista. La rappresentanza va garantita, contemperandola con la governabilità e gli sforzi di aggregazione».

    Ap con chi si alleerebbe? «Le alleanze si fanno sui programmi, il sentimento comune e i valori condivisi. Le sommatorie algebriche non hanno anima. Sabato ci allargheremo ai centristi di Casini, ci candidiamo a rappresentare il Partito popolare europeo in Italia. Poi partiamo con le primarie del centro liberal popolare a cui abbiamo già avuto adesioni. Cerchiamo un’aggregazione che parta dal basso e riparli al primo partito degli italiani: gli astenuti. Il nostro obiettivo è dare una voce al ceto medio che in questi anni è stato intercettato dai populisti che hanno giocato sulla rabbia e sulla paura di una crisi globale, senza offrire proposte per migliorarne la condizione sul fronte del welfare, della riduzione del peso fiscale, degli aiuti a giovani e famiglie. Oggi ci sono decine di migliaia di giovani coppie che non si possono permettere di avere un bambino perché non hanno un reddito sufficiente. Questo è il tema del presente e del prossimo futuro. Dobbiamo mettere in campo nuove idee per sostenere il lavoro e il reddito delle famiglie con figli. Penso alle soluzioni francesi e tedesca, dare risorse economiche e servizi per il sostentamento dei bambini».

    Quanto vi spaventa il ritorno di Renzi? «Spaventati? Renzi ha inaugurato una stagione riformista che abbiamo condiviso convintamente. Se il Pd torna ad avere una guida forte, e finisce la conflittualità interna, è un bene per tutti. Ma noi non ci occupiamo del Pd, la nostra mission è costruire un centro liberale e popolare».

     

    di: Alberto Gentili

    fonte: Il Messaggero

  • Editoriali

    Lupi: Accelerare sulle cessioni
. Il lavoro? Subito i mini jobs – Intervista al Corriere della Sera

    Lupi: Con Gentiloni incontro costruttivo. No all’aumento IVA

     

    «Si è trattato di incontro franco e costruttivo» dice Maurizio Lupi, capogruppo di Area popolare alla Camera, dopo il vertice con il presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni.

    Vi siete lamentati col premier? «No, Gentiloni sa bene che il governo ha un ruolo di sintesi delle diverse forze politiche che lo sostengono. Non c’è quindi un braccio di ferro tra noi e l’esecutivo. Abbiamo invece espresso la preoccupazione che non si mandino segnali contraddittori».

    A cosa si riferisce? «Alla vicenda dei voucher. Secondo me si doveva fare il referendum. Ma, preso atto che il Pd aveva necessità di evitarlo, non si può però scaricare il problema che deriva dall’abolizione dei voucher su famiglie, disoccupati, associazioni non profit e imprese».

    Cosa proponete?«Abbiamo chiesto a Gentiloni di varare, entro il 15 maggio, un decreto per fare tre cose: colmare il vuoto lasciato dall’abolizione dei voucher istituendo i buoni famiglia; estendere il lavoro a chiamata: introdurre i mini jobs sul modello tedesco».

    Il presidente del Consiglio ha accettato?«Sì. Noi riteniamo che debba essere un decreto legge, cioè un provvedimento urgente. Ma sul merito anche Palazzo Chigi sta lavorando su questi temi, che noi oggi formalizzeremo presentando in Parlamento una nostra proposta di legge».
    Avete discusso anche del Def, il documento di economia e finanza?  
«Sì e anche qui siamo preoccupati, in particolare per la posizione di autorevoli esponenti del Pd contrari alle privatizzazioni. Noi, invece, abbiamo chiesto che l’abbattimento debito diventi una priorità della manovra, per ottenere dalla Commissione europea la flessibilità necessaria alla crescita. Abbiamo inoltre chiesto che non ci sia l’aumento delle tasse, a partire dall’Iva e di rivedere l’Isee, escludendo la prima casa dagli indicatori di ricchezza».
    A proposito di casa, Padoan vuole inserire nel Pnr, il programma nazionale di riforme, la revisione del catasto. 
«Questa riforma è sempre presente nel Pnr, che è un programma triennale. La revisione del catasto non credo si farà entro la fine della legislatura. In ogni caso, noi vogliamo che prima si facciano tutte le verifiche necessarie per evitare un aumento del prelievo sulla casa».

    Il ministro dell’Economia sembra in difficoltà con il Pd. Con voi come va? 
«Noi crediamo di poter dare una grossa mano a Padoan. Il Pd ogni tanto si scorda che questo non è monocolore ma un governo di coalizione con sensibilità e culture diverse. Posso capire che parola privatizzazioni spaventi la vecchia sinistra ma per noi questo processo deve andare avanti».
    Sul taglio del cuneo fiscale qual è la vostra posizione? «Lavoro e famiglia devono essere i pilastri della manovra, insieme con gli investimenti in infrastrutture. L’ipotesi alla quale stiamo lavorando è che si possano trasformare gli 80 euro in una detrazione. Secondo i nostri calcoli, con 2-3 miliardi in più rispetto ai 10 miliardi annui di spesa, si potrebbe portare il vantaggio per i redditi bassi fino a 110-120 euro al mese ed evitare quel fenomeno per cui più di un milione di lavoratori ha dovuto restituire il bonus perché superava i limiti di reddito».

    Di: Enrico Marro
    Fonte: Corriere della Sera

     

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    Alfano: ora la #legittimadifesa dai banditi. Serve la legge – Intervista a Il Resto del Carlino

    Legittima difesa, Alfano: basta morti, la famiglia deve essere tutelata

     

    5 aprile 2017 – Ministro Alfano, lei in direzione Ap ha insistito sul rischio che il governo viri a sinistra. Ebbene, uno degli argomenti sui quali c’è difformità di opinioni con il Pd è quello della legittima difesa. Come se ne esce?
    «Credo che si sia raggiunto anche un punto di chiarezza sul nostro intendimento di dialogare con il Partito democratico sulla legittima difesa, perché non possiamo lasciare questo fronte a Lega e grillini che ne stravolgerebbero il senso per piegarlo ai loro interessi elettorali e perché riteniamo che si possa trovare un migliore punto di equilibrio tra il cittadino che cerca di difendere la propria famiglia e la discrezionalità dei giudici che devono valutare il quadro complessivo in base a chiari riferimenti di legge.
    A questo proposito, sosterremo la proposta di Italia dei valori che ha raccolto ben due milioni di firme: con i nostri parlamentari daremo una mano a portare avanti la loro proposta e lo faremo in accordo con il leader di Idv, Ignazio Messina.

    Oggi ogni tribunale ha un’interpretazione diversa perché la legge non è precisa: chi si difende in casa propria, non può finire sul banco degli imputati e non ci finirà. Abbiamo trovato attenzione anche sul Def, rispetto alla nostra posizione di non alzare in alcun modo le tasse, e sulla idea che occorra privatizzare il più possibile anche per ottenere poi flessibilità dalla Ue».

    Siete disposti anche a sostenere la proposta di legge Pd – frutto di una lunga campagna del nostro giornale – che aumenta le pene per i reati commessi contro gli anziani, per esempio le truffe e i furti in casa?
    «Il tema è assolutamente rilevante. La famiglia deve essere tutelata e difesa da ogni forma di aggressione: su questo terreno siamo e saremo in prima linea. Le fasce della popolazione più deboli sono al centro dei nostri interessi e da sempre abbiamo promosso una campagna di sensibilizzazione perché gli anziani non solo vanno tutelati, ma devono essere considerati come un accrescimento per la società».

    Siete disponibili anche ad alzare i limiti della prescrizione, bloccando il conteggio al momento del rinvio a giudizio, in modo da garantire la certezza della pena?
    «Ci battiamo per la certezza della pena, non per il processo lungo come pena. L’istituto della prescrizione garantisce la ragionevole durata del processo. Il blocco della prescrizione con il processo diventerebbe interminabile, con grave danno di chi vuole ottenere giustizia e di chi vuole difendersi».

    Sicurezza e giustizia a parte, quali sono i segnali che vi fanno temere uno spostamento a sinistra dell’equilibrio dell’esecutivo, tanto da lanciare un aut aut a Gentiloni?
    «Non si tratta di un aut aut al presidente Gentiloni. Anzi Gentiloni gode della nostra stima e fiducia. Noi non utilizziamo toni ricattatori. La nostra posizione è chiara: abbiamo fatto parte a pieno titolo del governo perché finora tantissime leggi varate provenivano dal nostro programma, orientato al buon senso e nell’interesse del Paese. Ora non impiegheremo di certo quest’anno per fare una marcia indietro sulle riforme, che tanto piace alla sinistra dell’indietro tutta».

    E se fosse?
    «Noi qui non ci staremmo. Non consentiremmo lo snaturamento del governo. Sono certo che il presidente Gentiloni, uomo di grande equilibrio, terrà insieme la maggioranza. Se una certa sinistra si presta a essere la cassa di risonanza della Cgil, faccia pure. Il governo non può essere ostaggio della Cgil. Noi, invece, guardiamo avanti e vogliamo impiegare bene il tempo che resta della legislatura. In cantiere, per il futuro, abbiamo infatti una importante iniziativa sul fisco all’americana».

    Cosa ha risposto Gentiloni ai vostri capogruppo nell’incontro odierno?
    «Noi siamo già molto tranquilli. La nostra tranquillità deriva dalla certezza di essere dalla parte giusta. Il presidente Gentiloni porta avanti un complesso lavoro di mediazione e noi siamo la parte che non si fa tirare la giacca dalla sinistra. Noi guardiamo al dato concreto e gli indici ci descrivono un’Italia che si sta riprendendo grazie a una parola che intendo scandire molto bene: stabilità. E la stabilità non sarebbe stata possibile senza di noi al governo. Da Gentiloni abbiamo avuto rassicurazioni su temi per noi imprescindibili. Domani presentiamo la nostra proposta su mini jobs e contiamo, per il 15 maggio, su una norma che eviti un vuoto. Intendiamo lavorare, infatti, per nuove regole su buono famiglia, lavoro a intermittenza e mini jobs».

     

    di: Alessandro Farruggia

    fonte: Il Resto del Carlino

     

     

  • costaintervista2017-04-03-PHOTO-00004573

    Enrico Costa: Legittima difesa, ora si cambi – Intervista a Il Messaggero

    Ministro Costa: «Sulla legittima difesa la legge è da riscrivere»

     

    03 aprile 2017 – Un barista di Budrio, in provincia di Bologna, è stato ucciso per aver reagito a un tentativo di rapina. Il malvivente è fuggito a piedi ed è ricercato dalle forze dell’ordine.
    Si riapre il dibatito sulla legittima difesa.

    In una intervista al Messaggero il ministro per gli Affari Regionali Enrico Costa annuncia: «Sulla legittima difesa ora una legge chiara. È necessario scrivere una norma chiara, che stabilisca con nettezza quello che si può fare e quello che non si può fare».

    Ministro Enrico Costa, prima come viceministro della Giustizia e ora come ministro agli Affari regionali con delega alla Famiglia, lei si è molto occupato dei reati che creano allarme sociale. Il testo oggi in Parlamento in materia di legittima difesa è sufficiente secondo lei a regolare la materia?
    «L’intervento oggi in discussione non funziona. Va completamente riscritto, non credo di svelare misteri se dico che è inadeguato. Bisogna rivedere la legge attuale e modificarla in un testo che sia estremamente chiaro. E si deve agire rapidamente. Come ministro con delega alla famiglia non posso nascondere di essere molto preoccupato».

    Secondo lei il caso di Budrio svela un fenomeno più ampio?
    «Il problema non è il caso specifico, credo che si debba invece affrontare un ragionamento più ampio a partire dalle mutate condizioni di partenza. La legittima difesa nel tempo è cambiata e le leggi non sono state in grado di resistere alla sfida. Il tema è delicato e non può prestarsi a strumentalizzazioni politiche.
    Non vanno bene i toni trionfalistici quali quelli usati dalla Lega nel 2006 quando annunciò le modifiche alla legge, salvo poi farci trovare di nuovo al punto di partenza. E non vanno bene neppure le scelte di basso profilo, la sottovalutazione del tema. La verità è che la criminalità, anche quella dei reati comuni, col tempo ha cambiato pelle».

    In che modo?
    «Un tempo esisteva il cosiddetto topo d’appartamento, che entrava in casa quando sapeva che le persone erano fuori. Oggi ci sono vere e proprie bande che entrano nelle abitazioni sapendo che gli inquilini sono all’interno e agiscono per renderli inoffensivi. Assistiamo alla costante trasformazione dei furti in rapine. E la prova di quel che dico sta nel fatto che se chiediamo al cittadino comune se i furti siano aumentati o diminuiti, quasi tutti parleranno di numeri in crescita. Invece, i numeri sono sì in diminuzione, ma spesso la dinamica pesa molto di più sui cittadini. Cambia la percezione, l’approccio psicologico al rischio, il timore per quanto potrebbe accadere. Oggi se accendi la luce il ladro non fugge, ti viene in contro e ti neutralizza».

    Secondo lei sarebbe necessario cambiare la legge attuale?
    «Più volte si è stati portati a fare interventi di fatto poco incisivi, che non andavano a toccare la radice del problema. E’ invece necessario un drastico cambiamento del concetto di legittima difesa. Partendo, ad esempio, da un punto chiaro: non è possibile che su un tema tanto delicato ogni tribunale faccia la propria autonoma valutazione».

    Come si fa ad evitarlo?
    «E’ necessario scrivere una norma chiara, che stabilisca con nettezza quello che si può fare e quello che non si può fare. La vittima che ha figli in casa o quella che ha subito già furti, cambia il proprio atteggiamento. Quando e come questo sia ammissibile deve essere fissato chiaramente dal testo di legge. Non è pensabile che chi subisce un’aggressione si soffermi a fare ragionamenti giuridici e non ci devono più essere macchie di leopardo giurisprudenziali. Chi subisce un’aggressione deve sapere chiaramente cosa può fare e cosa non può fare. Alcuni segnali che ci danno oggi gli elettori vanno letti con chiarezza…»

    A quali segnali allude?
    «L’Italia dei valori ha lanciato una sottoscrizione su questo argomento raccogliendo un milione di firme. Ecco, non credo che chi ha aderito l’abbia fatto sulla lettera del testo, senza nulla togliere alla proposta. Questa è semmai la dimostrazione dell’altissima sensibilità che c’è sul tema. E’ necessario intervenire, e presto, evitando le demagogie».

    Non si rischia un effetto escalation, per il quale a vittime armate corrispondono aggressori armati e disposti a sparare e così via, come accade in America?
    «Non mi pare che in Italia un rischio del genere sia attuale, sono possibili soluzioni equilibrate. Bisogna comprendere la condizione dei cittadini in situazione di minorata difesa che lo Stato avrebbe dovuto proteggere e che, invece, sono stati lasciati soli».

    Ha in mente altri interventi su questo settore?
    «Ci sono alcuni interventi importanti sulla riforma del processo penale ai quali abbiamo lavorato quando ero viceministro della Giustizia e che ora potrebbero essere definitivamente approvati. Penso, in particolare, all’aumento delle pene per furti e rapine e al divieto di bilanciamento tra aggravanti e attenuanti. Per reati di grande allarme sociale bisogna garantire la certezza della pena, perché i cittadini si sentano effettivamente protetti e perché le forze dell’ordine non si sentano beffate quando prendono il responsabile di un furto e questo viene immediatamente scarcerato».

     

    di: Claudia Guasco e Sara Menafra

    fonte: Il Messaggero

     

  • Bianchibianchi2017-03-31-PHOTO-00004544

    Bianchi: Entro il 10 aprile il Governo approverà le garanzie economiche per la #RyderCup – Intervista a Il Tempo

    I golfisti di tutto il mondo possono tirare un sospiro di sollievo: la Ryder Cup 2022 si disputerà a Roma. Il Sottosegretario al Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo Dorina Bianchi – in questa intervista esclusiva- allontana ogni dubbio sull’organizzazione dell’evento nella Capitale.

    Nel recente passato ci sono  state diverse problematiche – non ultima la Milleproroghe – per  garantire la fidejussione alla Federgolf, ma la soluzione è stata trovata e verrà messa in atto entro la prima decade di aprile. «Questa deve essere la volta buona- sottolinea il Sottosegretario – perché se non concedessimo la fideiussione di 97 milioni di euro, la Ryder Cup Europe andrebbe ad attivare la clausola revocando l’assegnazione all’Italia. L’ipotesi al vaglio è di inserire la fideiussione in uno dei due prossimi decreti in arrivo: il dl enti locali oppure, più probabilmente, il decreto fiscale i cui effetti saranno ricompresi nel Def».

    Quando verrà sbloccata la situazione legata alle garanzie per la Ryder Cup? «La fidejussione verrà inserita con effetto immediato. È un’operazione che faremo a brevissimo per non far scadere il tempo a disposizione. Mancano solo alcune controgaranzie che sboccheremo entro il 10 aprile. È una fidejussione a basso rischio».

    Quanto è importante una manifestazione di caratura mondiale per rilanciare l’immagine di Roma nel mondo?.« È strategico ospitare la Ryder Cup non soloper Roma ma per tutta l’Italia. Avremo un effetto vetrina. La Ryder Cup si giocherà a Roma ma sarà caratterizzata da 37 manifestazioni principali su tutto il territorio nazionale. Il rilancio del turismo sportivo è perfettamente in linea con il Piano Strategico del Turismo che abbiamo varato; puntiamo sulla sostenibilità, e l’ideale è proprio una vacanza immersa nel verde praticando attività sportiva. In questo modo riusciremo ad intercettare il turismo di eccellenza che rappresenta una risorsa per il nostro Paese».

    Che impatto avrà la manifestazione sul turismo della Capitale? «Sarà un impatto molto positivo sia per la Capitale che per l’intero paese. Il bacino potenziale è rappresentato da milioni di giocatori nel mondo».

    Roma sarebbe pronta per ospitare una manifestazione del genere? «Roma è pronta perché può offrire un’offerta culturale e turistica straordinaria. L’area archeologica del Colosseo è la più visitata in Italia, rappresenta un vanto nel mondo».

    Cosa dovrebbe fare l’amministrazione capitolina per restituire alla Capitale d’Italia quel lustro che l’ha resa Eterna nelmondo? «Dovrebbe avere più fiducia nelle potenzialità di questa città e nelle sue risorse. Aver rifiutato di ospitare le Olimpiadi è stato un grande errore legato a posizionamenti ideologici. Il Movimento 5 Stelle ha fatto un’asprabattaglia contro la Ryder Cupe il sindaco Raggi non si è opposta. Per quanto riguarda il rilancio del turismo nella capitale, bisogna puntare sul miglioramento delle infrastrutture, dei collegamenti e soprattutto puntare sul turismo congressuale. Abbiamo da poco inaugurato la Nuvola di Fucksas che ci può rendere competitivi con destinazioni come Milano o Las Vegas».

    Ha mai giocato a golf? «Non ho mai giocato direttamente ma, essendo calabrese, sono stata spesso al San Michele Golf Club di Cetraro, sulla costa tirrenica cosentina. Il golf è una palestra di vita che insegna il rispetto delle regole e dell’ambiente, una palestra all’aria aperta. Da medico posso dirle che la pratica di questo sport aiuta a prevenire molte malattie».

     

    di: Simone Pieretti

    fonte: Il Tempo

     

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    Scopelliti: #Alatri come il Far West. Le istituzioni hanno sbagliato – Il Dubbio

    Rosanna Scopelliti: quello che manca a questa triste vicenda è il senso della giustizia come valore assoluto. Non possiamo permetterci che i cittadini si sentano abbandonati dallo Stato.

     

    Alatri è una piccola cittadina di 30mila persone, incastonata nelle montagne dell’Appennino laziale in provincia di Frosinone che, improvvisamente, si è trovata scaraventata al centro delle cronache italiane per un fatto di sangue tragico quanto crudele e futile. Una comunità, dove tutti si conoscono, che viene sconvolta dalla barbara morte di un ragazzo di venti anni, ucciso a mani nude, con una violenza brutale per un banale litigio in un locale notturno davanti agli occhi attoniti della fidanzata e degli amici. Un paese tranquillo che si risveglia sconvolto e si trasforma in Far West perché le istituzioni non fanno il loro dovere. Un borgo trasformato nell’emblema della cattiva politica e della cattiva gestione del territorio e della sua comunità. Ed ecco che dopo la tragedia del povero Emanuele, un ragazzo pieno di sogni e speranze, si succedono risse, macchine bruciate, omertà e persone che fuggono dal paese per paura di ritorsioni e della violenza non ancora sopita. Quello che terribilmente manca a questa triste vicenda è il senso della giustizia come valore assoluto, come istituzione alla quale ogni cittadino deve credere e guardare con fiducia e rispetto. Oggi, se ci fosse davvero questo senso comune della giustizia diffusa, nessuno degli inconsapevoli protagonisti di questa storia, cercherebbe di farsela da solo. Questa ricerca ossessiva della giustizia fai da te è la deriva più preoccupante e malinconica di questo fatto di sangue che ha sconvolto tante famiglie e un’intera comunità. Il nostro compito è quello di mettere i cittadini in condizione di ricominciare a credere nelle istituzioni e nella giustizia e per questo mi auguro che ai responsabili di questo vile omicidio venga inflitta una pena adeguata, nella speranza che si torni a ragionare in modo civile non solo in quel paese sconvolto, ma in tutta Italia, non possiamo rassegnarci allo sconforto, non possiamo permettere che i cittadini si sentano abbandonati dallo Stato.

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    Lupi: #Governo non rincorra #Cgil, noi argine a deriva verso sinistra

    “Vigileremo affinché il governo Gentiloni non renda inutili tutte le riforme fatte in questi anni. Quanto accaduto con i voucher ad esempio è vergognoso. Eviteremo dunque che in quest’ultima fase della legislatura l’Esecutivo si sposti sempre più a sinistra per rincorre la Cgil o per ammiccare alla sinistra interna o ai fuoriusciti del Pd”. Lo ha detto il capogruppo di Alternativa popolare Maurizio Lupi in collegamento da Malta su Rainews24.

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    Alfano: Un errore l’arresto di #Navalny. Ma il dialogo con #Mosca vada avanti – Intervista a Il Messaggero

     Alfano: Un errore l’arresto di Navalny. Ma il dialogo con Mosca vada avanti. L’Europa è preoccupata ma Mosca non va isolata.

     

    28 marzo 2017 – «ho parlato del caso Navalny col ministro degli Esteri Sergey Lavrov. Ho posto la questione sia nell’incontro bilaterale col mio omologo, sia  nella conferenza stampa. Ho manifestato la preoccupazione per quanto accaduto ed espresso la piena adesione alla linea dell’Unione Europea».

    Angelino Alfano, il nostro capo-diplomazia, visita Mosca nel pieno delle polemiche. Che cosa ha detto a Lavrov e cosa le ha risposto?
    «Ho condiviso la posizione europea che è netta e chiara. Lavrov ha risposto in termini altrettanto chiari, ribadendo la posizione russa».

    Qual è la linea dell’Italia?
    «Ho ribadito con forza, anche pubblicamente, l’importanza che la nostra Costituzione attribuisce alla libertà di manifestare il pensiero, tradotta in tutte le leggi che regolano da noi questa materia. Per noi italiani e europei, la libertà di pensiero è alla base dei principi di libertà, recepiti poi nelle convenzioni internazionali. L’Europa chiede di “liberare senza indugio i manifestanti pacifici fermati, ai quali le operazioni della Polizia hanno impedito di esercitare le libertà fondamentali, fra cui quelle di espressione, associazione e riunione pacifica, inscritte nella stessa Costituzione russa”».

    A Mosca ha avuto l’impressione che ci siano rischi per Putin?
    «Non mi è sembrato di vedere un rischio di destabilizzazione del sistema in Russia».

    Putin è il dittatore che alcuni dipingono, o il nuovo corso dei rapporti con Trump potrà modificare la sua immagine?
    «Nessuna mente ragionevole può auspicare un rapporto ancora più freddo di oggi tra Est e Ovest, tra Russia e Usa. Bisogna augurarsi invece che il rapporto si rinsaldi, che per esempio sul dossier siriano come su quello libico ci possano essere convergenze che portino frutti per la pace e la sicurezza. In Libia, in particolare, per stabilizzare i flussi migratori».

    L’Europa accusa Mosca di finanziare gruppi e movimenti che lavorano per lo sfaldamento dell’Unione Europea. È così ?
    «Vi sono risoluzioni dell’Europarlamento e prese di posizione pubbliche, ma non ci sono prove al riguardo. Ciascun movimento politico deve poter vincere nel proprio Paese con le proprie forze, confidando sempre nella correttezza di relazione tra Paesi, soprattutto se legati da vincoli rilevanti come quello della comune lotta al terrorismo internazionale».

    Tra Russia ed Europa adesso ci sono di mezzo anche le sanzioni per la crisi ucraina…
    «Abbiamo lavorato per i gasdotti da Mosca in piena guerra fredda e nel periodo del riarmo nucleare, col Muro di Berlino ancora alto. A maggior ragione adesso non transigiamo sui principi, come dimostrano le adesioni dell’Italia alle sanzioni, ma ciò non significa che si debbano interrompere i rapporti».

    Avrete parlato anche di Libia e Siria. La Russia è schierata col generale Haftar a Bengasi. È possibile trovare un punto d’equilibrio?
    «Lavrov mi ha ribadito che la Russia non offre un appoggio esclusivo al generale Haftar, anzi porta avanti una politica inclusiva. A nome dell’Italia ho ribadito che la Libia è una e non distinta tra Est e Ovest. Noi crediamo nell’unico popolo, unico Stato e nel riconoscimento del governo legittimo di Al-Sarraj. Poi anche nel coinvolgimento di Haftar e nell’inclusione di tutte le parti libiche ma sempre nella cornice del legittimo governo libico».

    Un accordo con la Russia sulla Libia si troverà?
    «In Libia la pace la possono fare solo i libici, non può essere imposta dall’esterno. Noi favoriamo ogni formato per facilitare il compito di chi vuole stabilità e pace».

    E sulla Siria? Anche qui posizioni diverse?
    «Su Medio Oriente e Siria ho ribadito che il processo di pace di Astana (voluto dalla Russia, ndr) è una strada efficace per ottenere il cessate il fuoco, per quanto fragile. Ma non può essere il luogo nel quale si risolve tutta la questione politica della Siria. Sosteniamo gli sforzi dell’inviato dell’Onu, Staffan de Mistura, a Ginevra. Pensiamo che il destino del popolo siriano lo debbano decidere i siriani, a conclusione di un processo di inclusione politica il più largo possibile e al termine di una vicenda da concludersi con regolari elezioni. L’Europa ha un ruolo da giocare, in linea con i suoi valori e la sua storia, soprattutto quando verrà il momento della ricostruzione, non mentre ancora c’è il frastuono delle bombe».

    Si profila la sconfitta dello Stato islamico?
    «Sarà una sconfitta molto importante sul piano militare, ma potrebbe non essere sufficiente. Non possiamo abbassare la guardia: il rischio che le milizie si camuffino in forma anche di criminalità organizzata è sempre dietro l’angolo. L’eventuale sconfitta militare non sarà risolutiva. Ciò che oggi è brandizzato in franchising sotto forma di Daesh o terrorismo, può ripresentarsi sotto altre spoglie e essere molto pericoloso».

    Passi in avanti nei rapporti economici tra Italia e Russia?
    «È presente in Russia una comunità di imprenditori italiani che vuole restare in Russia e incrementare gli investimenti. Resta aperta la questione strategica dell’energia e altre che riguardano le infrastrutture del Paese a partire dall’alta velocità ferroviaria».

    Fonte: Il Messaggero

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    #DLTERREMOTO, MINARDO: STATO DIA SEGNALE VICINANZA A #SICILIANI

    “Prosegue l’esame in Commissione Ambiente alla Camera del DL Terremoto recante nuovi interventi urgenti in favore delle popolazioni colpite dagli eventi sismici del 2016 e del 2017. Nell’ambito del provvedimento è stato previsto un emendamento del relatore per far fronte ai danni occorsi al patrimonio privato ed alle attività economiche e produttive relativamente agli eccezionali eventi atmosferici verificatisi nei territori delle regioni Abruzzo, Lazio, Marche e Umbria nella seconda decade del mese di gennaio 2017. All’interno di questo atto emendativo ho presentato un subemendamento per estendere alla Sicilia i benefici derivanti dal Dl in questione a sostegno delle famiglie colpite dall’alluvione che si è abbattuta nell’isola, in particolare in provincia di Ragusa, il 22 e 23 gennaio scorso.” Lo dichiara il deputato di Area popolare, Nino Minardo che prosegue : ” Non si possono escludere tanti siciliani che hanno subito danni alle loro abitazioni e alle loro attività ed il subemendamento presentato a mia prima firma va nella direzione del sostegno ai privati al fine di consentire loro di ricostruire le proprie abitazioni e le piccole imprese artigianali, commerciali e zootecniche messe in ginocchio dalle avversità atmosferiche. È necessario ed urgente un segnale tangibile di attenzione e di vicinanza da parte dello Stato nei confronti di quei siciliani che loro malgrado si trovano in difficoltà perché dopo anni di sacrifici e lavoro in poche ore hanno visto distrutte le loro case e affossate le loro attività”, conclude Minardo.