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    Lupi: Non possiamo allearci con i dem. Andiamo da soli – Intervista a Il Corriere della Sera

    Maurizio Lupi: scissione? Assurda se siamo autonomi

     

    Angelino Alfano, presidente di Alternativa popolare, ha annunciato che non si ricandiderà. E Maurizio Lupi, coordinatore del partito, che cosa farà? «La decisione di Alfano ha un enorme valore personale e politico, è la testimonianza che in tutti questi anni abbiamo lavorato nell’interesse e al servizio del Paese. Per affermare un valore, i gesti valgono più delle parole. Anche io, a suo tempo, mi sono dimesso da ministro».

    Ma adesso? «Non è che ci possiamo ritirare tutti aspettando tempi nuovi. Ci è data una responsabilità, dobbiamo dimostrare che si può essere una forza politica di centro autonoma. Siamo di fronte a cambiamenti epocali, non si possono affrontare sfide nuove con strumenti vecchi. È nostro dovere — come partito — fare un passo avanti, non uno indietro».

    Autonomi, ma guardando in quale direzione? La nuova legge elettorale penalizza le formazioni minori. «La direzione è quella che rispecchia la nostra storia e che le darebbe nuova forza. Noi non rinneghiamo niente, ma si è chiusa una stagione. A meno che non ci sia una nuova proposta, che però non c’è, andiamo per la nostra strada e vediamo chi viene con noi».

    Il Pd, una proposta, ve lata fatta: entrare in coalizione. «Ma non ha costruito le condizioni necessarie. Anzi, per ammiccare alla sua sinistra sta portando avanti il biotestamento e lo ius soli».

    Dal centrodestra, invece, non è arrivato alcun invito? «No. Ma la sfida per i moderati, comunque, non è diventare come quel pezzettino di carta che si aggiunge sotto la gamba di un tavolo che traballa».

    Comunque state ancora parlando con tutti. «Come ci ha chiesto la nostra assemblea, io e il vicecoordinatore Antonio Gentile in questo mese abbiamo esperito dialoghi sia con il Partito democratico che con tutte le forze di centro: da Cesa a Fitto a Costa, perché il nostro riferimento rimane il Ppe e speriamo di allargare il confronto con tutti quelli che ne fanno parte. In ogni modo, lunedì la nostra direzione deciderà che cosa fare».

    Anche Forza Italia è nel Ppe «Certamente».

    La sua risposta al Pd è «no grazie», mentre Fabrizio Cicchitto ha già fatto sapere che è favorevole a un’alleanza con il centrosinistra. Ci sarà una scissione in Ap? Alfano ha detto al Corriere che «il rischio è alto». «Non comprendo come la proposta di autonomia possa portare a una scissione. Unità significa rimettere al centro le ragioni per le quali ci si era messi insieme: i valori sulla famiglia, la società prima dello Stato, la sussidiarietà, l’impresa. Se invece si ragiona soltanto su un’opportunità elettorale, allora legittimamente ciascuno farà la propria scelta».

    Con le Politiche arrivano anche le Regionali. Voi, che governate con il Pd, in Lombardia e in altre realtà siete in giunta con il centrodestra. «Infatti. Siamo con il centrodestra anche in Liguria, a Catanzaro, a Rieti, a Frosinone…In questi anni per noi partecipare al governo non era la scelta di un’alleanza politica, ma una responsabilità istituzionale per ricostruire il Paese. Sui territori abbiamo sempre scelto programmi e persone».

    Alfano ha detto: «Da una parte c’è Renzi e non ci sono più i comunisti, dall’altra ci sono i populisti». I populisti non vanno bene al governo centrale, mentre possono essere alleati in quelli locali? «Non si può semplificare. Comunisti o populisti, chi è peggiore? Quando Berlusconi si alleò con Bossi, la Lega parlava di secessione, che però si trasformò in federalismo. Le diversità possono arricchire. Oltre tutto, il vero populismo oggi è quello dei 5 Stelle: criticano le poltrone, ma poi ne vanno a caccia con gli stessi metodi degli altri».

     

    di: Darla Gorodisky

    fonte: il Corriere della Sera

  • intervista PRESIDENTE M LUPI

    Lupi: è meglio se andiamo da soli, noi il 3% l’abbiamo sempre superato – Intervista a Il Corriere della Sera

    Il coordinatore nazionale di Ap: Il nostro partito non si spaccherà

     

    ROMA La sua posizione personale è chiara: per Ap, la via da percorrere alle elezioni è quella orgogliosa, coerente, «moderata e centrista» della corsa solitaria. Ma Maurizio Lupi, coordinatore nazionale del partito, sa che il momento delle decisioni finali non è ancora arrivato, che fino al 24 novembre — data della direzione nazionale — ci sarà da esaminare le proposte in campo, che «poi tutti assieme voteremo: ci hanno fatto tante volte il funerale, ma siamo ancora qui. Ci siamo sempre mossi nell’unità, abbiamo persone sul territorio che credono ad un progetto e che in 1.700 sabato hanno affollato la nostra conferenza programmatica».

    Vuol dire che non ci saranno spaccature nel partito, almeno a livello di leader? «Non avrebbe senso: la nostra forza è l’unità, questo non è il partito di Lupi, Lorenzin o Alfano, non è un partito personale. E un progetto per il Paese, vale più di 5-6 posti sicuri nell’uninominale».

    Pero anche essere rappresentati in Parlamento conta: pensate davvero di essere in grado di superare la soglia del 3%, se correte da soli? «Se facessimo scelte forzate dettate dalla paura, allora sì che il nostro compito sarebbe fallito. Una coalizione si fa se si condividono i programmi e l’idea di Paese, non si fa solo per raccattare voti ed entrare in Parlamento per poi dividersi il giorno dopo».

    Si, ma senza il 3% in Parlamento nemmeno si entra. «Lo sappiamo bene, ma sappiamo anche che in qualsiasi tornata elettorale — nazionale, regionale, amministrativa — noi il 3% lo abbiamo sempre superato. E questa legge prevede le coalizioni ma non costringe una forza politica a coalizzarsi. Non si vota una coalizione, ma un partito. E il voto utile è solo il voto serio, quello per chi vuole fare politiche serie e coerenti, visto che in ogni caso nessuno schieramento, secondo qualsiasi sondaggio, è considerato in grado di vincere».

    Se non vi muoverete singolarmente, l’alternativa alla corsa solitaria è solo un’alleanza col Pd, visto che il centrodestra non vi vuole? «Non so se il centrodestra non ci voglia, certo noi non abbiamo mai chiesto di essere accolti, né a loro né al centrosinistra. Non andiamo da nessuno col piattino in mano. Anzi, diciamo chiaramente che questa esperienza di governo è esaurita, finita».

    Significa che in campo non c’è nemmeno l’opzione dell’alleanza con il Pd? «Lo verificheremo il 24. È chiaro che conteranno anche le scelte che farà il Pd: se dovessero tornare ad allearsi con Mdp, il partito che ha lottato contro i voucher, che si batte per l’eliminazione del bonus bebè che invece noi pretendiamo sia previsto nella legge di Bilancio, altro che assalto alla diligenza, non potremo ritrovarci dalla stessa parte».

    In molte amministrazioni e giunte siete con il centrodestra: è immaginabile correre col Pd alle Politiche e con Lega e FI in Lombardia? «Ovviamente no, non prenderemo in giro gli elettori, anche se i territori avranno larga autonomia come è sempre accaduto. In Liguria, come in Lombardia, siamo alleati con un centrodestra moderno e innovativo: se decidessimo di correre da soli, non vedrei contrapposizione nel rinnovare le alleanze».

     

    di: Paolo Di Caro

    fonte: Corriere della Sera

  • intervista PRESIDENTELUPI

    Lupi: Da noi nessun soccorso a Denis e ad Alfano Salvini avrebbe detto no – Intervista a Il Corriere della Sera

    Lupi: i moderati corrano da soli con dignità

     

    ROMA «Non è la legge migliore possibile, ma è un buon compromesso».

    Presidente Maurizio Lupi, per il M5S la fiducia è stato un «atto eversivo». «Ho sentito parole pesanti, in piazza e fuori — risponde il capogruppo di Ap —. Ma cosa c’è di eversivo quando un Parlamento approva la legge elettorale a larghissima maggioranza, a voto segreto?».

    Il suo emendamento salva Verdini o salva Alfano? «Intanto è una proposta della maggioranza, non di un singolo partito. E ha lo scopo di migliorare la legge Tremaglia sul voto all’estero».

    Anche lei con questa storia della reciprocità? «Il relatore Fiano lo ha spiegato benissimo. Come un italiano residente all’estero si può candidare in Italia, adesso un italiano residente in Italia si può candidare all’estero. Ognuno ha il diritto di candidarsi dove vuole».

    Verdini in Oceania? «Sono curioso di scoprire come quella norma potrebbe favorirlo. Intanto non è detto che decida di candidarsi, visto che ha sempre detto di volersi difendere nei processi. E poi nessuna legge elettorale salva nessuno».

    Cosa intende? «La storia insegna. La Dc esce di scena quando approva il Mattarellum, un sistema di voto che fa entrare in campo Berlusconi. Il quale perde nel 2006 proprio con il “suo” Porcellum. Se facciamo una legge per salvare o punire qualcuno, gli elettori puniscono noi».

    Per Daniela Santanchè il suo emendamento è stato congegnato per Alfano. Ci ha preso la deputata di FI? «Le sembra pensabile che Salvini possa votare una legge per salvare Alfano? Il leader della Lega non nutre una grande simpatia politica per lui».

    Andrete in coalizione con il Pd? «Io sono per andare da solo, con la nostra dignità e le proposte di una forza popolare e moderata, che fa della responsabilità e della serietà il proprio programma».

    Quanti parlamentari riuscirete a far eleggere? «Una ventina di deputati e una quindicina di senatori. E poi, ovviamente, la mia ambizione è anche più ampia».

    L’ambizione di tornare al governo? «Le poltrone sono lo strumento con cui realizzi le tue politiche. Il problema è come quelle poltrone si usano».

     

    di: Monica Guerzoni

    fonte: Corriere della Sera

  • INTERVISTA VM LUIGI CASERO SU CORRIERE DELLA SERA

    Casero: Aiuti a chi assume over 55 e ai negozi di periferia – Intervista a Il Corriere della Sera

    Il viceministro Casero avanza le richieste dei centristi: le risorse? Con le privatizzazioni

    ROMA «Uno sconto sulle tasse per le aziende che assumono chi ha superato i 55 anni d’età ed è rimasto senza lavoro. Sono tanti, ma nessuno ne parla». È Luigi Casero — viceministro dell’Economia — a indicare la priorità di Ap, la costola di centro della maggioranza, perla prossima Legge di Bilancio. La sua, di fatto, è una risposta al pressing sulla manovra che negli ultimi giorni è arrivato da sinistra.

    Per il momento gli incentivi allo studio del governo riguardano le assunzioni dei giovani con meno di 29 anni. Avete intenzione di scatenare un derby generazionale? «Nessun derby. Chiediamo di estendere agli over 55 i vantaggi fiscali in arrivo per gli under 29. Aggiungiamo non sottraiamo».

    Ma aggiungere costa. Avete calcolato quanto? «Non ancora. Ma è giusto cominciare a parlare del problema. Chi perde il lavoro a quell’età difficilmente lo ritrova. Finora si è puntato su strumenti assistenziali per accompagnarli fino alla pensione. Ma queste persone hanno ancora molto da dare in termini d’esperienza sia a loro stessi che al Paese».

    Tra le vostre richieste c’è anche l’azzeramento delle tasse per i negozi di periferia nelle grandi città. Perché? «Perché i piccoli negozi stanno scomparendo. E le periferie delle metropoli rischiano di diventare ancora più invivibili. Lo Stato deve fare la sua parte, perché la bottega all’angolo è anche un presidio sul territorio. Di solito guadagnano poco, per le casse pubbliche l’effetto sarebbe limitato. Ma serve un segnale».

    Non c’è un vostro cavallo di battaglia, il quoziente familiare, il meccanismo che abbassa le tasse per le famiglie numerose. Come mai? «C’è l’aumento delle detrazioni fiscali per le famiglie con figli. Un meccanismo diverso, e graduale, per arrivare allo stesso obiettivo. E anche un fondo di garanzia per le piccolissime imprese che spesso non riescono a ottenere il credito e nemmeno ad aver accesso agli incentivi del piano Industria 4.0».

    Viceministro, la vostra lista è lunga. Ma non c’è il rischio che per fare anche solo una di queste cose si finisca per alzare le tasse? «Per carità, il punto è essenziale. In questi anni la riduzione della pressione fiscale ha portato a un incremento della crescita. E su questo percorso che bisogna proseguire».

    Ma non passa giorno senza che il ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan ricordi che il sentiero è stretto, cioè che non ci sono soldi. «Certo, il sentiero è stretto ma bisogna anche percorrerlo. E per farlo c’è bisogno di un po’ di benzina».

    E allora da dove la prendereste la benzina, cioè i soldi per finanziare le misure che proponete? «Dalle privatizzazioni. Noi pensiamo alla creazione di un grande fondo in cui conferire tutte le quote delle società pubbliche, sia quelle nazionale sia quelle locali».

    Ma così sarebbe una «finta» privatizzazione. «No, perché libererebbe risorse per quasi 5o miliardi di euro. E poi una parte di queste quote potrebbe essere effettivamente venduta dal fondo».

    Non c’è il rischio di svendere il patrimonio del Paese, specie in un momento in cui alcuni Paesi come la Francia si dimostrano aggressivi? «No, perché sarebbe il fondo a decidere cosa e come dismettere. Naturalmente senza toccare le società considerate strategiche per il Paese.

     

    di: Lorenzo Salvia

    fonte: Corriere della Sera

  • LupiCorriere2017092837128980

    Lupi: Berlusconi è l’interlocutore naturale – Intervista a Il Corriere della Sera

    Maurizio Lupi: ma non andiamo da nessuno con il piattino in mano. I veti su Alfano sono inaccettabili

    Perché un sistema democratico funzioni c’è bisogno che poggi le basi su due «pilastri: un polo riformista e uno moderato». Forti, e capaci di contrastare la destra di Salvini e «gli arrabbiati» del M5S. E Maurizio Lupi, neo coordinatore di Ap intervenuto ieri a CorriereLive, dichiara quello che sarà l’impegno suo e del suo partito: «Costruire, rafforzare, rendere competitivo e si spera vincente il polo moderato che si riconosce nella famiglia del Ppe». Guardando in primo luogo a chi nei popolari europei c’è già: «Forza Italia è il nostro interlocutore naturale». Ma senza limitare il proprio raggio di azione alla ricerca di una alleanza purchessia con Berlusconi: «Non andiamo con il piattino in mano da nessuno. Siamo concreti, realisti, ci interessa il bene comune dell’Italia e più riusciamo a creare un soggetto forte più il nostro lavoro sarà efficace. Ma siamo pronti ad andare da soli con qualsiasi legge elettorale, perché prima dei tatticismi sulle alleanze viene la chiarezza sui contenuti e gli obiettivi, o finisci per voltarti e trovare dietro di te solo il vuoto. Noi, voglio ricordarlo, anche in un’alleanza anomala come quella di governo con il Pd siamo stati i primi a chiedere il Jobs act — e Renzi le definiva «chiacchiere estive» —, abbiamo lavorato per la riduzione della pressione fiscale, per gli aiuti alle famiglie».

    Comunque con lei, di fatto a capo di Ap, i centristi tornano a dialogare con Berlusconi? «È chiaro che ci rivolgiamo a Forza Italia e ai centristi in prima battuta, poi starà a loro decidere su cosa fare: allearsi con una forza che condivide i valori comuni del Ppe, o unirsi in una posizione non più dominante ma laterale a un partito dichiaratamente e fortemente di destra come la Lega di Salvini, con la quale noi certo non possiamo stare».

    Cosa farà Berlusconi? «Se vuole costruire il Ppe italiano, come dice, non può stare con quelli che chiama “i ribellisti”, vedremo cosa sceglierà. Io lavorerò per costruire, io scommetto su un Ppe italiano. Ma sicuramente, qualunque cosa decidano gli altri, andremo perla nostra strada».

    Tra Ap e FI i rapporti sono tesi, Alfano è stato chiamato «traditore»: come potete rimettere assieme i pezzi? «La politica non si fa con le recriminazioni personali, le vendette, le ripicche, e proprio Berlusconi ha sempre detto — e dimostrato anche — di sapersi fare “concavo e convesso”. Poi se si fa una cosa nuova si può anche non avere il ruolo di guida ma scegliere assieme la soluzione migliore. Lo dico con chiarezza: un veto su Alfano sarebbe inaccettabile. Tanto più oggi che Alfano ha scelto di fare un passo laterale mentre io nel mio nuovo ruolo ne sto facendo uno avanti».

    Se l’alleanza non riuscisse, vi sentireste garantiti da una legge come il Rosatellum che prevede soglie d’accesso molto basse? «Non è il nostro sistema ideale, ma essendo per due terzi proporzionale, è vero che permette di correre e anche di ambire a numeri importanti».

    Dunque lei esclude che alla fine potreste guardare ad un’alleanza col Pd? «Lo ripeto, noi non cerchiamo posticini, non chiediamo l’elemosina a nessuno. Sul piano nazionale non si è mai parlato di un’alleanza con Pd. Una forza come la nostra deve saper affrontare una corsa anche in piena autonomia».

    Dopo il voto però, tanto più con il Rosatellum, è difficile che un singolo partito ottenga la maggioranza. Si può già cominciare parlare di larghe intese con il Pd? «Premesso che nessuna legge assicura maggioranze e stabilità, il caso tedesco insegna, non è possibile fare una campagna elettorale ipotizzando le larghe intese. Tutti corrono legittimamente per vincere, e noi ci proveremo con tutte le forze. Poi siccome siamo persone realiste diciamo anche che se nessuno vincerà, bisognerà fare alleanze in Parlamento. E gli interlocutori non potranno essere M55 e questa Lega».

     

    di: Paola Di Caro

    fonte: Corriere della Sera

     

  • lupi

    Lupi: Non si può spaccare il Parlamento. Nel Paese sono altre le priorità – Intervista a Il Corriere della Sera

    Maurizio Lupi: è più importante bloccare l’Iva o creare la guerriglia in Senato?

    ROMA «Lo ius soli? Non è una priorità, il nostro è un no alla fiducia su un tema delicato e importante, che attraverso una forzatura può determinare una spaccatura nel Paese». Maurizio Lupi, capogruppo di Alternativa popolare alla Camera con profondissime radici cattoliche, torna sulla scena con un appello ai membri dell’esecutivo in quota Pd che in queste ore spingono affinché si approvi il provvedimento sulla cittadinanza per i figli degli immigrati.

     Presidente Lupi, allora quali saranno le conseguenze? Uscirete dall’esecutivo? «ll Pd fa bene a rivendicare una sua priorità di programma e di contenuti, ma il presidente del Consiglio Paolo Gentiloni guida un governo che ha una caratteristica importante. Il suo è un esecutivo istituzionale — lo si evince anche dall’indice gradimento — che ha lo scopo di salvare il Paese, di ricostruire la coesione sociale. Dal nostro punto di vista ribadiamo: nessuna forzatura nel processo di approvazione. Anche perché lo ius soli non fa parte del programma di azione del governo».

    Nel luglio scorso proprio sullo ius soli si è consumato lo strappo dell’ex ministro Enrico Costa e di conseguenza la sua fuoriuscita da Ap. Subirete altre defezioni? «Non c’è stato nessuno strappo. La frenata da parte dell’esecutivo non è stata determinata dall’uscita di Enrico. Semmai è stata la posizione del gruppo di Ap alla Camera e al Senato, accompagnata dalle parole dei ministri Alfano e Lorenzin, ad aprire una riflessione. Noi, lo voglio mettere a verbale, non diciamo No allo ius soli, chiediamo di migliorare il testo al Senato. D’altro canto, ricordo che circa due anni fa il provvedimento è stato approvato a Montecitorio anche con il nostro sostegno. Ciò dimostra che quando ci troviamo in un contesto differente e non c’è scontro ideologico le leggi hanno la corsia preferenziale».

    II contesto odierno non è favorito da vicende come degli stupri di Rimini che hanno portato all’arresto di quattro extracomunitari. «Se noi diamo fuoco e benzina allo sviluppo della reazione e la alimentiamo, non aiutiamo a raggiungere l’obiettivo di chi come noi vuole il rispetto delle leggi, il controllo dei numeri negli accessi, l’integrazione e l’accoglienza dignitosa. Sant’Agostino diceva che la speranza ha due figlie: la prima è la rabbia, la seconda è il coraggio di costruire. Questo è quello che dà la speranza, ma la rabbia non va dimenticata. Non usiamo un contenuto giusto con un metodo sbagliato».

    II 24 agosto Alfano ha affermato: «Le cose giuste fatte al momento sbagliato rischiano di diventare sbagliate». Dunque, quali sono per Ap le priorità per il Paese? «Intanto approvare con una maggioranza qualificata in Senato pari a 161 la nota di aggiornamento del Def. Domando agli Orlando, ai Minniti e ai Zanda: il Pd si assume la responsabilità di spaccare il Parlamento a settembre? È più importante non far scattare l’aumento dell’Iva o creare la guerriglia a Palazzo Madama?».

    Come finirà? «Secondo me vincerà il senso di responsabilità ancora una volta. Che non vuol dire non avere sensibilità rispetto a questi temi. Governare significa tener conto di questo. Del resto, alla fine di una legislatura sarebbe un errore forzare e innescare una profonda divisione nel Paese».

     

    di: Giuseppe Alberto Falci

    fonte: Corriere della Sera

  • CorseraAA2017072236640477_Pagina_1

    Alfano contro la sindrome Polonia «Vorrebbero spartirsi il centro» – Intervista a Il Corriere della Sera

    Alfano: «E nessuno mi venga a dire che qualcuno non vorrebbe approfittarne. Se tutto ciò accadesse, sarebbe la conseguenza di chi, ancora una volta, ha sbagliato i conti».

    22 luglio 2017 – Non è sorpreso per quanto sta accadendo, «era già tutto previsto», dice Alfano: «Questa è l’offensiva finale di un’operazione che Renzi e Berlusconi portano avanti da tre anni. Ero preparato».

    Il ministro degli Esteri sa di trovarsi al centro della contesa per «il centro», che «nei piani del segretario del Pd e del leader di Forza Italia dovrebbe essere «la Polonia» della politica nazionale»: «Spartirsi questo milione e passa di voti servirebbe a entrambi alle elezioni. Al primo per battere Di Maio, al secondo per superare Salvini. Perciò siamo d’ingombro». Ecco spiegato — secondo Alfano — il paradosso di Ap, «che acquisisce cittadinanza mediatica solo quando diventa oggetto del desiderio altrui», cioè perde pezzi in Parlamento: «Tutto questo rumore è dettato dalla nostra posizione strategica. E siccome esistiamo in quanto non siamo omologati, dovremmo sparire. In realtà da tre anni saremmo dovuti sparire».

    «Abbiamo superato ogni prova»

    Da quando Renzi e Berlusconi «hanno messo in atto il loro disegno, che in maggioranza avveniva con azioni di disturbo rispetto al nostro ruolo decisivo e dall’opposizione con manovre della serie “Torna a casa Lessie”, finalizzate a smantellarci i gruppi. Invece abbiamo superato ogni prova, specie quelle elettorali. Ora siamo al secondo tempo della partita iniziata con il tentativo di varare la legge elettorale. L’intento era far saltare Ap a settembre senza far saltare la legislatura. Se il piano è stato anticipato è perché qualcuno ritiene — illudendosi — che si sia chiusa ogni finestra elettorale. Ma non è così».

    «Giudizio rasserenato»

    A sorpresa, Alfano introduce il tema del voto anticipato, ricordando come finì quando il Pdl pensò di staccarsi da Monti senza pagar dazio, «e invece si precipitò alle urne che era ancora inverno». «Attenzione allora», dice citando la data del 5 novembre: «E nessuno mi venga a dire che qualcuno non vorrebbe approfittarne. Se tutto ciò accadesse, sarebbe la conseguenza di chi, ancora una volta, ha sbagliato i conti». È chiaro che sta parlando di Renzi a Berlusconi, verso cui non profferisce mai parole fuori posto: «Ma ho molto rasserenato il mio giudizio anche sul segretario del Pd. C’ero rimasto male ai tempi della legge elettorale. Credevo volesse isolare me, non immaginavo volesse isolare sé».

    «Da affrontare il mare grosso»

    Essere preparati alla sfida non significa essere sicuro di superarla, e il leader di Ap lo sottolinea, «perché adesso c’è da affrontare il mare grosso. Se riuscirò ad attraccare, vorrà dire che nella prossima legislatura loro dovranno fare i conti con me. Altrimenti loro avranno regolato i conti con me. Io penso che ce la farò, anzi ce la faremo», siccome «aver previsto l’offensiva, ha consentito di attrezzarci. Che non vuol dire trattenere chi vuole andare». Alfano sapeva, per esempio, che il sottosegretario Cassano sarebbe andato via, «sapevo che giovedì aveva un appuntamento con Ghedini nei pressi del Senato. Ma non mi sono mosso per fermarlo. Intanto perché penso che — quando si andrà alle urne — dovrò stare insieme a chi crede davvero nel progetto. E poi perché, come in altri casi, avevamo già posto rimedio».

    Emorragia parlamentare

    Insomma, l’emorragia parlamentare di Ap — a suo giudizio – è solo di ceto politico, non si porta dietro voti: «A parte l’ultimo report di Swg, che ci accredita del 3,2%, sono certo nel Paese esista un’area che va oltre i dati dei sondaggi. Infatti tutti mirano a conquistarla»: «Quanto al centro del centrodestra non esiste. Finirà inglobato nella lista con la scritta “Forza Italia — Federazione della libertà”. D’altronde la politica ha una sua logica: se la leadership in coalizione la conquista chi arriva primo, perché Berlusconi dovrebbe fare un’altra lista?». L’ex pupillo conosce il Cavaliere, «conosco il suo giudizio su tutti quelli che sono andati da lui».

    «Ciò che conta è la resilienza»

    Lo strappo è politico, «tutto è strettamente politico, anche gli attacchi che subisco non li considero personali ma sono dovuti al fatto che oggi i partiti si identificano con chi li guida. E io guido Ap».
    In questa chiave si pone alcune domande, che in realtà sono rivolte a Berlusconi: «A cosa vale questa fatica di recuperare parlamentari, avendo nei sondaggi il 13%? Non era preferibile tenere tutti nel Pdl, che aveva il 29%? Eppoi, a cosa è valsa in questi anni la campagna di Forza Italia contro di noi? Prima ha prodotto l’exploit del “royal baby” Renzi alle Europee, poi il balzo in avanti del “goleador” Salvini alle Amministrative». Guardare in casa d’altri sembra però un modo per distogliere l’attenzione dalla propria, che rischia di crollare. «Non è così», ribatte Alfano: «L’aggregazione di centro si farà». Con chi? «Di sicuro non con Verdini». Sul resto è reticente, per via — sostiene — di una «strana coincidenza» tra quanti contatta «e poi vengono contattati da altri». Sarà… «È così. In questa fase ciò che conta è resilienza, nervi saldi e conoscenza delle regole del gioco. Bisogna sapere resistere all’ondata. Dopodiché sarà Berlusconi a chiamare e adattare il suo story-telling. Se quel giorno arriverà, vorrà dire che avremo superato la prova e allora decideremo se rispondere al telefono. Un po’ quanto sta per accadere per la Sicilia». Ottimista. «No, realista».

    di: Francesco Verderami

    fonte: Il Corriere della Sera

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    Lupi: Asse tra noi e Pd fino alle elezioni. Centro o populisti, FI deve scegliere – Intervista a Il Corriere della Sera

    Lupi: ho stima per Costa, ma non mi sento come se avessi il piede in due scarpe

    Sono anni che sento parlare delle nostre frantumazioni. No, ci siamo e ci saremo. Siamo nati in Parlamento ma passati per il test del voto

    Maurizio Lupi, Enrico Costa si è dimesso perché non voleva tenere due piedi nella stessa scarpa. Condivide? «Con Enrico c’è un rapporto di amicizia, ma si dimentica la ragione istituzionale e politica per cui questa legislatura non doveva esserci e invece è durata. Due forze grandi e distanti tra loro, sconfitte dagli elettori, collaborano, come in Germania e Spagna, e nessuno dice all’altro, alla fine, siete dei traditori. Personalmente non sento di avere il piede in due scarpa. Questo significherebbe non dare dignità e significato alla scelta fatta quattro anni fa».

    Scelta in cui Costa non si riconosce più, evidentemente. «Ma se tenere due piedi in una stessa scarpa ha significato passare da meno 2% di Pil al più 1,4 di quest’anno, ce ne metto 12 di piedi. E se ha voluto dire dare la possibilità a 3oo mila neo mamme di ricevere un bonus per il figlio nato, ce ne metto 64. E se ha voluto dire abolire l’Imu, ce ne metto 124».

    Anche Alfano ha dichiarato conclusa la collaborazione. «Infatti, concludendo la legislatura si esauriscono le ragioni delle stare insieme. Ma prima no. C’è stato un periodo in cui qualcuno pensava che questo fosse un governo monocratico pd, ma non è stato così. È stato un governo straordinario di responsabilità e lo dimostra la sensibilità istituzionale del premier, che ha capito come sullo ius soli ponevamo questioni serie».

    Renzi ha detto che la scelta di Costa è stata «seria e coerente» e la portavoce di Ap Valentina Castaldini lo ha definito «bugiardo e ipocrita». «Non mi piace quando i toni si alzano e la politica finisce in rissa. Quanto a Renzi, gli domanderei: “La diversità non l’ho mai nascosta, con la dignità delle mie idee, eppure si collaborava. Allora, secondo questa logica, avrei dovuto tenermi le mie idee e non dargli il mio appoggio quando era premier?”».

    Ap rischia smottamenti e emorragie di parlamentari? «Sono quattro anni, prima con Ncd poi con Ap, che ogni settimana si parla di smottamenti e frantumazioni. No: noi ci siamo stati, ci siamo e ci saremo. Siamo l’unica forza nata in Parlamento che si è messa alle prove alle urne e ha preso un milione e 200 mila voti».

    Fatto sta che Costa e altri stanno per far nascere un altro partito. «Mi fa piacere che per la prima volta tutti dicano che c’è bisogno di un centro. Lo dice Forza Italia e lo dice anche Renzi, che è a caccia di voti moderati».

    Rischiano di esserci molti partiti di centro e centrodestra alle elezioni. «Vedo tanta frammentazione. Prima di pensare alle alleanze vanno definiti il contenuto e i confini politici del centro. I cittadini devono avere una ragione per votarti. Siamo alternativi al Pd, non perché mangino i bambini, ma perché abbiamo idee diverse, e alternativi alla destra lepenista che vuole portarci fuori dall’Europa».

    E Berlusconi? «Sono d’accordo con Renzi, Berlusconi deve scegliere se essere popolare o populista».

    Ma non lavorate a un «rassemblement» per un nuovo grande centro? «Certo, ci lavoriamo da anni. Il nostro compito è quello di dare un contributo perché possa nascere un nuovo soggetto, ma senza primogeniture. Invece vedo una discussione surreale e vedo una corsa a tornare in Forza Italia per la paura di non essere rieletti. Un’alleanza non artificiosa può essere fatta solo tra soggetti che esistono, che hanno una chiara identità e visioni convergenti».

    Ieri ha incontrato Zanetti e Cesa. «Si e ho parlato anche con Casini. Si può e si deve lavorare insieme, ma non come somma di tanti soggetti: serve il coraggio di una nuova proposta».

     

    di: Alessandro Trocino

    fonte: Il Corriere della Sera

  • bonusmamma2017070636516941

    #bonusmamma, Costa: Nella prossima legge di Bilancio detrazioni maggiori per chi fa più figli – Corriere della Sera

    Premio alla nascita: 200 mila domande in due mesi

    Chiamatelo «premio alla nascita». O «bonus mamma domani» come fu denominato all’inizio, prima che il termine «bonus» diventasse inflazionato. Fatto sta che gli 800 euro garantiti dalla legge di Bilancio alle donne che hanno superato il settimo mese di gravidanza o hanno un figlio nel 2017 sono già stati richiesti da 209 mila italiane. E il tutto nel giro di due mesi visto che l’Inps ha cominciato a ricevere le domande dal 4 maggio scorso.

    Il dato è in linea con le previsioni se si pensa che nel 2016 sono nati 474 mila bambini e tutti i nuovi nati quest’anno avranno diritto alla misura, indipendentemente dal reddito della madre o del nucleo familiare. «Non posso che essere soddisfatto dell’accoglienza riservata dai cittadini a questa misura, il nostro obiettivo è far sì che il premio alla nascita sia conosciuto nella maniera più ampia possibile, in modo che tutti coloro che ne hanno diritto facciano domanda», osserva il ministro per la Famiglia Enrico Costa, Alternativa popolare.

    Delle 209 mila domande 134.766 sono state presentate a nascita avvenuta, 73.500 dall’inizio dell’ottavo mese di gravidanza, 127 in seguito ad adozioni nazionali, 312 a fronte di adozioni internazionali e 302 per affidamento preadottivo. Se si tiene conto che in media le adozioni nazionali sono un migliaio l’anno e quelle internazionali 2.200, questi numeri fanno pensare che siano proprio le famiglie che scelgono l’adozione a non avere ancora approfittato del bonus. Dal canto suo l’Inps ha già iniziato a liquidare le domande. E si prepara a gestire dal prossimo 17 luglio anche quelle per il bonus nido: fino a mille euro l’anno in u mensilità sotto forma di contributo per la retta di nidi privati e pubblici. A questo punto le misure a sostegno di chi fa figli sono diverse: dal bonus bebè di 8o euro al mese per le famiglie sotto i 25 mila euro di Isee (misura triennale in scadenza quest’anno) al bonus babysitter di 600 euro al mese per le donne che rientrano al lavoro rinunciando al congedo parentale pagato al 3o96 (in questo caso l’obiettivo è ridurre il numero delle neomamme che si dimettono). Poi il premio alla nascita e il bonus nido. Queste misure andranno razionalizzate nella prossima legge di Bilancio dopo che l’Inps ha fatto presente la necessità, per far quadrare i conti della previdenza, di incentivare il lavoro delle donne? «Nella prossima legislatura sarà possibile mettere mano in modo organico al fisco per la famiglia — dice Costa —. Nella legge di Bilancio del 2017, in ogni caso, un segnale d’attenzione andrà dato. Noi pensiamo a un intervento sulle detrazioni in rapporto al numero di figli. D’altra parte misure che favoriscono la conciliazione esistono già: bonus nido e voucher baby sitter. E andranno integrate».

     

     

    di: Rita Querzé

     

    fonte: Il Corriere della Sera

  • INTERVISTA AL PRESIDENTE LUPI SUL CORSERA

    Lupi: Costruiremo un’area di centro. Saranno in tanti a cercarci – Intervista a Il Corriere della Sera

    Maurizio Lupi: alternativi alla sinistra. Il centrodestra? La distanza è ampia

     

    ROMA Un po’ se la ride, Maurizio Lupi: «Il giorno dopo le elezioni, sia a sinistra che a destra stanno già litigando: significa che c’è davvero bisogno della serietà e della saggezza del centro…».

    Sì, ma voi centristi di Ap non potete stare solo a guardare. «Assolutamente no, e anzi, voglio dirlo con molta chiarezza: se prima ci eravamo in qualche modo spaventati dalle possibili elezioni a settembre ed eravamo in forte movimento, ora ci stiamo rilassando un po’ troppo. Beh, è ora di accelerare nella costruzione di un’ampia, credibile, importante area di centro autonoma, un po’ troppo indipendentemente da quello che faranno gli altri. Partiamo da un 5% che è stato decisivo in queste elezioni, possiamo sicuramente crescere».

    Cioè, non vi interessa quello che succede nel centrodestra? «Berlusconi che dice di pensare a un centrodestra “moderato, liberale” e perfino cattolico, che pensa di costruire il Ppe italiano, è per noi è musica. E’ il nostro progetto, perché siamo sicuramente non nemici ma alternativi alla sinistra».

    Dunque, quale è il problema? «Che dall’altra parte c’è Salvini che già pensa di mettersi a capo di questo centrodestra, peraltro dopo aver perso clamorosamente la sua prova di forza a Padova e attaccandoci da una parte e chiedendoci i voti per vincere a Monza dall’altra… Insomma, non aspettiamo Godot. Se vogliamo contare nella politica, e sappiamo che la nostra è un’offerta che gli elettori cercano, dobbiamo dipendere da noi stessi, non dalle liti degli altri».

    Come? «Appunto costruendo una larga area autonoma, senza dover per forza richiederne la leadership. Mi rivolgo ai Cesa, ai Casini, ai Tosi, ai Parisi: muoviamoci, non perdiamo altro tempo».

    La legge elettorale quanto conta nelle vostre scelte? «Ovviamente conterà, per noi come per tutti. E già domani (oggi, ndr) chiederemo nella capigruppo che venga calendarizzata in Aula per l’inizio di settembre, perché dobbiamo tentare di cambiarla. La nostra proposta rimane quella di garantire una base proporzionale ma con un premio di governabilità, anche di coalizione. Ripartiamo dagli accordi che avevamo raggiunto».

    Col premio alla coalizione stareste con il centrodestra? «Ripeto, siamo alternativi al Pd, ma non ci si mette assieme solo per vincere, ma per governare. Le distanze ad oggi restano elevate».

    Se invece si votasse con questa legge, che al Senato prevede una soglia dell’8% regionale, non sareste fatti fuori? «Non abbiamo paura di niente. Se siamo al 5% ora, possiamo tranquillamente arrivare all’8% lavorando seriamente e da subito, tutti insieme. E in quel caso, non ho molti dubbi, saranno in tanti a cercarci».

     

    di: Paola Di Caro

    fonte: Corriere della Sera