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    #Giustizia, Marotta: Serve legge su #equocompenso avvocati, #Orlando batta un colpo

    Non è più rinviabile un intervento del governo sull’equo compenso per gli avvocati e altri professionisti, quali architetti e ingegneri. Da anni si discute in Parlamento senza grossi risultati. Lo scorso mese il ministro Orlando ha proposto un disegno di legge sul tema e sembrava che qualcosa si stesse muovendo. Ma, ad oggi, quel ddl non risulta approvato dal consiglio dei Ministri e quindi né presentato alle Camere. In merito ho presentato una specifica interrogazione al ministro della Giustizia per sapere come intende muoversi al riguardo. Siamo di fronte a un problema molto sentito soprattutto dai giovani avvocati, che spesso devono subire clausole di natura vessatoria e compensi irrisori, perpetrati in particolare da banche, assicurazioni, grandi gruppi economici. Senza segnali da parte del governo nella direzione da noi auspicata, sosterremo la manifestazione promossa per il prossimo 13 maggio a Roma da architetti, ingegneri e avvocati”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Ap in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta.
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    #Prescrizione stupro, Marotta: Tempi processo inconcepibili

    E’ inconcepibile che dopo venti anni non si riesca a stabilire se un uomo è colpevole o meno dell’accusa di violenza sessuale nei confronti di una bambina. Ha fatto bene il Ministero ad avviare subito accertamenti su quanto accaduto, e ci auguriamo che vengano individuate presto eventuali responsabilità”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Area popolare in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta.

    “Questo fatto ci ricorda però che non possiamo continuare a nasconderci dietro l’alibi della prescrizione. A meno che non si voglia decidere per legge che il processo debba durare sempre e comunque fino all’affermazione della responsabilità dell’imputato, quindi venti o trent’anni, o anche di più. Il cuore del problema è quello che sosteniamo da sempre, ovvero che bisogna ridurre notevolmente i tempi del processo e su questo il legislatore è chiamato a far valere il suo determinante ruolo”.

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    Costa: Una storia privata su #Tortora ricorda il dramma delle ingiustizie di oggi

    IL COSTO DEGLI ERRORI DELLA GIUSTIZIA NON È SOLO ECONOMICO

    Una storia privata su Tortora ricorda il dramma delle ingiustizie di oggi. 

    Gentile Direttore,

    incorniciato, nel mio studio, c’è un foglio a righe scritto a penna, ingiallito dal trascorrere del tempo. E’ una lettera, datata 30 agosto 1983. Ero appena adolescente quando un detenuto, dal carcere di Bergamo, la fece recapitare a mio padre Raffaele e da allora fa parte dei ricordi di famiglia, esposta come una reliquia laica. La grafia è ordinata, ritmica, chiarissima. Il ragionamento lucido, di chi ha meditato a lungo: “Oggi – si legge – so cose che mai avrei sospettato. Ma ciò che più mi indigna, a parte la stregonesca, medievale iniquità del rito, è questa Giustizia “in ferie”, come una rivendita di gelati, e questa spazzatura umana (tale è la considerazione del cittadino per certi giudici) lasciata a fermentare, nei bidoni di ferro delle carceri: piene di disperati, di non interrogati, di sventurati, e di, come me, innocenti”. Una manciata di righe, che culminano nel grido di implorazione di chi non ha perso la speranza: “Fate qualcosa, ve ne prego”. Poi la firma, un estroso trionfo di curve, unico guizzo nel rigore della pagina: Enzo Tortora.

    Fate qualcosa: l’appello di Tortora ci investe tutti, ancora oggi. La sua vicenda umana e giudiziaria resta un potente simbolo collettivo. E’ un faro per le nuove generazioni. Un monito per una politica (non mi sottraggo all’autocritica) che sul garantismo e i diritti continua a spendere tante parole, senza riuscire a tradurle in atti concreti. Basta osservare i numeri: dal 1992 (anno delle prime liquidazioni) a oggi, sono state oltre 25 mila le persone private della libertà personale e poi indennizzate dallo Stato per ingiusta detenzione, con una spesa complessiva per il contribuente di 648 milioni di euro. E se sommiamo a questi le vittime degli errori giudiziari arriviamo quasi a 700 milioni di euro. Praticamente uno stadio di calcio gremito che ha chiesto e ottenuto l’indennizzo. Per non parlare di coloro che non hanno neppure fatto richiesta. Parliamo di una media di circa mille casi l’anno. Nel 2016 le autorizzazioni sono state 1001: indennizzi per 42 milioni di euro. Ma quale cifra può davvero risarcire il dramma personale di chi deve affrontare le conseguenze di una giustizia che sbaglia e ammette di aver sbagliato? Questo è il punto. L’enorme, vergognoso dispendio di risorse pubbliche è solo un aspetto marginale del problema. Anche in presenza del più cospicuo indennizzo, il marchio indelebile sulla persona non si cancella e la dignità strappata – davanti agli occhi della comunità, dei colleghi, dei propri cari, di un figlio – è estremamente difficile da recuperare. Con effetti traumatici soprattutto per le famiglie, che in molti casi ne escono distrutte. Ecco perché è così importante accendere i riflettori sul tema. Ben vengano allora le iniziative, gli articoli di giornale, le testimonianze, se ci obbligano a guardare in faccia il problema, a interrogarci sulle cause, sulle responsabilità e sulle possibili soluzioni.

    Con questa lente di ingrandimento, potremo allora riconoscere alcuni sintomi di una grave patologia del nostro sistema processuale. Come non considerare che gli indennizzi per ingiusta detenzione in Italia, in termini di spesa e numero di persone indennizzate, sono fortemente disomogenei sul territorio nazionale? Abbiamo tribunali in cui le ingiuste detenzioni sono numerosissime e fori dove si registrano solo sporadicamente. Ma il tema ha molto a che fare anche con la lunghezza dei processi: ognuno di questi indennizzi avviene infatti generalmente dopo oltre 10 anni dall’ingiusta carcerazione subita, perché la sentenza definitiva che accerta l’innocenza dell’imputato non arriva certo in tempi contenuti. Questo è forse uno degli aspetti più odiosi, perché nel frattempo la persona rimane esposta al pregiudizio e al sospetto. C’è poi la questione dell’abuso della carcerazione preventiva: non è un mistero che la misura cautelare venga utilizzata spesso per obiettivi diversi da quelli per cui è ammessa. Ma c’è anche un altro aspetto significativo che non possiamo trascurare: la responsabilità disciplinare dei magistrati, di fronte a questi macroscopici errori, non scatta mai. Infatti, a differenza di quanto previsto dalla Legge Pinto, il provvedimento di indennizzo non viene trasmesso al titolare dell’azione disciplinare per le valutazioni di competenza. Questo è un punto fondamentale e non formale: per tali errori finora ha pagato solo lo Stato; il magistrato che sbaglia non ne risponde. Va riconosciuto, comunque, che una maggiore sensibilità, anche politica, sulla questione si sta diffondendo. Un segnale, per esempio, è stato il voto unanime della Camera alla norma, inserita nel Ddl sul Processo Penale, che prevede una relazione annuale al Parlamento che contenga i dati relativi alle sentenze di riparazione per ingiusta detenzione (con specificazione delle ragioni di accoglimento e dell’entità delle riparazioni) e al numero di procedimenti disciplinari iniziati nei confronti di magistrati per le ingiuste detenzioni accertate, con indicazione dell’esito, ove conclusi. E già qualcosa, ma non basta. Finché assisteremo anche a un solo caso di carcerazione ingiusta, illegittima o ingiustificata, dovremo batterci con forza: la civiltà giuridica di un Paese si misura da questi elementi. Se dibattessimo meno di età pensionabile dei magistrati e più di queste profonde lesioni della libertà personale, non sarebbe male.

    Di Enrico Costa

    ministro degli Affari Regionali

     Fonte: Il Foglio

    La lettera di Tortora al papà del ministro Costa

    Carcere di Bergamo 30 Agosto 1983

    Mio caro Raffaele,

    sono Enzo Tortora. Grazie per il tuo messaggio.

    Almeno dal mio dolore (non puoi immaginare lo schianto, per questa montatura ignobile) servisse a qualcosa. Guai, se non servisse…

    Oggi so cose che mai avrei sospettato. Ma ciò che più mi indigna, a parte la stregonesca, medievale iniquità del rito, è questa Giustizia “in ferie”, come una rivendita di gelati, e questa spazzatura umana (tale è la considerazione del cittadino per certi giudici) lasciata a fermentare, nei bidoni di ferro delle carceri: pieni di disperati, di non interrogati, di sventurati e di, come me, innocenti.

    Fate qualcosa, ve ne prego.

    Ripeto il mio grazie. Ma rinnovo la mia speranza.

    Ti abbraccio

    Enzo Tortora

     

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    Marotta: Bene ddl #fallimenti, effetti anche su #economia. 

    Dopo oltre dieci anni è stata approvata una riforma organica sulle crisi di impresa, che sicuramente porterà i suoi effetti anche sul piano dell’economia del nostro Paese. Viene quindi modificata l’attuale legge fallimentare, ormai datata, con cui si dà la possibilità al sistema di prevenire l’insolvenza e, allo stesso tempo, viene dato un ruolo attivo all’imprenditore in difficoltà economiche nel caso in cui la crisi non sia esclusivamente dovuta a sue precise responsabilità”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Area popolare in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta, intervenuto in Aula in dichiarazione di voto sulla pdl sulle crisi di impresa. “L’attuale normativa inoltre crea i presupposti, in maniera determinante, affinché la massa dei creditori possa essere soddisfatta in tempi veloci, con ciò prevenendo possibili crisi di altri imprenditori”.

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    Marotta: #Giustizia, bene #Orlando, ora intervenire su lunghezza processi

    Condividiamo pienamente la relazione del ministro Orlando sullo stato della giustizia. Sono stati tanti i risultati positivi raggiunti soprattutto nel sistema carcerario e nel processo civile, per i quali il contributo di Area popolare è stato determinante”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Ap in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta, intervenuto ieri in dichiarazione di voto sulla relazione del ministro Orlando.

    “Abbiamo anche ribadito che la lunghezza dei processi rappresenta un’evidente violazione dell’articolo 111 della Costituzione. A tal proposito – prosegue Marotta – riteniamo che bisogna intervenire con la massima sollecitudine e determinazione sul processo penale, cosa possibile ancora in questa legislatura, individuando tempi certi per le indagini preliminari e prevedendo tempi molto contenuti per il dibattimento di primo grado. Su questo fronte, e con riferimento a interventi legislativi che vanno in questa direzione, il ministro troverà sempre la nostra leale e piena collaborazione”.

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    Marotta: bene novità Cdm su confisca beni #Mafia

    “Continua senza sosta la lotta del Governo alla criminalità organizzata. Non solo per quanto riguarda gli arresti dei latitanti, che proseguono in maniera incessante come confermano le notizie degli ultimi giorni, ma anche sul piano del rafforzamento normativo e del contrasto al patrimonio illecito. Proprio in riferimento a questi ultimi due temi risponde il provvedimento approvato ieri dal Consiglio dei Ministri, che prevede misure più efficienti e armonizzate con le direttive europee sul sequestro e la confisca dei beni e dei proventi provenienti da attività illecite anche in un contesto internazionale. Su questo aspetto il sottosegretario Ferri è stato chiaro, si tratta di novità importanti che semplificano, inoltre, e rendono più efficace il riutilizzo dei beni di origine criminosa. Grazie a queste nuove norme il nostro Paese si può porre all’avanguardia anche in questo settore”.
    È quanto dichiara il capogruppo di Area popolare in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta
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    Marotta: Con dl #Giustizia si prosegue su efficienza sistema

     
    Abbiamo votato con convinzione il dl Giustizia e rimandiamo al mittente le polemiche sulla scelta dello strumento del decreto legge. Una scelta politica, pienamente legittima, operata dal Governo il quale ha giustamente ravvisato le condizioni di necessità e urgenza. Senza dimenticare che qualora la riforma costituzionale fosse stata già in vigore, e quindi con il superamento del bicameralismo, per questo provvedimento non sarebbe stato necessario ricorrere al dl”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Area popolare in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta, intervenuto in Aula.
    “In merito alle norme approvate volte a migliorare l’efficienza degli uffici giudiziari e per la giustizia amministrativa – prosegue Marotta – non c’è alcuna lesione delle prerogative del Csm, e quindi alcuna violazione dell’art.105 della Costituzione, per il semplice fatto che la norma interviene solamente sul prolungamento dell’età pensionabile dei magistrati. Anche nel sistema amministrativo – conclude Marotta – siamo riusciti a valorizzare il principio della semplificazione e sinteticità degli atti, una battaglia che portiamo avanti da tempo”.

     

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    Marotta: Da #Violante parole coraggiose su diritto penale, politica apra dibattito #Giustizia

     

    “L’ex presidente della Camera, Luciano Violante, affronta per la prima volta, in una intervista odierna, il vero problema del sistema giustizia che è quello di una revisione integrale del diritto penale che oggi purtroppo “invade le nostre vite” il più delle volte in maniera devastante e “assolutamente ingiustificata”. La sua onestà intellettuale e le sue parole chiare e coraggiose sono destinate a rappresentare uno spartiacque nell’approccio al sistema giustizia. La politica adesso ha il dovere di aprire un serio e approfondito dibattito concreto e senza pregiudizi”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Area popolare in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta.

    “Non si può costruire un diritto penale “su un numero indefinito di illeciti e reati” sostiene Violante. Condividiamo pienamente. Il problema principale infatti – prosegue Marotta – è individuare e selezionare fatti realmente rilevanti sul piano penale che vanno perseguiti con fermezza in tempi rapidi, e distinguerli da fattispecie di reato che devono trovare la loro conclusione in interventi in sede civile e amministrativa. Bene dunque pensare a una riduzione delle ipotesi penali al fine, tra l’altro, di perseguirle con maggiore rapidità, col risultato inoltre che si avranno meno errori giudiziari e un maggiore ed efficiente utilizzo degli strumenti di indagine”.

  • Gianfranco Sammarco

    Sammarco: Politica dica no a dittatura avvisi di garanzia #Giustizia

     

    “Condividiamo totalmente le parole del procuratore generale di Roma Salvi il quale, in una intervista odierna, ha ravvisato la necessità che la politica si liberi ‘dalla dittatura degli avvisi di garanzia’. Un intervento che sicuramente contribuirà a far scendere la tensione tra politica e magistratura ed evitare la tentazione di alcuni magistrati di occupare gli spazi lasciati vuoti per la debolezza della politica. La distinzione di fondo deve essere tra contestazioni e fatti che hanno una rilevanza politica nell’attività posta in essere da chi amministra la cosa pubblica e comportamenti che non hanno alcuna rilevanza sul piano dell’attività pubblica. In buona sostanza, il cosiddetto avviso di garanzia in sé e per sé non puo’ rappresentare, senza accurate indagini sui capi di accusa, la morte politica di un amministratore”. E’ quanto dichiara il deputato di Area popolare Gianni Sammarco.

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    MAROTTA: RESTRINGERE TEMPI DIBATTIMENTO PER  VELOCIZZARE PROCESSI

     

    “Il problema sollevato oggi dal Procuratore Generale di Napoli Luigi Riello, che parla di “vuoti di organico e riforme flop”, costituisce anche uno degli elementi che contribuisce alla lunghezza del processo. Però il problema determinante ed importante è un altro; se si vogliono ridurre i tempi della giustizia penale, bisogna mettere in atto i due fattori importanti della riforma del processo penale (riforma Pisapia), vale a dire la oralità e la immediatezza . Solo valorizzando questi due elementi, nel senso di restringere l’attività del dibattimento in pochissimo tempo, si potrà effettivamente arrivare a ridurre in maniera consistente la durata del processo. E’ chiaro che tale intervento dev’essere fatto dal legislatore introducendo termini perentori e chiaramente in un panorama di reale confronto con la magistratura”. Lo dichiara il Capogruppo di Area popolare (Ncd-Udc) ed ex componente del Consiglio Superiore della Magistratura, Nino Marotta.
     
    Roma, 14 meggio 2016