• Paola Binetti

    BINETTI: PAROLA A #MATTARELLA, MA SERVE TEMPO PER PROGETTARE FUTURO

    “Ciò che ha sorpreso tutti, ma proprio tutti, in questo Referendum è stata da un lato la partecipazione convinta degli italiani, come non si vedeva più da molte elezioni, e dall’altro la forbice decisa che separa i No dai Si, senza possibilità di equivoci. Senza che si possano invocare brogli, manipolazioni, voti all’estero, matite che scrivono più o meno: tutto contribuisce a rendere il dato indiscutibile. Gli italiani hanno vinto l’inerzia delle ultime tornate elettorali per andare a dire un no chiaro e secco alla riforma costituzionale, ad un certo modo di governare di tipo più semipresidenziale che parlamentare, a tante promesse che non trovavano riscontro nei fatti sperimentati nella vita di ogni giorno. Nell’ovvio spaesamento di cui tutti portano traccia nel loro vissuto di queste prime ore, è chiaro che il risultato del referendum impone una pausa di riflessione a tutti prima di prendere decisioni che impegnino in modo sostanziale il futuro del paese. A questo dovrà servire l’anno che manca alla fine della legislatura e che mi auguro davvero che non venga ridotto, da chi spera di lucrare in fretta risultati brillanti per se e per il proprio partito. La vittoria del NO ha davvero tanti padri, che non hanno nessuna possibilità di trovare un punto di convergenza in vista di una possibile elezione. E’ assolutamente improbabile che Berlusconi possa trovare un accordo con i comunisti della sinistra italiana, avendo lui costruito il suo profilo politico proprio in antitesi a loro. Altrettanto difficile è immaginare che Grillo e Salvini possano trovare un accordo concreto su di un possibile governo da condividere. Ma se è vero che la Meloni e Salvini possono invocare le primarie del centrodestra, ipotizzando ognuno di loro di poter mettere mano al pacchetto di voti berlusconiani, è altrettanto improbabile che il vecchio leader lasci giocare la partita a loro due, senza intervenire nel suo classico modo divisivo”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.

    “Tutti nel centro destra sanno quanto Berlusconi sia abile a difendere la sua, e solo la sua, leadership, rimandando alle calende greche la scelta del suo successore. La lista dei potenziali delfini travolti dal suo attaccamento strutturale alla carica di Capo unico ed indiscusso del centrodestra è sempre più lunga e soprattutto non se ne vede la fine. Anche questa volta sembrava finito, ed è riemerso alla grande, ma è difficile immaginare che possa riuscire nella disperata impresa di coagulare ancora una volta il popolo dei moderati del centrodestra. Ma al No, occorre ricordarlo, ha contribuito anche in modo tutt’altro che irrilevante il famoso popolo del Family day che ha con Renzi un contenzioso ancora aperto. Quindi, se per votare No è stato facile coagulare le forze del dissenso, dire Si ad un progetto comune sembra radicalmente impossibile. Ed è questa la pausa di riflessione che serve a tutti: occorre rifare la legge elettorale, riorganizzare la vita interna dei vari partiti e movimenti, immaginare possibili coalizioni, in vista di un premio di maggioranza alla coalizione e non al partito, come prevede ora l’Italicum. Serve tempo per pensare – prosegue Binetti -, per tornare a dialogare con un popolo che si è risvegliato dal lungo sonno dell’assenteismo, per progettare il futuro, ma anche per concludere alcune cose buone avviate in Parlamento e rimaste per ora in sospeso. E per questo tutti ci affidiamo a Mattarella perché sia davvero il garante del futuro del paese in questa delicata fase di transizione, in cui la crisi, checché se ne dica, tocca ancora molto sul vivo famiglie e imprese e tutti hanno bisogno di tornare a crescere”, conclude.

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    BINETTI: #RIFORMA #SSN NON IGNORI ORRORE DI #SARONNO.

    “Non so cosa susciti più orrore leggendo gli aggiornamenti che di giorno in giorno provengono dall’ospedale di Saronno: dalla follia, perché di questo si tratta, di un anestesista che capovolge totalmente il senso della sua professione, al calcolo spregiudicato di chi sapendo cosa sta davvero accadendo, preferisce ricattare la direzione per ottenere un concorso ad personam. Da una direzione che per salvare la faccia, sceglie di non sapere, di non approfondire, ad un’inchiesta regionale che liquida una serie di segnali di allarme, senza cogliere la gravità di cosa stia accadendo tra le mura dell’ospedale. Sono queste le situazioni che non dovrebbero mai accadere nei nostri ospedali, se ci fosse un senso di responsabilità realmente coraggioso, capace di schierarsi dalla parte dei malati, denunciando tutto ciò che non funziona, a cominciare dalle piccole cose e dai primi indizi. Stiamo discutendo da mesi la legge sulla responsabilità civile e penale dei medici, la cosiddetta Legge Gelli e mai avremmo immaginato che si potesse raggiungere questo orrore con una copertura omertosa di complicità che non ha eguale. Serve una legge, quanto prima. Serve una riforma del sistema sanitario: al più presto, e il decreto Lorenzin va in questa direzione. Ma serve anche una riforma profonda delle coscienze, rendendole più capaci di reagire davanti al male, senza attendere che degeneri in una sorta di male assoluto”.

    Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.

    “Le riforme istituzionali e costituzionali, se non cominciano dal senso di responsabilità di ognuno e dall’impegno nel voler far bene il proprio lavoro, possono essere sterili. E il tanto parlare di riforme in questi giorni dovrebbe intercettare la nostra coscienza e porci davanti ad in interrogativo ineludibile: siamo persone capaci, competenti, animate da spirito di servizio con il nostro lavoro, o potremmo essere velocemente cancellati come i cosiddetti senatori inutili o peggio ancora come il Cnel, più volte definito in questi giorni in cui ci prepariamo ad abolirlo come Ente inutile. Utilità e inutilità delle persone e delle strutture, definiscono anche i margini dei costi che a mala pena coprono gli sprechi, che assorbono risorse senza restituire servizi. Dall’orrore di Saronno, anche prima che la magistratura si pronunzi, arrivano molti spunti di riflessione per tutti”, conclude Binetti.

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    BINETTI: PROMESSE MANTENUTE DEL #GOVERNO STANNO FACENDO LA DIFFERENZA.

    “Ultime battute prima delle classiche 24 ore di silenzio prima del Referendum e quindi interventi più concreti, incisivi e orientati all’interrogativo secco: votare Si o No. Stupiscono molti cambiamenti rispetto alle posizioni precedenti e la sensazione netta è che il Si stia recuperando molti valori percentuali e si stia avvicinando alla vittoria. Ma non sono le argomentazioni sul profilo costituzionale della riforma quelle che stanno via via convincendo le persone e spostando la loro decisione di voto in senso favorevole. È soprattutto la drammatica forza della volontà di vincere che traspare da tutte le decisioni governative e che spinge oggi Giannelli, in prima pagina del Corriere, ad affermare con la sua consueta ironia: ci vorrebbe un referendum al mese per risolvere i problemi del Paese. Il Si sembra trascinato dalla concretezza delle promesse, tradotta puntualmente in una normativa ad hoc. È come se la gente prendesse atto che le lentezze del Governo e del Parlamento, nonostante il bicameralismo perfetto che la riforma cancellerà, sono perfettamente risolvibili quando esiste una volontà politica chiara e determinata. In questo caso la chiarezza è dettata dai bisogni dei cittadini e la determinazione dalla voglia di vincere il referendum in atto. L’esito della consultazione referendaria sembra segnato dal combinato disposto del consenso dei cittadini, soddisfatti da quanto hanno ricevuto, e dallo sprint finale del Governo, che desidera concludere il suo mandato con la più grossa delle sue vittorie: la riforma costituzionale attesa da anni e mai giunta in porto”.

    Lo dichiara l’on. di Area popolare Paola Binetti.

    “Non si era mai vista tanta tenacia nel rimuovere gli ostacoli che separano i cittadini da un dialogo efficace con le istituzione, né si era mai toccata con mano la possibilità di far scaturire risorse economiche anche laddove più volte si era detto che proprio non ce n’erano. Gli italiani ora sanno con certezza che se il governo vuole, può fare ciò che serve a detta della gente. Sanno che la loro voce conta e conta molto se solo fa presente che l’insoddisfazione potrebbe prendere la via del No. Capiscono senza ombra di dubbio che, alzando la minaccia del NO nelle ultime settimane, hanno spinto il governo ad uscire allo scoperto, a fare la sua parte per riconquistarsi il Si, fondato non tanto sulla riforma costituzionale, quanto su di un ascolto più consapevole delle loro necessità. Non c’è dubbio – conclude Binetti – che in questa brutta campagna referendaria, piena di affermazioni falsamente enfatiche da una parte e dall’altra, è emerso con chiarezza che volere è potere; basta valutare attentamente strategie e conseguenze attese o temute!”.

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    BINETTI: FIGLI NATI IN #PROVETTA DA 3 GENITORI, MAI IN ITALIA.

    “A 48 ore dal Referendum il tema delle riforme costituzionali è davvero al centro del dibattito nazionale, ma dalla Gran Bretagna arriva l’eco di una riforma che francamente non vorremmo veder approdare in Italia. Una vera e propria sfida bioetica che rappresenta un passo controverso oltre i limiti finora accettati dalla natura umana: si tratta dei figli in provetta nati da 3 genitori, a cui l’Inghilterra ha dato il primo via libera, considerando del tutto sicura la nuova frontiera. A Londra un comitato di esperti nominato ad hoc avrebbe decretato la possibilità di un futuro concepimento in provetta di bambini che potranno nascere incrociando il Dna di tre persone diverse. E’ solo il primo passo a cui il prossimo 15 dicembre la Human Fertilisation and Embryology Authority, l’organismo britannico preposto alle questioni di bioetica natale, dovrebbe dare il suo consenso finale. Dopo di che potrebbe essere tradotto in legge dal Parlamento”.

    Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.

    E’ una di quelle leggi che non voterei mai e che non vorrei neppure che venisse proposta in Italia, proprio per rispetto ai diritti del bambino che non possono essere ignorati per soddisfare il desiderio dei genitori. Non esiste un diritto al figlio, mentre esistono i diritti dei figli, primo tra tutti quello ad avere un padre e una madre. In un momento in cui in Italia la maternità surrogata viene costantemente aggirata, senza che ci si ricordi che di fatto nel nostro Paese è proibita dalla legge 40, come fu più volte ribadito durante il dibattito sulla legge sulle Unioni civili. So bene che nuovi venti di tempesta si accumulano sulla legge 40, minacciando di far saltare l’unico principio normativo che in Italia proibisce la maternità surrogata, e proprio per questo mi preoccupa quanto sta accadendo in Inghilterra, da sempre antesignana di sperimentazioni dagli esiti decisamente negativi, come accadde con la pecora Dolly. E’ bene ribadire che siamo impegnati fino in fondo ad osteggiare queste riforme, che toccano il modello stesso di umanità e di genitorialità, su cui è cresciuta la nostra cultura, quella scientifica e quella giuridica, quella umanistica e quella sociale, se mai a qualcuno venisse in mente di scimmiottare l’Inghilterra e di cercare di introdurle anche in Italia. C’è una democrazia del sentire comune in Italia che a tutto ciò è profondamente contraria”, conclude Binetti.

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    Binetti: In rush finale sfidare assenteisti e convincerli ad andare a votare #Referendum

    “Le campagne referendarie stanno entrando nella fase conclusiva; si moltiplicano gli incontri e si accentua la stanchezza dei cittadini, che non di rado cominciano a mostrare una vera e propria insofferenza davanti ad inviti, più o meno pressanti che vengono rivolti loro. Ma ci sono anche i cittadini dell’ultima ora: quelli che chiedono con insistenza un consiglio, una informazione, quelli che vorrebbero sapere in definitiva cosa convenga fare, perché finora si sono mantenuti ai margini del dibattito. Ho incontrato oggi, ancora una volta, un folto gruppo di giovani universitari, molti brillanti neolaureati disoccupati. Non volevano sapere cosa dicesse davvero la Riforma; ne avevano una conoscenza vaga: meno costi della politica, processi decisionali più veloci, più potere a chi ha potere… Volevano sapere invece con pignoleria spigolosa cosa ne avrebbero ricavato loro; di quanto sarebbe aumentata le possibilità di trovare un lavoro coerente con la preparazione universitaria ricevuta; che prospettiva di carriera avrebbero avuto in un contesto di reale sviluppo economico e tecnologico. Distratti ed indifferenti, almeno apparentemente, rispetto ad altre argomentazioni; vagamenti convinti che li si stesse prendendo in giro davanti alla mancanza di risposte concrete e di impegni precisi. Difficile spiegare loro che la riforma riguarda soprattutto la forma Paese, il futuro a 360 gradi della democrazia in Italia, il valore concreto della partecipazione ai processi decisionali che modellano le politiche culturali ed imprenditoriali del Paese. Di ogni leader di ogni partito hanno tratteggiato un profilo fortemente critico, mostrando di avere una immagine della politica ben poco affidabile e una scarsa propensione all’idea di bene comune”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.

    “Sono figli di una cultura impregnata di diritti individuali, per cui anche i loro sogni sono legati soprattutto alla loro realizzazione personale e la campagna referendaria non li ha certamente entusiasmati. Tentati dall’assenteismo, almeno all’inizio dell’incontro, si sono fatti convincere, almeno così sembrava dalle loro parole, dalla necessità di andare a votare, consapevoli del fatto che chi non vota non ha neppure il diritto di lamentarsi. Non so cosa voteranno, ma per lo meno si sono impegnati ad andare a votare e spero che lo facciano scegliendo un modello di futuro non cinico né rassegnato, ma coraggioso e aperto al cambiamento; quello che loro stessi potranno mettere in atto se decidono di scendere in campo. La battaglia di queste ultime 24 ore – prosegue Binetti – è contro l’assenteismo, contro il cinismo e contro la rassegnazione ed è giusto che tutti partecipino a mostrare nei fatti le loro convinzioni. Poi capiremo cosa succederà se vincerà il sì o il no, sapendo che abbiamo davanti poco più di un anno per predisporci ad una nuova legislatura, mentre cerchiamo di concludere le tante cose buone, riforme concrete, ddl approvati alla Camera ma non al Senato o viceversa, avviate in questa XVII legislatura e ancora incompiute”.

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    BINETTI: INTRODURRE NORME PER GARANTIRE STILE DI VITA SANO. #SALUTE

    “Dopo l’approvazione della legge di bilancio alla Camera e tutti i dibattiti che ne sono seguiti appare sempre più chiaro come la sostenibilità del Ssn sia realmente a rischio e servano idee nuove per contenere costi in crescita esponenziale, anche per quei farmaci innovativi che la ricerca mette a nostra disposizione. Proprio per questo non possono non far riflettere le parole di Ranieri Guerra, direttore generale della Prevenzione Sanitaria del Ministero della Salute, che propone di tassare fumo, cibo spazzatura e guida pericolosa. Nel corso del Convegno sul Risk Management ha affermato che chi mette consapevolmente a rischio la propria salute, è giusto che contribuisca in modo adeguato al costo delle cure. Il tema è quello dei cattivi stili di vita individuali, per cui propone di aumentare il prezzo del pacchetto di sigarette, destinando quella somma alla costituzione di un fondo per la ricerca e per pagare le cure a chi si ammala di cancro ai polmoni e di malattie tabacco-correlate. Ma la soluzione, provocatoriamente pre-annunciata, andrebbe estesa anche a chi mangia “cibo spazzatura” prevedendo di tassare gli alimenti nocivi per la salute: l’importo raccolto servirà a liberare risorse da impegnare per le cure essenziali dei pazienti obesi o già incorsi in qualcuna delle sgradevoli conseguenze dell’obesità.“
    Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare, che afferma: ”Si continua a vendere tabacco di sigaretta per raccogliere 11 miliardi all’anno di accisa sulla vendita, peccato però che il Ssn affronti un costo di 23 miliardi per la cura del cancro a polmone e altre malattie correlate al consumo di tabacco. Si tratta evidentemente di una strana posizione per uno stato monopolista quando gestisce fumo, alcol e azzardo, spende più di quello che incassa e per di più contribuisce a peggiorare lo stato di salute dei cittadini. In altri termini c’è sicuramente una questione etica personale quando io comprometto la mia salute con uno stile di vita che impone al SSN, ossia a tutti gli altri cittadini, costi tutt’altro che irrilevanti. Ma c’è anche una questione di etica pubblica quando io stato con il privilegio del monopolio, butto sul mercato a dosi massicce alcol, fumo e azzardo, e magari domani anche marjuana. Qualcosa bisognerà pur rivederla e magari modificarla, se voglio che i cittadini abbiano uno stile di vita più sano e più sobrio,” conclude la Binetti.
  • binetti

    BINETTI: RICONOSCERE ECCELLENZA ITALIANA SU #MALATTIERARE

    “Anche oggi si torna a parlare di malattie rare, in particolare delle più rare tra le malattie, quelle che non hanno ancora una diagnosi e che proprio per questo aggiungono disagio a disagio. Non poter dare un nome alla propria patologia, o come accade più spesso a quella dei propri figli, crea una sensazione di estraneità, che va al di là della malattia stessa. Se le malattie rare fanno sentire orfani, le malattie senza nome fanno sentire cittadini di una terra straniera, migranti senza permesso di soggiorno in un contesto ostile in cui nessuno ti riconosce per quel che tu sei. Se ne è parlato a lungo oggi in occasione del Premio giornalistico promosso dall’Osservatorio delle malattie rare, sottolineando il ruolo fondamentale che ha la stampa proprio in questi casi. Sia la grande stampa divulgativa che anche attraverso la rete può arrivare a tutti i cittadini, sia la stampa scientifica, più di nicchia, riservata agli addetti ai lavori, che molte volte non conoscono il complesso mondo delle malattie rare. Nello stesso tempo molti dei mali che affliggono i pazienti sono frutto di cattiva informazione, a volte di una disinformazione manipolatoria, che alimenta illusioni e induce speculazioni fraudolente, come è recentemente avvenuto con il caso Stamina”.

    Lo afferma l’onorevole Paola Binetti, presidente dell’Intergruppo delle Malattie rare. “Malattie rare e malattie ancora senza nome, farmaci rari e farmaci ancora non scoperti, hanno bisogno di un sostegno importante da parte dell’opinione pubblica, perché nessun malato possa sentirsi solo o peggio ancora possa vedere negata la sindrome da cui è affetto, perché non se ne consce il nome. In Italia l’attenzione alle malattie rare è molto alta e sono davvero tanti i centri italiani entrati a far parte di una rete di eccellenze di rango europeo, i famosi ERN. In particolare l’Italia è capofila di 18 Paesi per quanto riguarda la rete dei tumori rari, per una sua riconosciuta competenza sia sul piano scientifico che sul piano clinico. Ed è bene che si sappia, che la stampa, la buona stampa parli anche delle cose straordinarie che tanti ricercatori e tanti clinici portano avanti con un sacrificio quotidiano e con una genialità davvero straordinaria”, conclude Binetti.


     

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    Binetti: Approvare legge su prevenzione e cura dipendenza grave da #giocoazzardo

    “Si è parlato di gioco d’azzardo, oggi, al convegno patrocinato dal ministero della Salute, durante il quale è stato presentato lo Year Book 2016, ricerca svolta dal CNR di Pisa sui rischi dal giocare. Due le tavole rotonde, una a carico dei ricercatori che hanno presentato i dati più interessanti emersi dalla loro ricerca e una a carico dei politici, cui ho preso parte insieme al collega Basso del Pd e Endrizzi del M5S. Tutti d’accordo su almeno tre punti chiave: il primato della salute, che garantisce il diritto aver diritti, lo stop assoluto alla pubblicità, anche nelle sue forme indirette, e la necessità che il MEF si impegni non tanto a ridurre le macchinette, come da tempo annuncia senza avere il coraggio di farlo, quanto a ridurre le sue entrate dal gioco” lo dichiara, in una nota, Paola Binetti, deputata di Area popolare.

    “Finchè il MEF prenderà le sue decisioni partendo dalla premessa che il gettito fiscale non si tocca e che ogni anno intende continuare a ricavare almeno un decina di miliardi dal gioco, non ci potrà essere riduzione nell’offerta di gioco. Ogni volta che il Governo interviene in materia di giochi lo fa stando su due tavoli diversi: da un lato è il monopolista che detta le regole e impone i criteri in modo autarchico, dall’altro è il soggetto politico che cerca in tutti i modi di mediare tra le diverse istanze dell’economia e della salute; della lotta all’illegalità e dei rischi della criminalità organizzata. Ma tra i due tavoli la bussola che orienta le sue scelte resta pur sempre quella della pressione fiscale: ricavare quanto più può dalle varie iniziative, magari legittimando le sue decisioni, anche quando appaiono ben poco giustificabili, con l’argomentazione che il fine giustifica i mezzi” spiega.

    “Se entro la fine della legislatura non saremo riusciti ad ottenere l’approvazione della legge sulla prevenzione e sulla cura della dipendenza grave dal gioco d’azzardo, sia pure opportunamente emendata, allora sarà davvero lecito sospettare che i signori dell’azzardo hanno battuto il governo, facendo prevalere i loro interessi su quelli della comunità” conclude.

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    BINETTI: BENE PIZZOLANTE, A SCUOLA NON SI FACCIA MARKETING DI IDEE E POSIZIONI

    “Questa campagna referendaria sta passando i limiti del confronto onesto e leale e si sta trasformando in una gigantesca macchina manipolatoria anche nei confronti delle intelligenze e delle coscienze dei più giovani. E’ certamente grave che la Cgil indica in orario lavorativo delle assemblee dei docenti retribuite, sponsorizzando le ragioni del ‘No’ al referendum e denunciando una ‘riduzione degli spazi della democrazia’ ove venisse confermata dagli italiani la riforma costituzionale. Ma è ancora più grave che i docenti abbiano rinunciato a proporre loro stessi agli studenti uno studio rigoroso di quel che dice effettivamente la nuova proposta di riforma, mettendolo a confronto con quanto contiene l’attuale Costituzione. Gli anni di formazione scolastica sono anni di studio e non di facile comizio, qualunque sia la tesi che i proponenti vogliono esporre agli studenti. A scuola si può parlare sempre di tutto: ma l’onestà intellettuale dei docenti e dei dirigenti è essenziale”. 

    Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare. 
    “Lo sviluppo del pensiero critico passa anche attraverso l’ascolto di testimonianze offerte da posizioni diverse, rielaborate con l’aiuto dei docenti per capire dove stia la verità, o comunque cosa risulti più convincente per ogni singolo studente, rifuggendo dalla dittatura del pensiero unico e stimolando il contraddittorio. Non sono in ballo le ragioni del si o le ragioni del no; è in ballo il rispetto della coscienza dei più giovani e l’assoluta necessità che hanno di capire, di analizzare e di scegliere. Bene ha fatto il collega Pizzolante a fare una interrogazione al ministro della Pubblica Istruzione: la scuola deve prima di tutto rispettare i propri studenti, non indottrinarli, qualunque sia la tesi che si intende proporre. A nessuno deve essere dato di entrare a scuola per fare marketing di idee e di posizioni”, conclude Binetti. 
     
     

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    Binetti: Esclusione Alfano getta dubbi su effettiva par condicio #Rai. #Referendum

     

    “In una campagna referendaria dai toni spesso sguaiati e dalle affermazioni apodittiche, prive di possibili riscontri, l’esclusione di Angelino Alfano, ministro dell’Interno e Laeder di una delle forze di governo più rilevanti, da una trasmissione televisiva su Canale RAI, all’ultimo momento e senza nessuna ragione ragionevole, appare come uno sgarbo istituzionale che sta creando non pochi dubbi e perplessità sull’effettiva par condicio che questa RAI sostiene solo a parole. Non sono in gioco solo le argomentazioni a favore del Si o a favore del No, in questo confronto quasi sempre fuori dalle righe, è in gioco anche il giusto peso che all’interno della maggioranza o dell’opposizione hanno le diverse componenti politiche. Non c’è dubbio che accanto ad un premier iperpresenzialista tutti gli altri leader appaiono un pò sbiaditi ed evanescenti. Ed è forse proprio questo timore a rendere alcuni di loro, Salvini in testa o lo stesso Grillo, come personaggi da operetta che recitano su di un ipotetico palcoscenico di cui sono i mattatori. Ma Angelino Alfano è un personaggio di tutt’altra stoffa.” Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare, che continua: “Uomo del fare concreto, ha affrontato giorno per giorno tutte le emergenze del Paese, dagli immigrati alle minacce del terrorismo, dai terremoti alle alluvioni, sempre dando risposte efficaci prima e solo dopo facendo annunci radio-televisivi. Disponibile al dialogo nell’area da cui proviene, nonostante le continue linee di scissione che la attraversano continuamente, sempre leale e fedele al Presidente del Consiglio anche in momenti non sempre facili. Ha smussato le sue asprezze verbali nei confronti dell’Europa, ne ha ridimensionato alcune effervescenze con puntigliosa precisione, e l’unico risultato è quello della cancellazione dall’ultimo confronto televisivo a largo raggio. Davvero questa RAI non ci piace e non ci convince; sempre più faziosa e di parte non riesce a mantenere quel punto di equilibrio che era il valore guida della vecchia TV dei primi anni. Anche lì ci sarebbe bisogno di riforme, serie, strutturali eticamente orientate. Ma per oggi ci dispiace molto l’ingiusta esclusione di Alfano..Anche questo è un vulnus della democrazia.”