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    Enrico Costa: Legittima difesa, ora si cambi – Intervista a Il Messaggero

    Ministro Costa: «Sulla legittima difesa la legge è da riscrivere»

     

    03 aprile 2017 – Un barista di Budrio, in provincia di Bologna, è stato ucciso per aver reagito a un tentativo di rapina. Il malvivente è fuggito a piedi ed è ricercato dalle forze dell’ordine.
    Si riapre il dibatito sulla legittima difesa.

    In una intervista al Messaggero il ministro per gli Affari Regionali Enrico Costa annuncia: «Sulla legittima difesa ora una legge chiara. È necessario scrivere una norma chiara, che stabilisca con nettezza quello che si può fare e quello che non si può fare».

    Ministro Enrico Costa, prima come viceministro della Giustizia e ora come ministro agli Affari regionali con delega alla Famiglia, lei si è molto occupato dei reati che creano allarme sociale. Il testo oggi in Parlamento in materia di legittima difesa è sufficiente secondo lei a regolare la materia?
    «L’intervento oggi in discussione non funziona. Va completamente riscritto, non credo di svelare misteri se dico che è inadeguato. Bisogna rivedere la legge attuale e modificarla in un testo che sia estremamente chiaro. E si deve agire rapidamente. Come ministro con delega alla famiglia non posso nascondere di essere molto preoccupato».

    Secondo lei il caso di Budrio svela un fenomeno più ampio?
    «Il problema non è il caso specifico, credo che si debba invece affrontare un ragionamento più ampio a partire dalle mutate condizioni di partenza. La legittima difesa nel tempo è cambiata e le leggi non sono state in grado di resistere alla sfida. Il tema è delicato e non può prestarsi a strumentalizzazioni politiche.
    Non vanno bene i toni trionfalistici quali quelli usati dalla Lega nel 2006 quando annunciò le modifiche alla legge, salvo poi farci trovare di nuovo al punto di partenza. E non vanno bene neppure le scelte di basso profilo, la sottovalutazione del tema. La verità è che la criminalità, anche quella dei reati comuni, col tempo ha cambiato pelle».

    In che modo?
    «Un tempo esisteva il cosiddetto topo d’appartamento, che entrava in casa quando sapeva che le persone erano fuori. Oggi ci sono vere e proprie bande che entrano nelle abitazioni sapendo che gli inquilini sono all’interno e agiscono per renderli inoffensivi. Assistiamo alla costante trasformazione dei furti in rapine. E la prova di quel che dico sta nel fatto che se chiediamo al cittadino comune se i furti siano aumentati o diminuiti, quasi tutti parleranno di numeri in crescita. Invece, i numeri sono sì in diminuzione, ma spesso la dinamica pesa molto di più sui cittadini. Cambia la percezione, l’approccio psicologico al rischio, il timore per quanto potrebbe accadere. Oggi se accendi la luce il ladro non fugge, ti viene in contro e ti neutralizza».

    Secondo lei sarebbe necessario cambiare la legge attuale?
    «Più volte si è stati portati a fare interventi di fatto poco incisivi, che non andavano a toccare la radice del problema. E’ invece necessario un drastico cambiamento del concetto di legittima difesa. Partendo, ad esempio, da un punto chiaro: non è possibile che su un tema tanto delicato ogni tribunale faccia la propria autonoma valutazione».

    Come si fa ad evitarlo?
    «E’ necessario scrivere una norma chiara, che stabilisca con nettezza quello che si può fare e quello che non si può fare. La vittima che ha figli in casa o quella che ha subito già furti, cambia il proprio atteggiamento. Quando e come questo sia ammissibile deve essere fissato chiaramente dal testo di legge. Non è pensabile che chi subisce un’aggressione si soffermi a fare ragionamenti giuridici e non ci devono più essere macchie di leopardo giurisprudenziali. Chi subisce un’aggressione deve sapere chiaramente cosa può fare e cosa non può fare. Alcuni segnali che ci danno oggi gli elettori vanno letti con chiarezza…»

    A quali segnali allude?
    «L’Italia dei valori ha lanciato una sottoscrizione su questo argomento raccogliendo un milione di firme. Ecco, non credo che chi ha aderito l’abbia fatto sulla lettera del testo, senza nulla togliere alla proposta. Questa è semmai la dimostrazione dell’altissima sensibilità che c’è sul tema. E’ necessario intervenire, e presto, evitando le demagogie».

    Non si rischia un effetto escalation, per il quale a vittime armate corrispondono aggressori armati e disposti a sparare e così via, come accade in America?
    «Non mi pare che in Italia un rischio del genere sia attuale, sono possibili soluzioni equilibrate. Bisogna comprendere la condizione dei cittadini in situazione di minorata difesa che lo Stato avrebbe dovuto proteggere e che, invece, sono stati lasciati soli».

    Ha in mente altri interventi su questo settore?
    «Ci sono alcuni interventi importanti sulla riforma del processo penale ai quali abbiamo lavorato quando ero viceministro della Giustizia e che ora potrebbero essere definitivamente approvati. Penso, in particolare, all’aumento delle pene per furti e rapine e al divieto di bilanciamento tra aggravanti e attenuanti. Per reati di grande allarme sociale bisogna garantire la certezza della pena, perché i cittadini si sentano effettivamente protetti e perché le forze dell’ordine non si sentano beffate quando prendono il responsabile di un furto e questo viene immediatamente scarcerato».

     

    di: Claudia Guasco e Sara Menafra

    fonte: Il Messaggero

     

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    Costa: Nessun vuoto, le leggi ci sono non servono sentenze creative – Intervista a Il Messaggero

    IL MINISTRO CON DELEGA ALLA FAMIGLIA: SE I TRIBUNALI FANNO STRAPPI, LE CAMERE POSSONO RICORRERE ALLA CONSULTA

     

    Ministro Costa ancora una volta con la sentenza emanata dal Tribunale di Trento un giudice si è sostituito alla politica e ha stabilito che un bambino può avere due padri, un genitore biologico e uno sociale. «Al di là del caso di Trento, il giudice secondo me deve interpretare la norma vigente. Non deve pensare che la norma non ci sia e dunque vada costruita. E questo ragionamento vale anche per la stepchild adoption. Ci sono norme da affrontare, certo, ma sono norme che non contengono dei vuoti».

    Sta dicendo che il giudice di Trento ha sbagliato? «Non voglio entrare nel caso di specie ma solo rilevare l’equivoco di fondo. Le leggi ci sono, non deve intervenire la giurisprudenza con sentenze che già in passato ho definito “creative” per colmare i vuoti. Sostenere questo principio per il Parlamento italiano è una questione di orgoglio. Non c’è nessuna inerzia. E lo dico da parlamentare non da ministro. Più in generale, senza fare riferimento ad un caso piuttosto che ad un altro, se vi sono evidenti strappi effettuati dalla giurisprudenza rispetto alla legislazione vigente, è ragionevole che il Parlamento si interroghi se sussistano le condizioni per l’intervento della Corte costituzionale, anche eventualmente attraverso un conflitto di attribuzioni».

    Converrà che la vittima non può essere però il bambino. Non può avere nessuna colpa (vera o presunta) per il modo in cui è nato. «L’interesse del minore certamente è preponderante ma il punto, torno a dirle, non è questo».

    Approvate le unioni civili, tutto il resto era stato demandato ad una legge sulle adozioni. Che fine ha fatto? «E’ stata fatta una indagine conoscitiva nell’ambito della commissione Giustizia alla Camera ed è ormai un patrimonio, un monitoraggio di idee importanti. Però vorrei anche dire che la legge sulle unioni civili ha già affrontato la stepchild adoption e l’ha estrapolata dal testo. Quando si fa una valutazione bisogna vedere cosa dice la legge, cosa è scritto ma anche cosa non è scritto ed è stato espunto. A volte bisognerebbe leggere con più attenzione i lavori parlamentari».

    Era stata stralciata per affrontarla in modo più organico in un secondo momento. È stata stralciata perché la maggioranza aveva deciso di non ammetterla. C’era stata una precisa volontà politica di non intraprendere quel percorso. Era un tema divisivo e si è deciso di eliminarla. Se qualcuno pensa che è stata introdotta dalla legge sulle unioni civili si sbaglia. Tant’è che la giurisprudenza ha usato forzature interpretative per farla rientrare valutando solo i casi particolari».

    Parte del mondo cattolico chiede una legge che consideri la pratica dell’utero in affitto o per meglio dire della “gestazione per altri” un reato universale. «Il tema c’è. Se il Parlamento lo ritiene faccia una valutazione e si esprima».

    Ma lei ministro sarebbe d’accordo? «Non mi permetto di entrare nel merito, su questo non ho ancora avuto un confronto all’interno del governo. Ci sono valutazioni tecniche da fare».

    Sul suicidio assistito il Vaticano per bocca di monsignor Paglia ha invitato tutti ad una riflessione e il premier Gentiloni ha chiesto al Parlamento un confronto. «Anche in questo caso dico che le norme ci sono. C’è una disciplina anche penalistica su questo tema. Non ci sono norme che lo consentono. Ho letto la posizione del monsignor Paglia con molta attenzione. Su questi temi è aperto un dibattito e credo che anche a livello parlamentare potrebbe essere proficuo. Ma io ho posto una questione a monte: oggi ci sono delle discipline, se qualcuno vuole cambiarle se ne parli. Ma non c’è un vuoto normativo su questa materia. Purtroppo c’è chi, se una legge non gli è gradita e il Parlamento non la modifica, pensa che il Parlamento sia inerte».

    Lei è di estrazione liberale. Cosa risponde a chi dice che la morale religiosa non può condizionare l’intera società civile? «Sono liberale, certo, e sono molto attento al principio dell’autodeterminazione della persona. Ma sono ancora più attento al principio di legalità, per cui prima di tutto ci sono le norme da rispettare».

     

    di: Claudio Marincola

    fonte: Il Messaggero

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    Costa: Una storia privata su #Tortora ricorda il dramma delle ingiustizie di oggi

    IL COSTO DEGLI ERRORI DELLA GIUSTIZIA NON È SOLO ECONOMICO

    Una storia privata su Tortora ricorda il dramma delle ingiustizie di oggi. 

    Gentile Direttore,

    incorniciato, nel mio studio, c’è un foglio a righe scritto a penna, ingiallito dal trascorrere del tempo. E’ una lettera, datata 30 agosto 1983. Ero appena adolescente quando un detenuto, dal carcere di Bergamo, la fece recapitare a mio padre Raffaele e da allora fa parte dei ricordi di famiglia, esposta come una reliquia laica. La grafia è ordinata, ritmica, chiarissima. Il ragionamento lucido, di chi ha meditato a lungo: “Oggi – si legge – so cose che mai avrei sospettato. Ma ciò che più mi indigna, a parte la stregonesca, medievale iniquità del rito, è questa Giustizia “in ferie”, come una rivendita di gelati, e questa spazzatura umana (tale è la considerazione del cittadino per certi giudici) lasciata a fermentare, nei bidoni di ferro delle carceri: piene di disperati, di non interrogati, di sventurati, e di, come me, innocenti”. Una manciata di righe, che culminano nel grido di implorazione di chi non ha perso la speranza: “Fate qualcosa, ve ne prego”. Poi la firma, un estroso trionfo di curve, unico guizzo nel rigore della pagina: Enzo Tortora.

    Fate qualcosa: l’appello di Tortora ci investe tutti, ancora oggi. La sua vicenda umana e giudiziaria resta un potente simbolo collettivo. E’ un faro per le nuove generazioni. Un monito per una politica (non mi sottraggo all’autocritica) che sul garantismo e i diritti continua a spendere tante parole, senza riuscire a tradurle in atti concreti. Basta osservare i numeri: dal 1992 (anno delle prime liquidazioni) a oggi, sono state oltre 25 mila le persone private della libertà personale e poi indennizzate dallo Stato per ingiusta detenzione, con una spesa complessiva per il contribuente di 648 milioni di euro. E se sommiamo a questi le vittime degli errori giudiziari arriviamo quasi a 700 milioni di euro. Praticamente uno stadio di calcio gremito che ha chiesto e ottenuto l’indennizzo. Per non parlare di coloro che non hanno neppure fatto richiesta. Parliamo di una media di circa mille casi l’anno. Nel 2016 le autorizzazioni sono state 1001: indennizzi per 42 milioni di euro. Ma quale cifra può davvero risarcire il dramma personale di chi deve affrontare le conseguenze di una giustizia che sbaglia e ammette di aver sbagliato? Questo è il punto. L’enorme, vergognoso dispendio di risorse pubbliche è solo un aspetto marginale del problema. Anche in presenza del più cospicuo indennizzo, il marchio indelebile sulla persona non si cancella e la dignità strappata – davanti agli occhi della comunità, dei colleghi, dei propri cari, di un figlio – è estremamente difficile da recuperare. Con effetti traumatici soprattutto per le famiglie, che in molti casi ne escono distrutte. Ecco perché è così importante accendere i riflettori sul tema. Ben vengano allora le iniziative, gli articoli di giornale, le testimonianze, se ci obbligano a guardare in faccia il problema, a interrogarci sulle cause, sulle responsabilità e sulle possibili soluzioni.

    Con questa lente di ingrandimento, potremo allora riconoscere alcuni sintomi di una grave patologia del nostro sistema processuale. Come non considerare che gli indennizzi per ingiusta detenzione in Italia, in termini di spesa e numero di persone indennizzate, sono fortemente disomogenei sul territorio nazionale? Abbiamo tribunali in cui le ingiuste detenzioni sono numerosissime e fori dove si registrano solo sporadicamente. Ma il tema ha molto a che fare anche con la lunghezza dei processi: ognuno di questi indennizzi avviene infatti generalmente dopo oltre 10 anni dall’ingiusta carcerazione subita, perché la sentenza definitiva che accerta l’innocenza dell’imputato non arriva certo in tempi contenuti. Questo è forse uno degli aspetti più odiosi, perché nel frattempo la persona rimane esposta al pregiudizio e al sospetto. C’è poi la questione dell’abuso della carcerazione preventiva: non è un mistero che la misura cautelare venga utilizzata spesso per obiettivi diversi da quelli per cui è ammessa. Ma c’è anche un altro aspetto significativo che non possiamo trascurare: la responsabilità disciplinare dei magistrati, di fronte a questi macroscopici errori, non scatta mai. Infatti, a differenza di quanto previsto dalla Legge Pinto, il provvedimento di indennizzo non viene trasmesso al titolare dell’azione disciplinare per le valutazioni di competenza. Questo è un punto fondamentale e non formale: per tali errori finora ha pagato solo lo Stato; il magistrato che sbaglia non ne risponde. Va riconosciuto, comunque, che una maggiore sensibilità, anche politica, sulla questione si sta diffondendo. Un segnale, per esempio, è stato il voto unanime della Camera alla norma, inserita nel Ddl sul Processo Penale, che prevede una relazione annuale al Parlamento che contenga i dati relativi alle sentenze di riparazione per ingiusta detenzione (con specificazione delle ragioni di accoglimento e dell’entità delle riparazioni) e al numero di procedimenti disciplinari iniziati nei confronti di magistrati per le ingiuste detenzioni accertate, con indicazione dell’esito, ove conclusi. E già qualcosa, ma non basta. Finché assisteremo anche a un solo caso di carcerazione ingiusta, illegittima o ingiustificata, dovremo batterci con forza: la civiltà giuridica di un Paese si misura da questi elementi. Se dibattessimo meno di età pensionabile dei magistrati e più di queste profonde lesioni della libertà personale, non sarebbe male.

    Di Enrico Costa

    ministro degli Affari Regionali

     Fonte: Il Foglio

    La lettera di Tortora al papà del ministro Costa

    Carcere di Bergamo 30 Agosto 1983

    Mio caro Raffaele,

    sono Enzo Tortora. Grazie per il tuo messaggio.

    Almeno dal mio dolore (non puoi immaginare lo schianto, per questa montatura ignobile) servisse a qualcosa. Guai, se non servisse…

    Oggi so cose che mai avrei sospettato. Ma ciò che più mi indigna, a parte la stregonesca, medievale iniquità del rito, è questa Giustizia “in ferie”, come una rivendita di gelati, e questa spazzatura umana (tale è la considerazione del cittadino per certi giudici) lasciata a fermentare, nei bidoni di ferro delle carceri: pieni di disperati, di non interrogati, di sventurati e di, come me, innocenti.

    Fate qualcosa, ve ne prego.

    Ripeto il mio grazie. Ma rinnovo la mia speranza.

    Ti abbraccio

    Enzo Tortora

     

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    Costa: Ecco gli aiuti alle #famiglie – Intervista al Quotidiano Nazionale

    «Sportello unico per le famiglie. E poi più detrazioni per i figli»

    “Bene il bonus mamma e il bonus bebè. E bene anche il voucher per gli asili nido. Ma l’orizzonte è quello più largo e strutturale della costruzione di un Sistema nazionale di sostegno alle famiglie”. Parola di Enrico Costa, ministro con delega al settore che, non a caso, annuncia la definizione di un Testo unico ad hoc, l’avvio di uno Sportello unico per la famiglia, capillare sul territorio, come punto di riferimento multi-tematico e l’introduzione del cosiddetto Fattore Famiglia nella riforma dell’Irpef in programma per il 2018. Non senza guardare al modello francese, attraverso la figura professionale dell’Assistente materna, che potrebbe arrivare anche da noi.

    Ministro ce la faremo a vincere il male italiano delle culle vuote? «Siamo partiti proprio dai dati allarmanti sulla natalità; nel giro di dieci anni abbiamo avuto centomila culle vuote in più. Era ed è importante agire subito».

    Le mamme italiane sono drammaticamente mamme tardive di figli spesso unici. «Tutte le ricerche ci dicono che le donne italiane vorrebbero in media due figli. Se ne fanno 1,3 la ragione è economica, ma non solo. Le mamme soffrono più che altro la mancanza di servizi. Si capisce quindi come non basti una misura ma occorra una politica, da attuare in più anni».

    Innanzitutto la manovra. Bonus bebè e Mamma domani. Come funzionano e chi ne ha diritto? «Sono entrambi interventi che servono per supportare le primissime spese e sono complementari tra di loro. Mamma domani è un premio di 800 euro alla nascita che si può richiedere già durante la gravidanza. Ma, mentre questo premio non ha limite di reddito, il bonus bebè, di 960 euro, è legato all’Isee, che deve essere al di sotto di 25.000 euro. E se invece quella famiglia è al di sotto dei 7mila, l’importo del bonus è raddoppiato. C’è poi il Fondo di credito nuovi nati, concepito per supportare attraverso una garanzia le richieste di accesso al credito. La vera novità di questa manovra è che tutte le misure diventano strutturali. Basta con le misure una tantum».

    E il buono nido e i voucher per asilo o baby sitter? «Il buono nido arriva a mille euro l’anno ed è una misura anch’essa per tutti, per nidi pubblici o privati. C’è poi la possibilità di rinunciare al congedo parentale in cambio di un voucher di 600 euro al mese per sei mesi per pagare l’asilo o la baby sitter. E una misura che già c’era a livello sperimentale e ha riscosso grande adesione. Noi l’abbiamo riproposta per quest’anno e il prossimo raddoppiando lo stanziamento (da 20 a 40 milioni) per le lavoratrici dipendenti, mentre abbiamo quintuplicato i fondi per le autonome, da due a dieci milioni».

    Lei ha più volte indicato la Francia come modello per le politiche per la famiglia.Che cosa dobbiamo ‘rubare’ a un Paese dalla natalità ben più alta della nostra? «Le famiglie devono poter sapere su cosa potranno contare. E ciò che mi ha risposto la ministra francese per la famiglia quando le ho chiesto le ragioni del successo del loro sistema. Nella stessa ottica di mettere ordine, stiamo lavorando a un Testo unico del settore, così come puntiamo a creare uno sportello unico per la famiglia in ogni comune. Stiamo anche analizzando la figura professionale dell’Assistente materna francese, nell’ambito più ampio delle figure professionali di supporto alla famiglia».

    I bambini, però, costano anche dopo i tre anni d’età. «Costano anche di più. E un altro tema che affronteremo in sede di riforma dell’Irpef l’anno prossimo. Penso al cosiddetto Fattore Famiglia. La famiglia non è un soggetto neutro per il fisco e dovremo tenerne conto con un sistema di prelievo che le favorisca in modo crescente in rapporto al numero di figli».

    Fonte: Quotidiano Nazionale (Nazione – Carlino – Giorno)

    Di: Claudia Marin

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    #Legittimadifesa, L’Intervista a Enrico Costa su Libero

     «È solo una scelta tecnica, Ma la norma va cambiata» 

    – «Non voglio far polemica, la mia è solo una valutazione tecnica. L’azione intrapresa dal governo riguarda solo e soltanto l’aspetto giuridico e non politico». Enrico Costa, attuale ministro per gli Affari Regionali e le Autonomie del governo Renzi, ha vissuto la stagione calda del dibattito sulla legittima difesa stando in prima linea. Sino a gennaio scorso l’esponente del Nuovo Centrodestra di Angelino Alfano ha ricoperto il ruolo di vice ministro della Giustizia, seguendo da vicino le polemiche connesse ai numerosi casi di cronaca.

     Ministro, non mi dica che ha cambiato idea sulla legittima difesa? «Ero e resto convinto del fatto che la legge nazionale che regola la materia vada modificata, adeguandola ai tempi. Ma la questione che riguarda la Liguria è un’altra cosa». 

    In effetti il Consiglio dei ministri, su 21 leggi regionali da lei indicate, ne ha impugnate soltatno una sostenendo che la norma in tema di patrocinio legale a spese della Regione invade le competenze legislative statali nelle materie dell’ordinamento penale, delle norme processuali, nonché dell’ordine pubblico e della sicurezza…«Guardi che le stesse eccezioni le avevo sollevate anche due mesi fa con il provvedimento predisposto dalla Regione Veneto. Si tratta solo e soltanto di valutazioni tecniche e non politiche. D’altro canto saranno i cittadini a valutare la valenza di queste leggi regionali, dato che i fondi stanziati dalla legge regionale ammontano a 20 mila euro».

     Restando in materia di Giustizia, lei oggi si è occupato anche di Tribunali e revisione del personale… «”Lo Stato deve essere percepito nei suoi servizi essenziali come vicino ai cittadini quindi ogni processo di accentramento deve essere frutto di una riflessione attenta nel settore della Giustizia, come in qualsiasi altro».

    E.PA.

    Fonte: Libero Quotidiano

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    MAROTTA: PER CALDEROLI IPOTESI MIN. COSTA ASSURDA? BENE, VUOL DIRE CHE STRADA E’ GIUSTA

    “Se Calderoli parla di assurdità, allora vuol dire che la proposta avanzata dal ministro Costa in merito alla legittima difesa va nella giusta direzione che è, prima di tutto, la direzione della sicurezza dei cittadini e non della becera propoganda, l’unica qualità per cui si contraddistingue l’azione politica della Lega”. A dichiararlo è l’on. di Area Popolare Nino Marotta, capogruppo in commissione Giustizia alla Camera.
    “Se la Lega Nord pensa che tutto debba essere trasformato in un Far West siamo ben felici di avere posizioni diametralmente opposte rispetto a quel partito. Noi di Area Popolare proseguiremo con serietà ed equilibrio a portare avanti un ragionamento che porti a una buona legge in cui gli interessi di chi si vede violata la propria privacy siano tutelati. Ed è proprio per questo – conclude Marotta – che riteniamo che la legge in discussione alla Camera vada migliorata, cercando di indicare più precisamente possibile i casi in cui la legittima difesa va sempre riconosciuta. D’altronde basta leggere la proposta di legge da noi presentata in commissione Giustizia”.

  • #Misuraca: Non trasformare Paese in Far West #LegittimaDifesa 

    “La Lega vorrebbe trasformare il nostro Paese in un Far West. Armare tutti e sparare come nei film di Quentin Tarantino”. A dirlo è Dore Misuraca, deputato di Area popolare (Ncd-Udc).

    “Vorrei dire a Calderoli che la realtà anzi la civiltà è ben diversa. La proposta del ministro Costa sulla leggittima difesa, a nostro parere, tutelerebbe i cittadini da possibili aggressioni senza trasformarli in assassini. Ai leghisti dico che non è né con le ronde, né con i pistoleri che – conclude Misuraca – si combatte contro la criminalità, ma con la legge e il rispetto della legalità”. 

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    COSTA: ACCESO FARO SU INGIUSTA DETENZIONE

    ‘fenomeno trascurato, bene ok a norma’

    Roma, 17 set. (AdnKronos) – “Finalmente, un faro è stato acceso su un fenomeno trascurato, troppo esteso e per nulla fisiologico nel sistema processuale: l’ingiusta detenzione, che dal 1992 a oggi è toccata ad almeno 24 mila persone (quelle che hanno richiesto e ottenuto la riparazione) ed è costata allo Stato 600 milioni di euro”. Così il viceministro della Giustizia, Enrico Costa, commenta il voto favorevole della Camera alla norma, inserita nel ddl sul processo penale, che prevede una relazione annuale al Parlamento che contenga i dati relativi alle sentenze di riconoscimento del diritto alla riparazione per ingiusta detenzione e il numero di procedimenti disciplinari iniziati nei riguardi dei magistrati per i casi accertati. Un fenomeno, ricorda Costa, “che nei primi sette mesi del 2015, con 772 indennizzi per un totale di 20.891.603,5 euro, fa addirittura registrare una tendenza all’aumento dei casi e dei pagamenti. Riflettiamo su cosa si nasconde dietro questi numeri: sono ingiustizie che talvolta rovinano vite e famiglie, per le quali ha pagato e continua a pagare solo lo Stato. Da oggi si è aperto un fronte di consapevolezza e di riflessione” “Tutti i gruppi parlamentari, di maggioranza e di opposizione, hanno votato a favore della norma e ciò – osserva il viceministro – dimostra l’importanza e l’urgenza di questo intervento. I dati contenuti nella relazione consentiranno di analizzare e comprendere le ragioni che stanno alla base delle ingiuste detenzioni e, di conseguenza, di intervenire con i necessari provvedimenti”.

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    Enrico Costa: Non ci saranno marce indietro il principio della misura è sacrosanto – Intervista al Messaggero 

    SE L’ITER ANDRA A RILENTO CHIEDEREMO LO STRALCIO

    ROMA Viceministro, se il buongiorno si vede dal mattino non sembra che il governo sia partito bene sulle intercettazioni: appena votata la norma sulle “captazioni fraudolente” già si parla di modificare il testo. 

    «Il principio è sacrosanto e l’emendamento è stato votato dalla maggioranza e non solo. Ovviamente, se ci sono sfumature da dettagliare lo si farà, ma nessuna marcia indentro»

    Lei ha dato parere favorevole all’ emendamento. Il ministro ha espresso perplessità. Ne avevate parlato? 

    «Ho dato parere favorevole conformemente a quello della relatrice (Donatella Ferranti del Pd, ndr), dopo una riformulazione che ha reso il testo più equilibrato. Mi assumo la responsabilità del parere. Credo che le perplessità del ministro si riferiscano al quantum della pena»

    Quella norma è la medesima proposta all’epoca dal governo Berlusconi. C’è ancora la tentazione di una legge “bavaglio”? 

    «E’ da anni che questo tema divide. La riforma delle intercettazioni rientra nel programma del governo Renzi: è un dibattito alla luce del sole che non si può fermare solo perché qualcuno non è d’accordo»

    Ncd insisterà per lo stralcio della norma? 

    «La maggioranza ha dimostrato di saper affrontare le intecettazioni anche con un testo così ampio. E’ chiaro che se ci saranno mille difficoltà riproporremo la questione dello stralcio».

    Se Berlusconi avesse fatto ricorso allo strumento della delega al governo non pensa che ci sarebbe stata una sollevazione? 

    «La situazione era diversa: oggi non interveniamo sui presupposti per intercettare ma solo sulla pubblicazione degli ascolti, senza prevedere il carcere per i giornalisti».
    Di Silvia Barocci

    Fonte Il Messaggero

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    COSTA A DE GIROLAMO: NON COMPROMETTERE STABILITÀ GOVERNO

    ROMA (ITALPRESS) – “Cara Nunzia, sono convinto come te che occorra riaggregare una proposta unitaria di matrice liberale, che le divisioni ci facciano perdere e la compattezza sia premiante. Detto questo, quando insieme a te decidemmo di non mandare il nostro Paese nella confusione che sarebbe derivata dall’ingovernabilita’, assumemmo una scelta fondata sulla responsabilita’ e non certo sull’interesse di bottega”. E’ quanto afferma il Viceministro della Giustizia Enrico Costa (Area Popolare), replicando all’ex capogruppo alla Camera di Ap, Nunzia De Girolamo, che oggi ha invitato il Nuovo Centrodestra a uscire dal Governo. “Oggi dobbiamo essere coerenti e non smarrire la via della stabilita’ – sottolinea Costa -, lavorando, in questa fase di emergenza, per dare al Governo una fisionomia riformatrice sempre piu’ ancorata ai valori liberali. Nel frattempo, tutti insieme, ognuno nel proprio ruolo, ognuno apportando il proprio contributo, diamo l’avvio al cantiere della grande casa dei liberali, perche’ dopo la stagione delle riforme possa ripartire una vera democrazia dell’alternanza”