• intervista Messaggero Lorenzin_Pagina_1

    Lorenzin: Più sicurezza per tutti, coinvolgeremo i genitori – Intervista a Il Messaggero

    Il ministro della Salute: il testo non cambia, alla Camera ci sarà la fiducia.

    Ministra dopo l’approvazione in Senato, alla Camera sarà più facile? «Il testo non cambierà e metteremo la fiducia, al Senato è stato approvato con 172 sì, un voto assolutamente trasversale. È una svolta storica ed è il più grande piano vaccini riconosciuto anche dal M5S».

    Ma perché tornare alla obbligatorietà? «L’obbligatorietà è stata tolta nel 1999, dobbiamo recuperare 17 anni e perché all’inizio del 2017 sono stati segnalati 3.670 casi di morbillo e 3 decessi, con un incremento di oltre il 500% rispetto allo stesso periodo dello scorso anno, a livello di criticità l’OMS dice che sul morbillo siamo il secondo paese tra Europa e Africa».

    Cosa cambia per le famiglie? «C’è il divieto di accesso a scuola tra zero e sei anni se non vaccinati. Questo perché i bimbi più piccoli sono quelli che hanno lo stato immunitario più basso e quindi più esposti a virus e infezioni e più soggetti a trasmetterli. Per quelli dai 6 ai 16 anni rimane obbligatorietà con sanzione. Inoltre è stata tolta la segnalazione al tribunale dei minori e abbiamo diminuito la sanzione da 7500 a 500 euro».

    Perché ci sono famiglie che esitano, si è data una risposta? «In questi 17 anni senza obbligatorietà è successo che gli italiani che non ha un’informazione scientifica adeguata hanno pensato che siccome vaccinarsi non era più obbligatorio non fosse importante. Poi succede che scoppia l’emergenza meningite, con i morti ci si spaventa e c’è stata una richiesta enorme».

    Da dove viene lo spirito anti vax? «Sono movimenti finti libertari che vengono da lontano, che hanno fomentato le persone con leggende metropolitane che con l’avvento dei social sono diventate virali. Il punto è che quello che dice Pinco Pallino su internet vale quanto quello che asserisce un Premio Nobel. I vaccini servono e sono serviti per eradicare malattie come polio e vaiolo. Ora dobbiamo raggiungere il 95% di copertura ricordandoci che c’è un 5% di bimbi immunodepressi che non può essere vaccinato e che ha diritto di vivere come tutti e non stare in isolamento».

    Ci sono molte zone in Italia sotto quel 95%? «Sì, in Sicilia l’81% e in Veneto l’89% per non parlare di singole province come Napoli sull’80 o la Provincia di Bolzano al 67% sul morbillo, o 89% in Friuli per la polio. Se tu non vaccini 50, 60 mila bimbi l’anno in 10 anni chiediamoci quanti sono rimasti fuori dall’immunizzazione: persone che poi prendono quelle malattie da adulti magari con maggiori rischi».

    II decreto prevede un coinvolgimento dei pediatri e se si come? «Il pediatra è l’ingaggio più importante di questo piano. Faremo una campagna di informazione per i genitori. Con noi ci sono gli ordini dei medici e le società scientifiche».

    Perché 10 vaccini obbligatori e 4 fortemente raccomandati? «Le due meningiti, rotavirus e pneumococcica trasferiscono l’obbligatorietà alle Regioni e alle ASL che faranno una chiamata attiva a casa e cercheranno di capire e convincere le famiglie illustrando i motivi del rispetto del calendario vaccinale. Con il decreto pensiamo che in 3 anni riusciremo a tornare alla copertura massima. Fra tre anni infatti il prossimo ministro verificherà se ci sono coperture sufficienti a togliere l’obbligatorietà sulla tetravalente (morbillo, varicella, rosolia e parotite detti comunemente orecchioni). Il decreto è pensato come strumento flessibile in base agli andamenti epidemiologici. Ma ora è emergenza e quindi, vaccini obbligatori. Abbiamo seguito l’esempio della California che dopo le epidemie di morbillo ha introdotto 9 vaccini obbligatori e in 18 mesi ha ottenuto una copertura accettabile. La Francia anche ne sta introducendo 9, La Germania ha varato sanzioni molto alte e anche l’Austria sta ragionando sull’obbligatorietà».

    Ora un genitore cosa deve fare? «Se ha figli alla scuola dell’obbligo ha tempo di portare documenti e autocertificazioni entro il 31 ottobre 2017, per la scuola d’infanzia e i nidi entro il 10 settembre. L’intera documentazione va confermata entro il 10 marzo 2018. C’è tutto il tempo e vale anche per il differimento dell’immunizzazione e la lista d’attesa».

    I vaccini sono gratuiti? «Sì, tutti».

    Ci sarà un’anagrafe vaccinale? «Sì, e permetterà di avere i dati elettronici di tutti. Dal 2019 al 2020 poi non ci sarà più bisogno della scuola come segnalatore ma saranno dati in possesso delle ASL».

    Monitorerete le reazioni avverse? «Esiste già un sistema e Aifa darà i dati, anche noi li pubblicheremo analizzandoli. Le reazioni avverse le segnaliamo sempre tutte: sono qualche linea di febbre, arrossamenti o la parte del corpo coinvolta che si indurisce. Non esiste invece alcuna correlazione tra autismo o altre patologie. Non si conoscono ancora le cause di queste patologie purtroppo e ci sono migliaia di studi indipendenti su milioni di persone. Il vaccino è l’unico farmaco che viene somministrato a persone sane quindi è sicuro. Appena c’è un sospetto viene ritirato».

    Il Veneto non rinuncia allo spirito free vax e annuncia ricorso. «Mi dispiace molto politicamente: questa è una norma di civiltà e sicurezza pubblica e anche loro non stati esenti da problemi: da chi faceva vaccini per finta alla copertura ancora molto bassa per l’esavalente e il morbillo. A livello tecnico non ho nessun timore: fino al 1999 c’era obbligatorietà e la Costituzione era la stessa».

     

    di: Stefania Piras

    fonte: Il Messaggero

  • intervista Lupi Corsera_Pagina_1

    Lupi: Asse tra noi e Pd fino alle elezioni. Centro o populisti, FI deve scegliere – Intervista a Il Corriere della Sera

    Lupi: ho stima per Costa, ma non mi sento come se avessi il piede in due scarpe

    Sono anni che sento parlare delle nostre frantumazioni. No, ci siamo e ci saremo. Siamo nati in Parlamento ma passati per il test del voto

    Maurizio Lupi, Enrico Costa si è dimesso perché non voleva tenere due piedi nella stessa scarpa. Condivide? «Con Enrico c’è un rapporto di amicizia, ma si dimentica la ragione istituzionale e politica per cui questa legislatura non doveva esserci e invece è durata. Due forze grandi e distanti tra loro, sconfitte dagli elettori, collaborano, come in Germania e Spagna, e nessuno dice all’altro, alla fine, siete dei traditori. Personalmente non sento di avere il piede in due scarpa. Questo significherebbe non dare dignità e significato alla scelta fatta quattro anni fa».

    Scelta in cui Costa non si riconosce più, evidentemente. «Ma se tenere due piedi in una stessa scarpa ha significato passare da meno 2% di Pil al più 1,4 di quest’anno, ce ne metto 12 di piedi. E se ha voluto dire dare la possibilità a 3oo mila neo mamme di ricevere un bonus per il figlio nato, ce ne metto 64. E se ha voluto dire abolire l’Imu, ce ne metto 124».

    Anche Alfano ha dichiarato conclusa la collaborazione. «Infatti, concludendo la legislatura si esauriscono le ragioni delle stare insieme. Ma prima no. C’è stato un periodo in cui qualcuno pensava che questo fosse un governo monocratico pd, ma non è stato così. È stato un governo straordinario di responsabilità e lo dimostra la sensibilità istituzionale del premier, che ha capito come sullo ius soli ponevamo questioni serie».

    Renzi ha detto che la scelta di Costa è stata «seria e coerente» e la portavoce di Ap Valentina Castaldini lo ha definito «bugiardo e ipocrita». «Non mi piace quando i toni si alzano e la politica finisce in rissa. Quanto a Renzi, gli domanderei: “La diversità non l’ho mai nascosta, con la dignità delle mie idee, eppure si collaborava. Allora, secondo questa logica, avrei dovuto tenermi le mie idee e non dargli il mio appoggio quando era premier?”».

    Ap rischia smottamenti e emorragie di parlamentari? «Sono quattro anni, prima con Ncd poi con Ap, che ogni settimana si parla di smottamenti e frantumazioni. No: noi ci siamo stati, ci siamo e ci saremo. Siamo l’unica forza nata in Parlamento che si è messa alle prove alle urne e ha preso un milione e 200 mila voti».

    Fatto sta che Costa e altri stanno per far nascere un altro partito. «Mi fa piacere che per la prima volta tutti dicano che c’è bisogno di un centro. Lo dice Forza Italia e lo dice anche Renzi, che è a caccia di voti moderati».

    Rischiano di esserci molti partiti di centro e centrodestra alle elezioni. «Vedo tanta frammentazione. Prima di pensare alle alleanze vanno definiti il contenuto e i confini politici del centro. I cittadini devono avere una ragione per votarti. Siamo alternativi al Pd, non perché mangino i bambini, ma perché abbiamo idee diverse, e alternativi alla destra lepenista che vuole portarci fuori dall’Europa».

    E Berlusconi? «Sono d’accordo con Renzi, Berlusconi deve scegliere se essere popolare o populista».

    Ma non lavorate a un «rassemblement» per un nuovo grande centro? «Certo, ci lavoriamo da anni. Il nostro compito è quello di dare un contributo perché possa nascere un nuovo soggetto, ma senza primogeniture. Invece vedo una discussione surreale e vedo una corsa a tornare in Forza Italia per la paura di non essere rieletti. Un’alleanza non artificiosa può essere fatta solo tra soggetti che esistono, che hanno una chiara identità e visioni convergenti».

    Ieri ha incontrato Zanetti e Cesa. «Si e ho parlato anche con Casini. Si può e si deve lavorare insieme, ma non come somma di tanti soggetti: serve il coraggio di una nuova proposta».

     

    di: Alessandro Trocino

    fonte: Il Corriere della Sera

  • INTERVISTA MINISTRO ALFANO_Pagina_1

    Alfano: La collaborazione col Pd ormai s’è conclusa – Intervista a Il Secolo XIX

    Il ministro degli Esteri: ma continuiamo a sostenere lo stesso il governo, Gentiloni corretto. Lo ius soli? Una legge giusta proposta nel tempo sbagliato.

    18 luglio 2017 – Pd addio, «la collaborazione col Pd ormai conclusa», annuncia il leader di Alternativa popolare Angelino Alfano.

    Lei è appena uscito dalla riunione con gli altri ministri degli esteri dell’Ue dove si è parlato proprio di Libia e dell’ondata di migranti sulle nostre coste. La solita solidarietà a parole all’Italia? «Diciamo che tutti hanno ben chiara l’insostenibilità di questa situazione, sarebbe bene che tutti avessero il coraggio di fare insieme a noi seri investimenti in Africa per diminuire le partenze e applicassero quanto già sottoscritto in termini di ricollocamenti».

    Intanto in Italia avete fatto questo sgambetto al Pd sullo ius soli. Si è vendicato di Renzi che l’ha trattata come un leader di un cespuglio senza voti? «Macché…Semplicemente: una legge giusta, se fatta in un modo o in un tempo sbagliato, rischia di diventare sbagliata al di là del merito».

    Voi lo ius soli l’avete votato alla Camera, adesso avete cambiato idea. Al di là della buona volontà di Gentiloni di approvarla a settembre, la legge è finita su un binario morto? «Noi abbiamo ribadito a Gentiloni che non siamo pentiti del voto favorevole alla Camera. Ma alcuni correttivi saranno necessari al Senato, anche su questioni delicate».

    Per esempio? «La concessione della cittadinanza nei confronti di figli i cui genitori non l’abbiamo chiesta. Alcuni elementi di debolezza vanno colmati».

    Ma così si rischia di non fare più in tempo a votarla, e poi ci sarà la sessione di bilancio… «Non abbiamo pregiudiziali ideologiche contro lo ius soli, ma ciascuno ha le sue priorità: noi per esempio, per questo finale di legislatura, chiediamo l’approvazione della legge sulla legittima difesa».

    Insomma, proponete uno scambio al Pd: ius soli in cambio della legittima difesa? «Nessun baratto, ma vogliamo concordare un’agenda di fine legislatura con le forze che sostengono il governo».

    Intanto con il rinvio dello ius soli avete ottenuto gli applausi del centrodestra. State lavorando per tornare alla casa madre? «Con questa legge elettorale che non prevede alleanze, abbiamo la possibilità di costruire un’area autonoma, popolare e liberale. A questo soltanto stiamo lavorando. Non sono previste alleanze e noi non le stiamo cercando: sono gli altri, da Monza a Catanzaro passando per Genova, che alle ultime amministrative le hanno cercate con noi».

    E dopo il voto? «Vedremo come si saranno espressi i cittadini».

    Dopo la decisione di bloccare la fiducia sullo ius soli si è guastato il vostro rapporto con Gentiloni? «Il presidente del Consiglio è stato molto corretto, ha mostrato rispetto verso chi lo sostiene pur ribadendo che la legge la vuole fare. Il rispetto e la buona educazione talvolta sono un optional, come il metallizzato sulle auto, mentre Gentiloni le ha di serie. Ha esercitato inoltre una leadership di sua stretta competenza – in quanto premier – nel decidere di non mettere la fiducia».

    A differenza di altri, come Renzi, intende? Con il segretario del pd ha più avuto modo di parlare dopo la rottura sulla legge elettorale? «Non ce n’è stata né l’occasione né la necessità».

    Probabile che si vada al voto con queste leggi rimaste dopo il taglia e cuci della Consulta. Voi cosa farete? «Cercare alleanze è un modo per confondere gli elettori visto che non sono previste dal Consultellum. Io credo invece che occorra al più presto lanciare una proposta politica che unisca tutti coloro che sono distinti e autonomi dalla sinistra, ma che non vogliono andar dietro a chi, come Salvini, ci vuole portare fuori dall’Europa».

    Addio Pd dunque?  «La collaborazione con loro si è ormai conclusa, sosteniamo lo stesso governo, ma non facciamo parte della stessa coalizione: diciamo che abbiamo un parente in comune, di nome Gentiloni, ma tra noi e loro non c’è più alcun legame».

    Con Berlusconi invece come vanno le cose? L’ha più sentito? «Sì, ci siamo incontrati al funerale di Kohl».

    E…?  «Ci siamo salutati ma non abbiamo parlato di politica».

    Un’ultima cosa, c’è molta polemica sulla missione Triton: la destra e M5s sostengono che Renzi abbia barattato la flessibilità sui conti con l’accettazione della clausola per cui i migranti sarebbero stati sbarcati nei nostri porti. È andata così?  «Io all’epoca ero al Viminale, il negoziato sulla flessibilità non era, ovviamente, nelle mie competenze, ma mi sento di escludere scambi. E comunque Triton, per quanto riguarda le navi europee, conta solo il 10 per cento sul totale degli sbarchi».

     

    di: Francesco Bei

    fonte: Il Secolo XIX

  • intervista PRESIDENTE LUPIAvvenire

    Lupi: Giusto fermarsi ma non esulto Cittadinanza, servono correttivi – Intervista a Avvenire

    Lupi: colpa del leader Pd che voleva una bandiera

    «Sbagliato già il nome, è più giusto puntare sullo ius culturae. Non è una questione politica. Ma ora ci sono spazi per costruire il Ppe italiano, con Fi e Udc»

    Non si sente “colpevole”, Maurizio Lupi. E ha anche poca voglia di “esultare” per la decisione di Gentiloni e del Pd di accogliere la richiesta di Alternativa popolare e rinviare all’autunno l’esame dello ius soli temperato. «Non c’è nulla da essere soddisfatti. Non avevamo l’obiettivo di vincere una battaglia contro qualcuno, ma di sottrarre un tema delicato e importante ad uno scontro gretto tra chi voleva mettersi una medaglia al petto e chi invece voleva cavalcare la paura dell’invasione».

    Questi sono ragionamenti politici. Come la mettiamo con tanti pezzi di società civile e di mondo cattolico che, semplicemente, ritenevano giusto questo provvedimento? «Se ci sono parti del mondo cattolico che sono a disagio, me ne dispiace. Vuol dire che è anche colpa nostra, non abbiamo spiegato bene la nostra posizione. Ci riprovo, se serve: due anni fa abbiamo approvato il testo alla Camera in un clima totalmente diverso. Oggi il contesto è mutato: ci sono, lo vede anche lei, territori tradizionalmente ospitali che alzano le barricate. Quando c’è un contenuto giusto intrappolato in un metodo sbagliato, bisogna avere il coraggio di fermarsi».

    Per metodo sbagliato intende la possibilità che venisse posta la questione di fiducia? «La fiducia, ma non solo. Quando parlo di errori, parto già dal nome, ius soli: l’idea che bastasse abitare qui per diventare cittadini. La legge prevede lo ius soli, ma soprattutto lo ius culturae, legando la cittadinanza anche al ciclo di studi. Se sbagli a partire dal nome, è facile che poi la destra populista vada a sollecitare le paure delle popolazioni».

    Chi e come ha fatto questo errore? «La sinistra, che ha considerato questa legge una medaglietta da mettersi al petto. E questo è sempre un modo sbagliato di affrontare certi temi».

    Per sinistra intende anche Renzi? «Si. Il segretario del Pd deve comprendere che non tutto si ottiene con strattonate e forzature. E soprattutto, non sempre è possibile perseguire una strategia “winwin” del tipo “se passa la legge, è un mio risultato; se non passa, si va a votare”. Non funziona sempre così, specie se il governo non è un monocolore del tuo partito. II dialogo e l’ascolto servono: Renzi avrebbe dovuto capirlo già con il referendum costituzionale».

    Obietto che, con Renzi premier, fu messa la fiducia sulle unioni civili e la votaste… «Su quel testo è stata fatta una pesante mediazione, con lo stralcio dell’adozione e con una posizione del governo e della maggioranza contro l’utero in affitto. C’è stato un compromesso, siamo stati ascoltati e quindi, di conseguenza, abbiamo votato la fiducia. Come vede, il metodo è stato diverso».

    Gentiloni ha invece ascoltato la vostra posizione sino ad adottarla… «II premier in carica è molto consapevole di essere il presidente del Consiglio di tutta la maggioranza, e non solo di una parte».

    Per tornare sul punto: questo rinvio è un addio allo ius soli temperato? «A sei mesi dalla fine della legislatura si porta avanti ciò che è condiviso. Sicuramente noi non accettiamo che venga posta la questione di fiducia e chiediamo un correttivo: non può accadere che il minore è cittadino, mentre la famiglia è ancora straniera. La cittadinanza non è un mero fatto individuale».

    Ciò porta sul binario morto, perché con altre correzioni si torna alla Camera e poi la legislatura finisce… «Se non si fa in questi sei mesi, si farà nella prossima legislatura. Nel nostro programma c’è lo ius culturae, è nel programma di numerose forze politiche. Dobbiamo avere la capacità di spiegarci meglio con il Paese».

    La posizione di Ap fa da apripista ad un nuovo dialogo con Berlusconi? «Se c’è una cosa di cui mi vanto, è che in questi quattro anni non abbiamo mai affrontato alcun argomento con la logica del ricatto. Quindi la legge sulla cittadinanza non c’entra con i ragionamenti politici della nostra area. Nel merito, credo che bisogna vedere se ci sono spazi seri per costruire, con Forza Italia e Udc, il Ppe italiano, un partito moderato e liberal-popolare che serve come il pane».

    Per andare a negoziare con più forza con la Lega? «Uniti si può vincere, ma poi si deve governare. II nostro problema non è rincorrere la Lega, ma costruire un progetto credibile e serio. Se il progetto è fondato, poi, certo, saremo anche più forti nel dialogo con la Lega».

     

    di: Marco Iasevoli

    fonte:  Avvenire

     

  • intervista MINISTRO COSTA_Pagina_1

    Costa: Meglio rinviare il varo dello ius soli, non si decide a colpi di maggioranza – Intervista a Il Messaggero

    Il ministro per la famiglia: la composizione sociale del Paese non si cambia sul filo di uno o due voti

    ROMA II ministro agli Affari regionali Enrico Costa sui temi legati al diritto difficilmente si tira indietro anche a costo di dover procedere da solo. Stavolta, però, l’argomento è talmente sensibile che, dice, serve una riflessione di tutta la maggioranza.

    Ministro, bisogna andare avanti sullo ius soli oppure no? II Senato dovrebbe votare la prossima settimana… «Voglio fare una premessa generale che vale non solo per questo caso: l’approvazione di una legge non può essere sganciata dal contesto generale e dalle sensibilità dei cittadini. E’ così per ogni legge e credo valga soprattutto per norme che riguardano la natura del rapporto di cittadinanza. Il punto non è l’impopolarità: se il legislatore ritiene che un provvedimento sia giusto non deve fermarsi, bisogna diffidare di chi fa leggi basate solo sul consenso, ma sarebbe miope non osservare che il tema dello Ius soli nell’immaginario collettivo si interseca a quello dell’emergenza migranti, a torto o a ragione. Per di più con le leggi sulla cittadinanza tocchiamo il più importante elemento costitutivo della Repubblica, il suo popolo a cui, come recita l’articolo 1 della Costituzione, appartiene la sovranità. Se è vero che non c’è una riserva costituzionale su questo tema, dobbiamo ricordare che si interviene sulla composizione della comunità nazionale. Bisognerebbe puntare ad un ampio consenso parlamentare e non procedere a colpi di maggioranza, ammesso che una maggioranza su queste norme ci sia».

    E dunque? «Dunque, penso che come governo e come maggioranza parlamentare siamo chiamati prima affrontare e risolvere l’emergenza, come ci chiedono i cittadini. Il nuovo assetto normativo andrà affrontato successivamente. Non possiamo procedere se mancano questi due aspetti fondamentali: un contesto nel paese idoneo a discutere costruttivamente questo tema ed un’ampia base parlamentare».

    Silvio Berlusconi si è detto contrario alla legge perché la considera un fattore di attrazione per coloro che oggi affrontano il viaggio per attraversare il Mediterraneo. È  davvero così? «Non entro ora nel merito del provvedimento, è chiaro che quello che dice Berlusconi è un elemento su cui riflettere anche se il testo attuale è “temperato” rispetto alle prime versioni. Io credo però che prima di tutto, e al di là del merito appunto, l’intera maggioranza e il mio partito dovrebbero riflettere sulle condizioni preliminari. Dobbiamo evitare una legge che assuma il sapore di una bandierina piantata dall’alto nel mezzo di un dibattito difficile che attraversa il paese».

    Come si pone il suo partito, Ap? «Non abbiamo ancora affrontato il tema, ma esprimerò la m ia posizione appena possibile. Mi pare che molti abbiano già avviato delle riflessioni in questo senso, dovremo presto tirare le somme».

    E se il Pd vuole forzare? II segretario sembra considerare la legge un punto irrinunciabile. «Da quel che capisco c’è una riflessione in atto anche all’interno del Partito democratico, spero che il mio ragionamento sia ascoltato anche al di là dell’appartenenza di partito».

    In passato le è già accaduto di schierarsi contro leggi che non condivideva anche a costo di farlo in solitudine. Potrebbe essere così anche stavolta? «In questa occasione spero soprattutto che le decisioni vengano ben ponderate. In passato è successo che la maggioranza sia andata avanti comunque per poi dover correggere il tiro. Sul processo penale, che ho deciso di non votare, sono già previsti degli aggiustamenti. Sul codice antimafia, si erano evidenziate alcune difficoltà, il Senato ha fatto un passo ma anche la Camera dovrà assumersi delle responsabilità. In ogni caso, il tema lus soli è talmente delicato che non si può procedere con il pallottoliere».

    Siamo a fine legislatura, il rischio è che se si aspetta di risolvere l’emergenza la legge salti. «Il problema è quali priorità ci diamo. Dopodiché dico anche che di Ius soli la politica discute almeno dal 2006, il dibattito parlamentare ha portato ad affinare la proposta, a riprova che il tempo trascorso non è stato inutile, anzi»

     

    di: Sara Menafra

    fonte: Il Messaggero

  • INTERVISTA AL PRESIDENTE LUPI SUL CORSERA

    Lupi: Costruiremo un’area di centro. Saranno in tanti a cercarci – Intervista a Il Corriere della Sera

    Maurizio Lupi: alternativi alla sinistra. Il centrodestra? La distanza è ampia

     

    ROMA Un po’ se la ride, Maurizio Lupi: «Il giorno dopo le elezioni, sia a sinistra che a destra stanno già litigando: significa che c’è davvero bisogno della serietà e della saggezza del centro…».

    Sì, ma voi centristi di Ap non potete stare solo a guardare. «Assolutamente no, e anzi, voglio dirlo con molta chiarezza: se prima ci eravamo in qualche modo spaventati dalle possibili elezioni a settembre ed eravamo in forte movimento, ora ci stiamo rilassando un po’ troppo. Beh, è ora di accelerare nella costruzione di un’ampia, credibile, importante area di centro autonoma, un po’ troppo indipendentemente da quello che faranno gli altri. Partiamo da un 5% che è stato decisivo in queste elezioni, possiamo sicuramente crescere».

    Cioè, non vi interessa quello che succede nel centrodestra? «Berlusconi che dice di pensare a un centrodestra “moderato, liberale” e perfino cattolico, che pensa di costruire il Ppe italiano, è per noi è musica. E’ il nostro progetto, perché siamo sicuramente non nemici ma alternativi alla sinistra».

    Dunque, quale è il problema? «Che dall’altra parte c’è Salvini che già pensa di mettersi a capo di questo centrodestra, peraltro dopo aver perso clamorosamente la sua prova di forza a Padova e attaccandoci da una parte e chiedendoci i voti per vincere a Monza dall’altra… Insomma, non aspettiamo Godot. Se vogliamo contare nella politica, e sappiamo che la nostra è un’offerta che gli elettori cercano, dobbiamo dipendere da noi stessi, non dalle liti degli altri».

    Come? «Appunto costruendo una larga area autonoma, senza dover per forza richiederne la leadership. Mi rivolgo ai Cesa, ai Casini, ai Tosi, ai Parisi: muoviamoci, non perdiamo altro tempo».

    La legge elettorale quanto conta nelle vostre scelte? «Ovviamente conterà, per noi come per tutti. E già domani (oggi, ndr) chiederemo nella capigruppo che venga calendarizzata in Aula per l’inizio di settembre, perché dobbiamo tentare di cambiarla. La nostra proposta rimane quella di garantire una base proporzionale ma con un premio di governabilità, anche di coalizione. Ripartiamo dagli accordi che avevamo raggiunto».

    Col premio alla coalizione stareste con il centrodestra? «Ripeto, siamo alternativi al Pd, ma non ci si mette assieme solo per vincere, ma per governare. Le distanze ad oggi restano elevate».

    Se invece si votasse con questa legge, che al Senato prevede una soglia dell’8% regionale, non sareste fatti fuori? «Non abbiamo paura di niente. Se siamo al 5% ora, possiamo tranquillamente arrivare all’8% lavorando seriamente e da subito, tutti insieme. E in quel caso, non ho molti dubbi, saranno in tanti a cercarci».

     

    di: Paola Di Caro

    fonte: Corriere della Sera

     

  • intervista PRESIDENTE MaurizioLUPI

    Lupi: Comuni, siamo decisivi. Al centro lo spazio c’è non inseguiremo gli altri – Intervista a Il Corriere della Sera

    Lupi: Scardinata alle urne la sfida destra-sinistra

    «Alla faccia di chi ci diceva che non potevamo ambire al 5%. Una settimana fa eravamo quelli brutti, sporchi e cattivi che bisognava far fuori dal sistema politico. Adesso siamo decisivi quasi ovunque…». Dopo il voto che ha resuscitato l’antico derby centrosinistra-centrodestra, Maurizio Lupi gongola per la cifra che Alternativa popolare ha incassato in giro per l’Italia. «Siamo circa al 6% nei Comuni sopra i 15 mila abitanti dove ci siamo presentati. È la prova che un centro con ambizioni di governo è ancora una carta vincente. Con buona pace dei sondaggi».

    Dopo il voto tutti, da Renzi a Berlusconi, si dicono a parole pronti a riscoprire le coalizioni unitarie. Non è una bella notizia per voi. «È un errore macroscopico dire, dopo un voto per i sindaci, che “uniti si vince”. Le vecchie coalizioni, a cominciare dal centrosinistra che sfidava Berlusconi, erano fondate sull’essere “anti” qualcosa. Buone per vincere, pessie per governare. Sulle loro ceneri, non a caso, è sorta l’antipolitica».

    In molti casi vi siete presentati col centrodestra. «E siamo stati decisivi nel raggiungere ottimi risultati. A Genova come nel Lazio, a Catanzaro come in Puglia».

    Salvini vi ha attaccato molto meno, negli ultimi tempi? «Salvini fa benissimo il suo mestiere. E noi abbiamo dimostrato che non facciamo politica ragionando da rancorosi».

    A Monza siete l’ago della bilancia tra centrosinistra e centrodestra. «Scegliamo sempre sulla base dei sindaci. Certo, governando con loro in Lombardia, sarebbe naturale sostenere il candidato del centrodestra. ,a aspettiamo, faremo le nostre valutazioni».

    Una settimana fa, voi di Ap eravate sull’orlo di una crisi di nervi. Ora sorridete. «Se si riferisce al dibattito sul “tedeschellum” segnalo, con un sorriso, che Pd, M5S, Lega e FI sembravano pronti anche a votare per le politiche il 17 settembre, in estate. Ora dicono che ai ballottaggi del 25 giugno, ci andrà poca gente perché è estate… Non direi che è una bella prova di coerenza».

    La prossima legge elettorale? «Ci sono diverse proposte in campo. E otto mesi di tempo. Il Parlamento li sfrutti».

    La vostra marcia di avvicinamento alle elezioni? «Il voto alle amministrative dimostra che lo spazio al centro c’è. Guardate il risultato della lista di Tosi a Verona, che è riuscita ad andare al ballottaggio scardinando la sfida tra centrodestra e centrosinistra. Oppure l’impresa a Parma di Pizzarotti, che dismessi gli abiti del populista è riuscito a imporsi con una ricetta di governo, che potrà non piacere a me ma è piaciuta ai suoi concittadini. Noi dobbiamo lavorare ad un soggetto moderato, popolare e liberale che sia alternativo alla sinistra e alla destra. Non si tratta più di inseguire Forza Italia, questo o quello. Abbiamo degli interlocutori nella nostra area, da Parisi a Tosi, dagli orfani di Monti all’Udc. Ci si metta a lavorare insieme partendo dal presupposto che in giro non ci sono né Maradona né Mandrake. Se ci fossero, saremmo andati a prenderli. Ma non ci sono».

    di: Tommaso Labate

    fonte: Il Corriere della Sera

  • Alfano a la repubblica_Pagina_1

    Alfano: Inciucio franato, noi avanti con Gentiloni e con l’agenda Calenda – Intervista a La Repubblica

    Il ministro degli Esteri: L’alleanza con i dem non c’è più, l’unico garante è il premier

     

    11 giugno 2017 – Ministro Alfano, dovevate sparire e invece siete vivi. È la rivincita dei partitini?
    «La legge elettorale del patto a quattro prevedeva quasi il cento per cento di nominati e secondo i sottoscrittori avrebbe portato il Paese immediatamente al voto. Guardiamo gli effetti: al Senato saranno tutti eletti con le preferenze e alla Camera i deputati nominati potrebbero essere una minoranza. Come risultato finale le sembra poco? Per l’Italia dico, non per me».

    Chi ha fatto saltare tutto?  Non Alternativa popolare visti i numeri.
    «Non abbiamo lavorato sui numeri ma sulla denuncia pubblica del malfunzionamento. Una denuncia che ha rotto un argine e ha visto sulle stesse posizioni eminentissimi leader della sinistra che non avevano certo il problema della soglia. Per il resto hanno fatto tutto i partiti del patto e questo rende ancora più drammatica la loro frana. Se si parte da un cartello parlamentare dell’80 per cento e si va sotto al primo voto segreto vuoi dire che i leader avevano deciso una cosa senza il consenso dei loro parlamentari».

    Quando si vota?
    «Nel 2018. Non bisogna chiamarla scadenza naturale, ma scadenza costituzionale. È la Costituzione a stabilire la fine della legislatura. Per me il capitolo elezioni anticipate è definitivamente chiuso. Adesso occorre farlo entrare bene in testa anche a chi sostiene il governo Gentiloni, sia sul piano dello sostanza sia sul piano della comunicazione. Non possiamo rendere precario il lavoro dell’esecutivo».

    Non c’è possibilità di varare una nuova legge elettorale?
    «Ap non ha i numeri per rimettere in moto il meccanismo di riforma. Con il consueto realismo ci stiamo organizzando per votare con le due leggi uscite dalla Consulta. Sono legali, sono costituzionali, anche se possono produrre due maggioranze differenti alla Camera e al Senato. Ma eliminare questo problema tocca in primo luogo al Pd. Se se la sentono facciano una proposta. Noi non chiediamo una legge diversa».

    La credo. Con il 3% entrare in Parlamento è più semplice.
    «Veramente al Senato è l’8 per cento e noi accettiamo questa sfida. Non abbiamo nemmeno presentato emendamenti sulla soglia del 5%. Per quanto paradossale possa sembrare, l’mciucellum ci aveva spinto a creare un soggetto nuovo e ambizioso, quindi ciò che era nato per danneggiarci ha finito per favorirci. Proveremo a rappresentare quei milioni di italiani stanchi di sentire solo parole come rottamazione, ruspa e vaffa. Le nostre parole chiave saranno invece costruzione e buon senso».

    È vero che Renzi vi aveva chiesto di far cadere Gentiloni?
    «Per me la vicenda è chiusa. Sono già avanti, molto avanti rispetto a tutto questo».

    Che rimane dei quattro anni di alleanza col centrosinistra?
    «I tanti risultati di governo che non sarebbero stati possibili senza di noi: mercato del lavoro, tasse, giustizia, sicurezza. Tutta roba della tradizione popolare, liberale, moderata. Ma siamo stati alleati di necessità senza costruire un accordo politico con il Pd. La legge della Consulta oggi giustifica la totale autonomia delle forze politiche. Per noi è una condizione di grande vantaggio».

    Ma dovete sostenere il governo con il Pd ancora un anno.
    «Lo faremo. Ma non siamo una maggioranza, non siamo una coalizione. Manca quel di più di coesione e solidarietà per esserlo. Non siamo alleati del Pd, l’unico garante è Gentiloni».

    Per fare cosa?
    «La priorità è l’economia. Proporremo un grande piano di privatizzazioni per abbattere il debito pubblico. Meno debito significa più flessibilità dall’Europa da usare per la famiglia e le imprese. Vogliamo più investimenti per la famiglia e dare respiro alle imprese con incentivi per il lavoro, non per la disoccupazione come chiede M5S con una ricetta neocomunista. Poi, va approvata subito l’agenda Calenda, a partire dalla legge sulla concorrenza. Altra priorità è la legittima difesa».

    Voterete la fiducia sul processo penale?
    «Io ero in consiglio dei ministri quando è stata autorizzata la fiducia. Ed è una legge che abbiamo già votato. Una serie di cose non ci piacciono, inutile negarlo. Ma ci piace molto la delega sulle intercettazioni. Se ne parla da dieci anni e ora si realizza, è un risultato storico».

    Lo ius soli?
    «È un’altra legge che abbiamo già votato una volta».

    Il biotestamento?
    «Su questo occorrerà ragionare e anche parecchio».

    Il reato di tortura?
    «Mai avuto obiezioni di principio. Però ci vuole un ascolto attentissimo delle preoccupazioni delle forze dell’ordine per evitare un cattivo uso della legge nei loro confronti».

    Chi sarà il vostro leader?
    «Lo sceglieremo ma partiamo da valori e programma. Ap lavorerà alla creazione di un soggetto nuovo senza rivendicare alcuna leadership. Puntiamo a essere decisivi nel prossimo Parlamento. Impedire altri inciucellum, per esempio, è più importante del destino di ciascuno di noi».

    L’idea di Calenda leader centrista è concreta?
    «Lo stimo molto e lo rispetto. Proprio per questo non lo strattoniamo se dice di non voler fare politica. Intanto lo sosteniamo con forza al governo».

     

    di: Goffredo De Marchis

    fonte: La Repubblica

     

  • lupi il dubbio_Pagina_1

    Lupi: Renzi è tornato alla realtà. Ora governiamo – Intervista a Il Dubbio

    «Un decreto sulla legge elettorale sarebbe fuori luogo. E in ogni caso dovrebbe passare attraverso il consiglio dei ministri e noi siamo contrari». Archiviata la bocciatura del “Fianum”, Maurizio Lupi, capogruppo di Alternativa popolare alla Camera, mette subito in chiaro un concetto: il luogo per fare le leggi è il Parlamento. Inutile cercare scorciatoie che portano in un vicolo cieco.

    Alfano ha detto che «Ap ha vinto» la partita sulla legge elettorale. Siete soddisfatti?
    Non parlerei di una partita come se fosse un incontro di calcio con un vincitore e uno sconfitto, abbiamo detto di aver vinto perché l’obiettivo era dare una buona legge elettorale al Paese. È stata la vittoria del buonsenso, la vittoria di chi non urla e non pensa di fare accordi fuori dal Parlamento che si basano solo sui numeri ma senza alcuna base politica con la P maiuscola. Bisogna mettere da parte l’interesse dei singoli, non possono decidere solo i grandi gruppi sulla pelle di tutti gli altri: si dialoga e si cercano proposte per migliorare un testo, così funziona il Parlamento.

    E in Parlamento ci sono ancora le condizioni per scrivere una nuova legge elettorale?
    Il Parlamento è in grado di approvare una nuova legge ad amplissima maggioranza a condizione che si correggano gli errori commessi. Il segretario del Pd ha ammesso di aver sbagliato. Bene, ci si rimetta al lavoro dalla prossima settimana per individuare punti comuni che consentano di scrivere una buona legge. Altrimenti ci sono già i testi modificati dalla Consulta. L’importante è aver tolto dallo scenario l’equivoco di far coincidere l’approvazione della legge con lo scioglimento delle Camere.

    L’ex premier Renzi adesso annuncia pieno sostegno al governo Gentiloni fino al 2018. Vi fidate ancora del segretario Pd?
    Io mi sono sempre fidato, per formazione personale, della politica. Per me l’altro non è mai stato l’avversario assoluto, anche se la pensa in maniera diversa. Bisogna collaborare per il bene del Paese. Ho sempre avuto fiducia nelle persone, compreso il segretario del Pd. Dobbiamo impiegare gli otto mesi rimanenti di questa legislatura per affrontare alcune priorità: crescita, sostegno alle famiglie e alle imprese. E nella prossima legge di stabilità dovremo evitare di aumentare l’Iva di due punti perché frenerebbe il Paese.

    Sulla legge elettorale Renzi ha commesso gli stessi errori che hanno portato alla sconfitta del 4 dicembre?
    Spero che ognuno di noi impari sempre qualcosa da ciò che accade. Tanto più se uno decide di fare politica, un’attività strettamente legata alla comprensione della realtà. E se sei fuori dalla realtà sei finito, mi auguro che Renzi abbia appreso qualcosa anche dalla bocciatura di questa riforma. L’idea di fare tutto in fretta ti conduce inevitabilmente in errore.

    Anche nel Pd ci sono stati franchi tiratori che hanno “impallinato” la riforma. Crede che alcuni parlamentari dem siano stati condizionati dalle severe parole contro le elezioni anticipate pronunciate dall’ex Presidente Napolitano?
    Intanto mi faccia dire una cosa sui franchi tiratori: se in Parlamento sono previsti i voti segreti significa che su alcuni temi la libertà personale viene prima della disciplina di partito. Sicuramente, però, un pensatore libero e autorevole come Napolitano ha rafforzato anche i giudizi di molti, non solo del Pd. Infatti i franchi tiratori sono stati molto trasversali.

    Ora Ap conferma l’appoggio a Gentiloni ma Alfano aggiunge: «Non ci sentiamo alleati del Pd». Come si fa a stare in maggioranza senza intesa col maggior partito di governo?
    In questi giorni di scontro acceso è emerso ciò che noi sosteniamo da quattro anni. Questo governo è stato retto da una maggioranza non determinata dalle urne, ma dall’assunzione di responsabilità di partiti diversi e alternativi che volevano aiutare il Paese a uscire dalla crisi, visto che nel 2013 nessuno aveva vinto le elezioni. Dunque, non un governo monocolore del Pd. Anzi, alcuni provvedimenti sono proprio frutto della nostra presenza: abolizione dell’Imu, cancellazione dell’articolo 18, flessibilità sul lavoro, voucher, bonus mamme. Le larghe intese, però, sono sempre una parentesi eccezionale.

    Che a voi è costata una scissione da Forza Italia…
    Ritenevamo importante la collaborazione tra culture politiche diverse per far uscire il Paese dal baratro. E in parte ce l’abbiamo fatta, visto che la crescita inizia a farsi vedere. Anche per questo abbiamo avversato una legge elettorale proposta da Forza Italia – il partito che ha criticato le larghe intese – costruita paradossalmente su misura per le larghe intese dopo il voto. Quando ci ripresenteremo davanti agli elettori rivendicheremo i risultati ottenuti in questi anni ma anche le grandi differenze tra noi e il Pd.

    E con quale contenitore vi ripresenterete davanti agli elettori?
    Stiamo lavorando a una proposta politica nuova: alcuni la chiamano di centro, altri moderata, altri ancora liberal popolare. Definitela come vi pare, l’importante è tornare a proposte politiche che non si basino né sui Maradona né sui Mandrake. Non serve urlare o scagliarsi contro qualcuno, è il momento delle persone di buonsenso che si rimboccano le maniche con un’unica idea in testa: l’Italia è grande grazie ai suoi cittadini.

    Parisi resta ancora una potenziale risorsa o, visto che le urne si allontanano, ne potete fare a meno?
    Ripeto, non abbiamo bisogno né di Mandrake né di Maradona, anche perché in giro non ce ne sono purtroppo. Servono persone che credono nella politica e chi viene dalla società civile deve comprendere la sfida che ci attende: dobbiamo unirci senza porre paletti o primogeniture. Servono personalità capaci di fare una sintesi al servizio di un’idea nuova. Chiunque sia, non ci sono predestinati. Chi pensa di essere un predestinato, in genere, fa una brutta fine.

    Forza Italia non è più in grado di coprire lo spazio che voi vi proponete di rappresentare?
    Forza Italia prima e il Pdl dopo erano partiti che con un consenso altissimo. Nel 2008 il Pdl raggiunse il 38 per cento delle preferenze. Oggi Forza Italia, stando ai sondaggi, si attesta attorno all’11 o 12 per cento. È evidente che quella promessa interpretata per 20 anni da Berlusconi oggi ha bisogno di strumenti nuovi. Affrontare i cambiamenti epocali con strumenti vecchi porta alla sconfitta. E lo dice uno che tifa Milan, posso mostrare tutti i nostri trofei, ma purtroppo sono sei anni che non vinciamo più niente.

     

    di: Rocco Vazzana

    fonte: Il Dubbio

     

  • Intervista Alfano sul Corriere_Pagina_1

    Alfano: Renzi fa cadere terzo premier? Se il PD andrà al Governo peserà meno – Intervista a Il Corriere della Sera

    «Per la fretta di una persona sola di tornare a Palazzo Chigi, per non attendere quattro o cinque mesi, ovvero la scadenza naturale della legislatura, il Pd si appresta a determinare la terza crisi di governo in quattro anni. Io mi chiedo se ha ancora amor patrio o se invece è ormai travolto da questa fretta, che ha troppe cose che non tornano». Angelino Alfano, ministro degli Esteri, leader di Alternativa popolare, principale alleato dei governi a trazione pd degli ultimi quattro anni, da quello di Enrico Letta sino a quello di Paolo Gentiloni, è reduce da uno scontro durissimo con Renzi. Qui, più che all’ex premier, si rivolge al resto del suo partito.

    Lei crede che davvero si voterà settembre o ad ottobre?
    «La situazione è molto delicata e noi ci stiamo sforzando di fare, come sempre, l’interesse nazionale. Con una voluta provocazione il Pd ha deciso di tenere fuori dalla scrittura della legge elettorale Ap, che ha garantito la stabilità in questa legislatura e che ha sostenuto il processo riformatore, sia in materia economica che istituzionale».

    La gratitudine in politica non è a buon mercato.
    «Certo, ma alla luce di tutto questo, e dell’atteggiamento del Pd, la nostra reazione è di ferma responsabilità. Noi continuiamo a tifare Italia e sosteniamo il governo di Gentiloni. Ora spetta al Pd dire una parola chiara sul punto di fondo: se cioè il Paese può contare su un partito che ha amor patrio, che fa prima gli interessi nazionali e poi quelli del suo segretario, e che non viene travolto dall’impazienza di interrompere quattro mesi prima la legislatura per motivi del tutto incomprensibili. Noi la nostra parte la stiamo facendo, a dispetto di ogni provocazione».

    Renzi dice che siete arrabbiati perché non superate la soglia del 5%.
    «Per noi la questione della soglia non è più un problema. Non abbiamo difficoltà a dire che accettiamo la sfida. Per noi si tratta di prendere mezzo punto in più di quanto abbiamo preso alle Europee. È alla nostra portata e anzi sarà la scintilla per produrre quell’aggregazione di centro, popolare e moderna, che fin qui avevamo con fatica cercato senza riuscire nell’intento».

    Renzi e Berlusconi vi stanno facendo un favore?
    «Sembrerà paradossale, ma la legge elettorale può favorire questo processo di aggregazione di tutte le forze moderate. Saremo nella prossima legislatura il punto di equilibrio e di affidabilità istituzionale, a maggior ragione se il Pd con il comportamento delle prossime settimane si dimostrerà inaffidabile, producendo la terza crisi di governo in 4 anni. Noi dovremo raccogliere l’esperienza di ciò che di buono hanno prodotto questi anni di governo e allo stesso tempo essere il movimento politico che ha a cuore l’Italia. Il metodo che ci promettiamo di portare avanti è un manifesto di ideali, programmi e valori su cui aggregare leader politici, protagonisti della vita sociale, uomini della cultura e delle istituzioni, lasciando la questione della leadership a conclusione del processo».

    Non avete molto tempo.
    «Sarà comunque un processo molto rapido, e modulato sulla durata della legislatura: un conto è che vada a scadenza naturale, altra cosa sarà se il segretario del Pd costringerà l’Italia all’ennesima crisi. Noi di Ap abbiamo avuto il grande merito di portare avanti una legislatura che era nata morta e abbiamo rappresentato il vero punto di stabilità di fronte a mille polemiche. Ora il Pd dica una parola chiara e definitiva, intende fare cadere il terzo governo in 4 anni? Vuole determinare la terza crisi istituzionale e politica in 4 anni alla sesta potenza del mondo? È davvero questo che l’Italia merita dal suo principale partito? Abbiamo noi il diritto di sapere, ma soprattutto hanno questo diritto gli italiani, e il Pd ha il dovere di rispondere».

    Avete accusato Renzi di avervi chiesto la testa di Gentiloni in cambio di una legge elettorale favorevole. È vero?
    «Se nel mio partito si sbilanciano in quel modo non dicono bugie. Ma il punto essenziale è il futuro e cioè se davvero il Parlamento sarà costretto a votare sia una legge sia una sorta di autoscioglimento».

    Un voto che è anche un benservito a Gentiloni.
    «Gentiloni è un gentiluomo e non intendo trascinarlo in una vicenda nella quale lui sta facendo il proprio dovere, la questione non è lui, tant’è che lo stiamo difendendo. Semmai c’è da aggiungere che con questa legge, che si accingono ad approvare, anche qualora il Pd tornasse a Palazzo Chigi, otterrebbe un governo dove avrebbe un peso minore. Perché questa fretta? Troppe cose non tornano».

    Renzi dice che non cambia nulla fra votare a settembre o a marzo.
    «Per l’Italia cambia tanto, eccome. Innanzitutto si capovolge la narrazione di Paese normale e si afferma che il destino di tutti gli italiani è appeso alla fretta di una persona sola, fretta di tornare a Palazzo Chigi».

     

    di: Marco Galluzzo

    fonte: Il Corriere della Sera