• int. Costa

    Costa: Faremo gare pubbliche. Serve tempo, ma non trent’anni – Intervista a Il Corriere della Sera

     

    Ministro Costa, quali sono i principi della legge quadro ai quali lavora coordinando 7 ministeri? «Va detto innanzitutto che non è mai esistita una disciplina organica della materia. Partendo dal presupposto che una sentenza della Corte Ue del 2016 ci ha invitato a fare ordine e uniformarci alla Direttiva Bolkestein su mercato e concorrenza, un primo principio- ammesso anche dalla Corte Ue- sarà quello del riconoscimento degli investimenti effettuati dai concessionari delle spiagge. Un secondo principio sarà l’introduzione, nel regime delle concessioni, di un fattore di concorrenza, secondo una selezione pubblica e trasparente. Un terzo principio è tenere conto della professionalità acquisita dai gestori: non una prelazione, ma parametri oggettivi. Quarto nodo, la fissazione di un limite minimo e massimo per le concessioni. Infine va determinato un periodo transitorio per l’adeguamento dei concessionari a standard da fissare prima delle gare».

    Non c’è il rischio che il «periodo transitorio» si trasformi nella solita proroga sine die di concessioni già ultradecennali? «Sono contrario a proroghe trentennali come è stato chiesto da qualcuno, ma credo che un periodo di adeguamento sia necessario in una materia così vasta e complessa. Tra chi chiede tout court una proroga di 30 anni e chi vuole totale concorrenzialità va trovata una posizione di equilibrio».

    Non ritiene che i canoni sinora praticati ai concessionari delle spiagge siano ridicolmente bassi? «È certamente necessario un adeguamento dei canoni e gli stessi operatori privati lo riconoscono. Vanno rideterminati».

    di: F. Pin.

    Fonte: Il Corriere della Sera

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    Costa: superate le 100mila richieste per #BonusMamma

     Bonus mamma, Costa: superate le 100mila richieste. In meno di due settimane, grazie a Inps per il suo lavoro

    In meno di due settimane sono state superate le 100.000 richieste per il bonus ‘Mamma Domani‘. I numeri parlano chiaro. Grazie all’Inps per il lavoro quotidiano su questa misura”. Lo annuncia il Ministro della Famiglia, Enrico Costa. Il contributo di 800 euro viene corrisposto, su domanda della mamma, per la nascita e l’adozione, avvenuta a partire dal 1 gennaio 2017, al compimento del settimo mese di gravidanza, o alla nascita, adozione o affido. “E’ interessante notare – osserva Costa – che sono state ben 43.783 le richieste presentate direttamente dai cittadini, 54.449 attraverso i patronati, 1.867 attraverso il call center. E’ il segnale che procedure semplici possono aiutare concretamente le famiglie ad accedere direttamente alle misure attivate a loro favore“.

  • bonusMamma

    #Ap: da sgravi Irpef a contributi in part time. #BonusMamma

    Lupi: vogliamo quattro misure per aiutare famiglie e nascite

    Quattro proposte per rafforzare le politiche per il sostegno alla famiglia e alle nascite arrivano da Ap, “punti per noi ineludibili, da inserire nella legge di stabilità o in altri provvedimenti per proseguire l’azione già intrapresa dal governo”, ha scandito oggi il presidente dei deputati di Ap Maurizio Lupi, aprendo i lavori della conferenza stampa “Festa della mamma. Non bastano gli auguri”, alla Camera, con i ministri Enrico Costa e Beatrice Lorenzin e la presidente dei senatori di Ap Laura Bianconi. Le quattro misure sono: l’introduzione del fattore famiglia, ovvero esenzioni Irpef tenendo conto del numero dei figli (in tal senso, ha aggiunto il ministro Lorenzin, andra’ anche la riforma dei ticket a cui il ministero della Salute sta lavorando con le Regioni); incentivazione del part time per la mamma nei primi tre anni di vita del suo bambino, prevedendo che lo Stato riconosca i contributi figurativi, come se lavorasse a tempo pieno, per la donna che sceglie il part time. E ancora, possibilità di scegliere, oltre al congedo parentale di 6 mesi al 30% dello stipendio, come è oggi, anche un congedo di 3 mesi al 60% dello stipendio (e a costo ero per lo Stato). Infine, il riconoscimento di contributi figurativi per 6 mesi alle donne che, entro due anni dal parto, perdano il lavoro o decidano di lasciarlo. Il ministro Enrico Costa ha ricordato che il 22% delle donne che mette al mondo un figlio, perde o lascia il lavoro nel giro di due anni dal parto. “Dobbiamo iniziare a copiare le politiche per valorizzare la maternita’ che ci sono in Francia – ha detto Bianconi – dove sono state fatte politiche, negli ultimi 15 anni, che ora stanno dando i frutti”.

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    #BonusMamma, Costa: arrivate già 66 mila domande

     BonusMamma, Costa: arrivate gia’ 66 mila domande. Entro 18 maggio istruzioni per il buono nido

    A ieri alle ore 14, ovvero a meno da una settimana dalla pubblicazione, sono arrivate 65.697 domande per il bonus “Mamma domani” di cui 34.818 da cittadini, circa 29 mila da patronati, “sono numeri importantissimi”. Li ha forniti oggi il ministro per gli Affari regionali, con delega alla Famiglia, Enrico Costa, nel corso di una conferenza stampa di Ap dal titolo: “Festa della mamma. Non bastano gli auguri”. Costa ha ricordato che entro il 18 maggio l’Inps dovrà pubblicare le istruzioni operative per un altro provvedimento voluto dal Governo: il buono nido, di cui c’è già il decreto attuativo. Si tratta di un buono fino a 1000 euro l’anno per supportare le rette degli asili nido. “Si tratta di misure per sempre e per tutti – ha detto il ministro ma non bastano. Una delle misure che chiediamo di introdurre è il cosiddetto fattore famiglia”, ovvero che si dia un riconoscimento progressivo in termini di detrazioni o aiuti, in rapporto al numero dei figli che si hanno. “E’ un principio di giustizia”, ha fatto notare Costa che ha anche evidenziato come l’Italia abbia una crisi demografica importante, “è fondamentale che siano messe in campo politiche idonee. Noi abbiamo individuato una serie di misure che unite fanno una politica sulla materia. Ci fa piacere che gli alleati di governo abbiano deciso di condividere questo percorso”.

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    #Ap: misure concrete e stabili per favorire #natalità

     Il ‘Fattore famiglia’ per aiutare quelle con più figli e tre differenti misure (due previdenziali) in favore delle mamme. Sono le richieste che Alternativa popolare presenta al governo in vista della prossima legge di stabilità. Provvedimenti, spiegano i ministri Beatrice Lorenzin ed Enrico Costa, con i capigruppo di Camera e Senato, Maurizio Lupi e Laura Bianconi, per sostenere e incoraggiare la natalità che si aggiungono al bonus asilo nido e al bonus mamma di recente approvazione. “Le politiche sociali sono un investimento che porta a ritorni economici dieci volte superiori”, sottolinea la ministra per la Salute nel corso di una conferenza stampa a Montecitorio. “E una politica sulla natalità è necessaria per la protezione economica e sociale del nostro Paese per i prossimi 30 anni, considerato che siamo in ritardo di almeno 15 anni”. Lorenzin ricorda che per coprire le spese per un neonato (pannolini, latte in polvere, asilo nido, farmaci da banco) occorre spesso “uno stipendio da ministro”. Per questo, afferma, sono necessarie norme concrete e strutturali che diano alle famiglie maggiore tranquillità. Sulla stesa linea il ministro con delega alla famiglia, Enrico Costa che sottolinea il successo del bonus mamma (oltre 65mila richieste in pochi giorni dalla pubblicazione del regolamento) e ribadisce la necessita’ di una politica che guardi ai prossimi anni con “misure per ‘sempre e per tutti'”. Ap – dice Maurizio Lupi – propone quindi che il genitore che sceglie il part time dopo la nascita di un figlio non perda contributi ai fini del calcolo della pensione, che possa scegliere tra due forme di congedo parentale (6 mesi al 30% dello stipendio – come oggi – o 3 mesi al 60%) e che lo Stato si faccia carico di versare fino a 2 anni di contributi figurativi all’Inps alla neo mamma che ha dovuto lasciare o ha perso il lavoro. “Segnali concreti e ineludibili – conclude il capogruppo alla Camera – per far sì che la prossima festa della mamma non sia solo l’occasione per scambiarsi gli auguri”.

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    Domani ore 10 Conferenza stampa #Ap su Politiche #Famiglia con Costa, Lorenzin, Lupi e Bianconi

    Domani, giovedì 11 maggio, alle ore 10, presso la Sala stampa di Montecitorio, conferenza stampa su “Le politiche per la famiglia” di Alternativa Popolare. Saranno presenti il ministro per la  Famiglia, Enrico Costa, il ministro della Salute, Beatrice Lorenzin, i capigruppo di AP di Camera e Senato, Maurizio Lupi e Laura Bianconi.

     

     

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    COSTA: NORMA SU #LEGITTIMADIFESA NOSTRA VITTORIA A TUTELA #FAMIGLIA

    “La legge sulla legittima difesa approvata oggi dall’aula della Camera è la nostra vittoria a tutela della famiglia e rappresenta la risposta giusta e al passo coi tempi di fronte a una criminalita’ che in questi anni ha cambiato pelle: non possiamo piu’ consentire che un padre di famiglia sia sottoposto a lunghi anni di processo (che costituisce esso stesso una pena) per aver difeso se stesso, i propri figli e la propria abitazione da bande armate pericolosissime e senza scrupoli che si introducono in casa ben consapevoli della presenza dei proprietari e pronte a neutralizzarli. L’impegno di Alternativa Popolare e’ stato essenziale per raggiungere questo risultato, che va proprio nella direzione di tutelare davvero le famiglie nel momento in cui esse sono piu’ fragili ed esposte, ovvero, se il ladro penetra in casa di notte, se usa violenza sulle persone e le cose e se agisce con la minaccia e l’inganno”. Lo afferma il Ministro per gli Affari Regionali, con delega alla Famiglia, Enrico Costa.

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    Enrico Costa: Legittima difesa, ora si cambi – Intervista a Il Messaggero

    Ministro Costa: «Sulla legittima difesa la legge è da riscrivere»

     

    03 aprile 2017 – Un barista di Budrio, in provincia di Bologna, è stato ucciso per aver reagito a un tentativo di rapina. Il malvivente è fuggito a piedi ed è ricercato dalle forze dell’ordine.
    Si riapre il dibatito sulla legittima difesa.

    In una intervista al Messaggero il ministro per gli Affari Regionali Enrico Costa annuncia: «Sulla legittima difesa ora una legge chiara. È necessario scrivere una norma chiara, che stabilisca con nettezza quello che si può fare e quello che non si può fare».

    Ministro Enrico Costa, prima come viceministro della Giustizia e ora come ministro agli Affari regionali con delega alla Famiglia, lei si è molto occupato dei reati che creano allarme sociale. Il testo oggi in Parlamento in materia di legittima difesa è sufficiente secondo lei a regolare la materia?
    «L’intervento oggi in discussione non funziona. Va completamente riscritto, non credo di svelare misteri se dico che è inadeguato. Bisogna rivedere la legge attuale e modificarla in un testo che sia estremamente chiaro. E si deve agire rapidamente. Come ministro con delega alla famiglia non posso nascondere di essere molto preoccupato».

    Secondo lei il caso di Budrio svela un fenomeno più ampio?
    «Il problema non è il caso specifico, credo che si debba invece affrontare un ragionamento più ampio a partire dalle mutate condizioni di partenza. La legittima difesa nel tempo è cambiata e le leggi non sono state in grado di resistere alla sfida. Il tema è delicato e non può prestarsi a strumentalizzazioni politiche.
    Non vanno bene i toni trionfalistici quali quelli usati dalla Lega nel 2006 quando annunciò le modifiche alla legge, salvo poi farci trovare di nuovo al punto di partenza. E non vanno bene neppure le scelte di basso profilo, la sottovalutazione del tema. La verità è che la criminalità, anche quella dei reati comuni, col tempo ha cambiato pelle».

    In che modo?
    «Un tempo esisteva il cosiddetto topo d’appartamento, che entrava in casa quando sapeva che le persone erano fuori. Oggi ci sono vere e proprie bande che entrano nelle abitazioni sapendo che gli inquilini sono all’interno e agiscono per renderli inoffensivi. Assistiamo alla costante trasformazione dei furti in rapine. E la prova di quel che dico sta nel fatto che se chiediamo al cittadino comune se i furti siano aumentati o diminuiti, quasi tutti parleranno di numeri in crescita. Invece, i numeri sono sì in diminuzione, ma spesso la dinamica pesa molto di più sui cittadini. Cambia la percezione, l’approccio psicologico al rischio, il timore per quanto potrebbe accadere. Oggi se accendi la luce il ladro non fugge, ti viene in contro e ti neutralizza».

    Secondo lei sarebbe necessario cambiare la legge attuale?
    «Più volte si è stati portati a fare interventi di fatto poco incisivi, che non andavano a toccare la radice del problema. E’ invece necessario un drastico cambiamento del concetto di legittima difesa. Partendo, ad esempio, da un punto chiaro: non è possibile che su un tema tanto delicato ogni tribunale faccia la propria autonoma valutazione».

    Come si fa ad evitarlo?
    «E’ necessario scrivere una norma chiara, che stabilisca con nettezza quello che si può fare e quello che non si può fare. La vittima che ha figli in casa o quella che ha subito già furti, cambia il proprio atteggiamento. Quando e come questo sia ammissibile deve essere fissato chiaramente dal testo di legge. Non è pensabile che chi subisce un’aggressione si soffermi a fare ragionamenti giuridici e non ci devono più essere macchie di leopardo giurisprudenziali. Chi subisce un’aggressione deve sapere chiaramente cosa può fare e cosa non può fare. Alcuni segnali che ci danno oggi gli elettori vanno letti con chiarezza…»

    A quali segnali allude?
    «L’Italia dei valori ha lanciato una sottoscrizione su questo argomento raccogliendo un milione di firme. Ecco, non credo che chi ha aderito l’abbia fatto sulla lettera del testo, senza nulla togliere alla proposta. Questa è semmai la dimostrazione dell’altissima sensibilità che c’è sul tema. E’ necessario intervenire, e presto, evitando le demagogie».

    Non si rischia un effetto escalation, per il quale a vittime armate corrispondono aggressori armati e disposti a sparare e così via, come accade in America?
    «Non mi pare che in Italia un rischio del genere sia attuale, sono possibili soluzioni equilibrate. Bisogna comprendere la condizione dei cittadini in situazione di minorata difesa che lo Stato avrebbe dovuto proteggere e che, invece, sono stati lasciati soli».

    Ha in mente altri interventi su questo settore?
    «Ci sono alcuni interventi importanti sulla riforma del processo penale ai quali abbiamo lavorato quando ero viceministro della Giustizia e che ora potrebbero essere definitivamente approvati. Penso, in particolare, all’aumento delle pene per furti e rapine e al divieto di bilanciamento tra aggravanti e attenuanti. Per reati di grande allarme sociale bisogna garantire la certezza della pena, perché i cittadini si sentano effettivamente protetti e perché le forze dell’ordine non si sentano beffate quando prendono il responsabile di un furto e questo viene immediatamente scarcerato».

     

    di: Claudia Guasco e Sara Menafra

    fonte: Il Messaggero

     

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    Costa: Nessun vuoto, le leggi ci sono non servono sentenze creative – Intervista a Il Messaggero

    IL MINISTRO CON DELEGA ALLA FAMIGLIA: SE I TRIBUNALI FANNO STRAPPI, LE CAMERE POSSONO RICORRERE ALLA CONSULTA

     

    Ministro Costa ancora una volta con la sentenza emanata dal Tribunale di Trento un giudice si è sostituito alla politica e ha stabilito che un bambino può avere due padri, un genitore biologico e uno sociale. «Al di là del caso di Trento, il giudice secondo me deve interpretare la norma vigente. Non deve pensare che la norma non ci sia e dunque vada costruita. E questo ragionamento vale anche per la stepchild adoption. Ci sono norme da affrontare, certo, ma sono norme che non contengono dei vuoti».

    Sta dicendo che il giudice di Trento ha sbagliato? «Non voglio entrare nel caso di specie ma solo rilevare l’equivoco di fondo. Le leggi ci sono, non deve intervenire la giurisprudenza con sentenze che già in passato ho definito “creative” per colmare i vuoti. Sostenere questo principio per il Parlamento italiano è una questione di orgoglio. Non c’è nessuna inerzia. E lo dico da parlamentare non da ministro. Più in generale, senza fare riferimento ad un caso piuttosto che ad un altro, se vi sono evidenti strappi effettuati dalla giurisprudenza rispetto alla legislazione vigente, è ragionevole che il Parlamento si interroghi se sussistano le condizioni per l’intervento della Corte costituzionale, anche eventualmente attraverso un conflitto di attribuzioni».

    Converrà che la vittima non può essere però il bambino. Non può avere nessuna colpa (vera o presunta) per il modo in cui è nato. «L’interesse del minore certamente è preponderante ma il punto, torno a dirle, non è questo».

    Approvate le unioni civili, tutto il resto era stato demandato ad una legge sulle adozioni. Che fine ha fatto? «E’ stata fatta una indagine conoscitiva nell’ambito della commissione Giustizia alla Camera ed è ormai un patrimonio, un monitoraggio di idee importanti. Però vorrei anche dire che la legge sulle unioni civili ha già affrontato la stepchild adoption e l’ha estrapolata dal testo. Quando si fa una valutazione bisogna vedere cosa dice la legge, cosa è scritto ma anche cosa non è scritto ed è stato espunto. A volte bisognerebbe leggere con più attenzione i lavori parlamentari».

    Era stata stralciata per affrontarla in modo più organico in un secondo momento. È stata stralciata perché la maggioranza aveva deciso di non ammetterla. C’era stata una precisa volontà politica di non intraprendere quel percorso. Era un tema divisivo e si è deciso di eliminarla. Se qualcuno pensa che è stata introdotta dalla legge sulle unioni civili si sbaglia. Tant’è che la giurisprudenza ha usato forzature interpretative per farla rientrare valutando solo i casi particolari».

    Parte del mondo cattolico chiede una legge che consideri la pratica dell’utero in affitto o per meglio dire della “gestazione per altri” un reato universale. «Il tema c’è. Se il Parlamento lo ritiene faccia una valutazione e si esprima».

    Ma lei ministro sarebbe d’accordo? «Non mi permetto di entrare nel merito, su questo non ho ancora avuto un confronto all’interno del governo. Ci sono valutazioni tecniche da fare».

    Sul suicidio assistito il Vaticano per bocca di monsignor Paglia ha invitato tutti ad una riflessione e il premier Gentiloni ha chiesto al Parlamento un confronto. «Anche in questo caso dico che le norme ci sono. C’è una disciplina anche penalistica su questo tema. Non ci sono norme che lo consentono. Ho letto la posizione del monsignor Paglia con molta attenzione. Su questi temi è aperto un dibattito e credo che anche a livello parlamentare potrebbe essere proficuo. Ma io ho posto una questione a monte: oggi ci sono delle discipline, se qualcuno vuole cambiarle se ne parli. Ma non c’è un vuoto normativo su questa materia. Purtroppo c’è chi, se una legge non gli è gradita e il Parlamento non la modifica, pensa che il Parlamento sia inerte».

    Lei è di estrazione liberale. Cosa risponde a chi dice che la morale religiosa non può condizionare l’intera società civile? «Sono liberale, certo, e sono molto attento al principio dell’autodeterminazione della persona. Ma sono ancora più attento al principio di legalità, per cui prima di tutto ci sono le norme da rispettare».

     

    di: Claudio Marincola

    fonte: Il Messaggero

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    Costa: Una storia privata su #Tortora ricorda il dramma delle ingiustizie di oggi

    IL COSTO DEGLI ERRORI DELLA GIUSTIZIA NON È SOLO ECONOMICO

    Una storia privata su Tortora ricorda il dramma delle ingiustizie di oggi. 

    Gentile Direttore,

    incorniciato, nel mio studio, c’è un foglio a righe scritto a penna, ingiallito dal trascorrere del tempo. E’ una lettera, datata 30 agosto 1983. Ero appena adolescente quando un detenuto, dal carcere di Bergamo, la fece recapitare a mio padre Raffaele e da allora fa parte dei ricordi di famiglia, esposta come una reliquia laica. La grafia è ordinata, ritmica, chiarissima. Il ragionamento lucido, di chi ha meditato a lungo: “Oggi – si legge – so cose che mai avrei sospettato. Ma ciò che più mi indigna, a parte la stregonesca, medievale iniquità del rito, è questa Giustizia “in ferie”, come una rivendita di gelati, e questa spazzatura umana (tale è la considerazione del cittadino per certi giudici) lasciata a fermentare, nei bidoni di ferro delle carceri: piene di disperati, di non interrogati, di sventurati, e di, come me, innocenti”. Una manciata di righe, che culminano nel grido di implorazione di chi non ha perso la speranza: “Fate qualcosa, ve ne prego”. Poi la firma, un estroso trionfo di curve, unico guizzo nel rigore della pagina: Enzo Tortora.

    Fate qualcosa: l’appello di Tortora ci investe tutti, ancora oggi. La sua vicenda umana e giudiziaria resta un potente simbolo collettivo. E’ un faro per le nuove generazioni. Un monito per una politica (non mi sottraggo all’autocritica) che sul garantismo e i diritti continua a spendere tante parole, senza riuscire a tradurle in atti concreti. Basta osservare i numeri: dal 1992 (anno delle prime liquidazioni) a oggi, sono state oltre 25 mila le persone private della libertà personale e poi indennizzate dallo Stato per ingiusta detenzione, con una spesa complessiva per il contribuente di 648 milioni di euro. E se sommiamo a questi le vittime degli errori giudiziari arriviamo quasi a 700 milioni di euro. Praticamente uno stadio di calcio gremito che ha chiesto e ottenuto l’indennizzo. Per non parlare di coloro che non hanno neppure fatto richiesta. Parliamo di una media di circa mille casi l’anno. Nel 2016 le autorizzazioni sono state 1001: indennizzi per 42 milioni di euro. Ma quale cifra può davvero risarcire il dramma personale di chi deve affrontare le conseguenze di una giustizia che sbaglia e ammette di aver sbagliato? Questo è il punto. L’enorme, vergognoso dispendio di risorse pubbliche è solo un aspetto marginale del problema. Anche in presenza del più cospicuo indennizzo, il marchio indelebile sulla persona non si cancella e la dignità strappata – davanti agli occhi della comunità, dei colleghi, dei propri cari, di un figlio – è estremamente difficile da recuperare. Con effetti traumatici soprattutto per le famiglie, che in molti casi ne escono distrutte. Ecco perché è così importante accendere i riflettori sul tema. Ben vengano allora le iniziative, gli articoli di giornale, le testimonianze, se ci obbligano a guardare in faccia il problema, a interrogarci sulle cause, sulle responsabilità e sulle possibili soluzioni.

    Con questa lente di ingrandimento, potremo allora riconoscere alcuni sintomi di una grave patologia del nostro sistema processuale. Come non considerare che gli indennizzi per ingiusta detenzione in Italia, in termini di spesa e numero di persone indennizzate, sono fortemente disomogenei sul territorio nazionale? Abbiamo tribunali in cui le ingiuste detenzioni sono numerosissime e fori dove si registrano solo sporadicamente. Ma il tema ha molto a che fare anche con la lunghezza dei processi: ognuno di questi indennizzi avviene infatti generalmente dopo oltre 10 anni dall’ingiusta carcerazione subita, perché la sentenza definitiva che accerta l’innocenza dell’imputato non arriva certo in tempi contenuti. Questo è forse uno degli aspetti più odiosi, perché nel frattempo la persona rimane esposta al pregiudizio e al sospetto. C’è poi la questione dell’abuso della carcerazione preventiva: non è un mistero che la misura cautelare venga utilizzata spesso per obiettivi diversi da quelli per cui è ammessa. Ma c’è anche un altro aspetto significativo che non possiamo trascurare: la responsabilità disciplinare dei magistrati, di fronte a questi macroscopici errori, non scatta mai. Infatti, a differenza di quanto previsto dalla Legge Pinto, il provvedimento di indennizzo non viene trasmesso al titolare dell’azione disciplinare per le valutazioni di competenza. Questo è un punto fondamentale e non formale: per tali errori finora ha pagato solo lo Stato; il magistrato che sbaglia non ne risponde. Va riconosciuto, comunque, che una maggiore sensibilità, anche politica, sulla questione si sta diffondendo. Un segnale, per esempio, è stato il voto unanime della Camera alla norma, inserita nel Ddl sul Processo Penale, che prevede una relazione annuale al Parlamento che contenga i dati relativi alle sentenze di riparazione per ingiusta detenzione (con specificazione delle ragioni di accoglimento e dell’entità delle riparazioni) e al numero di procedimenti disciplinari iniziati nei confronti di magistrati per le ingiuste detenzioni accertate, con indicazione dell’esito, ove conclusi. E già qualcosa, ma non basta. Finché assisteremo anche a un solo caso di carcerazione ingiusta, illegittima o ingiustificata, dovremo batterci con forza: la civiltà giuridica di un Paese si misura da questi elementi. Se dibattessimo meno di età pensionabile dei magistrati e più di queste profonde lesioni della libertà personale, non sarebbe male.

    Di Enrico Costa

    ministro degli Affari Regionali

     Fonte: Il Foglio

    La lettera di Tortora al papà del ministro Costa

    Carcere di Bergamo 30 Agosto 1983

    Mio caro Raffaele,

    sono Enzo Tortora. Grazie per il tuo messaggio.

    Almeno dal mio dolore (non puoi immaginare lo schianto, per questa montatura ignobile) servisse a qualcosa. Guai, se non servisse…

    Oggi so cose che mai avrei sospettato. Ma ciò che più mi indigna, a parte la stregonesca, medievale iniquità del rito, è questa Giustizia “in ferie”, come una rivendita di gelati, e questa spazzatura umana (tale è la considerazione del cittadino per certi giudici) lasciata a fermentare, nei bidoni di ferro delle carceri: pieni di disperati, di non interrogati, di sventurati e di, come me, innocenti.

    Fate qualcosa, ve ne prego.

    Ripeto il mio grazie. Ma rinnovo la mia speranza.

    Ti abbraccio

    Enzo Tortora