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    Alfano contro la sindrome Polonia «Vorrebbero spartirsi il centro» – Intervista a Il Corriere della Sera

    Alfano: «E nessuno mi venga a dire che qualcuno non vorrebbe approfittarne. Se tutto ciò accadesse, sarebbe la conseguenza di chi, ancora una volta, ha sbagliato i conti».

    22 luglio 2017 – Non è sorpreso per quanto sta accadendo, «era già tutto previsto», dice Alfano: «Questa è l’offensiva finale di un’operazione che Renzi e Berlusconi portano avanti da tre anni. Ero preparato».

    Il ministro degli Esteri sa di trovarsi al centro della contesa per «il centro», che «nei piani del segretario del Pd e del leader di Forza Italia dovrebbe essere «la Polonia» della politica nazionale»: «Spartirsi questo milione e passa di voti servirebbe a entrambi alle elezioni. Al primo per battere Di Maio, al secondo per superare Salvini. Perciò siamo d’ingombro». Ecco spiegato — secondo Alfano — il paradosso di Ap, «che acquisisce cittadinanza mediatica solo quando diventa oggetto del desiderio altrui», cioè perde pezzi in Parlamento: «Tutto questo rumore è dettato dalla nostra posizione strategica. E siccome esistiamo in quanto non siamo omologati, dovremmo sparire. In realtà da tre anni saremmo dovuti sparire».

    «Abbiamo superato ogni prova»

    Da quando Renzi e Berlusconi «hanno messo in atto il loro disegno, che in maggioranza avveniva con azioni di disturbo rispetto al nostro ruolo decisivo e dall’opposizione con manovre della serie “Torna a casa Lessie”, finalizzate a smantellarci i gruppi. Invece abbiamo superato ogni prova, specie quelle elettorali. Ora siamo al secondo tempo della partita iniziata con il tentativo di varare la legge elettorale. L’intento era far saltare Ap a settembre senza far saltare la legislatura. Se il piano è stato anticipato è perché qualcuno ritiene — illudendosi — che si sia chiusa ogni finestra elettorale. Ma non è così».

    «Giudizio rasserenato»

    A sorpresa, Alfano introduce il tema del voto anticipato, ricordando come finì quando il Pdl pensò di staccarsi da Monti senza pagar dazio, «e invece si precipitò alle urne che era ancora inverno». «Attenzione allora», dice citando la data del 5 novembre: «E nessuno mi venga a dire che qualcuno non vorrebbe approfittarne. Se tutto ciò accadesse, sarebbe la conseguenza di chi, ancora una volta, ha sbagliato i conti». È chiaro che sta parlando di Renzi a Berlusconi, verso cui non profferisce mai parole fuori posto: «Ma ho molto rasserenato il mio giudizio anche sul segretario del Pd. C’ero rimasto male ai tempi della legge elettorale. Credevo volesse isolare me, non immaginavo volesse isolare sé».

    «Da affrontare il mare grosso»

    Essere preparati alla sfida non significa essere sicuro di superarla, e il leader di Ap lo sottolinea, «perché adesso c’è da affrontare il mare grosso. Se riuscirò ad attraccare, vorrà dire che nella prossima legislatura loro dovranno fare i conti con me. Altrimenti loro avranno regolato i conti con me. Io penso che ce la farò, anzi ce la faremo», siccome «aver previsto l’offensiva, ha consentito di attrezzarci. Che non vuol dire trattenere chi vuole andare». Alfano sapeva, per esempio, che il sottosegretario Cassano sarebbe andato via, «sapevo che giovedì aveva un appuntamento con Ghedini nei pressi del Senato. Ma non mi sono mosso per fermarlo. Intanto perché penso che — quando si andrà alle urne — dovrò stare insieme a chi crede davvero nel progetto. E poi perché, come in altri casi, avevamo già posto rimedio».

    Emorragia parlamentare

    Insomma, l’emorragia parlamentare di Ap — a suo giudizio – è solo di ceto politico, non si porta dietro voti: «A parte l’ultimo report di Swg, che ci accredita del 3,2%, sono certo nel Paese esista un’area che va oltre i dati dei sondaggi. Infatti tutti mirano a conquistarla»: «Quanto al centro del centrodestra non esiste. Finirà inglobato nella lista con la scritta “Forza Italia — Federazione della libertà”. D’altronde la politica ha una sua logica: se la leadership in coalizione la conquista chi arriva primo, perché Berlusconi dovrebbe fare un’altra lista?». L’ex pupillo conosce il Cavaliere, «conosco il suo giudizio su tutti quelli che sono andati da lui».

    «Ciò che conta è la resilienza»

    Lo strappo è politico, «tutto è strettamente politico, anche gli attacchi che subisco non li considero personali ma sono dovuti al fatto che oggi i partiti si identificano con chi li guida. E io guido Ap».
    In questa chiave si pone alcune domande, che in realtà sono rivolte a Berlusconi: «A cosa vale questa fatica di recuperare parlamentari, avendo nei sondaggi il 13%? Non era preferibile tenere tutti nel Pdl, che aveva il 29%? Eppoi, a cosa è valsa in questi anni la campagna di Forza Italia contro di noi? Prima ha prodotto l’exploit del “royal baby” Renzi alle Europee, poi il balzo in avanti del “goleador” Salvini alle Amministrative». Guardare in casa d’altri sembra però un modo per distogliere l’attenzione dalla propria, che rischia di crollare. «Non è così», ribatte Alfano: «L’aggregazione di centro si farà». Con chi? «Di sicuro non con Verdini». Sul resto è reticente, per via — sostiene — di una «strana coincidenza» tra quanti contatta «e poi vengono contattati da altri». Sarà… «È così. In questa fase ciò che conta è resilienza, nervi saldi e conoscenza delle regole del gioco. Bisogna sapere resistere all’ondata. Dopodiché sarà Berlusconi a chiamare e adattare il suo story-telling. Se quel giorno arriverà, vorrà dire che avremo superato la prova e allora decideremo se rispondere al telefono. Un po’ quanto sta per accadere per la Sicilia». Ottimista. «No, realista».

    di: Francesco Verderami

    fonte: Il Corriere della Sera

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    Pizzolante: Il centro siamo noi. E l’opa ostile di Pd e Fi fallirà – Intervista a Il Dubbio

    Sergio Pizzolante: Le dimissioni del ministro Costa e quelle del sottosegretario Massimo Cassano sono figlie di una strategia congiunta che tende a bruciare il terreno dei moderati

     

    «Alternativa popola­re non è sull’orlo dell’implosione. Ma si candida a dar voce a quel­l’area del ceto medio che non si sente rappresentata dai populi­smi, inseguiti dallo stesso Renzi e alleati di Berlusconi, e dalla no­stalgia del ritorno in Forza Italia o all’Unione di Prodi. Detto questo, anche noi abbiamo fatto errori di staticità», parole di Sergio Pizzolante, vice capogruppo di Ap alla Camera, molto vicino ad Angelino Alfano.

    Onorevole Piz­zolante, Pd e Fi vi stanno strin­gendo a tena­glia. Dopo le dimissioni di Costa, ieri sono arrivate quelle da sottosegre­tario di Massimo Cassano. Come reagite? «Questi passag­gi, sono figli di una strategia congiunta del Pd e di Forza Italia di bruciare il terreno del centro. È destina­ta però a fallire. Perché non è con la campagna acquisti dell’ultimo chilometro prima delle elezioni che si può immaginare di rappre­sentare il voto dell’area moderata, liberale, di centro, del ceto medio che è certamente smarrito ed è in difficoltà, cerca una nuova rap­presentanza politica, che però non si tradurrà mai nel seguire Costa da una parte e Bernar­do dall’altra».

    C’è un rischio implosione di Ap? «Questo rischio non c’è perché la fenomenologia della campagna acquisti comunque non cancella il fatto che ci sono milioni di italiani i quali né si fanno incantare dalla dinamica della paura, che oggi porta una parte degli elettori a votare per i partiti populisti e per chi insegue la nostalgia del ritorno a Berlusco­ni o a Prodi e all’Unione».

    Quindi, cosa intendete fare? Qua­le messaggio lancerete in que­sto fine settimana dalla summer school dei Giardini Naxos a Taor­mina? «È necessario costruire un soggetto politico che sia alternativo alla dinami­ca della paura e della nostalgia. Il nostro obiettivo è partecipare alla costruzione di un soggetto politi­co alla Macron».

    Mai numeri sono un po’ impieto­si: Ap nei sondaggi ha il 2,9 per cento. «I sondaggi sono impietosi anche per il Pd che è passato dal 41 al 25 per cento e si avvia a prendere il 20 e per Berlusconi che è sotto Salvini. Quindi, di cosa stiamo parlando? Se questi numeri, che sono impietosi per loro, gli ex grandi partiti pensano di recupe­rarli con la campagna acquisti di Costa e di Bernardo, tanti auguri».

    Ma il pressing del ritorno nel cen­trodestra per la verità si è scate­nato dopo che Renzi vi ha mal­trattati usando con Alfano espressioni più pesanti di quelle di Berlusconi. Altro che mancan­za del quid… «Stiamo parlando di una realtà po­litica triste perché ci sono leader con una visione molto corta. Sia Renzi che Berlusconi dicono che il grande pericolo è il governo a Cinque Stelle ma anziché costrui­re sistemi di alleanza e di allarga­mento del proprio orizzonte poli­tico, elettorale e programmatico fanno azioni distruttive e Opa ostili nei confronti dei partiti più piccoli. È miopia politica».

    Quali errori vi rimproverate? «È del tutto evidente che se c’è uno spazio politico per un’area al­ternativa alle paure, ai populismi e anche alla nostalgia, significa che non abbiamo saputo rappre­sentarla. Se ci sono milioni di ita­liani di ceto medio delusi che si astengono o votano i Cinque Stel­le è chiaro che abbiamo commes­so errori».

    Voi avete insistito sul senso di re­sponsabilità beccandovi sempre l’accusa di poltronismo. Sarebbe stato meglio far cadere il gover­no? «No, noi siamo nati per un gesto di responsabilità che è stato quello di tenere in vita il governo del Paese nel momento in cui l’alter­nativa sarebbe stata il disastro e cioè andare al voto anticipato sen­za una legge elettorale. Quindi, io ho l’orgoglio di quella scelta. Es­sendo nati con un gesto di respon­sabilità non potevamo chiudere con un gesto di irresponsabilità. Detto questo, l’eccesso di respon­sabilità è diventato per lunghi tratti staticità».

    Dovevate essere di lotta e di go­verno? «Dovevamo essere più arcigni nel difendere alcune battaglie di li­bertà e invece siamo apparsi mor­bidi sull’oppressione fiscale del ceto medio e anche sul tema giu­stizia dove sono stati fatti passi in­dietro».

    Nel Pd Dario Franceschini sulla politica delle alleanze al centro si è dimostrato più aperto di Renzi. Avete un dialogo con lui? «Franceschini è persona seria e di­ce cose di buon senso. Pensa che chi ha collaborato per il buon go­verno non può essere preso a pe­sci in faccia. Ma non c’è solo lui, dalla Sicilia all’Emilia Romagna molti del Pd dialogano con noi. Ne vedremo delle belle».

     

    di: Paola Sacchi

    fonte: Il Dubbio