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    Garofalo: Da #Alfano gesto nobile. Grazie ad #Ap importanti risultati

    La decisione di Angelino Alfano di non candidarsi alle prossime elezioni politiche è la prova tangibile del suo senso di responsabilità politica e della sua grande generosità”.così il deputato di Alternativa popolare, Vincenzo Garofalo. “La sua scelta dà prova tangibile dell’amore verso un progetto nel quale ha creduto fortemente e che ha consentito alla squadra che con lui lo ha condiviso, di raggiungere risultati importanti per il Paese. Risultati che, in un periodo di forte crisi, come quello che l’Italia ha attraversato negli ultimi anni, senza Alternativa Popolare non sarebbero stati raggiunti. Al leader del partito di cui faccio parte e all’amico Angelino Alfano manifesto, ancora una volta, la mia più sincera e profonda stima come uomo e come politico e il mio grazie per quanto ha fatto fino ad oggi nell’interesse del Paese”.

  • angelinoalfano

    #Alfano, Lupi: Un gesto forte che riscatta la dignità della politica

    “Angelino Alfano ha scelto di non ricandidarsi alle prossime elezioni politiche. È una scelta personale e politica nello stesso tempo, nel senso della nostra idea di politica. Alfano è stato il volto pubblico della scelta fatta da molti di noi il 17 novembre 2013, quando abbiamo dimostrato che fare politica vuol dire anteporre l’interesse dell’Italia al legittimo interesse del proprio partito. Una politica seria che si assume la responsabilità di non lasciare il Paese senza governo in un grave momento di crisi economica, una politica che si rimbocca le maniche e collabora con partiti diversi per storia e cultura da quello in cui militiamo per dare risposte concrete alle famiglie e alle imprese. Questo è quello che abbiamo fatto nel corso di questi cinque anni. Anni in cui Angelino Alfano ha avuto insieme ad oneri e onori insulti di tutti i generi: poltronista e traditore i due più frequenti. Con il gesto di oggi testimonia ancora una volta che la ragione sua e nostra per l’azione di governo era il coraggio delle nostre idee e del compito che ci eravamo assunti. Una responsabilità che non verrà misurata dalle polemiche politiche, ma solo, come sta succedendo, dai risultati. La politica è servizio, ma oggi sembra che tutto questo sia dimenticato, e allora capisco che un gesto personale e forte come il suo possa aiutare a ridare dignità alla politica e a continuare con forza nella storia che con lui abbiamo iniziato”. Lo dichiara Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Alternativa popolare
  • alliimmagini.quotidiano.net

    #MIGRANTI, ALLI: BENE #RIFORMADUBLINO, VITTORIA #ALFANO E GOVERNO

    “L’appoggio del Parlamento europeo alla riforma del regolamento di Dublino sull’asilo è un importante passo in avanti per arrivare ad una vera politica comune Europea sul diritto di asilo. Ora attendiamo il via libera anche da parte del Consiglio europeo in modo che la svolta possa essere effettiva. L’auspicio è che la larghissima maggioranza preannunciata dalla relatrice Cecilia Wikstrom si realizzi effettivamente. Questo sarebbe un segnale molto importante per la nostra opinione pubblica, che chiede da tempo una Europa più attenta ai problemi reali della gente, come è appunto quello migratorio”. A dirlo è Paolo Alli, deputato di Alternativa Popolare e Presidente dell’Assemblea Parlamentare della NATO.
    “L’eliminazione del criterio del primo paese di accesso – afferma – costituirebbe una importante vittoria del nostro Paese e della determinazione con la quale il governo italiano, negli ultimi anni, ha posto il tema della corresponsabilità su tutti i tavoli europei. In questo senso è doveroso citare l’ottimo lavoro fatto da Paolo Gentiloni e Angelino Alfano, che hanno lavorato tenacemente per raggiungere questo obiettivo”.
    E conclude: “Quello che lascia perplessi è l’atteggiamento di partiti come Lega Nord, che si sono astenuti, e Movimento 5 stelle che non hanno votato a favore. Di fatto non fanno per nulla gli interessi del loro Paese che li ha mandati in Europa”.
  • CONFERENZA PROGRAMMATICA AP

    CONFERENZA PROGRAMMATICA ALTERNATIVA POPOLARE – 11 NOVEMBRE A ROMA

    Si terrà il prossimo 11 novembre, dalle 10 alle 18 all’Hotel Marriott di Roma (via Colonnello T. Masala 54) la conferenza programmatica di Alternativa popolare, per dare inizio alla campagna elettorale e definire il partito guidato dal ministro degli Esteri Angelino Alfano.
     
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    Alfano: Un Erasmus mediterraneo. Integrare la sponda Sud essenziale per la sicurezza – Intervista a Il Corriere della Sera

    Il ministro degli Esteri: Diminuiti i flussi dalla Libia. Ora stiamo lavorando per rendere stabili questi risultati

     

    Un «Erasmus del Mediterraneo» che crei le condizioni per una maggiore integrazione culturale tra i Paesi che si affacciano sul Mare Nostrum. Lo annuncia il ministro degli Esteri Angelino Alfano, che oggi apre a Palermo la prima Conferenza dell’Osce, insieme ai Paesi del Nord Africa, interamente dedicata al problema dei migranti e della loro integrazione.

    «E il primo atto effettivo della presidenza italiana dell’Osce — spiega il titolare della Farnesina — e l’abbiamo voluta in un luogo nel quale hanno convissuto culture diverse, dimostrando che è possibile farlo in pace invece di generare conflitti. Dobbiamo puntare sulla sicurezza, sapendo che anche la cultura può essere una componente essenziale. Con questo incontro vogliamo sottolineare il ruolo centrale del Mediterraneo nella più grande questione della sicurezza in Europa. Per questo la partnership con i Paesi della sponda Sud è indispensabile: occorre condividere più informazioni, elaborare strategie comuni, coinvolgerli nei processi politici».

    La Libia è invitato speciale alla Conferenza. A che punto è il processo di conciliazione interna e come stanno funzionando gli accordi con l’Italia? «Continuiamo a sostenere gli sforzi dell’inviato speciale dell’Onu, Ghassan Salamé, che ha concluso con un esito positivo la prima parte del suo piano. Occorre però ancora lavorare sul tema cruciale, quello del rapporto tra potere civile e potere militare. Noi siamo favorevoli a un processo che includa l’Est. Ricordo che il dialogo Est-Ovest ha segnato un punto importante a Roma, con l’incontro tra i presidenti dei due Parlamenti. Obiettivo è trovare il consenso più largo possibile, ma è evidente che al fondo debba esserci una subordinazione del potere militare a quello civile. Poi ognuno potrà candidarsi in una libera competizione politica. Nel frattempo appoggiamo le istituzioni legittime nella sfida della governabilità e pensiamo che i risultati raggiunti nella lotta al terrorismo e al traffico di esseri umani siano rilevanti. La cooperazione tra Italia e Libia ha prodotto un crescente contenimento dei flussi migratori illegali, grazie anche alla diminuzione del transito dal confine con il Niger. Ora stiamo lavorando per rendere stabili questi risultati».

    La caduta di Raqqa certifica la sconfitta dell’Isis, ma pone anche il problema dei foreign fighters che tenteranno di rientrare in Europa. Inglesi e francesi hanno annunciato una linea molto dura. Londra in particolare ha detto che i foreign fighters britannici non verranno catturati e arrestati ma uccisi. Quanto è concreta per l’Italia la minaccia dei combattenti islamici di ritorno? «Fin qui siamo riusciti a fare dell’Italia un Paese sicuro e solidale, salvando vite umane e tenendoci al riparo in un mondo nel quale, è bene ribadirlo, il rischio zero non esiste. Detto questo, il livello di allerta resta alto. Possiamo contare su un servizio anti-terrorismo straordinario, come altissima è la qualità delle nostre agenzie di intelligence. Abbiamo una normativa avanzata e un metodo di lavoro efficace, con il Comitato di analisi strategiche anti-terrorismo. II numero di foreign fighters che hanno avuto a che fare con l’Italia è fin qui contenuto rispetto a quello di altri Paesi. Ma sappiamo che per compiere qualcosa di grave ne basta uno. Ecco perché il nostro sistema di collaborazione internazionale rimane attivo, con scambi di informazioni e passaggi tempestivi di notizie che possono essere decisivi. Ecco perché dobbiamo tenere la guardia ancora alta, anche lavorando con i provider del web, parte essenziale della prevenzione».

    La vittoria del suo collega e compagno di partito Sebastian Kurz in Austria è avvenuta sulla base di una linea molto dura nei confronti dell’immigrazione e restrittiva su quello dell’integrazione. Inoltre Kurz potrebbe allearsi con un partito, la Fpoe, che ha radici neo-naziste. Fare propria l’agenda politica dell’estrema destra è un modello per i popolari europei? «Ho parlato con Kurz pochi giorni fa a Bruxelles e ho ascoltato II suo intervento, nel quale ha ribadito le sue posizioni popolari ed europeiste, da sostenitore del processo di integrazione».

    Anche se con lui, l’Italia ha avuto qualche scintilla. «Anch’io personalmente ho reagito quando aveva proposto di portare tutti gli immigrati salvati nel Mediterraneo a Lampedusa. Ma c’era stata un’identica questione da ministro dell’Interno, quando il governo a guida socialista di Vienna aveva minacciato la costruzione di un muro al Brennero. La strada è quella di una gestione efficiente e leale della frontiera comune, ricordando che fin qui sono stati di più i transiti dall’Austria verso l’Italia, che non viceversa».

    di: Paolo Valentino

    fonte: Corriere della Sera

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    Marotta: Dopo parole #Alfano forze che guardano a #Ppe battano un colpo

    Condivido pienamente l’intervista odierna di Angelino Alfano. Parole chiare, tali da non poter essere soggette ad alcun equivoco. Ora se le forze di Centro esistono, e io ritengo di sì, devono battere un colpo. Perché questa è una chiamata alla responsabilità, con una strategia ben definita. C’è lo spazio elettorale per questa proposta e, sicuramente, anche lo spazio politico. C’è il richiamo in buona sostanza ai valori del Ppe e quindi, al di fuori di ogni alibi, chi si riconosce in questi valori deve valutare la possibilità di fare questo cammino insieme. Quando si parla chiaro, come ha fatto Alfano, è difficile poi nascondersi dietro a false rappresentazioni della realtà. Adesso non ci si può più tirare indietro”. E’ quanto dichiara il deputato di Alternativa popolare Nino Marotta.
  • Giovanni Melillo , Capo di Gabinetto del ministro della Giustizia Andrea Orlando, ospite del congresso nazionale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe, 18 gennaio 2016. ANSA / CIRO FUSCO 
CIRO FUSCO/

    #GIUSTIZIA, G. ALFANO: AUGURI A #MELILLO. INCARICO IMPORTANTE IN TERRITORIO DELICATO

    Auguri e buon lavoro a Giovanni Melillo per l’incarico di procuratore capo di Napoli che gli è stato oggi conferito. La sua esperienza e la sua formazione saranno un valido supporto per una posizione così importante in un territorio così delicato come la Campania”. A dirlo è Gioacchino Alfano, sottosegretario alla Difesa e coordinatore regionale in Campania di Alternativa Popolare.

     
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    Alfano contro la sindrome Polonia «Vorrebbero spartirsi il centro» – Intervista a Il Corriere della Sera

    Alfano: «E nessuno mi venga a dire che qualcuno non vorrebbe approfittarne. Se tutto ciò accadesse, sarebbe la conseguenza di chi, ancora una volta, ha sbagliato i conti».

    22 luglio 2017 – Non è sorpreso per quanto sta accadendo, «era già tutto previsto», dice Alfano: «Questa è l’offensiva finale di un’operazione che Renzi e Berlusconi portano avanti da tre anni. Ero preparato».

    Il ministro degli Esteri sa di trovarsi al centro della contesa per «il centro», che «nei piani del segretario del Pd e del leader di Forza Italia dovrebbe essere «la Polonia» della politica nazionale»: «Spartirsi questo milione e passa di voti servirebbe a entrambi alle elezioni. Al primo per battere Di Maio, al secondo per superare Salvini. Perciò siamo d’ingombro». Ecco spiegato — secondo Alfano — il paradosso di Ap, «che acquisisce cittadinanza mediatica solo quando diventa oggetto del desiderio altrui», cioè perde pezzi in Parlamento: «Tutto questo rumore è dettato dalla nostra posizione strategica. E siccome esistiamo in quanto non siamo omologati, dovremmo sparire. In realtà da tre anni saremmo dovuti sparire».

    «Abbiamo superato ogni prova»

    Da quando Renzi e Berlusconi «hanno messo in atto il loro disegno, che in maggioranza avveniva con azioni di disturbo rispetto al nostro ruolo decisivo e dall’opposizione con manovre della serie “Torna a casa Lessie”, finalizzate a smantellarci i gruppi. Invece abbiamo superato ogni prova, specie quelle elettorali. Ora siamo al secondo tempo della partita iniziata con il tentativo di varare la legge elettorale. L’intento era far saltare Ap a settembre senza far saltare la legislatura. Se il piano è stato anticipato è perché qualcuno ritiene — illudendosi — che si sia chiusa ogni finestra elettorale. Ma non è così».

    «Giudizio rasserenato»

    A sorpresa, Alfano introduce il tema del voto anticipato, ricordando come finì quando il Pdl pensò di staccarsi da Monti senza pagar dazio, «e invece si precipitò alle urne che era ancora inverno». «Attenzione allora», dice citando la data del 5 novembre: «E nessuno mi venga a dire che qualcuno non vorrebbe approfittarne. Se tutto ciò accadesse, sarebbe la conseguenza di chi, ancora una volta, ha sbagliato i conti». È chiaro che sta parlando di Renzi a Berlusconi, verso cui non profferisce mai parole fuori posto: «Ma ho molto rasserenato il mio giudizio anche sul segretario del Pd. C’ero rimasto male ai tempi della legge elettorale. Credevo volesse isolare me, non immaginavo volesse isolare sé».

    «Da affrontare il mare grosso»

    Essere preparati alla sfida non significa essere sicuro di superarla, e il leader di Ap lo sottolinea, «perché adesso c’è da affrontare il mare grosso. Se riuscirò ad attraccare, vorrà dire che nella prossima legislatura loro dovranno fare i conti con me. Altrimenti loro avranno regolato i conti con me. Io penso che ce la farò, anzi ce la faremo», siccome «aver previsto l’offensiva, ha consentito di attrezzarci. Che non vuol dire trattenere chi vuole andare». Alfano sapeva, per esempio, che il sottosegretario Cassano sarebbe andato via, «sapevo che giovedì aveva un appuntamento con Ghedini nei pressi del Senato. Ma non mi sono mosso per fermarlo. Intanto perché penso che — quando si andrà alle urne — dovrò stare insieme a chi crede davvero nel progetto. E poi perché, come in altri casi, avevamo già posto rimedio».

    Emorragia parlamentare

    Insomma, l’emorragia parlamentare di Ap — a suo giudizio – è solo di ceto politico, non si porta dietro voti: «A parte l’ultimo report di Swg, che ci accredita del 3,2%, sono certo nel Paese esista un’area che va oltre i dati dei sondaggi. Infatti tutti mirano a conquistarla»: «Quanto al centro del centrodestra non esiste. Finirà inglobato nella lista con la scritta “Forza Italia — Federazione della libertà”. D’altronde la politica ha una sua logica: se la leadership in coalizione la conquista chi arriva primo, perché Berlusconi dovrebbe fare un’altra lista?». L’ex pupillo conosce il Cavaliere, «conosco il suo giudizio su tutti quelli che sono andati da lui».

    «Ciò che conta è la resilienza»

    Lo strappo è politico, «tutto è strettamente politico, anche gli attacchi che subisco non li considero personali ma sono dovuti al fatto che oggi i partiti si identificano con chi li guida. E io guido Ap».
    In questa chiave si pone alcune domande, che in realtà sono rivolte a Berlusconi: «A cosa vale questa fatica di recuperare parlamentari, avendo nei sondaggi il 13%? Non era preferibile tenere tutti nel Pdl, che aveva il 29%? Eppoi, a cosa è valsa in questi anni la campagna di Forza Italia contro di noi? Prima ha prodotto l’exploit del “royal baby” Renzi alle Europee, poi il balzo in avanti del “goleador” Salvini alle Amministrative». Guardare in casa d’altri sembra però un modo per distogliere l’attenzione dalla propria, che rischia di crollare. «Non è così», ribatte Alfano: «L’aggregazione di centro si farà». Con chi? «Di sicuro non con Verdini». Sul resto è reticente, per via — sostiene — di una «strana coincidenza» tra quanti contatta «e poi vengono contattati da altri». Sarà… «È così. In questa fase ciò che conta è resilienza, nervi saldi e conoscenza delle regole del gioco. Bisogna sapere resistere all’ondata. Dopodiché sarà Berlusconi a chiamare e adattare il suo story-telling. Se quel giorno arriverà, vorrà dire che avremo superato la prova e allora decideremo se rispondere al telefono. Un po’ quanto sta per accadere per la Sicilia». Ottimista. «No, realista».

    di: Francesco Verderami

    fonte: Il Corriere della Sera

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    Alfano: La collaborazione col Pd ormai s’è conclusa – Intervista a Il Secolo XIX

    Il ministro degli Esteri: ma continuiamo a sostenere lo stesso il governo, Gentiloni corretto. Lo ius soli? Una legge giusta proposta nel tempo sbagliato.

    18 luglio 2017 – Pd addio, «la collaborazione col Pd ormai conclusa», annuncia il leader di Alternativa popolare Angelino Alfano.

    Lei è appena uscito dalla riunione con gli altri ministri degli esteri dell’Ue dove si è parlato proprio di Libia e dell’ondata di migranti sulle nostre coste. La solita solidarietà a parole all’Italia? «Diciamo che tutti hanno ben chiara l’insostenibilità di questa situazione, sarebbe bene che tutti avessero il coraggio di fare insieme a noi seri investimenti in Africa per diminuire le partenze e applicassero quanto già sottoscritto in termini di ricollocamenti».

    Intanto in Italia avete fatto questo sgambetto al Pd sullo ius soli. Si è vendicato di Renzi che l’ha trattata come un leader di un cespuglio senza voti? «Macché…Semplicemente: una legge giusta, se fatta in un modo o in un tempo sbagliato, rischia di diventare sbagliata al di là del merito».

    Voi lo ius soli l’avete votato alla Camera, adesso avete cambiato idea. Al di là della buona volontà di Gentiloni di approvarla a settembre, la legge è finita su un binario morto? «Noi abbiamo ribadito a Gentiloni che non siamo pentiti del voto favorevole alla Camera. Ma alcuni correttivi saranno necessari al Senato, anche su questioni delicate».

    Per esempio? «La concessione della cittadinanza nei confronti di figli i cui genitori non l’abbiamo chiesta. Alcuni elementi di debolezza vanno colmati».

    Ma così si rischia di non fare più in tempo a votarla, e poi ci sarà la sessione di bilancio… «Non abbiamo pregiudiziali ideologiche contro lo ius soli, ma ciascuno ha le sue priorità: noi per esempio, per questo finale di legislatura, chiediamo l’approvazione della legge sulla legittima difesa».

    Insomma, proponete uno scambio al Pd: ius soli in cambio della legittima difesa? «Nessun baratto, ma vogliamo concordare un’agenda di fine legislatura con le forze che sostengono il governo».

    Intanto con il rinvio dello ius soli avete ottenuto gli applausi del centrodestra. State lavorando per tornare alla casa madre? «Con questa legge elettorale che non prevede alleanze, abbiamo la possibilità di costruire un’area autonoma, popolare e liberale. A questo soltanto stiamo lavorando. Non sono previste alleanze e noi non le stiamo cercando: sono gli altri, da Monza a Catanzaro passando per Genova, che alle ultime amministrative le hanno cercate con noi».

    E dopo il voto? «Vedremo come si saranno espressi i cittadini».

    Dopo la decisione di bloccare la fiducia sullo ius soli si è guastato il vostro rapporto con Gentiloni? «Il presidente del Consiglio è stato molto corretto, ha mostrato rispetto verso chi lo sostiene pur ribadendo che la legge la vuole fare. Il rispetto e la buona educazione talvolta sono un optional, come il metallizzato sulle auto, mentre Gentiloni le ha di serie. Ha esercitato inoltre una leadership di sua stretta competenza – in quanto premier – nel decidere di non mettere la fiducia».

    A differenza di altri, come Renzi, intende? Con il segretario del pd ha più avuto modo di parlare dopo la rottura sulla legge elettorale? «Non ce n’è stata né l’occasione né la necessità».

    Probabile che si vada al voto con queste leggi rimaste dopo il taglia e cuci della Consulta. Voi cosa farete? «Cercare alleanze è un modo per confondere gli elettori visto che non sono previste dal Consultellum. Io credo invece che occorra al più presto lanciare una proposta politica che unisca tutti coloro che sono distinti e autonomi dalla sinistra, ma che non vogliono andar dietro a chi, come Salvini, ci vuole portare fuori dall’Europa».

    Addio Pd dunque?  «La collaborazione con loro si è ormai conclusa, sosteniamo lo stesso governo, ma non facciamo parte della stessa coalizione: diciamo che abbiamo un parente in comune, di nome Gentiloni, ma tra noi e loro non c’è più alcun legame».

    Con Berlusconi invece come vanno le cose? L’ha più sentito? «Sì, ci siamo incontrati al funerale di Kohl».

    E…?  «Ci siamo salutati ma non abbiamo parlato di politica».

    Un’ultima cosa, c’è molta polemica sulla missione Triton: la destra e M5s sostengono che Renzi abbia barattato la flessibilità sui conti con l’accettazione della clausola per cui i migranti sarebbero stati sbarcati nei nostri porti. È andata così?  «Io all’epoca ero al Viminale, il negoziato sulla flessibilità non era, ovviamente, nelle mie competenze, ma mi sento di escludere scambi. E comunque Triton, per quanto riguarda le navi europee, conta solo il 10 per cento sul totale degli sbarchi».

     

    di: Francesco Bei

    fonte: Il Secolo XIX

  • Paolo Alli

    ALLI: AGENDA #ALFANO FONDAMENTALE E INVERSIONE TENDENZA PER GESTIONE #IMMIGRAZIONE.

    AFRICA,  ALLI: AGENDA ALFANO FONDAMENTALE E INVERSIONE TENDENZA PER GESTIONE IMMIGRAZIONE. COOPERAZIONE INTERNAZIONALE STRATEGICA

    “L’agenda dell’Italia per l’Africa proposta dal ministro Alfano è fondamentale per gli equilibri geopolitici nel Mediterraneo da qui ai prossimi anni. È necessario, infatti, riuscire ad incidere sul piano economico-imprenditoriale e sul miglioramento delle condizioni del continente africano, a partire dalla Libia. Solo in questo modo riusciremo a regolare i flussi migratori e trovare una soluzione a una emergenza che è ormai diventato un fenomeno strutturale”. A dirlo è Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato e deputato di Alternativa Popolare in Commissione Affari Esteri.

    “In questo quadro, – aggiunge – le encomiabili iniziative del ministro Alfano, come il vertice tenutosi alla Farnesina con i rappresentanti degli Stati europei e africani, il Forum economico italo-libico di Agrigento tenutosi lo scorso 8 luglio e l’impegno di stanziare risorse che ammontano a 60 milioni di euro per i Paesi di transito sono dei segnali di un’inversione di rotta nella gestione delle politiche migratorie, che punta a incidere in modo radicale sul contenimento dei flussi. La cooperazione internazionale, in questo senso, riveste un ruolo importantissimo, a patto che sia un elemento di sviluppo e non di assistenza: un investimento non solo sul benessere delle popolazioni ma anche per stabilire elementi di maggiore e migliore equilibrio a livello internazionale”.

    E conclude: “Sono molti e importanti gli sforzi che il mondo occidentale compie per la cooperazione, l’Europa ogni anno investe decine di miliardi di euro. Tuttavia si avverte la necessità di realizzare sinergie tra i progetti e un ferreo controllo sulla qualità degli investimenti realizzati e sulla loro reale efficacia. Serve inoltre un dialogo forte con le altre grandi istituzioni mondiali che operano in questo settore come le Nazioni Unite e la Banca Mondiale. Questo è un compito al quale il nostro paese, grazie alla propria storica esperienza in questo settore, può e deve fornire un contributo determinante”.