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    Lupi: #Avvenire ha ragione, risolvere nodo giudici-politica

    “Nel giorno in cui scopriamo che due italiani su tre non credono nel sistema giudiziario, uno su due ha poca o nessuna fiducia nei giudici, il 69 per cento pensa che settori della magistratura perseguano obiettivi politici, il 72 per cento trova inopportuno che un magistrato si candidi e il 62 per cento è contrario alle porte girevoli, ovvero al rientro nei ranghi togati dopo un mandato elettorale, come rivela un sondaggio Swg, consiglio a tutti di leggere l’editoriale di Avvenire, il quotidiano della conferenza episcopale italiana. La politica di fronte a questi dati, e alle polemiche più o meno interessate scatenatesi sui casi Lotti e Minzolini, ha la possibilità non di lanciarsi nell’ennesimo scontro frontale con alcuni magistrati, ma di normare finalmente con equilibrio, restringendo al massimo le incertezze interpretative, la questione del ritorno in funzioni inquirenti e giudicanti di magistrati che hanno fatto politica. Ne va del credito sempre più basso di cui (non) gode il potere legislativo presso i cittadini e anche del credito dell’ordine giudiziario. Una democrazia che sia tale non solo di nome non può reggere in una situazione simile, se non ci assumeremo la responsabilità anche di queste riforme non lamentiamoci dei populismi in crescita”. Lo dichiara Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area popolare.

    Roma, 22 marzo 2017

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    Lupi: Sfidiamo l’egemonia di toghe e 5Stelle – Intervista ad Avvenire

     Maurizio Lupi:I moderati si rimettano in marcia. Il giustizialismo fa male al Paese. Restiamo al governo a vigilare che la sinistra non smantelli le riforme e per sostenere la famiglia. Ma le componenti del Ppe dovranno tornare insieme.

     

    ROMA moderati, popolari e liberali debbono rimettersi in moto. La sfida è a una nuova egemonia culturale, rappresentata dal Movimento 5 Stelle, e da una magistratura che riempie il vuoto lasciato dalla politica», dice Maurizio Lupi. Oggi il capogruppo alla Camera di Area popolare avvia la sua scuola di formazione a Roccaraso.
    «Un nuovo progetto politico non può che partire dalla cultura, da una visione comune delle cose da fare».

    Ma sempre alleati con Renzi?
    Leggo Tommaso Nannicini, lo stratega del Lingotto, proporre il ritorno all’egemonia culturale di Gramsci e sono preoccupato. Se dice «basta con la bulimia riformista», mi chiedo se invece il nostro compito non sia ripartire proprio dalle cose da fare, più che da ideologie superate. O da una astratta logica delle alleanze. Siamo di fronte a un cambiamento epocale, sono saltate le certezze e la politica non può affrontare questi mutamenti con categorie del passato e un respiro corto che non guardi oltre le prossime elezioni, con i listoni o le demonizzazione dell’avversario. Ripartiamo, allora, da quel che siamo. Ciò che unisce la nostra area è un tono non urlato, ma soprattutto una capacità di realismo e concretezza, per dire chiaro ai cittadini che cosa si intende fare. Il contrario delle contrapposizioni ideologiche che vedo riaffiorare.

    Ciclicamente, da un quarto di secolo, torna la tentazione di farsi dettare gli organigrammi politici dalle inchieste.
    È la spia di un motore in avaria. Le inchieste alla fine della Prima Repubblica si sono inserite al posto di una politica che non si accorgeva di esser diventata autoreferenziale, staccata dagli interessi dei cittadini. È questo l’errore da non ripetere, la politica non può lasciare spazio a un’egemonia culturale esterna su cui il M5S marcia in base all’idea che il Parlamento sia pieno di corrotti, per cui bisogna dare spazio ai tribuni del popolo. Teorizzando una sorta di governo dei giudici, chiamati persino a decidere la legge elettorale.

    Ma la Consulta ha chiesto al Parlamento di fare il suo mestiere.
    Ha ricordato che una legge la deve fare la classe politica. Ma se tu ti ritiri, quel vuoto da qualcuno sarà riempito. Come moderati dobbiamo chiederci proprio questo: vogliamo delegare ad altri, o vogliamo tornare ad essere protagonisti? Renzi ha messo in crisi la tradizionale impostazione della sinistra, Salvini ha abbandonato quella della Lega per inseguire Lepen a destra, M5S cavalca la crisi della politica e noi, mi chiedo, come ci poniamo, che proposta facciamo? Berlusconi nel ’94 fece una proposta seria, non si accontentò di fare un nuovo casting.

    Da che temi ripartire, quindi?
    C’è uno spazio enorme. Il rischio è che il Pd per ritrovare l’unità a sinistra rimetta in discussione tante riforme fatte. Pensando sulla scuola, di abolire l’Invalsi, l’idea di merito, togliendo la bocciatura alle elementari. O sul lavoro, abolire una novità assoluta come i voucher per andare dietro al referendum della Cgil. O introdurre il reddito di cittadinanza. Noi siamo per sostenere il lavoro, non la disoccupazione. E poi la famiglia. Bene abbassare il cuneo fiscale, ma non è possibile di fronte ai dati sulla denatalità pensare che sia un tema da cattolici. È in gioco il futuro della società. Ecco, su questi temi c’è uno spazio enorme per noi.

    Ma non si vota domani. Nel frattempo restate alleati del Pd?
    Siamo preoccupati che il Pd, per interessi interni, possa cedere ai ricatti di una componente che punta a cambiare l’impostazione del governo. O a forzature, come sul fine vita. O sulla giustizia Presidieremo perché questa deriva non vi sia, nel contempo evitando di rincorrere Renzi o Salvini puntiamo a ricostruire una proposta liberal-popolare. Basata sull’idea di bene comune, sulla berlusconiana moralità del fare.

    A proposito di Berlusconi, non ha usato parole gentili con Alfano.
    Non è il momento di parlare di alleanze. Ognuno deve riflettere al proprio interna io continuo a pensare che il compito di chi sta insieme nel Ppe sia quello di unirsi, invece di ricorrere fantomatiche alleanze per vincere le elezioni, che poi non permettono di governare. Siamo in tanti: Ap, Parisi, Udc. E c’è Forza Italia, ma divisi non siamo credibili. C’è tutta un’area spaesata, priva di riferimenti. Penso che dovremo fare tutti un passo indietro, per fame due avanti insieme.

    Di: Angelo Picariello
    Fonte: Avvenire

     

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    Lupi: proposta liberalizzazione #cannabis non sarà mai legge, anche nel Pd tanti no – Intervista

     ROMA «sono convinto che la proposta di liberalizzazione della cannabis non diventerà mai legge. Ci sono regolamenti e procedure parlamentari da rispettare: noi di Area popolare abbiamo depositato 1.200 emendamenti che dovranno essere discussi. Intendiamo usare tutto il nostro peso politico perché questo ddl non completi il suo iter: abbiamo un ruolo importante nel sostenere questo governo e lo giocheremo fino in fondo. E comunque in commissione Giustizia anche nel Pd i fautori della liberalizzazione sono una minoranza». Maurizio Lupi, capogruppo di Ap alla Camera, promette barricate contro la legalizzazione di hashish e marijuana. E respinge le aperture del capo dell’Anticorruzione.
    Cantone le motiva con la paura del contatto dei giovani consumatori col crimine organizzato. La prima paura che dovremmo avere tutti è quella di permettere ai nostri ragazzi di entrare in contatto con una sostanza dannosa per la salute, come ormai dimostrato da tutte le maggioriorganizzazioni scientifiche: provoca danni al cervello, soprattutto se assunta in giovane età, e crea dipendenza. Affermare che il problema sia il contatto con la criminalità è una sconfitta per lo Stato. La posizione di Cantone oggettivamente è un cedimento, non è un male minore. Io sto piuttosto dalla parte di un altro magistrato, il procuratore Nicola Gratteri, che continua a dire che se vogliamo evitare che i nostri ragazzi entrino in contatto con la criminalità, dobbiamo fare un’azione di prevenzione e non permettere una sostanza che – pur se legalizzata – resta dannosissima E il mercato parallelo comunque continuerebbe ad esistere. Inviterei chi ha ancora dubbi a frequentare le comunità terapeutiche e parlare con chi ha vissuto drammaticamente l’esperienza delle droghe leggere come primo passo verso sostanze ancora più pesanti. 

    ll tema della droga e dei danni umani e sociali che provoca sembra però fuori moda. Obiettivo di una legge è il bene delle persone. E qualunque motivazione, pur nobile come la lotta al crimine, viene meno di fronte a questo principio che deve laicamente guidarci: non si può permettere che una legge in nome di un male minore avalli un danno personale e sociale. Lo Stato non può essere strabico: sensibilizza sui rischi di chi si mette alla guida non sobrio e poi permette la vendita di sostanze ancora più pericolose? È inaccettabile. Una società che non mette al centro il bene della persona e non ha il coraggio di capire che non è liberalizzando tutto che si affronta il futuro di una nazione, è votata alla sconfitta. Noi diciamo no a queste scorciatoie. E condurremo con forza la nostra battaglia convinti che avrà successo. 

    Le scorciatoie forse pagano dal punto di vista elettorale… Lo Stato e la politica sono deboli quando pensano di poter percorrere la strada più breve e in apparenza più facile che invece porta alla sconfitta. La via giusta è quella faticosa della prevenzione e dell’educazione. Bisogna avere il coraggio di dire che una cosa se è sbagliata non si può fare. Noi andremo controcorrente, anche se sono convinto che la maggioranza degli italiani la pensa come noi. 

    Però si invocano le proprietà terapeutiche. Nulla contro l’uso terapeutico: basta che non sia adoperato strumentalmente per condurre la vecchia battaglia del Partito radicale per la libertà individuale assoluta. Che non tiene conto delle ricadute sociali: allora perché usare le cinture di sicurezza o il casco?

    Di: Luca Liverani

    Fonte: Avvenire

  • avvenire

    Intervista ad Alessandro Pagano – Fuori dall’istruzione l’ideologia gender. È punto irrinunciabile

    MilanoFuori l’educazione al gender dalla “Buona scuola”. A chiederlo, con forza, è il capogruppo di Area popolare in commissione Giustizia della Camera, Alessandro Pagano, che ieri ha scritto una lettera aperta a tutti i senatori, in vista dell’approdo del ddl a Palazzo Madama.

    Che cosa non la convince del testo uscito dalla Camera?

    Per la prima volta si parla di educazione gender nelle scuole, introdotta con un emendamento all’articolo 2, che fa riferimento al decreto legge 93 del 2013. Lo stesso, per capirci, da cui sono derivati i libretti Unar sull’educazione alla diversità a scuola, che tanto hanno allarmato le famiglie.

    E quindi, che cosa chiedete?

    Su questo punto il testo dovrà cambiare, perché siamo di fronte a un dato prettamente educativo che scardina la Costituzione, interferendo con il diritto dei genitori ad educare i figli sancito dagli articoli 29 e 30. E questo nel programma di governo non era scritto.

    Senza modifiche il testo non passerà?

    Certo. Noi riproporremo l’emendamento, alla fine trasformato alla Camera in ordine del giorno per l’opposizione del Pd, volto a garantire alle famiglie il diritto sulle scelte educative dei propri figli. Per noi questo è un punto irrinunciabile.

    L’avete detto al presidente del Consiglio?

    Sarebbe ora che Renzi, su questo aspetto, dicesse una parola chiara, visto che non ne ha mai parlato. Vede, il governo esiste perché il Pd ha deciso di stare con noi di Area popolare, secondo un progetto e un programma concordati. Dove, ripeto, non si parlava di educazione di gender nelle scuole. Questo non è un governo monocolore, ma un esecutivo di larghe intese. A meno che il premier non abbia cambiato idea senza avvertirci.

    Di: Paolo Ferrario 

    Fonte: Avvenire

  • Enrico Costa

    Costa: «Rischiavamo una maxi multa ue da 50 milioni di euro» – L’intervista ad Avvenire

    Parte dai numeri Enrico Costa, il viceministro della Giustizia di Ncd che ha seguito sino all’ultimo secondo la complicata pratica della responsabilità civile dei giudici.«C’è chi dice che con la precedente disciplina sono stati erogati sette risarcimenti ai cittadini, qualcuno sostiene quattro. Da qualsiasi punto di vistala si voglia prendere – politico, tecnico, giuridico – occorre ammettere che la precedente disciplina è stata completamente inefficace. E il passo che abbiamo fatto è davvero storico, scioglie un nodo che ci portiamo dietro da anni».

    Ora saranno assicurati più diritti a chi subisce la “malagiustizia”?

    I punti fondamentali del testo sono l’abolizione del filtro di ammissibilità – che era il vero tappo a ogni richiesta di risarcimento -, l’ampliamento delle responsabilità dello Stato e l’estensione della rivalsa. Credo che il cittadino ora abbia più strumenti per far valere i propri diritti.

    I magistrati non sono dello stesso avviso, alcune correnti continuano a chiedere lo sciopero…

    Il testo è molto equilibrato. Dal punto di vista politico si è registrato un consenso trasversale e l’esecutivo ha avuto un dialogo costante con il mondo della giustizia. È chiaro che non tutto può soddisfare tutti. Per noi la rimozione del filtro di ammissibilità è essenziale, è il perno della riforma, il fiore all’occhiello. I magistrati su questo punto non sono convinti. Ma noi sulla giustizia andremo avanti, con il massimo rispetto per la dialettica comprensibile e garbata che si sta sviluppando in seno all’Anm.

    La ricerca del compromesso ha tolto forza al testo? Ad esempio l’esecutivo ha chiesto e ottenuto l’eliminazione del risarcimento diretto da parte del magistrato…

    Non è una sintesi al ribasso, se è questo che vuole dire. Siamo andati oltre gli approcci ideologici. E il risarcimento diretto da parte dei magistrati ci è sembrato punitivo e sproporzionato: avrebbe sbilanciato il sistema prestando il fianco a richieste risarcitorie pretestuose. I giudici non saranno esposti a ricatti e intimidazioni, riteniamo di aver trovato un punto di arrivo serio che salvaguarda in pieno la loro autonomia e indipendenza.

    Quanto ha contato il pressing dell’Europa per superare la vecchia legge Vassalli?

    Non c’è dubbio che abbiamo sanato un gap rilevante rispetto a quanto ci chiedeva l’Ue. Rischiavamo una procedura d’infrazione da 50 milioni di euro. Ora ci siamo allineati.

    Cambiando tema: il governo ha trovato la quadra sul falso in bilancio?

    Si prosegue verso questo obiettivo. Ma prima di chiudere, dobbiamo confrontarci con tutti gli altri ministeri interessati. Mancano diversi passaggi forali. Mattarella chiede al mondo della giustizia di rispondere alla sete di legalità che c’è nel Paese… Sono parole di buon senso e equilibrio. Una giustizia che funziona garantisce il rispetto delle leggi in tempi rapidi. Stiamo lavorando in questa direzione.

    DI MARCO IASEVOLI

    FONTE AVVENIRE

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    Antonio Leone: Fatto un buon lavoro. Serve l’apporto di tutti

    «Da Fi mi aspetto un apporto costruttivo. Spiace che manchi il contributo di M5S»

    ROMA Antonio Leone, del Ncd, da ex vicepresidente della Camera e attuale presidente del Consiglio di giurisdizione, è uno dei protagonisti di questo tentativo in fase avanzata di ridisegnare le regole interne di Montecitorio, fin dalla scorsa legislatura.

    Si è trovato il giusto equilibrio fra abuso di decretazione e ostruzionismo?
    Bisogna tenere conto che in certi limiti l’ostruzionismo è una prerogativa costituzionalmente protetta. La scommessa allora è di riportare questo diritto verso una contestazione nel mento del provvedimento, e non strumentale o fine a sé stessa. Questo porterebbe beneficio alla qualità dell’intero processo legislativo. Noi pensiamo che l’equilibrio sia stato trovato.

    Sui tempi degli interventi che operazione è stata fatta?
    Siamo intervenuti sui tempi morti, quelli che fra l’altro, non a caso, trovano quasi sempre un’aula deserta: ad esempio la discussione generale, che può essere in larga misura compressa o anticipata in commissione.

    Quali i temi ancora controversi?
    Come è noto il contingentamento dei tempi è previsto nel regolamento del Senato, ma non alla Camera. Ci si chiede se, prevedendo ora la procedura d’urgenza per il governo, sia opportuno o meno introdurre anche a Montecitorio tale strumento.

    Forza Italia convergerà?
    Il rinvio richiesto in Giunta per il regolamento aveva una sua logica. Arrivato ora – come chiedevano – il via libera del Senato alla riforma, se due più due fa quattro mi attendo come conseguenza ora una loro convergenza sul testo.

    E i Cinque Stelle?
    Spiace che non ci sia anche la loro convergenza. Un partito innovatore come M5S ha dato e ancor più potrebbe dare un contributo a rendere più efficiente la macchina legislativa. Lo trovo irrinunciabile per loro e auspicabile per tutti. Dispiace che non si vada in questa direzione.

    Fonte: Avvenire
    di ANGELO PICARIELLO