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    Marotta: Dopo parole #Alfano forze che guardano a #Ppe battano un colpo

    Condivido pienamente l’intervista odierna di Angelino Alfano. Parole chiare, tali da non poter essere soggette ad alcun equivoco. Ora se le forze di Centro esistono, e io ritengo di sì, devono battere un colpo. Perché questa è una chiamata alla responsabilità, con una strategia ben definita. C’è lo spazio elettorale per questa proposta e, sicuramente, anche lo spazio politico. C’è il richiamo in buona sostanza ai valori del Ppe e quindi, al di fuori di ogni alibi, chi si riconosce in questi valori deve valutare la possibilità di fare questo cammino insieme. Quando si parla chiaro, come ha fatto Alfano, è difficile poi nascondersi dietro a false rappresentazioni della realtà. Adesso non ci si può più tirare indietro”. E’ quanto dichiara il deputato di Alternativa popolare Nino Marotta.
  • Giovanni Melillo , Capo di Gabinetto del ministro della Giustizia Andrea Orlando, ospite del congresso nazionale del sindacato autonomo di polizia penitenziaria Sappe, 18 gennaio 2016. ANSA / CIRO FUSCO 
CIRO FUSCO/

    #GIUSTIZIA, G. ALFANO: AUGURI A #MELILLO. INCARICO IMPORTANTE IN TERRITORIO DELICATO

    Auguri e buon lavoro a Giovanni Melillo per l’incarico di procuratore capo di Napoli che gli è stato oggi conferito. La sua esperienza e la sua formazione saranno un valido supporto per una posizione così importante in un territorio così delicato come la Campania”. A dirlo è Gioacchino Alfano, sottosegretario alla Difesa e coordinatore regionale in Campania di Alternativa Popolare.

     
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    Alfano contro la sindrome Polonia «Vorrebbero spartirsi il centro» – Intervista a Il Corriere della Sera

    Alfano: «E nessuno mi venga a dire che qualcuno non vorrebbe approfittarne. Se tutto ciò accadesse, sarebbe la conseguenza di chi, ancora una volta, ha sbagliato i conti».

    22 luglio 2017 – Non è sorpreso per quanto sta accadendo, «era già tutto previsto», dice Alfano: «Questa è l’offensiva finale di un’operazione che Renzi e Berlusconi portano avanti da tre anni. Ero preparato».

    Il ministro degli Esteri sa di trovarsi al centro della contesa per «il centro», che «nei piani del segretario del Pd e del leader di Forza Italia dovrebbe essere «la Polonia» della politica nazionale»: «Spartirsi questo milione e passa di voti servirebbe a entrambi alle elezioni. Al primo per battere Di Maio, al secondo per superare Salvini. Perciò siamo d’ingombro». Ecco spiegato — secondo Alfano — il paradosso di Ap, «che acquisisce cittadinanza mediatica solo quando diventa oggetto del desiderio altrui», cioè perde pezzi in Parlamento: «Tutto questo rumore è dettato dalla nostra posizione strategica. E siccome esistiamo in quanto non siamo omologati, dovremmo sparire. In realtà da tre anni saremmo dovuti sparire».

    «Abbiamo superato ogni prova»

    Da quando Renzi e Berlusconi «hanno messo in atto il loro disegno, che in maggioranza avveniva con azioni di disturbo rispetto al nostro ruolo decisivo e dall’opposizione con manovre della serie “Torna a casa Lessie”, finalizzate a smantellarci i gruppi. Invece abbiamo superato ogni prova, specie quelle elettorali. Ora siamo al secondo tempo della partita iniziata con il tentativo di varare la legge elettorale. L’intento era far saltare Ap a settembre senza far saltare la legislatura. Se il piano è stato anticipato è perché qualcuno ritiene — illudendosi — che si sia chiusa ogni finestra elettorale. Ma non è così».

    «Giudizio rasserenato»

    A sorpresa, Alfano introduce il tema del voto anticipato, ricordando come finì quando il Pdl pensò di staccarsi da Monti senza pagar dazio, «e invece si precipitò alle urne che era ancora inverno». «Attenzione allora», dice citando la data del 5 novembre: «E nessuno mi venga a dire che qualcuno non vorrebbe approfittarne. Se tutto ciò accadesse, sarebbe la conseguenza di chi, ancora una volta, ha sbagliato i conti». È chiaro che sta parlando di Renzi a Berlusconi, verso cui non profferisce mai parole fuori posto: «Ma ho molto rasserenato il mio giudizio anche sul segretario del Pd. C’ero rimasto male ai tempi della legge elettorale. Credevo volesse isolare me, non immaginavo volesse isolare sé».

    «Da affrontare il mare grosso»

    Essere preparati alla sfida non significa essere sicuro di superarla, e il leader di Ap lo sottolinea, «perché adesso c’è da affrontare il mare grosso. Se riuscirò ad attraccare, vorrà dire che nella prossima legislatura loro dovranno fare i conti con me. Altrimenti loro avranno regolato i conti con me. Io penso che ce la farò, anzi ce la faremo», siccome «aver previsto l’offensiva, ha consentito di attrezzarci. Che non vuol dire trattenere chi vuole andare». Alfano sapeva, per esempio, che il sottosegretario Cassano sarebbe andato via, «sapevo che giovedì aveva un appuntamento con Ghedini nei pressi del Senato. Ma non mi sono mosso per fermarlo. Intanto perché penso che — quando si andrà alle urne — dovrò stare insieme a chi crede davvero nel progetto. E poi perché, come in altri casi, avevamo già posto rimedio».

    Emorragia parlamentare

    Insomma, l’emorragia parlamentare di Ap — a suo giudizio – è solo di ceto politico, non si porta dietro voti: «A parte l’ultimo report di Swg, che ci accredita del 3,2%, sono certo nel Paese esista un’area che va oltre i dati dei sondaggi. Infatti tutti mirano a conquistarla»: «Quanto al centro del centrodestra non esiste. Finirà inglobato nella lista con la scritta “Forza Italia — Federazione della libertà”. D’altronde la politica ha una sua logica: se la leadership in coalizione la conquista chi arriva primo, perché Berlusconi dovrebbe fare un’altra lista?». L’ex pupillo conosce il Cavaliere, «conosco il suo giudizio su tutti quelli che sono andati da lui».

    «Ciò che conta è la resilienza»

    Lo strappo è politico, «tutto è strettamente politico, anche gli attacchi che subisco non li considero personali ma sono dovuti al fatto che oggi i partiti si identificano con chi li guida. E io guido Ap».
    In questa chiave si pone alcune domande, che in realtà sono rivolte a Berlusconi: «A cosa vale questa fatica di recuperare parlamentari, avendo nei sondaggi il 13%? Non era preferibile tenere tutti nel Pdl, che aveva il 29%? Eppoi, a cosa è valsa in questi anni la campagna di Forza Italia contro di noi? Prima ha prodotto l’exploit del “royal baby” Renzi alle Europee, poi il balzo in avanti del “goleador” Salvini alle Amministrative». Guardare in casa d’altri sembra però un modo per distogliere l’attenzione dalla propria, che rischia di crollare. «Non è così», ribatte Alfano: «L’aggregazione di centro si farà». Con chi? «Di sicuro non con Verdini». Sul resto è reticente, per via — sostiene — di una «strana coincidenza» tra quanti contatta «e poi vengono contattati da altri». Sarà… «È così. In questa fase ciò che conta è resilienza, nervi saldi e conoscenza delle regole del gioco. Bisogna sapere resistere all’ondata. Dopodiché sarà Berlusconi a chiamare e adattare il suo story-telling. Se quel giorno arriverà, vorrà dire che avremo superato la prova e allora decideremo se rispondere al telefono. Un po’ quanto sta per accadere per la Sicilia». Ottimista. «No, realista».

    di: Francesco Verderami

    fonte: Il Corriere della Sera

  • INTERVISTA MINISTRO ALFANO_Pagina_1

    Alfano: La collaborazione col Pd ormai s’è conclusa – Intervista a Il Secolo XIX

    Il ministro degli Esteri: ma continuiamo a sostenere lo stesso il governo, Gentiloni corretto. Lo ius soli? Una legge giusta proposta nel tempo sbagliato.

    18 luglio 2017 – Pd addio, «la collaborazione col Pd ormai conclusa», annuncia il leader di Alternativa popolare Angelino Alfano.

    Lei è appena uscito dalla riunione con gli altri ministri degli esteri dell’Ue dove si è parlato proprio di Libia e dell’ondata di migranti sulle nostre coste. La solita solidarietà a parole all’Italia? «Diciamo che tutti hanno ben chiara l’insostenibilità di questa situazione, sarebbe bene che tutti avessero il coraggio di fare insieme a noi seri investimenti in Africa per diminuire le partenze e applicassero quanto già sottoscritto in termini di ricollocamenti».

    Intanto in Italia avete fatto questo sgambetto al Pd sullo ius soli. Si è vendicato di Renzi che l’ha trattata come un leader di un cespuglio senza voti? «Macché…Semplicemente: una legge giusta, se fatta in un modo o in un tempo sbagliato, rischia di diventare sbagliata al di là del merito».

    Voi lo ius soli l’avete votato alla Camera, adesso avete cambiato idea. Al di là della buona volontà di Gentiloni di approvarla a settembre, la legge è finita su un binario morto? «Noi abbiamo ribadito a Gentiloni che non siamo pentiti del voto favorevole alla Camera. Ma alcuni correttivi saranno necessari al Senato, anche su questioni delicate».

    Per esempio? «La concessione della cittadinanza nei confronti di figli i cui genitori non l’abbiamo chiesta. Alcuni elementi di debolezza vanno colmati».

    Ma così si rischia di non fare più in tempo a votarla, e poi ci sarà la sessione di bilancio… «Non abbiamo pregiudiziali ideologiche contro lo ius soli, ma ciascuno ha le sue priorità: noi per esempio, per questo finale di legislatura, chiediamo l’approvazione della legge sulla legittima difesa».

    Insomma, proponete uno scambio al Pd: ius soli in cambio della legittima difesa? «Nessun baratto, ma vogliamo concordare un’agenda di fine legislatura con le forze che sostengono il governo».

    Intanto con il rinvio dello ius soli avete ottenuto gli applausi del centrodestra. State lavorando per tornare alla casa madre? «Con questa legge elettorale che non prevede alleanze, abbiamo la possibilità di costruire un’area autonoma, popolare e liberale. A questo soltanto stiamo lavorando. Non sono previste alleanze e noi non le stiamo cercando: sono gli altri, da Monza a Catanzaro passando per Genova, che alle ultime amministrative le hanno cercate con noi».

    E dopo il voto? «Vedremo come si saranno espressi i cittadini».

    Dopo la decisione di bloccare la fiducia sullo ius soli si è guastato il vostro rapporto con Gentiloni? «Il presidente del Consiglio è stato molto corretto, ha mostrato rispetto verso chi lo sostiene pur ribadendo che la legge la vuole fare. Il rispetto e la buona educazione talvolta sono un optional, come il metallizzato sulle auto, mentre Gentiloni le ha di serie. Ha esercitato inoltre una leadership di sua stretta competenza – in quanto premier – nel decidere di non mettere la fiducia».

    A differenza di altri, come Renzi, intende? Con il segretario del pd ha più avuto modo di parlare dopo la rottura sulla legge elettorale? «Non ce n’è stata né l’occasione né la necessità».

    Probabile che si vada al voto con queste leggi rimaste dopo il taglia e cuci della Consulta. Voi cosa farete? «Cercare alleanze è un modo per confondere gli elettori visto che non sono previste dal Consultellum. Io credo invece che occorra al più presto lanciare una proposta politica che unisca tutti coloro che sono distinti e autonomi dalla sinistra, ma che non vogliono andar dietro a chi, come Salvini, ci vuole portare fuori dall’Europa».

    Addio Pd dunque?  «La collaborazione con loro si è ormai conclusa, sosteniamo lo stesso governo, ma non facciamo parte della stessa coalizione: diciamo che abbiamo un parente in comune, di nome Gentiloni, ma tra noi e loro non c’è più alcun legame».

    Con Berlusconi invece come vanno le cose? L’ha più sentito? «Sì, ci siamo incontrati al funerale di Kohl».

    E…?  «Ci siamo salutati ma non abbiamo parlato di politica».

    Un’ultima cosa, c’è molta polemica sulla missione Triton: la destra e M5s sostengono che Renzi abbia barattato la flessibilità sui conti con l’accettazione della clausola per cui i migranti sarebbero stati sbarcati nei nostri porti. È andata così?  «Io all’epoca ero al Viminale, il negoziato sulla flessibilità non era, ovviamente, nelle mie competenze, ma mi sento di escludere scambi. E comunque Triton, per quanto riguarda le navi europee, conta solo il 10 per cento sul totale degli sbarchi».

     

    di: Francesco Bei

    fonte: Il Secolo XIX

  • Paolo Alli

    ALLI: AGENDA #ALFANO FONDAMENTALE E INVERSIONE TENDENZA PER GESTIONE #IMMIGRAZIONE.

    AFRICA,  ALLI: AGENDA ALFANO FONDAMENTALE E INVERSIONE TENDENZA PER GESTIONE IMMIGRAZIONE. COOPERAZIONE INTERNAZIONALE STRATEGICA

    “L’agenda dell’Italia per l’Africa proposta dal ministro Alfano è fondamentale per gli equilibri geopolitici nel Mediterraneo da qui ai prossimi anni. È necessario, infatti, riuscire ad incidere sul piano economico-imprenditoriale e sul miglioramento delle condizioni del continente africano, a partire dalla Libia. Solo in questo modo riusciremo a regolare i flussi migratori e trovare una soluzione a una emergenza che è ormai diventato un fenomeno strutturale”. A dirlo è Paolo Alli, Presidente dell’Assemblea Parlamentare della Nato e deputato di Alternativa Popolare in Commissione Affari Esteri.

    “In questo quadro, – aggiunge – le encomiabili iniziative del ministro Alfano, come il vertice tenutosi alla Farnesina con i rappresentanti degli Stati europei e africani, il Forum economico italo-libico di Agrigento tenutosi lo scorso 8 luglio e l’impegno di stanziare risorse che ammontano a 60 milioni di euro per i Paesi di transito sono dei segnali di un’inversione di rotta nella gestione delle politiche migratorie, che punta a incidere in modo radicale sul contenimento dei flussi. La cooperazione internazionale, in questo senso, riveste un ruolo importantissimo, a patto che sia un elemento di sviluppo e non di assistenza: un investimento non solo sul benessere delle popolazioni ma anche per stabilire elementi di maggiore e migliore equilibrio a livello internazionale”.

    E conclude: “Sono molti e importanti gli sforzi che il mondo occidentale compie per la cooperazione, l’Europa ogni anno investe decine di miliardi di euro. Tuttavia si avverte la necessità di realizzare sinergie tra i progetti e un ferreo controllo sulla qualità degli investimenti realizzati e sulla loro reale efficacia. Serve inoltre un dialogo forte con le altre grandi istituzioni mondiali che operano in questo settore come le Nazioni Unite e la Banca Mondiale. Questo è un compito al quale il nostro paese, grazie alla propria storica esperienza in questo settore, può e deve fornire un contributo determinante”.

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    Alfano: Un osservatorio per la libertà religiosa nel mondo – Avvenire

    Da oggi a Roma un Osservatorio mondiale. Libertà religiosa: l’impegno dell’Italia

     

     Caro direttore,

     la tutela e la promozione della libertà di religione costituiscono una delle priorità della politica estera italiana e dell’impegno dell’Italia in materia di diritti umani. Per questo sono particolarmente lieto di accogliere oggi, alla Farnesina, la Conferenza, organizzata insieme all’Ispi, dedicata alla tutela delle comunità religiose, con la partecipazione di rappresentanti del mondo religioso, accademico, diplomatico e di esperti internazionali.

    Coerentemente con l’intento di sostenere lo sviluppo di una cultura del dialogo e della reciproca comprensione, ho promosso la costituzione di un Osservatorio sulle minoranze religiose nel mondo e sul rispetto della libertà religiosa, che sarà istituito proprio oggi.

    L’Osservatorio avvierà processi di studio, analisi e monitoraggio delle condizioni delle minoranze religiose nel mondo, nell’ottica di rafforzarne la tutela. Elaborerà proposte per attività di sensibilizzazione, anche a livello locale, e svolgerà il proprio lavoro in coordinamento con la nostra rete diplomatica all’estero. Sono fiducioso che il lavoro dell’Osservatorio sarà un nuovo importante elemento del sistema Italia per la promozione della libertà di religione, perché vedrà schierati rappresentanti del mondo accademico e della società civile, con l’obiettivo di rendere la nostra azione ancor più efficace e mirata e più forte il nostro auspicio di pace. Difendere la libertà di ciascun individuo di professare la propria fede così come tutelare i diritti degli appartenenti a minoranze e comunità religiose sono elementi co-essenziali alla promozione di società inclusive e pacifiche. La diffusione di questi valori è indispensabile per la pace e la stabilità.

    Su questo fronte, ho voluto rilanciare la nostra azione politica sia nelle organizzazioni internazionali che nei rapporti diplomatici con i Paesi. Troppo  spesso il fattore religioso è stato visto come causa di conflitti anziché come parte della loro soluzione. La selettività e la sistematicità delle violenze perpetrate contro comunità minoritarie di credenti in particolare, ma non solo, nell’area mediorientale, esigono una chiara risposta da parte della comunità internazionale. Abbiamo vissuto con grande dolore, per esempio, gli attacchi e le violenze contro le minoranze cristiane nelle diverse zone del mondo. Ma è lo stesso dolore che colpisce tutti, quando una comunità religiosa è ferita e violata.

    Sono molteplici le iniziative lanciate a livello internazionale a tutela della libertà religiosa. In questa cornice occorre assicurare coerenza di azione e rafforzare, a riguardo, la nostra collaborazione – che è già positiva e incoraggiante – con numerosi partner. Ma la realtà attuale ci chiede sforzi aggiuntivi. Il nostro convinto contributo, anche attraverso interventi umanitari, per contrastare con efficacia le violenze nei confronti di minoranze etniche e religiose, si basa sul pieno rispetto dei principi di imparzialità e umanità. La nostra azione a livello internazionale si ispira da sempre al principio di universalità della risposta, con l’obiettivo di difendere le comunità colpite da queste violenze, indipendentemente dalla loro religione o etnia. Il focus della Conferenza si incentrerà su un aspetto che mi è particolarmente caro: la necessità di coinvolgere i giovani per poter promuovere una cultura del rispetto e del dialogo. I giovani, infatti, sono tra i principali attori che possono effettivamente farsi promotori di un cambiamento delle nostre società. È necessario impegnarci per sensibilizzare le nuove generazioni a questi temi e per promuovere l’educazione ai diritti umani, necessaria affinché ogni individuo acquisisca consapevolezza dei propri diritti e sia in grado di promuoverli e di esercitarli pienamente, ma anche di rispettare quelli degli altri.

    Angelino Alfano

  • INTERVENTO MINISTRO ALFANO-POLITICA ESTERA

    Alfano: Pace e democrazia. Un percorso europeo per i Paesi dei Balcani – Il Corriere della Sera

    Il ministro degli Esteri: Riconciliazione nei Balcani, per un’Europa più sicura

    12 luglio 2017 – In un’epoca di sfide globali, che richiedono l’impegno di tutti, la riunifícazione del continente è un investimento strategico nella pace, nella sicurezza, nella democrazia.
    È questo lo spirito che anima i lavori del Vertice di Trieste di oggi, nel corso del quale, alla presenza dei capi di Stato e di governo, discuteremo, con i nostri colleghi dei Balcani occidentali, di temi cruciali per il futuro dei nostri cittadini.

    Partendo dalle conclusioni del Consiglio europeo di marzo e dalla Dichiarazione di Roma del sessantennale della firma dei Trattati, confermeremo che la porta dell’Europa resta aperta ai Paesi che ne condividono i valori e ci adopereremo per accompagnare il percorso europeo dei Balcani occidentali.

    Ai nostri amici dei Balcani chiederemo un forte impegno a proseguire nel consolidamento delle istituzioni democratiche, nell’applicazione della rule of law, nello sviluppo di economie moderne e concorrenziali.

    Occorre superare le divisioni interne e le recriminazioni del passato per compiere una scelta europea irreversibile. Solo attraverso il dialogo e una forte spinta alla riconciliazione sarà possibile guardare con ottimismo al futuro.

    Non è più il tempo di esitazioni, ma di operare una decisa scelta di campo.
    Il Vertice di Trieste è la quarta tappa, dopo Berlino, Vienna e Parigi, di un processo, avviato con lungimiranza dalla cancelliera Merkel, per dare impulso alla transizione democratica, economica e sodale dei Balcani occidentali.

    Lavoriamo insieme per raggiungere questi risultati concreti :
    1) l’approvazione di un significativo pacchetto di nuovi progetti infrastrutturali nei settori dell’energia e dei trasporti — dopo che, nel corso dell’anno, sono stati già aperti i primi cantieri dei progetti approvati in precedenti vertici — per un impegno finanziario che raggiungerà il mezzo miliardo di euro;
    2) l’approfondimento dell’integrazione economica regionale per liberare le potenzialità di un mercato di 20 milioni di persone;
    3) la firma del Trattato istitutivo della Comunità dei Trasporti, per creare uno spazio integrato sul piano degli standard tecnici e delle normative;
    4) una forte spinta allo sviluppo del Transizione democratica La porta dell’Unione reste aperta ai Paesi che ne condividono i valori settore privato e in particolare delle Pmi;
    5) un rafforzamento delle capacità di prevenire e reprimere la corruzione;
    6) l’ampliamento, nel simbolico trentennale di Erasmus, delle opportunità offerte alle nuove generazioni, grazie anche alla piena funzionalità dell’ufficio regionale per la Cooperazione giovanile (Ryco).
    Porremo inoltre le basi per una cooperazione rafforzata nella lotta al terrorismo e alla radicalizzazione e per far fronte ai flussi migratori non controllati e gestiti da gruppi criminali.

    Sono obiettivi importanti che testimoniano la nostra volontà di accompagnare i Balcani occidentali verso il fondamentale traguardo dell’integrazione europea, ma che evidenziano anche un’accresciuta volontà degli stessi di prendere in mano le redini del loro futuro.

    Dalla splendida città di Trieste, che ringrazio di cuore per l’accoglienza, sono certo che nascerà un segnale forte per un destino finalmente condiviso.

     

    Angelino Alfano

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    #Osce, Marotta: #Gratteri scelta intelligente di #Alfano

    Scelta intelligente del ministro Alfano per il nostro rappresentante all’Osce. Nicola Gratteri è un magistrato indipendente e preparato che ha dato dimostrazione del proprio valore nella propria attività, condotta sempre avendo come riferimento la legalità e lo stato diritto”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Ap in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta.
     
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    #Osce, Scopelliti: Bene #Alfano, #Gratteri simbolo di legalità e giustizia

    “La Calabria ha tanti uomini e donne capaci di diventare simboli di vera e propria “eccellenza nel mondo”. Uno di questi è Nicola Gratteri, magistrato tutto d’un pezzo e dalla schiena dritta, che da anni è in prima fila nella sua battaglia per la legalità e la giustizia. Per questo il ministro Alfano ha scelto lui per il delicatissimo compito di rappresentare l’Italia nell’Organizzazione per la sicurezza e la cooperazione in Europa. Come e’ facile intuire non si tratta di una nomina politica, ma di una scelta chiara e forte, quella di mettere al servizio dell’Europa uno degli uomini migliori che l’Italia ha a disposizione. Da vero uomo di Stato, Gratteri ha accettato l’incarico e ha scelto di non ricevere alcun compenso, chiedendone ottenendo la massima garanzia di autonomia. Un’autonomia che il ministro Alfano e il governo sono ben lieti di assicurargli. Gli faccio i migliori auguri per questa nuova sfida al servizio del Paese e sono sicura che ancora una volta ci rendera’ tutti orgogliosi di lui”. Così, in una nota, Rosanna Scopelliti.
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    Sammarco: bene #Alfano che sceglie #Gratteri per rappresentare l’Italia nell’#Osce

    “Chi meglio di Nicola Gratteri poteva essere scelto per rappresentare l’Italia all’interno dell’Osce? In questo delicato momento storico ogni Paese deve schierare i suoi uomini migliori nella lotta alle minacce del nostro tempo, terrorismo in primis. Non è un caso che per questa nomina il ministro degli Esteri Angelino Alfano abbia pensato proprio a lui. Il procuratore capo di Catanzaro nell’accettare l’incarico ha chiesto e ottenuto di non ricevere alcun compenso, un particolare che fa capire quanto per lui la priorità assoluta sia il senso del dovere. Gratteri è nato, ha vissuto e opera in una realtà molto difficile, la Calabria, e da tantissimi anni si batte per cambiarla. E’ in questi contesti che nascono le personalità forti di cui l’Italia ha bisogno per contrastare il crimine a livello nazionale e internazionale. La Calabria, sua terra di origine, deve essere fiera di lui. I miei migliori auguri per un incarico difficile, ma che saprà sicuramente svolgere al meglio”. Così, in una nota, Gianni Sammarco.