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    Pizzolante: Il centro siamo noi. E l’opa ostile di Pd e Fi fallirà – Intervista a Il Dubbio

    Sergio Pizzolante: Le dimissioni del ministro Costa e quelle del sottosegretario Massimo Cassano sono figlie di una strategia congiunta che tende a bruciare il terreno dei moderati

     

    «Alternativa popola­re non è sull’orlo dell’implosione. Ma si candida a dar voce a quel­l’area del ceto medio che non si sente rappresentata dai populi­smi, inseguiti dallo stesso Renzi e alleati di Berlusconi, e dalla no­stalgia del ritorno in Forza Italia o all’Unione di Prodi. Detto questo, anche noi abbiamo fatto errori di staticità», parole di Sergio Pizzolante, vice capogruppo di Ap alla Camera, molto vicino ad Angelino Alfano.

    Onorevole Piz­zolante, Pd e Fi vi stanno strin­gendo a tena­glia. Dopo le dimissioni di Costa, ieri sono arrivate quelle da sottosegre­tario di Massimo Cassano. Come reagite? «Questi passag­gi, sono figli di una strategia congiunta del Pd e di Forza Italia di bruciare il terreno del centro. È destina­ta però a fallire. Perché non è con la campagna acquisti dell’ultimo chilometro prima delle elezioni che si può immaginare di rappre­sentare il voto dell’area moderata, liberale, di centro, del ceto medio che è certamente smarrito ed è in difficoltà, cerca una nuova rap­presentanza politica, che però non si tradurrà mai nel seguire Costa da una parte e Bernar­do dall’altra».

    C’è un rischio implosione di Ap? «Questo rischio non c’è perché la fenomenologia della campagna acquisti comunque non cancella il fatto che ci sono milioni di italiani i quali né si fanno incantare dalla dinamica della paura, che oggi porta una parte degli elettori a votare per i partiti populisti e per chi insegue la nostalgia del ritorno a Berlusco­ni o a Prodi e all’Unione».

    Quindi, cosa intendete fare? Qua­le messaggio lancerete in que­sto fine settimana dalla summer school dei Giardini Naxos a Taor­mina? «È necessario costruire un soggetto politico che sia alternativo alla dinami­ca della paura e della nostalgia. Il nostro obiettivo è partecipare alla costruzione di un soggetto politi­co alla Macron».

    Mai numeri sono un po’ impieto­si: Ap nei sondaggi ha il 2,9 per cento. «I sondaggi sono impietosi anche per il Pd che è passato dal 41 al 25 per cento e si avvia a prendere il 20 e per Berlusconi che è sotto Salvini. Quindi, di cosa stiamo parlando? Se questi numeri, che sono impietosi per loro, gli ex grandi partiti pensano di recupe­rarli con la campagna acquisti di Costa e di Bernardo, tanti auguri».

    Ma il pressing del ritorno nel cen­trodestra per la verità si è scate­nato dopo che Renzi vi ha mal­trattati usando con Alfano espressioni più pesanti di quelle di Berlusconi. Altro che mancan­za del quid… «Stiamo parlando di una realtà po­litica triste perché ci sono leader con una visione molto corta. Sia Renzi che Berlusconi dicono che il grande pericolo è il governo a Cinque Stelle ma anziché costrui­re sistemi di alleanza e di allarga­mento del proprio orizzonte poli­tico, elettorale e programmatico fanno azioni distruttive e Opa ostili nei confronti dei partiti più piccoli. È miopia politica».

    Quali errori vi rimproverate? «È del tutto evidente che se c’è uno spazio politico per un’area al­ternativa alle paure, ai populismi e anche alla nostalgia, significa che non abbiamo saputo rappre­sentarla. Se ci sono milioni di ita­liani di ceto medio delusi che si astengono o votano i Cinque Stel­le è chiaro che abbiamo commes­so errori».

    Voi avete insistito sul senso di re­sponsabilità beccandovi sempre l’accusa di poltronismo. Sarebbe stato meglio far cadere il gover­no? «No, noi siamo nati per un gesto di responsabilità che è stato quello di tenere in vita il governo del Paese nel momento in cui l’alter­nativa sarebbe stata il disastro e cioè andare al voto anticipato sen­za una legge elettorale. Quindi, io ho l’orgoglio di quella scelta. Es­sendo nati con un gesto di respon­sabilità non potevamo chiudere con un gesto di irresponsabilità. Detto questo, l’eccesso di respon­sabilità è diventato per lunghi tratti staticità».

    Dovevate essere di lotta e di go­verno? «Dovevamo essere più arcigni nel difendere alcune battaglie di li­bertà e invece siamo apparsi mor­bidi sull’oppressione fiscale del ceto medio e anche sul tema giu­stizia dove sono stati fatti passi in­dietro».

    Nel Pd Dario Franceschini sulla politica delle alleanze al centro si è dimostrato più aperto di Renzi. Avete un dialogo con lui? «Franceschini è persona seria e di­ce cose di buon senso. Pensa che chi ha collaborato per il buon go­verno non può essere preso a pe­sci in faccia. Ma non c’è solo lui, dalla Sicilia all’Emilia Romagna molti del Pd dialogano con noi. Ne vedremo delle belle».

     

    di: Paola Sacchi

    fonte: Il Dubbio