• INTERVISTA LORENZIN SU IL MESSAGGERO_Pagina_1

    Lorenzin: La legge è chiarissima si vuole far confusione – Intervista a Il Messaggero

    Vaccini, scontro sul caso Roma. Lorenzin a Raggi: fa confusione

    «La legge è chiarissima, difficile sbagliare. Al sindaco Raggi dico che per non fare confusione basta non volerla fare». Volutamente confusa sarebbe la Raggi quando reagisce all’obbligo di vaccinazione con puntualizzazioni che complicano invece di semplificare, alle quali replicano con firma congiunta i ministri di Salute e Istruzione, Beatrice Lorenzin e Valeria Fedeli. Che ribadiscono: «A scuola entrano solo i minori con la documentazione di essersi vaccinati o aver prenotato la vaccinazione».

    Alla lettera della Raggi cosa replica? «Ho mantenuto una corrispondenza diretta col Comune di Roma e con Regioni quali la Lombardia e il Veneto. Siamo intervenuti con circolari esplicative anche se la legge è molto chiara. Attraverso un’ultima circolare avevamo definito le modalità ulteriori di prenotazione per telefono, email certificata o raccomandata. Il Comune di Roma aveva predisposto una modulistica che aggiungeva dei campi e noi abbiamo precisato che comunque senza prenotazione o senza il libretto delle avvenute vaccinazioni o l’esonero certificato da un medico, non si può accedere all’asilo. Inoltre abbiamo garantito l’omogeneità sul territorio nazionale. Infine, la norma prevede che dal 2019 la trasmissione dati possa avvenire dalla Asl alla scuola, ma prima di quella data c’è un problema di privacy di cui tenere conto».

    Tra i 5 Stelle, Di Maio è per vaccinare i figli, altri presentano disegni di legge contro l’obbligatorietà. E la Raggi vi fa le pulci…? «La stragrande maggioranza degli italiani ha capito il problema ed è a favore dell’obbligatorietà vaccinale. La necessità di questa norma va oltre l’appartenenza a singoli partiti. Io ho cercato di tenere il tema fuori dalla diatriba politica: è un problema di salute e sicurezza pubblica. Dispiace vedere rappresentanti delle istituzioni fare affermazioni del tutto prive di valore scientifico. E un problema culturale. I vaccini salvano la vita a miliardi di persone, questo è provato. Le posizioni a-scientifiche minano gravemente la salute e mettono a rischio bambini e adulti. Oltre il 40 per cento di persone infette ha avuto in questi mesi complicanze molto serie e lunghi tempi di degenza».

    Eppure crescono i movimenti no-vax e free-vax. Che dire? «C’è bisogno di alfabetizzare nuovamente la popolazione italiana perché sia più libera, consapevole e sicura nelle proprie scelte».

    Mariastella Gelmini, coordinatrice di Forza Italia in Lombardia, parla di atteggiamento ideologico e coercitivo per via dei bambini lasciati fuori dalle scuole… «Non c’è nulla di ideologico in una legge che è stata votata fortunatamente anche da Forza Italia e io ne sono molto contenta: non si può entrare negli asili nido e nella materna se non in regola col calendario vaccinale, ma basta che presentino il certificato e entreranno in classe. Certo, la legge impone un obbligo. Ma nella fascia di età 0-6 anni convivono i bambini più fragili quanto a immunizzazione. Alcuni non possono ancora essere vaccinati perché troppo piccoli, e i più grandi gli possono trasmettere malattie. È necessario mettere in sicurezza i bimbi più vulnerabili e immunodepressi. Da anni si era pericolosamente abbassato il livello di immunizzazione, come denunciato proprio dalle Regioni. Fino a 600mila erano le persone non vaccinate tra i giovani e questo esponeva l’intera popolazione a rischio epidemico. Di fronte a questo, le istituzioni hanno il dovere di essere tutte allineate».

    In molti però imputano al governo il caos, dal Lazio alla Lombardia… «Ci sono Regioni efficienti che hanno mandato a casa lettere già fissando le prenotazioni per vaccinarsi. Sono le Regioni a dover gestire il territorio, il governo a far rispettare la norma. Ci arrivano segnalazioni di scuole private che non chiedono la vaccinazione. Stiamo approfondendo queste situazioni davvero singolari. L’obbligatorietà va da 0 a 16 anni e riguarda anche chi non va a scuola. Fino al ’99 c’era il divieto di accesso a ogni scuola di ordine e grado per chi non fosse vaccinato. Penso al resto del mondo. All’iniziativa in California per debellare il morbillo. E alla Francia che dal 1º gennaio introdurrà 11 vaccinazioni obbligatorie».

    Non è bello chiudere i cancelli davanti ai bambini, no? «A Milano, 19 bambini tenuti fuori dall’asilo su 33mila. Non mi pare drammatico. Quei 19 avrebbero messo a rischio gli altri, e comunque una volta prenotato, anche via mail, potranno entrare. C’è un obiettivo di salute nazionale. E ci sono anche gli adulti da tutelare. Gli ospedali sono pieni di persone con morbillo e complicanze enormi, compresa l’encefalite».

    La Gran Bretagna non prevede l’obbligatorietà, eppure oltre il 90 per cento della popolazione si vaccina. Possibile? «Il Regno Unito con un altro sistema raggiunge lo stesso obiettivo. Loro hanno vaccinato quasi tutti, dopo le epidemie terribili avute in passato. E non c’è da loro il declino progressivo della cultura vaccinale che c’è in Italia. Erano state proprio le Commissioni Salute delle Regioni a reclamare una legge nazionale. Guardi, ho incontrato di recente la mamma di una bambina che ha avuto il trapianto di midollo. Da dieci anni combatteva per dare a sua figlia immunodepressa una condizione di sicurezza a scuola. Mi ha ringraziato».

     

    di: Marco Ventura

    fonte: Il Messaggero

  • intervista a La Stampa lorenzin_Pagina_1

    Lorenzin: E ora con Google ripuliremo la rete dalle fake news – Intervista a La Stampa

    Il ministro della Salute: ma quale modello Nordest? Sono sotto la soglia di copertura del 95%

    Vinta la battaglia con la Regione Veneto, la ministra della Salute Beatrice Lorenzin adesso rilancia: la guerra si sposta sulla Rete.

    Cosa intendete fare per contrastare la diffusione delle fake news sui vaccini? «Posso anticipare che stiamo lavorando in collaborazione con Google per indicizzare le notizie certificate scientificamente. Stiamo anche cercando con Google e polizia postale la via per rimuovere le false notizie che circolano in Rete e che sono pericolose per la salute pubblica».

    Intanto il Veneto già annuncia ricorso al Consiglio di Stato e poi attende il giudizio della Corte costituzionale sulla vostra legge. Preoccupata? «Non ho alcun timore. Ricordo che in Italia fino al 1999 vigeva l’obbligatorietà vaccinale per l’accesso a scuola. E la Costituzione da allora non è cambiata. In questo modo abbiamo sconfitto la polio, il tetano, la difterite e il vaiolo».

    Il governatore Zaia difende il «modello Veneto», fondato non sull’obbligo vaccinale ma sulle informazioni alle famiglie. E sostiene che funziona benissimo. Come risponde? «È vero, in Veneto hanno l’anagrafe dei vaccini e questo consente la tracciabilità. Ma restano sotto il 95 per cento dei vaccinati, che costituisce la soglia di sicurezza per la cosiddetta immunità di gregge. Sul morbillo hanno avuto in regione circa 300 casi. Il dialogo con i cittadini è giustissimo, necessario, ed è previsto anche dalla legge, ma purtroppo non basta».

    Perché non basta? «Le racconto questo. Abbiamo fatto fare dei sondaggi sulla diffusione del morbillo. E sa qual è stato il risultato? Una piccola parte di intervistati, convinti dalle fake news, riteneva fosse pericoloso vaccinarsi, ma la stragrande maggioranza rispondeva che, non essendo il vaccino obbligatorio, evidentemente non era importante farlo».

    Perché non investite sull’informazione? «Lo stiamo facendo, partiranno spot nazionali per spiegare il decreto e l’importanza della vaccinazione. Scuole, Asl, saranno tutti coinvolti. Anche i nostri alleati più preziosi in questa battaglia di civiltà a favore della scienza: i medici di famiglia e i pediatri, di cui le famiglie si fidano».

    Zaia sostiene che la vostra legge in fondo non era scritta così bene se avete avuto bisogno di spiegarla con una circolare… «E no! La legge è chiara, la circolare l’abbiamo dovuta fare per garantire quei genitori che purtroppo hanno a che fare con enti locali che non funzionano bene. E abbiamo previsto che, se la Asl non è in grado di attestare la vaccinazione, basta dimostrare di averla prenotata via mail, via telefono o con raccomandata».

    Dietro i vaccini si è combattuta anche una battaglia politica, con Lega e Cinque Stelle a favore dei No Vax. Come è stato possibile che una questione tecnico-scientifica si sia trasformata in un caso politico? «Purtroppo è un’abitudine che viene da lontano, pensiamo ai casi Di Bella o Stamina. E la colpa è anche della classe politica, che dovrebbe lavorare per rafforzare l’autorevolezza e l’indipendenza delle autorità scientifiche. Detto questo davvero non ho capito la posizione della Lega. Al di là delle divisioni, c’è un problema di responsabilità delle istituzioni: i virus non conoscono dialetti o confini regionali».

    Invece Forza Italia vi ha sostenuto… «Sono molto contenta, l’ho apprezzato. È importante che, almeno sulla salute, il Paese sia unito».

     

    di: Francesco Bei

    fonte: La Stampa

     

  • lupi

    Lupi: Non si può spaccare il Parlamento. Nel Paese sono altre le priorità – Intervista a Il Corriere della Sera

    Maurizio Lupi: è più importante bloccare l’Iva o creare la guerriglia in Senato?

    ROMA «Lo ius soli? Non è una priorità, il nostro è un no alla fiducia su un tema delicato e importante, che attraverso una forzatura può determinare una spaccatura nel Paese». Maurizio Lupi, capogruppo di Alternativa popolare alla Camera con profondissime radici cattoliche, torna sulla scena con un appello ai membri dell’esecutivo in quota Pd che in queste ore spingono affinché si approvi il provvedimento sulla cittadinanza per i figli degli immigrati.

     Presidente Lupi, allora quali saranno le conseguenze? Uscirete dall’esecutivo? «ll Pd fa bene a rivendicare una sua priorità di programma e di contenuti, ma il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni guida un governo che ha una caratteristica importante. Il suo è un esecutivo istituzionale — lo si evince anche dall’indice gradimento — che ha lo scopo di salvare il Paese, di ricostruire la coesione sociale. Dal nostro punto di vista ribadiamo: nessuna forzatura nel processo di approvazione. Anche perché lo ius soli non fa parte del programma di azione del governo».

    Nel luglio scorso proprio sullo ius soli si è consumato lo strappo dell’ex ministro Enrico Costa e di conseguenza la sua fuoriuscita da Ap. Subirete altre defezioni? «Non c’è stato nessuno strappo. La frenata da parte dell’esecutivo non è stata determinata dall’uscita di Enrico. Semmai è stata la posizione del gruppo di Ap alla Camera e al Senato, accompagnata dalle parole dei ministri Alfano e Lorenzin, ad aprire una riflessione. Noi, lo voglio mettere a verbale, non diciamo No allo ius soli, chiediamo di migliorare il testo al Senato. D’altro canto, ricordo che circa due anni fa il provvedimento è stato approvato a Montecitorio anche con il nostro sostegno. Ciò dimostra che quando ci troviamo in un contesto differente e non c’è scontro ideologico le leggi hanno la corsia preferenziale».

    II contesto odierno non è favorito da vicende come degli stupri di Rimini che hanno portato all’arresto di quattro extracomunitari. «Se noi diamo fuoco e benzina allo sviluppo della reazione e la alimentiamo, non aiutiamo a raggiungere l’obiettivo di chi come noi vuole il rispetto delle leggi, il controllo dei numeri negli accessi, l’integrazione e l’accoglienza dignitosa. Sant’Agostino diceva che la speranza ha due figlie: la prima è la rabbia, la seconda è il coraggio di costruire. Questo è quello che dà la speranza, ma la rabbia non va dimenticata. Non usiamo un contenuto giusto con un metodo sbagliato».

    II 24 agosto Alfano ha affermato: «Le cose giuste fatte al momento sbagliato rischiano di diventare sbagliate». Dunque, quali sono per Ap le priorità per il Paese? «Intanto approvare con una maggioranza qualificata in Senato pari a 161 la nota di aggiornamento del Def. Domando agli Orlando, ai Minniti e ai Zanda: il Pd si assume la responsabilità di spaccare il Parlamento a settembre? È più importante non far scattare l’aumento dell’Iva o creare la guerriglia a Palazzo Madama?».

    Come finirà? «Secondo me vincerà il senso di responsabilità ancora una volta. Che non vuol dire non avere sensibilità rispetto a questi temi. Governare significa tener conto di questo. Del resto, alla fine di una legislatura sarebbe un errore forzare e innescare una profonda divisione nel Paese».

     

    di: Giuseppe Alberto Falci

    fonte: Corriere della Sera

  • INTERVISTA A MINISTRO LORENZIN SU CORSERA_Pagina_1

    Lorenzin: Saranno responsabili di eventuali epidemie. Il divieto è sacrosanto – Intervista a Il Corriere della Sera

     Il ministro della Salute: nostro obiettivo è chiaro, tutelare la salute di tutti

    Negli anni la minor consapevolezza dell’importanza dei vaccini ha lasciato spazio a teorie strampalate e senza alcuna base scientifica.

    Ministra Beatrice Lorenzin, ha saputo dell’ iniziativa del Veneto? Una moratoria fino al 2019 perché la norma sulla decadenza dell’iscrizione alle scuole di infanzia non sarebbe chiara. «Ci riserviamo tutte le azioni di nostra competenza, il decreto del Veneto non è sostenibile. Se derogano di due anni, si assumono la responsabilità di quello che può accadere in ogni struttura e ai singoli alunni. L’epidemia di morbillo non è finita. Nel 2017 sono stati oltre 4.300 i casi, non c’è altro da aggiungere per spiegare la gravità della situazione».

    II Veneto confida nella sospensiva richiesta alla Corte Costituzionale. E se venisse accolta? «Siamo molto tranquilli e sereni sulla correttezza di un provvedimento a difesa della tutela della salute, principio previsto dall’articolo 32 della Costituzione. Sono misure necessarie per difendere la collettività. Fino al 1999 l’obbligo è stato molto più stringente eppure la legge di allora non è mai stata messa in dubbio per decenni. La mia generazione e le precedenti la accettavano senza sollevare polemiche».

    Perché adesso il clima è cambiato? «Noi in verità abbiamo riscontrato un enorme consenso popolare. Le famiglie italiane hanno paura per i figli. Le istituzioni negli ultimi anni hanno dato per scontato che ci fosse consapevolezza sull’importanza delle vaccinazioni, invece è venuta a mancare. E in questo vuoto si sono inseriti i free vax con le loro teorie strampalate e prive di ogni fondamento scientifico, rilanciate dai social. Leggende metropolitane gigantesche».

    Però gli obiettori irriducibili restano una realtà di cui tener conto. O no? «Ci vorrà tempo ma la legge avrà successo. Si è riattivato un movimento culturale a favore della prevenzione. Raggiungeremo le coperture vaccinali necessarie a garantire l’immunità di gregge cioè la protezione di tutti i cittadini, compresi quelli che rifiutano la profilassi. I free vax parlano di libertà di scelta, noi di libertà dalle malattie infettive».

    Ci saranno bimbi liberi di andare a scuola senza l’antipolio o l’antimorbillo? «Assolutamente no, senza vaccini non si entra. E un divieto sacrosanto. In questa fascia scolastica, da o a 6 anni, convivono bambini di età diverse. Quelli sotto i 6 mesi rischierebbero di essere contagiati dai più grandi e di essere colpiti da infezioni gravi come il morbillo, che quest’anno nel 46% dei casi ha richiesto il ricovero in ospedale».

    Il governatore della Puglia, Michele Emiliano, ha dichiarato che sosterrà i ricorsi degli obiettori. Che ne dice? «Spero torni sui suoi passi, come la Lombardia che aveva annunciato una proroga di 40 giorni sulla scadenza del 10 settembre per presentare la documentazione a scuola. Il presidente Maroni ha affermato ieri che non vuole scontri col governo e che non c’è una posizione di conflittualità. I pediatri pugliesi hanno poi condannato l’atteggiamento di Emiliano».

    Però non mancheranno altre proteste da parte delle famiglie, dopo i casi di Palermo e Verona e le minacce al sindaco di Uboldo. «Abbiamo allargato enormemente, attraverso l’ultima circolare congiunta con la ministra dell’Istruzione Valeria Fedeli, la rosa delle modalità per non veder negato l’ingresso a scuola. Procedure semplici, basterà una telefonata per l’appuntamento alla Asl. Chi è mosso dalla volontà di adempiere alle nuove norme ha le porte spalancate. Tutto il resto è pretestuoso. Al sindaco di Uboldo va la mia solidarietà».

    C’è chi auspica l’obbligatorietà delle vaccinazioni anche per gli operatori sanitari. È d’accordo? «La legge prevede l’autocertificazione sul proprio stato vaccinale da presentare alla struttura di lavoro. L’opportunità di introdurre l’obbligo è stata valutata e respinta durante la discussione in Parlamento. Non si è trovata la strada».

     

    di: Margherita De Bac

    fonte: Corriere della Sera

  • intervistaIl Mattino PRESIDENTE LUPI

    Lupi: diamo fastidio a Pd e Forza Italia. Silvio sbaglia, non siamo traditori – Intervista a Il Mattino

    Lupi: Con Renzi mai alleati, al governo solo per il bene del Paese

     

    Maurizio Lupi, capogruppo di Alternativa popolare alla Camera: un ministro e un sottosegretario si sono dimessi e hanno lasciato il partito. Ap rischialo scioglimento? «Siamo più vivi che mai e la conferma arriva dalla Summer School di Taormina, giunta alla settima edizione. Quando investi sulla formazione, sull’ascolto, sui giovani, significa che stai lavorando bene e che stai tornando all’essenza della politica. Il caso ha voluto che questa attività coincidesse con un tam tam mediatico provocato da alcune uscite, quelle di Costa e di Cassano, che hanno fatto pensare che Ap si stesse sciogliendo. Ma non è così. Ci siamo, ci saremo».

    Il ministro Lorenzin ha detto che su Ap si è scatenata una Opa ostile. Vi sentite assediati? «Diamo fastidio perché ci siamo, con le nostre idee e con la nostra proposta politica. E ci siamo, con i nostri elettori. Ncd-Ap è nata in Parlamento quattro anni fa e, come ha rilevato un recente studio di Swg, siamo l’unica forza politica, tra quella nate in Parlamento, che si è sottoposta al giudizio degli elettori, dalle europee del 2014 alle amministrative di giugno. In questi quattro anni, due milioni di italiani hanno votato Ncd-Ap a conferma che c’è uno zoccolo duro che apprezza la nostra proposta».

    Eppure, dopo quelli di Costa e Cassano, si vocifera di altri addii ad Ap. «Vogliono destabilizzarci. Da un parte il Pd e dall’altra Forza Italia, è in atto un tentativo per indebolirci. Ma non ci riusciranno. Vedo un attivismo soprattutto in Forza Italia, che guarda al nostro bacino elettorale».

    Berlusconi ha lanciato la «quarta gamba», una sorta di lista in cui far confluire tutti coloro che intendono lasciare Ap o altre forze di centro e che non potranno rientrare in Forza Italia. «Uno dei limiti dei bipolarismo della seconda repubblica è stato quello di creare coalizioni fatte da partiti e liste che si mettevano insieme per vincere ma che, una volta al governo, esplodevano perché non in sintonia sui programmi. Questa “quarta gamba”, per quanto abbia capito, dovrebbe nascere non per uno scopo nobile ma per raccogliere quelli che hanno tradito, i reietti, quelli che non hanno una casa e che non possono essere ospitati in Forza Italia. Ma non è questa la ragione per cui si fa politica».

    Berlusconi insiste molto su questa storia dei traditori, al punto da mettere veti su chi lasciò Forza Italia e oggi immagina di rientrare. «I veti, legittimamente, si pongono all’interno di ogni singolo partito e il leader determina la linea politica, le candidature e le alleanze. Berlusconi, legittimamente, in Forza Italia mette veti con chiunque e su chiunque. Noi non siamo in Forza Italia e quindi non può mettere veti su chi non vuole tornare in Forza Italia».

    Ma lei e i tanti che lasciarono Forza Italia vi sentite traditori? «Il vero tema non è decidere chi è traditore ma entrare nel merito delle questioni e cercare di capire se in quattro anni di governo c’è stato un tradimento di quei programmi che furono decisi anche con Berlusconi. Se in quattro anni abbiamo fatto digerire al Pd battaglie qualificanti del centrodestra come l’abolizione dell’Imu sulla prima casa o l’introduzione del bonus bebè e del bonus mamma o alcune misure sulla flessibilità del lavoro, è perché siamo stati coerenti con le nostre idee e con i nostri valori. Ci abbiamo messo la faccia e i cittadini ci hanno giudicato e premiato con il voto».

    Il rapporto con il Pd e con Renzi è finito? «Insieme al Pd e a Renzi e a Gentiloni abbiamo fatto tanta strada insieme e non disconosciamo il lavoro svolto al governo. Ma perché siamo stati insieme? Perché avevamo la stessa visione politica? No. Abbiamo governato insieme perché nel 2013 nessuno vinse le elezioni e, come è successo in Germania e Spagna e come succede in tutte le democrazie moderne, se nessuno vince si collabora per il bene del Paese. Noi non siamo mai stati alleati del Pd, abbiamo collaborato con il Pd per portare l’Italia fuori dalla crisi. Questa era la natura e la logica di questa legislatura che si sta concludendo».

    Si parla di alleanze e di coalizioni senza che ancora si sappia con quale legge elettorale si andrà a votare. Berlusconi rilancia il proporzionale, Renzi dice che non farà nessuna legge senza l’accordo con Berlusconi e Grillo. E Ap? «Innanzitutto, piaccia o non piaccia, la legge elettorale è incardinata alla Camera ed è da lì che si riparte. Vedo, poi, che c’è un tentativo di rifare lo stesso errore che ha affossato il sistema tedesco. Non si può partire da una maggioranza numerica, ci vuole un accordo sul merito. Né è immaginabile un accordo tra il Pd e tre forze di opposizione. Semmai, si parte dalla maggioranza di governo e si apre alle opposizioni».

    La proposta di Ap? «Proporzionale, premio di governabilità, preferenze. Governabilità e rappresentatività sono i nostri punti chiave».

    di: Paolo Mainiero

    fonte: Il Mattino

  • Intervista La Repubblica Lorenzin_Pagina_1

    Lorenzin: Non torneremo con Silvio lui lancia una bad company. Pure Matteo ci vuole morti – Intervista a La Repubblica

    La ministra della Sanità: serve una riforma elettorale che preveda le coalizioni

     

    Brutto periodo, ministra Beatrice Lorenzin? Rimarrete in pochi, in Ap? «No, saremo in tantissimi e sui territori aumentano le adesioni, come dimostrano i risultati alle ultime amministrative. È semplicemente in corso l’ennesima opa ostile. Non è la prima, perché noi siamo un’anomalia per il “Renzusconi”. Le hanno tentate tutte per farci fuori».

    Chi vi vuole “eliminare”, Berlusconi e Renzi? «Tutti sanno che Renzi ha detto che l’alleanza con Alfano era impossibile, provando a eliminarci  con la legge elettorale. E adesso c’è Berlusconi, che benedice un’ipotetica alleanza con una quarta gamba di “scappati di casa” che lui chiama “traditori pentiti”…».

    Intanto però avete perso un ministro. Ha sentito Costa? «Non l’ho sentito. Umanamente mi dispiace. Abbiamo condiviso battaglie comuni su ius soli e famiglia, ma ha fatto la scelta sbagliata».

    E lei non lo seguirà? «Il mio telefono sta squillando giorno e notte, in tanti ci dicono “non mollate!”. Noi abbiamo costruito un partito, non ci interessano bad company. La verità è che o sei centro autonomo, o non lo sei. Essere una quarta gamba di Berlusconi non ha senso, perché gli elettori votano direttamente Forza Italia. E comunque non mi risulta che Berlusconi voglia la coalizione».

    Però l’emorragia sembra continuare. Quando finirà il controesodo verso Arcore? «Senta, la nostra è una scommessa non ancora vinta. Non è un gioco per signorine. Possiamo perdere, ma penso che ce la faremo. Ecco, se vogliono andarsene, lo facciano subito e ci lascino lavorare. Chi vuole cose semplici, vada ad Arcore».

    Ma c’è chi, in Ap, vuole dialogare con Berlusconi e ricostruire il Ppe italiano. In testa c’è Lupi. «Tutti, in Ap, vorrebbero ricostruire il Ppe italiano. Ma devono volerlo anche gli altri, Berlusconi compreso. Ma come si fa, se non si abbandonano rancori e voglia di vendetta?».

    Magari vi servirebbe anche un leader. Non ha funzionato neanche con Parisi, pare. «Noi un leader ce l’abbiamo e si chiama Alfano. Abbiamo messo in gioco la leadership, proposto le primarie, ma c’è chi dice: “Vengo e faccio direttamente il leader”. Succedono cose strane, sarà il caldo estivo…».

    Col Pd l’alleanza è conclusa, come ha detto Alfano? «Renzi ha sancito la fase finale di questa alleanza politica».

    E allora perché sostenete ancora Gentiloni? «È finita la collaborazione col segretario del p, non con Gentiloni. Lo sosterremo perché il governo deve portare a termine il lavoro e approvare la legge di stabilità. Stiamo traghettando il Paese fuori dalla crisi. Sta però alla maturità dei leader dimostrare nei prossimi mesi di essere capaci di superare l’instabilità politica».

    È preoccupata pe il 2018? «Ricorda quanti mesi sono serviti nel 2013 per fare un governo? Invece di puntare all’1% in più, i leader pensino a questo. E non cavalchino l’onda populista, altrimenti la gente sceglierà gli “originali”».

    Potrebbe aiutare la stabilità una legge elettorale di coalizione? Nel Pd ci puntano molti, da Franceschini a Prodi e Orlando. Lei è d’accordo? «Sempre stata di questa idea. Nei prossimi mesi la buona volontà dei singoli può fare molto, in questo senso».

    Sempre che non cada prima il governo sullo ius soli. Gentiloni ha promesso la fiducia a settembre. È sempre contraria? «Siamo al 22 luglio, abbiamo provvedimenti importanti davanti. A settembre parleremo dell’agenda di settembre».

     

    di: Tommaso Ciriaco

    fonte: La Repubblica

  • Intervista Pizzolante_Pagina_1

    Pizzolante: Il centro siamo noi. E l’opa ostile di Pd e Fi fallirà – Intervista a Il Dubbio

    Sergio Pizzolante: Le dimissioni del ministro Costa e quelle del sottosegretario Massimo Cassano sono figlie di una strategia congiunta che tende a bruciare il terreno dei moderati

     

    «Alternativa popola­re non è sull’orlo dell’implosione. Ma si candida a dar voce a quel­l’area del ceto medio che non si sente rappresentata dai populi­smi, inseguiti dallo stesso Renzi e alleati di Berlusconi, e dalla no­stalgia del ritorno in Forza Italia o all’Unione di Prodi. Detto questo, anche noi abbiamo fatto errori di staticità», parole di Sergio Pizzolante, vice capogruppo di Ap alla Camera, molto vicino ad Angelino Alfano.

    Onorevole Piz­zolante, Pd e Fi vi stanno strin­gendo a tena­glia. Dopo le dimissioni di Costa, ieri sono arrivate quelle da sottosegre­tario di Massimo Cassano. Come reagite? «Questi passag­gi, sono figli di una strategia congiunta del Pd e di Forza Italia di bruciare il terreno del centro. È destina­ta però a fallire. Perché non è con la campagna acquisti dell’ultimo chilometro prima delle elezioni che si può immaginare di rappre­sentare il voto dell’area moderata, liberale, di centro, del ceto medio che è certamente smarrito ed è in difficoltà, cerca una nuova rap­presentanza politica, che però non si tradurrà mai nel seguire Costa da una parte e Bernar­do dall’altra».

    C’è un rischio implosione di Ap? «Questo rischio non c’è perché la fenomenologia della campagna acquisti comunque non cancella il fatto che ci sono milioni di italiani i quali né si fanno incantare dalla dinamica della paura, che oggi porta una parte degli elettori a votare per i partiti populisti e per chi insegue la nostalgia del ritorno a Berlusco­ni o a Prodi e all’Unione».

    Quindi, cosa intendete fare? Qua­le messaggio lancerete in que­sto fine settimana dalla summer school dei Giardini Naxos a Taor­mina? «È necessario costruire un soggetto politico che sia alternativo alla dinami­ca della paura e della nostalgia. Il nostro obiettivo è partecipare alla costruzione di un soggetto politi­co alla Macron».

    Mai numeri sono un po’ impieto­si: Ap nei sondaggi ha il 2,9 per cento. «I sondaggi sono impietosi anche per il Pd che è passato dal 41 al 25 per cento e si avvia a prendere il 20 e per Berlusconi che è sotto Salvini. Quindi, di cosa stiamo parlando? Se questi numeri, che sono impietosi per loro, gli ex grandi partiti pensano di recupe­rarli con la campagna acquisti di Costa e di Bernardo, tanti auguri».

    Ma il pressing del ritorno nel cen­trodestra per la verità si è scate­nato dopo che Renzi vi ha mal­trattati usando con Alfano espressioni più pesanti di quelle di Berlusconi. Altro che mancan­za del quid… «Stiamo parlando di una realtà po­litica triste perché ci sono leader con una visione molto corta. Sia Renzi che Berlusconi dicono che il grande pericolo è il governo a Cinque Stelle ma anziché costrui­re sistemi di alleanza e di allarga­mento del proprio orizzonte poli­tico, elettorale e programmatico fanno azioni distruttive e Opa ostili nei confronti dei partiti più piccoli. È miopia politica».

    Quali errori vi rimproverate? «È del tutto evidente che se c’è uno spazio politico per un’area al­ternativa alle paure, ai populismi e anche alla nostalgia, significa che non abbiamo saputo rappre­sentarla. Se ci sono milioni di ita­liani di ceto medio delusi che si astengono o votano i Cinque Stel­le è chiaro che abbiamo commes­so errori».

    Voi avete insistito sul senso di re­sponsabilità beccandovi sempre l’accusa di poltronismo. Sarebbe stato meglio far cadere il gover­no? «No, noi siamo nati per un gesto di responsabilità che è stato quello di tenere in vita il governo del Paese nel momento in cui l’alter­nativa sarebbe stata il disastro e cioè andare al voto anticipato sen­za una legge elettorale. Quindi, io ho l’orgoglio di quella scelta. Es­sendo nati con un gesto di respon­sabilità non potevamo chiudere con un gesto di irresponsabilità. Detto questo, l’eccesso di respon­sabilità è diventato per lunghi tratti staticità».

    Dovevate essere di lotta e di go­verno? «Dovevamo essere più arcigni nel difendere alcune battaglie di li­bertà e invece siamo apparsi mor­bidi sull’oppressione fiscale del ceto medio e anche sul tema giu­stizia dove sono stati fatti passi in­dietro».

    Nel Pd Dario Franceschini sulla politica delle alleanze al centro si è dimostrato più aperto di Renzi. Avete un dialogo con lui? «Franceschini è persona seria e di­ce cose di buon senso. Pensa che chi ha collaborato per il buon go­verno non può essere preso a pe­sci in faccia. Ma non c’è solo lui, dalla Sicilia all’Emilia Romagna molti del Pd dialogano con noi. Ne vedremo delle belle».

     

    di: Paola Sacchi

    fonte: Il Dubbio

  • intervista Messaggero Lorenzin_Pagina_1

    Lorenzin: Più sicurezza per tutti, coinvolgeremo i genitori – Intervista a Il Messaggero

    Il ministro della Salute: il testo non cambia, alla Camera ci sarà la fiducia.

    Ministra dopo l’approvazione in Senato, alla Camera sarà più facile? «Il testo non cambierà e metteremo la fiducia, al Senato è stato approvato con 172 sì, un voto assolutamente trasversale. È una svolta storica ed è il più grande piano vaccini riconosciuto anche dal M5S».

    Ma perché tornare alla obbligatorietà? «L’obbligatorietà è stata tolta nel 1999, dobbiamo recuperare 17 anni e perché all’inizio del 2017 sono stati segnalati 3.670 casi di morbillo e 3 decessi, con un incremento di oltre il 500% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a livello di criticità l’OMS dice che sul morbillo siamo il secondo paese tra Europa e Africa».

    Cosa cambia per le famiglie? «C’è il divieto di accesso a scuola tra zero e sei anni se non vaccinati. Questo perché i bimbi più piccoli sono quelli che hanno lo stato immunitario più basso e quindi più esposti a virus e infezioni e più soggetti a trasmetterli. Per quelli dai 6 ai 16 anni rimane obbligatorietà con sanzione. Inoltre è stata tolta la segnalazione al tribunale dei minori e abbiamo diminuito la sanzione da 7500 a 500 euro».

    Perché ci sono famiglie che esitano, si è data una risposta? «In questi 17 anni senza obbligatorietà è successo che gli italiani che non ha un’informazione scientifica adeguata hanno pensato che siccome vaccinarsi non era più obbligatorio non fosse importante. Poi succede che scoppia l’emergenza meningite, con i morti ci si spaventa e c’è stata una richiesta enorme».

    Da dove viene lo spirito anti vax? «Sono movimenti finti libertari che vengono da lontano, che hanno fomentato le persone con leggende metropolitane che con l’avvento dei social sono diventate virali. Il punto è che quello che dice Pinco Pallino su internet vale quanto quello che asserisce un Premio Nobel. I vaccini servono e sono serviti per eradicare malattie come polio e vaiolo. Ora dobbiamo raggiungere il 95% di copertura ricordandoci che c’è un 5% di bimbi immunodepressi che non può essere vaccinato e che ha diritto di vivere come tutti e non stare in isolamento».

    Ci sono molte zone in Italia sotto quel 95%? «Sì, in Sicilia l’81% e in Veneto l’89% per non parlare di singole province come Napoli sull’80 o la Provincia di Bolzano al 67% sul morbillo, o 89% in Friuli per la polio. Se tu non vaccini 50, 60 mila bimbi l’anno in 10 anni chiediamoci quanti sono rimasti fuori dall’immunizzazione: persone che poi prendono quelle malattie da adulti magari con maggiori rischi».

    II decreto prevede un coinvolgimento dei pediatri e se si come? «Il pediatra è l’ingaggio più importante di questo piano. Faremo una campagna di informazione per i genitori. Con noi ci sono gli ordini dei medici e le società scientifiche».

    Perché 10 vaccini obbligatori e 4 fortemente raccomandati? «Le due meningiti, rotavirus e pneumococcica trasferiscono l’obbligatorietà alle Regioni e alle ASL che faranno una chiamata attiva a casa e cercheranno di capire e convincere le famiglie illustrando i motivi del rispetto del calendario vaccinale. Con il decreto pensiamo che in 3 anni riusciremo a tornare alla copertura massima. Fra tre anni infatti il prossimo ministro verificherà se ci sono coperture sufficienti a togliere l’obbligatorietà sulla tetravalente (morbillo, varicella, rosolia e parotite detti comunemente orecchioni). Il decreto è pensato come strumento flessibile in base agli andamenti epidemiologici. Ma ora è emergenza e quindi, vaccini obbligatori. Abbiamo seguito l’esempio della California che dopo le epidemie di morbillo ha introdotto 9 vaccini obbligatori e in 18 mesi ha ottenuto una copertura accettabile. La Francia anche ne sta introducendo 9, La Germania ha varato sanzioni molto alte e anche l’Austria sta ragionando sull’obbligatorietà».

    Ora un genitore cosa deve fare? «Se ha figli alla scuola dell’obbligo ha tempo di portare documenti e autocertificazioni entro il 31 ottobre 2017, per la scuola d’infanzia e i nidi entro il 10 settembre. L’intera documentazione va confermata entro il 10 marzo 2018. C’è tutto il tempo e vale anche per il differimento dell’immunizzazione e la lista d’attesa».

    I vaccini sono gratuiti? «Sì, tutti».

    Ci sarà un’anagrafe vaccinale? «Sì, e permetterà di avere i dati elettronici di tutti. Dal 2019 al 2020 poi non ci sarà più bisogno della scuola come segnalatore ma saranno dati in possesso delle ASL».

    Monitorerete le reazioni avverse? «Esiste già un sistema e Aifa darà i dati, anche noi li pubblicheremo analizzandoli. Le reazioni avverse le segnaliamo sempre tutte: sono qualche linea di febbre, arrossamenti o la parte del corpo coinvolta che si indurisce. Non esiste invece alcuna correlazione tra autismo o altre patologie. Non si conoscono ancora le cause di queste patologie purtroppo e ci sono migliaia di studi indipendenti su milioni di persone. Il vaccino è l’unico farmaco che viene somministrato a persone sane quindi è sicuro. Appena c’è un sospetto viene ritirato».

    Il Veneto non rinuncia allo spirito free vax e annuncia ricorso. «Mi dispiace molto politicamente: questa è una norma di civiltà e sicurezza pubblica e anche loro non stati esenti da problemi: da chi faceva vaccini per finta alla copertura ancora molto bassa per l’esavalente e il morbillo. A livello tecnico non ho nessun timore: fino al 1999 c’era obbligatorietà e la Costituzione era la stessa».

     

    di: Stefania Piras

    fonte: Il Messaggero

  • intervista Lupi Corsera_Pagina_1

    Lupi: Asse tra noi e Pd fino alle elezioni. Centro o populisti, FI deve scegliere – Intervista a Il Corriere della Sera

    Lupi: ho stima per Costa, ma non mi sento come se avessi il piede in due scarpe

    Sono anni che sento parlare delle nostre frantumazioni. No, ci siamo e ci saremo. Siamo nati in Parlamento ma passati per il test del voto

    Maurizio Lupi, Enrico Costa si è dimesso perché non voleva tenere due piedi nella stessa scarpa. Condivide? «Con Enrico c’è un rapporto di amicizia, ma si dimentica la ragione istituzionale e politica per cui questa legislatura non doveva esserci e invece è durata. Due forze grandi e distanti tra loro, sconfitte dagli elettori, collaborano, come in Germania e Spagna, e nessuno dice all’altro, alla fine, siete dei traditori. Personalmente non sento di avere il piede in due scarpa. Questo significherebbe non dare dignità e significato alla scelta fatta quattro anni fa».

    Scelta in cui Costa non si riconosce più, evidentemente. «Ma se tenere due piedi in una stessa scarpa ha significato passare da meno 2% di Pil al più 1,4 di quest’anno, ce ne metto 12 di piedi. E se ha voluto dire dare la possibilità a 3oo mila neo mamme di ricevere un bonus per il figlio nato, ce ne metto 64. E se ha voluto dire abolire l’Imu, ce ne metto 124».

    Anche Alfano ha dichiarato conclusa la collaborazione. «Infatti, concludendo la legislatura si esauriscono le ragioni delle stare insieme. Ma prima no. C’è stato un periodo in cui qualcuno pensava che questo fosse un governo monocratico pd, ma non è stato così. È stato un governo straordinario di responsabilità e lo dimostra la sensibilità istituzionale del premier, che ha capito come sullo ius soli ponevamo questioni serie».

    Renzi ha detto che la scelta di Costa è stata «seria e coerente» e la portavoce di Ap Valentina Castaldini lo ha definito «bugiardo e ipocrita». «Non mi piace quando i toni si alzano e la politica finisce in rissa. Quanto a Renzi, gli domanderei: “La diversità non l’ho mai nascosta, con la dignità delle mie idee, eppure si collaborava. Allora, secondo questa logica, avrei dovuto tenermi le mie idee e non dargli il mio appoggio quando era premier?”».

    Ap rischia smottamenti e emorragie di parlamentari? «Sono quattro anni, prima con Ncd poi con Ap, che ogni settimana si parla di smottamenti e frantumazioni. No: noi ci siamo stati, ci siamo e ci saremo. Siamo l’unica forza nata in Parlamento che si è messa alle prove alle urne e ha preso un milione e 200 mila voti».

    Fatto sta che Costa e altri stanno per far nascere un altro partito. «Mi fa piacere che per la prima volta tutti dicano che c’è bisogno di un centro. Lo dice Forza Italia e lo dice anche Renzi, che è a caccia di voti moderati».

    Rischiano di esserci molti partiti di centro e centrodestra alle elezioni. «Vedo tanta frammentazione. Prima di pensare alle alleanze vanno definiti il contenuto e i confini politici del centro. I cittadini devono avere una ragione per votarti. Siamo alternativi al Pd, non perché mangino i bambini, ma perché abbiamo idee diverse, e alternativi alla destra lepenista che vuole portarci fuori dall’Europa».

    E Berlusconi? «Sono d’accordo con Renzi, Berlusconi deve scegliere se essere popolare o populista».

    Ma non lavorate a un «rassemblement» per un nuovo grande centro? «Certo, ci lavoriamo da anni. Il nostro compito è quello di dare un contributo perché possa nascere un nuovo soggetto, ma senza primogeniture. Invece vedo una discussione surreale e vedo una corsa a tornare in Forza Italia per la paura di non essere rieletti. Un’alleanza non artificiosa può essere fatta solo tra soggetti che esistono, che hanno una chiara identità e visioni convergenti».

    Ieri ha incontrato Zanetti e Cesa. «Si e ho parlato anche con Casini. Si può e si deve lavorare insieme, ma non come somma di tanti soggetti: serve il coraggio di una nuova proposta».

     

    di: Alessandro Trocino

    fonte: Il Corriere della Sera

  • INTERVISTA MINISTRO ALFANO_Pagina_1

    Alfano: La collaborazione col Pd ormai s’è conclusa – Intervista a Il Secolo XIX

    Il ministro degli Esteri: ma continuiamo a sostenere lo stesso il governo, Gentiloni corretto. Lo ius soli? Una legge giusta proposta nel tempo sbagliato.

    18 luglio 2017 – Pd addio, «la collaborazione col Pd ormai conclusa», annuncia il leader di Alternativa popolare Angelino Alfano.

    Lei è appena uscito dalla riunione con gli altri ministri degli esteri dell’Ue dove si è parlato proprio di Libia e dell’ondata di migranti sulle nostre coste. La solita solidarietà a parole all’Italia? «Diciamo che tutti hanno ben chiara l’insostenibilità di questa situazione, sarebbe bene che tutti avessero il coraggio di fare insieme a noi seri investimenti in Africa per diminuire le partenze e applicassero quanto già sottoscritto in termini di ricollocamenti».

    Intanto in Italia avete fatto questo sgambetto al Pd sullo ius soli. Si è vendicato di Renzi che l’ha trattata come un leader di un cespuglio senza voti? «Macché…Semplicemente: una legge giusta, se fatta in un modo o in un tempo sbagliato, rischia di diventare sbagliata al di là del merito».

    Voi lo ius soli l’avete votato alla Camera, adesso avete cambiato idea. Al di là della buona volontà di Gentiloni di approvarla a settembre, la legge è finita su un binario morto? «Noi abbiamo ribadito a Gentiloni che non siamo pentiti del voto favorevole alla Camera. Ma alcuni correttivi saranno necessari al Senato, anche su questioni delicate».

    Per esempio? «La concessione della cittadinanza nei confronti di figli i cui genitori non l’abbiamo chiesta. Alcuni elementi di debolezza vanno colmati».

    Ma così si rischia di non fare più in tempo a votarla, e poi ci sarà la sessione di bilancio… «Non abbiamo pregiudiziali ideologiche contro lo ius soli, ma ciascuno ha le sue priorità: noi per esempio, per questo finale di legislatura, chiediamo l’approvazione della legge sulla legittima difesa».

    Insomma, proponete uno scambio al Pd: ius soli in cambio della legittima difesa? «Nessun baratto, ma vogliamo concordare un’agenda di fine legislatura con le forze che sostengono il governo».

    Intanto con il rinvio dello ius soli avete ottenuto gli applausi del centrodestra. State lavorando per tornare alla casa madre? «Con questa legge elettorale che non prevede alleanze, abbiamo la possibilità di costruire un’area autonoma, popolare e liberale. A questo soltanto stiamo lavorando. Non sono previste alleanze e noi non le stiamo cercando: sono gli altri, da Monza a Catanzaro passando per Genova, che alle ultime amministrative le hanno cercate con noi».

    E dopo il voto? «Vedremo come si saranno espressi i cittadini».

    Dopo la decisione di bloccare la fiducia sullo ius soli si è guastato il vostro rapporto con Gentiloni? «Il presidente del Consiglio è stato molto corretto, ha mostrato rispetto verso chi lo sostiene pur ribadendo che la legge la vuole fare. Il rispetto e la buona educazione talvolta sono un optional, come il metallizzato sulle auto, mentre Gentiloni le ha di serie. Ha esercitato inoltre una leadership di sua stretta competenza – in quanto premier – nel decidere di non mettere la fiducia».

    A differenza di altri, come Renzi, intende? Con il segretario del pd ha più avuto modo di parlare dopo la rottura sulla legge elettorale? «Non ce n’è stata né l’occasione né la necessità».

    Probabile che si vada al voto con queste leggi rimaste dopo il taglia e cuci della Consulta. Voi cosa farete? «Cercare alleanze è un modo per confondere gli elettori visto che non sono previste dal Consultellum. Io credo invece che occorra al più presto lanciare una proposta politica che unisca tutti coloro che sono distinti e autonomi dalla sinistra, ma che non vogliono andar dietro a chi, come Salvini, ci vuole portare fuori dall’Europa».

    Addio Pd dunque?  «La collaborazione con loro si è ormai conclusa, sosteniamo lo stesso governo, ma non facciamo parte della stessa coalizione: diciamo che abbiamo un parente in comune, di nome Gentiloni, ma tra noi e loro non c’è più alcun legame».

    Con Berlusconi invece come vanno le cose? L’ha più sentito? «Sì, ci siamo incontrati al funerale di Kohl».

    E…?  «Ci siamo salutati ma non abbiamo parlato di politica».

    Un’ultima cosa, c’è molta polemica sulla missione Triton: la destra e M5s sostengono che Renzi abbia barattato la flessibilità sui conti con l’accettazione della clausola per cui i migranti sarebbero stati sbarcati nei nostri porti. È andata così?  «Io all’epoca ero al Viminale, il negoziato sulla flessibilità non era, ovviamente, nelle mie competenze, ma mi sento di escludere scambi. E comunque Triton, per quanto riguarda le navi europee, conta solo il 10 per cento sul totale degli sbarchi».

     

    di: Francesco Bei

    fonte: Il Secolo XIX