• intervista PRESIDENTE M LUPI

    Lupi: è meglio se andiamo da soli, noi il 3% l’abbiamo sempre superato – Intervista a Il Corriere della Sera

    Il coordinatore nazionale di Ap: Il nostro partito non si spaccherà

     

    ROMA La sua posizione personale è chiara: per Ap, la via da percorrere alle elezioni è quella orgogliosa, coerente, «moderata e centrista» della corsa solitaria. Ma Maurizio Lupi, coordinatore nazionale del partito, sa che il momento delle decisioni finali non è ancora arrivato, che fino al 24 novembre — data della direzione nazionale — ci sarà da esaminare le proposte in campo, che «poi tutti assieme voteremo: ci hanno fatto tante volte il funerale, ma siamo ancora qui. Ci siamo sempre mossi nell’unità, abbiamo persone sul territorio che credono ad un progetto e che in 1.700 sabato hanno affollato la nostra conferenza programmatica».

    Vuol dire che non ci saranno spaccature nel partito, almeno a livello di leader? «Non avrebbe senso: la nostra forza è l’unità, questo non è il partito di Lupi, Lorenzin o Alfano, non è un partito personale. E un progetto per il Paese, vale più di 5-6 posti sicuri nell’uninominale».

    Pero anche essere rappresentati in Parlamento conta: pensate davvero di essere in grado di superare la soglia del 3%, se correte da soli? «Se facessimo scelte forzate dettate dalla paura, allora sì che il nostro compito sarebbe fallito. Una coalizione si fa se si condividono i programmi e l’idea di Paese, non si fa solo per raccattare voti ed entrare in Parlamento per poi dividersi il giorno dopo».

    Si, ma senza il 3% in Parlamento nemmeno si entra. «Lo sappiamo bene, ma sappiamo anche che in qualsiasi tornata elettorale — nazionale, regionale, amministrativa — noi il 3% lo abbiamo sempre superato. E questa legge prevede le coalizioni ma non costringe una forza politica a coalizzarsi. Non si vota una coalizione, ma un partito. E il voto utile è solo il voto serio, quello per chi vuole fare politiche serie e coerenti, visto che in ogni caso nessuno schieramento, secondo qualsiasi sondaggio, è considerato in grado di vincere».

    Se non vi muoverete singolarmente, l’alternativa alla corsa solitaria è solo un’alleanza col Pd, visto che il centrodestra non vi vuole? «Non so se il centrodestra non ci voglia, certo noi non abbiamo mai chiesto di essere accolti, né a loro né al centrosinistra. Non andiamo da nessuno col piattino in mano. Anzi, diciamo chiaramente che questa esperienza di governo è esaurita, finita».

    Significa che in campo non c’è nemmeno l’opzione dell’alleanza con il Pd? «Lo verificheremo il 24. È chiaro che conteranno anche le scelte che farà il Pd: se dovessero tornare ad allearsi con Mdp, il partito che ha lottato contro i voucher, che si batte per l’eliminazione del bonus bebè che invece noi pretendiamo sia previsto nella legge di Bilancio, altro che assalto alla diligenza, non potremo ritrovarci dalla stessa parte».

    In molte amministrazioni e giunte siete con il centrodestra: è immaginabile correre col Pd alle Politiche e con Lega e FI in Lombardia? «Ovviamente no, non prenderemo in giro gli elettori, anche se i territori avranno larga autonomia come è sempre accaduto. In Liguria, come in Lombardia, siamo alleati con un centrodestra moderno e innovativo: se decidessimo di correre da soli, non vedrei contrapposizione nel rinnovare le alleanze».

     

    di: Paolo Di Caro

    fonte: Corriere della Sera

  • Intervista Lupi Repubblica

    Lupi: Diremo no in Consiglio e in aula – Intervista a La Repubblica

    Il coordinatore nazionale di Ap: Disponibili solo a varare lo ius culturae, ma i dem non vogliono una buona legge

     

    Onorevole Lupi, dopo le parole di Minniti sembra che il Pd chiederà al governo di mettere la fiducia sullo ius soli «Lo ius soli non è stato mai oggetto dell’accordo e del programma di governo. Minniti da autorevole esponente del Pd, durante la conferenza programmatica, ha tutto il diritto a porre con forza l’accento su una cosa che il suo partito ritiene più importante. Ma il ministro Minniti deve anche ricordare che fa parte di un governo di coalizione. Non è un monocolore del Pd. Il presidente Gentiloni ha sempre dimostrato di capire il ruolo che ricopre e quindi non credo che chiederà la fiducia. Caso mai lo faccia i nostri ministri voteranno contro in Consiglio dei ministri e voteremo no al Senato».

    E se il Pd procede da solo, senza di voi, cercando altri voti? «Fra qualche mese si sciolgono le Camere e a marzo si andrà a votare. A quel punto ognuno si assumerà le proprie responsabilità davanti agli elettori e il problema verrà affrontato dal prossimo Parlamento».

    Dunque non ci sono alternative? «Siamo alla fine della legislatura e noi riteniamo che una legge si possa fare. Ma non si deve fare a tutti i costi e deve essere una buona legge. Abbiamo chiesto delle modiche e le abbiamo poste sul tavolo. Se il Pd vuole fare la legge possiamo approvare lo ius culturae su cu siamo tutti favorevoli. Ma se il Pd deve fare una battaglia sullo ius soli noi siamo contrari e quindi i dem trovino un’altra strada che non sia la fiducia. Poi adesso dobbiamo discutere della legge di Stabilità e credo proprio che questa sia la priorità per il paese».

    Onorevole, sa benissimo che modificare la legge e rimandarla alla Camera significa affossarla… «Non è colpa nostra se la legge è rimasta ferma due anni e mezzo al Senato. Il Pd essendo il gruppo maggioritario poteva chiederne l’iscrizione all’ordine del giorno. Purtroppo ho l’impressione che invece di fare una buona legge ci sia interesse a mettersi una coccarda al petto. Un scontro fra chi dice che senza ius soli non c’è piena cittadinanza e chi invece grida all’invasione. Noi invece usiamo sempre il buon senso e la responsabilità».

    La Lega che annuncia battaglia e barricate. «Ma quali barricate. Dare alimento alla guerra fra tifoserie mi sembra un atto di irresponsabilità. Invece credo che il metodo migliore sia quello del confronto e della mediazione. Andare avanti sullo ius soli mi sembra invece un errore clamoroso».

    Ma ci saranno riflessi sulla legge di Stabilita? «No, perché i ricatti non servono e non è il nostro modo di fare politica».

    di: Silvio Buzzanca

    fonte: La Repubblica

  • Intervista Lupi Gazzetta Mezzogiorno_Pagina_1

    Lupi: Alternativa popolare supererà il 3% ora valutiamo i programmi – Intervista a La Gazzetta del Mezzogiorno

    Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Alternativa popolare: la legge elettorale è un mix tra proporzionale e uninominale. Il suo partito con chi intende allearsi? «È questa un’impostazione sbagliata. Molti candidati saranno eletti con il sistema proporzionale, e quindi ogni partito presenterà i propri candidati con un programma specifico».

    Ma un terzo sarà eletto con l’uninominale che impone, per avere speranza di vincere, le coalizioni. In quel caso dovrete scegliere con chi stare. Giusto? «Il nostro obiettivo è quello di rilanciare con forza la nostra identità. Noi presenteremo i nostri candidati e in Puglia ho incontrato politici e esponenti della società civile che possono essere espressione del territorio».

    Qual è il bilancio di questi vostri cinque anni? «Il tratto fondamentale del nostro partito è il senso di responsabilità e di concretezza. Noi abbiamo messo davanti a tutto l’interesse del Paese. Voglio ricordare al Pd, che gli ultimi non sono stati governi di centrosinistra, ma governi nati dopo il voto e per l’impossibilità di avere una maggioranza. Questo ha indotto alla collaborazione forze diverse».

    Quindi una scelta eccezionale? «Frutto dell’esito elettorale, che ci auguriamo che questo non debba accadere nel 2018, ma che potrebbe teoricamente ripetersi. Ma la nuova legge elettorale ha il vantaggio che le coalizioni non sono forzate».

    È in atto una fuga dal vostro partito? «Noi non chiediamo niente a nessuno, né andiamo avanti con il piattino in mano. Anche se abbiamo perso dei parlamentari, i sondaggi ci dicono che siamo oltre il 3%. Ogni parlamentare libero di fare le sue scelte. Noi riteniamo che sia necessario uno strumento nuovo, un partito moderato e responsabile».

    In Puglia l’ex sottosegretario Cassano ha lasciato Ap ed è ritornato con Forza Italia. Sorpreso? «Certo, la decisione mi ha sorpreso. Una settimana prima avevamo fatto una manifestazione in Puglia. Ognuno fa le sue scelte. Poi in questi due giorni in Puglia, ho visto che c’è una presenza orgogliosa e forte di Ap».

    Alternativa popolare potrebbe essere interessata al progetto del “quarto petalo”, con Fitto, Quagliariello e altri? «I petali sono i primi che cadono. Il tema non è fare il quarto petalo di una coalizione, ma discutere se riteniamo che ci sia una proposta politica nuova, che partendo dalla tradizione, non guardi al passato ma al futuro. In Italia c’è bisogno di un partito di centro moderato, aperto, che guarda al Ppe. Noi siamo al 3%, mentre tutto i petali o petaloni sono allo 0,1-0,2%».

    Su quale base siete disponibili al confronto? «Il nostro obiettivo non è di far parte di una coalizione per avere qualche collegio, ma vogliamo fare una proposta seria E siamo disponibili a correre da soli. Su questa base si può pensare se e come entrare in una coalizione, ma questa deve essere coerente alla nostra proposta Non si tratta di dire con chi andiamo, ma di dire chi siamo».

    In Sicilia appoggiate il candidato del Pd, mentre state nel Ppe con Berlusconi. C’è qualcosa che non quadra? «Noi rispettiamo l’autonomia dei territori. In Sicilia i nostri hanno fatto la loro scelta. Io sarei andato da solo, ma è una decisione territoriale. Non implica nulla. L’Udc ha detto che a livello nazionale vuole andare con l’alleanza del centrodestra, mentre in Puglia sta con il governo di centrosinistra. Le elezioni nazionali hanno un altro significato».

    I capisaldi del vostro programma elettorale? «Famiglia, impresa e lavoro. II reddito di cittadinanza del M5S è una enorme baggianata. II giovane e l’over-cinquantenne non hanno bisogno di assistenza. II lavoro lo danno le imprese e se c’è un euro a disposizione lo si dia alle imprese affinché possano assumere».

    E le pensioni? «Una discussione assurda, altro che sei mesi in più. II dramma è quello degli over-cinquanta. Se perdono il lavoro che fanno prima della pensione? Se spostare di sei mesi l’età pensionabile costa 5-6 miliardi meglio spenderli per abbassare il costo del lavoro».

    Se il governo pone la fiducia sullo ius soli, che fate? «Se la votano Minniti e i ministri del Pd che legittimamente vogliono fare dello ius soli una battaglia ideologica. Sarebbe una forzatura, non la voteremmo. Poi, se il Pd vuole approvare una legge si approvi lo ius culturae e si rimandi la discussione sullo ius soli alla prossima legislatura».

     

    di: Michele Cozzi

    fonte: Gazzetta del Mezzogiorno

  • INTERVISTA PRESIDENTE LUPI SU IL MATTINO

    Lupi: L’unica legge possibile, un buon compromesso – Intervista a Il Mattino

    Lupi coordinatore di Ap: Il M5S urla al colpo di Stato sono le regole della democrazia

    Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Alternativa popolare e capogruppo di Alternativa  popolare alla Camera, ha concluso la sua due giorni elettorale in Campania.

    Onorevole Lupi, che commento fa dell’approvazione della legge elettorale anche in Senato con il voto di fiducia? «Dico che mi meraviglia che il Movimento 5 Stelle parli di golpe eversivo e attentato alla democrazia per il ricorso al voto di fiducia su una legge elettorale che vede d’accordo parte delle opposizioni».

    Perché si meraviglia? «Perché il M5S parla di attacco alla democrazia se è fuori da un’intesa e definiva accordo politico, invece, quando era concorde su un’altra ipotesi di legge elettorale. Esiste uno strumento parlamentare, che si chiama voto di fiducia, cui si può ricorrere. Il Movimento 5 Stelle, in questa vicenda, ha dimostrato diverse contraddizioni».

    A cosa si riferisce? «Il M5S aveva sempre sostenuto che ogni parlamentare doveva assumersi in maniera palese le sue responsabilità politiche, criticando il ricorso al voto segreto che invece, in questo caso, ha chiesto».

    Difende questa legge elettorale? «Contiene molti elementi positivi, come i 231 candidati di collegio che ritornano, i nomi sulle schede elettorali, il proporzionale per scegliere i due terzi dei deputati. Era necessario dare al Paese una omogenea legge elettorale per andare alle urne a fine legislatura».

    È la migliore legge possibile? «Ogni legge è frutto di un compromesso politico, ognuno deve rinunciare a qualcosa. Era l’unica legge possibile».

    Cosa pensa dell’intervento di  Giorgio Napolitano al Senato? «Come sempre ha detto con chiarezza ciò che pensa, ribadendo che il meglio è nemico del bene. Non si poteva lasciare il Paese allo sbando, senza une legge elettorale».

    Vi presenterete da soli alle elezioni? «Sì. Crediamo che ci sia una sfida nuova alle elezioni del 2018. Non si può farla con strumenti vecchi. Ap ha una forte identità, avallata dagli elettori alle Europee dove avemmo un milione e 200mila voti».

    Quali prospettive elettorali pensa abbia il suo partito? «I sondaggi ci danno al 3 per cento, ma alle recenti elezioni amministrative siamo arrivati al 5-6 per cento in Campania come in Lombardia. Ci sentiamo una forza moderata, che non fa della sua politica uno scontro tra tifoserie».

    È chiusa la vostra esperienza di alleati del Pd? «L’alleanza è nata, in maniera responsabile, dopo elezioni in cui tutti, tranne il M5S, avevano perso. Prima un governo istituzionale di larghe intese, poi con Ncd e Ap un governo di ricostruzione del Paese. Consideriamo, a fine legislatura, il Pd non un nemico, ma una forza diversa da noi e ci fa piacere che, uscendo dalla maggioranza di governo, Mdp abbia riconosciuto la nostra incidenza su molti provvedimenti».

    Recriminazioni sull’azione di governo? «Non siamo riusciti a essere efficaci per introdurre più riforme sulla giustizia. Non c’è stato, su questo tema, il necessario coraggio della buona politica».

    Quali ritenete i vostri interlocutori a destra? «Cerchiamo interlocutori che vogliano, con noi, costruire un’area moderata popolare. Guardiamo alle forze che sono nel Ppe. Forza Italia dovrà fare le sue scelte».

    Rinnega la storia in Forza Italia? «Mai, è stata una storia importante. Ne ho rispetto, ma gli elettori si conquistano con le proposte. Non andiamo da nessuno con il cappello in mano, ci consideriamo uno dei pilastri tra le forze moderate».

    di: Gigi Di Fiore

    fonte: Il Mattino

  • intervista MINISTRO ALFANO_Pagina_1

    Alfano: Un Erasmus mediterraneo. Integrare la sponda Sud essenziale per la sicurezza – Intervista a Il Corriere della Sera

    Il ministro degli Esteri: Diminuiti i flussi dalla Libia. Ora stiamo lavorando per rendere stabili questi risultati

     

    Un «Erasmus del Mediterraneo» che crei le condizioni per una maggiore integrazione culturale tra i Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Lo annuncia il ministro degli Esteri Angelino Alfano, che oggi apre a Palermo la prima Conferenza dell’Osce, insieme ai Paesi del Nord Africa, interamente dedicata al problema dei migranti e della loro integrazione.

    «E il primo atto effettivo della presidenza italiana dell’Osce — spiega il titolare della Farnesina — e l’abbiamo voluta in un luogo nel quale hanno convissuto culture diverse, dimostrando che è possibile farlo in pace invece di generare conflitti. Dobbiamo puntare sulla sicurezza, sapendo che anche la cultura può essere una componente essenziale. Con questo incontro vogliamo sottolineare il ruolo centrale del Mediterraneo nella più grande questione della sicurezza in Europa. Per questo la partnership con i Paesi della sponda Sud è indispensabile: occorre condividere più informazioni, elaborare strategie comuni, coinvolgerli nei processi politici».

    La Libia è invitato speciale alla Conferenza. A che punto è il processo di conciliazione interna e come stanno funzionando gli accordi con l’Italia? «Continuiamo a sostenere gli sforzi dell’inviato speciale dell’Onu, Ghassan Salamé, che ha concluso con un esito positivo la prima parte del suo piano. Occorre però ancora lavorare sul tema cruciale, quello del rapporto tra potere civile e potere militare. Noi siamo favorevoli a un processo che includa l’Est. Ricordo che il dialogo Est-Ovest ha segnato un punto importante a Roma, con l’incontro tra i presidenti dei due Parlamenti. Obiettivo è trovare il consenso più largo possibile, ma è evidente che al fondo debba esserci una subordinazione del potere militare a quello civile. Poi ognuno potrà candidarsi in una libera competizione politica. Nel frattempo appoggiamo le istituzioni legittime nella sfida della governabilità e pensiamo che i risultati raggiunti nella lotta al terrorismo e al traffico di esseri umani siano rilevanti. La cooperazione tra Italia e Libia ha prodotto un crescente contenimento dei flussi migratori illegali, grazie anche alla diminuzione del transito dal confine con il Niger. Ora stiamo lavorando per rendere stabili questi risultati».

    La caduta di Raqqa certifica la sconfitta dell’Isis, ma pone anche il problema dei foreign fighters che tenteranno di rientrare in Europa. Inglesi e francesi hanno annunciato una linea molto dura. Londra in particolare ha detto che i foreign fighters britannici non verranno catturati e arrestati ma uccisi. Quanto è concreta per l’Italia la minaccia dei combattenti islamici di ritorno? «Fin qui siamo riusciti a fare dell’Italia un Paese sicuro e solidale, salvando vite umane e tenendoci al riparo in un mondo nel quale, è bene ribadirlo, il rischio zero non esiste. Detto questo, il livello di allerta resta alto. Possiamo contare su un servizio anti-terrorismo straordinario, come altissima è la qualità delle nostre agenzie di intelligence. Abbiamo una normativa avanzata e un metodo di lavoro efficace, con il Comitato di analisi strategiche anti-terrorismo. II numero di foreign fighters che hanno avuto a che fare con l’Italia è fin qui contenuto rispetto a quello di altri Paesi. Ma sappiamo che per compiere qualcosa di grave ne basta uno. Ecco perché il nostro sistema di collaborazione internazionale rimane attivo, con scambi di informazioni e passaggi tempestivi di notizie che possono essere decisivi. Ecco perché dobbiamo tenere la guardia ancora alta, anche lavorando con i provider del web, parte essenziale della prevenzione».

    La vittoria del suo collega e compagno di partito Sebastian Kurz in Austria è avvenuta sulla base di una linea molto dura nei confronti dell’immigrazione e restrittiva su quello dell’integrazione. Inoltre Kurz potrebbe allearsi con un partito, la Fpoe, che ha radici neo-naziste. Fare propria l’agenda politica dell’estrema destra è un modello per i popolari europei? «Ho parlato con Kurz pochi giorni fa a Bruxelles e ho ascoltato II suo intervento, nel quale ha ribadito le sue posizioni popolari ed europeiste, da sostenitore del processo di integrazione».

    Anche se con lui, l’Italia ha avuto qualche scintilla. «Anch’io personalmente ho reagito quando aveva proposto di portare tutti gli immigrati salvati nel Mediterraneo a Lampedusa. Ma c’era stata un’identica questione da ministro dell’Interno, quando il governo a guida socialista di Vienna aveva minacciato la costruzione di un muro al Brennero. La strada è quella di una gestione efficiente e leale della frontiera comune, ricordando che fin qui sono stati di più i transiti dall’Austria verso l’Italia, che non viceversa».

    di: Paolo Valentino

    fonte: Corriere della Sera

  • intervista PRESIDENTELUPI

    Lupi: Da noi nessun soccorso a Denis e ad Alfano Salvini avrebbe detto no – Intervista a Il Corriere della Sera

    Lupi: i moderati corrano da soli con dignità

     

    ROMA «Non è la legge migliore possibile, ma è un buon compromesso».

    Presidente Maurizio Lupi, per il M5S la fiducia è stato un «atto eversivo». «Ho sentito parole pesanti, in piazza e fuori — risponde il capogruppo di Ap —. Ma cosa c’è di eversivo quando un Parlamento approva la legge elettorale a larghissima maggioranza, a voto segreto?».

    Il suo emendamento salva Verdini o salva Alfano? «Intanto è una proposta della maggioranza, non di un singolo partito. E ha lo scopo di migliorare la legge Tremaglia sul voto all’estero».

    Anche lei con questa storia della reciprocità? «Il relatore Fiano lo ha spiegato benissimo. Come un italiano residente all’estero si può candidare in Italia, adesso un italiano residente in Italia si può candidare all’estero. Ognuno ha il diritto di candidarsi dove vuole».

    Verdini in Oceania? «Sono curioso di scoprire come quella norma potrebbe favorirlo. Intanto non è detto che decida di candidarsi, visto che ha sempre detto di volersi difendere nei processi. E poi nessuna legge elettorale salva nessuno».

    Cosa intende? «La storia insegna. La Dc esce di scena quando approva il Mattarellum, un sistema di voto che fa entrare in campo Berlusconi. Il quale perde nel 2006 proprio con il “suo” Porcellum. Se facciamo una legge per salvare o punire qualcuno, gli elettori puniscono noi».

    Per Daniela Santanchè il suo emendamento è stato congegnato per Alfano. Ci ha preso la deputata di FI? «Le sembra pensabile che Salvini possa votare una legge per salvare Alfano? Il leader della Lega non nutre una grande simpatia politica per lui».

    Andrete in coalizione con il Pd? «Io sono per andare da solo, con la nostra dignità e le proposte di una forza popolare e moderata, che fa della responsabilità e della serietà il proprio programma».

    Quanti parlamentari riuscirete a far eleggere? «Una ventina di deputati e una quindicina di senatori. E poi, ovviamente, la mia ambizione è anche più ampia».

    L’ambizione di tornare al governo? «Le poltrone sono lo strumento con cui realizzi le tue politiche. Il problema è come quelle poltrone si usano».

     

    di: Monica Guerzoni

    fonte: Corriere della Sera

  • INTERVISTA VM LUIGI CASERO SU CORRIERE DELLA SERA

    Casero: Aiuti a chi assume over 55 e ai negozi di periferia – Intervista a Il Corriere della Sera

    Il viceministro Casero avanza le richieste dei centristi: le risorse? Con le privatizzazioni

    ROMA «Uno sconto sulle tasse per le aziende che assumono chi ha superato i 55 anni d’età ed è rimasto senza lavoro. Sono tanti, ma nessuno ne parla». È Luigi Casero — viceministro dell’Economia — a indicare la priorità di Ap, la costola di centro della maggioranza, perla prossima Legge di Bilancio. La sua, di fatto, è una risposta al pressing sulla manovra che negli ultimi giorni è arrivato da sinistra.

    Per il momento gli incentivi allo studio del governo riguardano le assunzioni dei giovani con meno di 29 anni. Avete intenzione di scatenare un derby generazionale? «Nessun derby. Chiediamo di estendere agli over 55 i vantaggi fiscali in arrivo per gli under 29. Aggiungiamo non sottraiamo».

    Ma aggiungere costa. Avete calcolato quanto? «Non ancora. Ma è giusto cominciare a parlare del problema. Chi perde il lavoro a quell’età difficilmente lo ritrova. Finora si è puntato su strumenti assistenziali per accompagnarli fino alla pensione. Ma queste persone hanno ancora molto da dare in termini d’esperienza sia a loro stessi che al Paese».

    Tra le vostre richieste c’è anche l’azzeramento delle tasse per i negozi di periferia nelle grandi città. Perché? «Perché i piccoli negozi stanno scomparendo. E le periferie delle metropoli rischiano di diventare ancora più invivibili. Lo Stato deve fare la sua parte, perché la bottega all’angolo è anche un presidio sul territorio. Di solito guadagnano poco, per le casse pubbliche l’effetto sarebbe limitato. Ma serve un segnale».

    Non c’è un vostro cavallo di battaglia, il quoziente familiare, il meccanismo che abbassa le tasse per le famiglie numerose. Come mai? «C’è l’aumento delle detrazioni fiscali per le famiglie con figli. Un meccanismo diverso, e graduale, per arrivare allo stesso obiettivo. E anche un fondo di garanzia per le piccolissime imprese che spesso non riescono a ottenere il credito e nemmeno ad aver accesso agli incentivi del piano Industria 4.0».

    Viceministro, la vostra lista è lunga. Ma non c’è il rischio che per fare anche solo una di queste cose si finisca per alzare le tasse? «Per carità, il punto è essenziale. In questi anni la riduzione della pressione fiscale ha portato a un incremento della crescita. E su questo percorso che bisogna proseguire».

    Ma non passa giorno senza che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ricordi che il sentiero è stretto, cioè che non ci sono soldi. «Certo, il sentiero è stretto ma bisogna anche percorrerlo. E per farlo c’è bisogno di un po’ di benzina».

    E allora da dove la prendereste la benzina, cioè i soldi per finanziare le misure che proponete? «Dalle privatizzazioni. Noi pensiamo alla creazione di un grande fondo in cui conferire tutte le quote delle società pubbliche, sia quelle nazionale sia quelle locali».

    Ma così sarebbe una «finta» privatizzazione. «No, perché libererebbe risorse per quasi 5o miliardi di euro. E poi una parte di queste quote potrebbe essere effettivamente venduta dal fondo».

    Non c’è il rischio di svendere il patrimonio del Paese, specie in un momento in cui alcuni Paesi come la Francia si dimostrano aggressivi? «No, perché sarebbe il fondo a decidere cosa e come dismettere. Naturalmente senza toccare le società considerate strategiche per il Paese.

     

    di: Lorenzo Salvia

    fonte: Corriere della Sera

  • LupiCorriere2017092837128980

    Lupi: Berlusconi è l’interlocutore naturale – Intervista a Il Corriere della Sera

    Maurizio Lupi: ma non andiamo da nessuno con il piattino in mano. I veti su Alfano sono inaccettabili

    Perché un sistema democratico funzioni c’è bisogno che poggi le basi su due «pilastri: un polo riformista e uno moderato». Forti, e capaci di contrastare la destra di Salvini e «gli arrabbiati» del M5S. E Maurizio Lupi, neo coordinatore di Ap intervenuto ieri a CorriereLive, dichiara quello che sarà l’impegno suo e del suo partito: «Costruire, rafforzare, rendere competitivo e si spera vincente il polo moderato che si riconosce nella famiglia del Ppe». Guardando in primo luogo a chi nei popolari europei c’è già: «Forza Italia è il nostro interlocutore naturale». Ma senza limitare il proprio raggio di azione alla ricerca di una alleanza purchessia con Berlusconi: «Non andiamo con il piattino in mano da nessuno. Siamo concreti, realisti, ci interessa il bene comune dell’Italia e più riusciamo a creare un soggetto forte più il nostro lavoro sarà efficace. Ma siamo pronti ad andare da soli con qualsiasi legge elettorale, perché prima dei tatticismi sulle alleanze viene la chiarezza sui contenuti e gli obiettivi, o finisci per voltarti e trovare dietro di te solo il vuoto. Noi, voglio ricordarlo, anche in un’alleanza anomala come quella di governo con il Pd siamo stati i primi a chiedere il Jobs act — e Renzi le definiva «chiacchiere estive» —, abbiamo lavorato per la riduzione della pressione fiscale, per gli aiuti alle famiglie».

    Comunque con lei, di fatto a capo di Ap, i centristi tornano a dialogare con Berlusconi? «È chiaro che ci rivolgiamo a Forza Italia e ai centristi in prima battuta, poi starà a loro decidere su cosa fare: allearsi con una forza che condivide i valori comuni del Ppe, o unirsi in una posizione non più dominante ma laterale a un partito dichiaratamente e fortemente di destra come la Lega di Salvini, con la quale noi certo non possiamo stare».

    Cosa farà Berlusconi? «Se vuole costruire il Ppe italiano, come dice, non può stare con quelli che chiama “i ribellisti”, vedremo cosa sceglierà. Io lavorerò per costruire, io scommetto su un Ppe italiano. Ma sicuramente, qualunque cosa decidano gli altri, andremo perla nostra strada».

    Tra Ap e FI i rapporti sono tesi, Alfano è stato chiamato «traditore»: come potete rimettere assieme i pezzi? «La politica non si fa con le recriminazioni personali, le vendette, le ripicche, e proprio Berlusconi ha sempre detto — e dimostrato anche — di sapersi fare “concavo e convesso”. Poi se si fa una cosa nuova si può anche non avere il ruolo di guida ma scegliere assieme la soluzione migliore. Lo dico con chiarezza: un veto su Alfano sarebbe inaccettabile. Tanto più oggi che Alfano ha scelto di fare un passo laterale mentre io nel mio nuovo ruolo ne sto facendo uno avanti».

    Se l’alleanza non riuscisse, vi sentireste garantiti da una legge come il Rosatellum che prevede soglie d’accesso molto basse? «Non è il nostro sistema ideale, ma essendo per due terzi proporzionale, è vero che permette di correre e anche di ambire a numeri importanti».

    Dunque lei esclude che alla fine potreste guardare ad un’alleanza col Pd? «Lo ripeto, noi non cerchiamo posticini, non chiediamo l’elemosina a nessuno. Sul piano nazionale non si è mai parlato di un’alleanza con Pd. Una forza come la nostra deve saper affrontare una corsa anche in piena autonomia».

    Dopo il voto però, tanto più con il Rosatellum, è difficile che un singolo partito ottenga la maggioranza. Si può già cominciare parlare di larghe intese con il Pd? «Premesso che nessuna legge assicura maggioranze e stabilità, il caso tedesco insegna, non è possibile fare una campagna elettorale ipotizzando le larghe intese. Tutti corrono legittimamente per vincere, e noi ci proveremo con tutte le forze. Poi siccome siamo persone realiste diciamo anche che se nessuno vincerà, bisognerà fare alleanze in Parlamento. E gli interlocutori non potranno essere M55 e questa Lega».

     

    di: Paola Di Caro

    fonte: Corriere della Sera

     

  • INTERVISTA LORENZIN SU IL MESSAGGERO_Pagina_1

    Lorenzin: La legge è chiarissima si vuole far confusione – Intervista a Il Messaggero

    Vaccini, scontro sul caso Roma. Lorenzin a Raggi: fa confusione

    «La legge è chiarissima, difficile sbagliare. Al sindaco Raggi dico che per non fare confusione basta non volerla fare». Volutamente confusa sarebbe la Raggi quando reagisce all’obbligo di vaccinazione con puntualizzazioni che complicano invece di semplificare, alle quali replicano con firma congiunta i ministri di Salute e Istruzione, Beatrice Lorenzin e Valeria Fedeli. Che ribadiscono: «A scuola entrano solo i minori con la documentazione di essersi vaccinati o aver prenotato la vaccinazione».

    Alla lettera della Raggi cosa replica? «Ho mantenuto una corrispondenza diretta col Comune di Roma e con Regioni quali la Lombardia e il Veneto. Siamo intervenuti con circolari esplicative anche se la legge è molto chiara. Attraverso un’ultima circolare avevamo definito le modalità ulteriori di prenotazione per telefono, email certificata o raccomandata. Il Comune di Roma aveva predisposto una modulistica che aggiungeva dei campi e noi abbiamo precisato che comunque senza prenotazione o senza il libretto delle avvenute vaccinazioni o l’esonero certificato da un medico, non si può accedere all’asilo. Inoltre abbiamo garantito l’omogeneità sul territorio nazionale. Infine, la norma prevede che dal 2019 la trasmissione dati possa avvenire dalla Asl alla scuola, ma prima di quella data c’è un problema di privacy di cui tenere conto».

    Tra i 5 Stelle, Di Maio è per vaccinare i figli, altri presentano disegni di legge contro l’obbligatorietà. E la Raggi vi fa le pulci…? «La stragrande maggioranza degli italiani ha capito il problema ed è a favore dell’obbligatorietà vaccinale. La necessità di questa norma va oltre l’appartenenza a singoli partiti. Io ho cercato di tenere il tema fuori dalla diatriba politica: è un problema di salute e sicurezza pubblica. Dispiace vedere rappresentanti delle istituzioni fare affermazioni del tutto prive di valore scientifico. E un problema culturale. I vaccini salvano la vita a miliardi di persone, questo è provato. Le posizioni a-scientifiche minano gravemente la salute e mettono a rischio bambini e adulti. Oltre il 40 per cento di persone infette ha avuto in questi mesi complicanze molto serie e lunghi tempi di degenza».

    Eppure crescono i movimenti no-vax e free-vax. Che dire? «C’è bisogno di alfabetizzare nuovamente la popolazione italiana perché sia più libera, consapevole e sicura nelle proprie scelte».

    Mariastella Gelmini, coordinatrice di Forza Italia in Lombardia, parla di atteggiamento ideologico e coercitivo per via dei bambini lasciati fuori dalle scuole… «Non c’è nulla di ideologico in una legge che è stata votata fortunatamente anche da Forza Italia e io ne sono molto contenta: non si può entrare negli asili nido e nella materna se non in regola col calendario vaccinale, ma basta che presentino il certificato e entreranno in classe. Certo, la legge impone un obbligo. Ma nella fascia di età 0-6 anni convivono i bambini più fragili quanto a immunizzazione. Alcuni non possono ancora essere vaccinati perché troppo piccoli, e i più grandi gli possono trasmettere malattie. È necessario mettere in sicurezza i bimbi più vulnerabili e immunodepressi. Da anni si era pericolosamente abbassato il livello di immunizzazione, come denunciato proprio dalle Regioni. Fino a 600mila erano le persone non vaccinate tra i giovani e questo esponeva l’intera popolazione a rischio epidemico. Di fronte a questo, le istituzioni hanno il dovere di essere tutte allineate».

    In molti però imputano al governo il caos, dal Lazio alla Lombardia… «Ci sono Regioni efficienti che hanno mandato a casa lettere già fissando le prenotazioni per vaccinarsi. Sono le Regioni a dover gestire il territorio, il governo a far rispettare la norma. Ci arrivano segnalazioni di scuole private che non chiedono la vaccinazione. Stiamo approfondendo queste situazioni davvero singolari. L’obbligatorietà va da 0 a 16 anni e riguarda anche chi non va a scuola. Fino al ’99 c’era il divieto di accesso a ogni scuola di ordine e grado per chi non fosse vaccinato. Penso al resto del mondo. All’iniziativa in California per debellare il morbillo. E alla Francia che dal 1º gennaio introdurrà 11 vaccinazioni obbligatorie».

    Non è bello chiudere i cancelli davanti ai bambini, no? «A Milano, 19 bambini tenuti fuori dall’asilo su 33mila. Non mi pare drammatico. Quei 19 avrebbero messo a rischio gli altri, e comunque una volta prenotato, anche via mail, potranno entrare. C’è un obiettivo di salute nazionale. E ci sono anche gli adulti da tutelare. Gli ospedali sono pieni di persone con morbillo e complicanze enormi, compresa l’encefalite».

    La Gran Bretagna non prevede l’obbligatorietà, eppure oltre il 90 per cento della popolazione si vaccina. Possibile? «Il Regno Unito con un altro sistema raggiunge lo stesso obiettivo. Loro hanno vaccinato quasi tutti, dopo le epidemie terribili avute in passato. E non c’è da loro il declino progressivo della cultura vaccinale che c’è in Italia. Erano state proprio le Commissioni Salute delle Regioni a reclamare una legge nazionale. Guardi, ho incontrato di recente la mamma di una bambina che ha avuto il trapianto di midollo. Da dieci anni combatteva per dare a sua figlia immunodepressa una condizione di sicurezza a scuola. Mi ha ringraziato».

     

    di: Marco Ventura

    fonte: Il Messaggero

  • intervista a La Stampa lorenzin_Pagina_1

    Lorenzin: E ora con Google ripuliremo la rete dalle fake news – Intervista a La Stampa

    Il ministro della Salute: ma quale modello Nordest? Sono sotto la soglia di copertura del 95%

    Vinta la battaglia con la Regione Veneto, la ministra della Salute Beatrice Lorenzin adesso rilancia: la guerra si sposta sulla Rete.

    Cosa intendete fare per contrastare la diffusione delle fake news sui vaccini? «Posso anticipare che stiamo lavorando in collaborazione con Google per indicizzare le notizie certificate scientificamente. Stiamo anche cercando con Google e polizia postale la via per rimuovere le false notizie che circolano in Rete e che sono pericolose per la salute pubblica».

    Intanto il Veneto già annuncia ricorso al Consiglio di Stato e poi attende il giudizio della Corte costituzionale sulla vostra legge. Preoccupata? «Non ho alcun timore. Ricordo che in Italia fino al 1999 vigeva l’obbligatorietà vaccinale per l’accesso a scuola. E la Costituzione da allora non è cambiata. In questo modo abbiamo sconfitto la polio, il tetano, la difterite e il vaiolo».

    Il governatore Zaia difende il «modello Veneto», fondato non sull’obbligo vaccinale ma sulle informazioni alle famiglie. E sostiene che funziona benissimo. Come risponde? «È vero, in Veneto hanno l’anagrafe dei vaccini e questo consente la tracciabilità. Ma restano sotto il 95 per cento dei vaccinati, che costituisce la soglia di sicurezza per la cosiddetta immunità di gregge. Sul morbillo hanno avuto in regione circa 300 casi. Il dialogo con i cittadini è giustissimo, necessario, ed è previsto anche dalla legge, ma purtroppo non basta».

    Perché non basta? «Le racconto questo. Abbiamo fatto fare dei sondaggi sulla diffusione del morbillo. E sa qual è stato il risultato? Una piccola parte di intervistati, convinti dalle fake news, riteneva fosse pericoloso vaccinarsi, ma la stragrande maggioranza rispondeva che, non essendo il vaccino obbligatorio, evidentemente non era importante farlo».

    Perché non investite sull’informazione? «Lo stiamo facendo, partiranno spot nazionali per spiegare il decreto e l’importanza della vaccinazione. Scuole, Asl, saranno tutti coinvolti. Anche i nostri alleati più preziosi in questa battaglia di civiltà a favore della scienza: i medici di famiglia e i pediatri, di cui le famiglie si fidano».

    Zaia sostiene che la vostra legge in fondo non era scritta così bene se avete avuto bisogno di spiegarla con una circolare… «E no! La legge è chiara, la circolare l’abbiamo dovuta fare per garantire quei genitori che purtroppo hanno a che fare con enti locali che non funzionano bene. E abbiamo previsto che, se la Asl non è in grado di attestare la vaccinazione, basta dimostrare di averla prenotata via mail, via telefono o con raccomandata».

    Dietro i vaccini si è combattuta anche una battaglia politica, con Lega e Cinque Stelle a favore dei No Vax. Come è stato possibile che una questione tecnico-scientifica si sia trasformata in un caso politico? «Purtroppo è un’abitudine che viene da lontano, pensiamo ai casi Di Bella o Stamina. E la colpa è anche della classe politica, che dovrebbe lavorare per rafforzare l’autorevolezza e l’indipendenza delle autorità scientifiche. Detto questo davvero non ho capito la posizione della Lega. Al di là delle divisioni, c’è un problema di responsabilità delle istituzioni: i virus non conoscono dialetti o confini regionali».

    Invece Forza Italia vi ha sostenuto… «Sono molto contenta, l’ho apprezzato. È importante che, almeno sulla salute, il Paese sia unito».

     

    di: Francesco Bei

    fonte: La Stampa