• intervistaIl Mattino PRESIDENTE LUPI

    Lupi: diamo fastidio a Pd e Forza Italia. Silvio sbaglia, non siamo traditori – Intervista a Il Mattino

    Lupi: Con Renzi mai alleati, al governo solo per il bene del Paese

     

    Maurizio Lupi, capogruppo di Alternativa popolare alla Camera: un ministro e un sottosegretario si sono dimessi e hanno lasciato il partito. Ap rischialo scioglimento? «Siamo più vivi che mai e la conferma arriva dalla Summer School di Taormina, giunta alla settima edizione. Quando investi sulla formazione, sull’ascolto, sui giovani, significa che stai lavorando bene e che stai tornando all’essenza della politica. Il caso ha voluto che questa attività coincidesse con un tam tam mediatico provocato da alcune uscite, quelle di Costa e di Cassano, che hanno fatto pensare che Ap si stesse sciogliendo. Ma non è così. Ci siamo, ci saremo».

    Il ministro Lorenzin ha detto che su Ap si è scatenata una Opa ostile. Vi sentite assediati? «Diamo fastidio perché ci siamo, con le nostre idee e con la nostra proposta politica. E ci siamo, con i nostri elettori. Ncd-Ap è nata in Parlamento quattro anni fa e, come ha rilevato un recente studio di Swg, siamo l’unica forza politica, tra quella nate in Parlamento, che si è sottoposta al giudizio degli elettori, dalle europee del 2014 alle amministrative di giugno. In questi quattro anni, due milioni di italiani hanno votato Ncd-Ap a conferma che c’è uno zoccolo duro che apprezza la nostra proposta».

    Eppure, dopo quelli di Costa e Cassano, si vocifera di altri addii ad Ap. «Vogliono destabilizzarci. Da un parte il Pd e dall’altra Forza Italia, è in atto un tentativo per indebolirci. Ma non ci riusciranno. Vedo un attivismo soprattutto in Forza Italia, che guarda al nostro bacino elettorale».

    Berlusconi ha lanciato la «quarta gamba», una sorta di lista in cui far confluire tutti coloro che intendono lasciare Ap o altre forze di centro e che non potranno rientrare in Forza Italia. «Uno dei limiti dei bipolarismo della seconda repubblica è stato quello di creare coalizioni fatte da partiti e liste che si mettevano insieme per vincere ma che, una volta al governo, esplodevano perché non in sintonia sui programmi. Questa “quarta gamba”, per quanto abbia capito, dovrebbe nascere non per uno scopo nobile ma per raccogliere quelli che hanno tradito, i reietti, quelli che non hanno una casa e che non possono essere ospitati in Forza Italia. Ma non è questa la ragione per cui si fa politica».

    Berlusconi insiste molto su questa storia dei traditori, al punto da mettere veti su chi lasciò Forza Italia e oggi immagina di rientrare. «I veti, legittimamente, si pongono all’interno di ogni singolo partito e il leader determina la linea politica, le candidature e le alleanze. Berlusconi, legittimamente, in Forza Italia mette veti con chiunque e su chiunque. Noi non siamo in Forza Italia e quindi non può mettere veti su chi non vuole tornare in Forza Italia».

    Ma lei e i tanti che lasciarono Forza Italia vi sentite traditori? «Il vero tema non è decidere chi è traditore ma entrare nel merito delle questioni e cercare di capire se in quattro anni di governo c’è stato un tradimento di quei programmi che furono decisi anche con Berlusconi. Se in quattro anni abbiamo fatto digerire al Pd battaglie qualificanti del centrodestra come l’abolizione dell’Imu sulla prima casa o l’introduzione del bonus bebè e del bonus mamma o alcune misure sulla flessibilità del lavoro, è perché siamo stati coerenti con le nostre idee e con i nostri valori. Ci abbiamo messo la faccia e i cittadini ci hanno giudicato e premiato con il voto».

    Il rapporto con il Pd e con Renzi è finito? «Insieme al Pd e a Renzi e a Gentiloni abbiamo fatto tanta strada insieme e non disconosciamo il lavoro svolto al governo. Ma perché siamo stati insieme? Perché avevamo la stessa visione politica? No. Abbiamo governato insieme perché nel 2013 nessuno vinse le elezioni e, come è successo in Germania e Spagna e come succede in tutte le democrazie moderne, se nessuno vince si collabora per il bene del Paese. Noi non siamo mai stati alleati del Pd, abbiamo collaborato con il Pd per portare l’Italia fuori dalla crisi. Questa era la natura e la logica di questa legislatura che si sta concludendo».

    Si parla di alleanze e di coalizioni senza che ancora si sappia con quale legge elettorale si andrà a votare. Berlusconi rilancia il proporzionale, Renzi dice che non farà nessuna legge senza l’accordo con Berlusconi e Grillo. E Ap? «Innanzitutto, piaccia o non piaccia, la legge elettorale è incardinata alla Camera ed è da lì che si riparte. Vedo, poi, che c’è un tentativo di rifare lo stesso errore che ha affossato il sistema tedesco. Non si può partire da una maggioranza numerica, ci vuole un accordo sul merito. Né è immaginabile un accordo tra il Pd e tre forze di opposizione. Semmai, si parte dalla maggioranza di governo e si apre alle opposizioni».

    La proposta di Ap? «Proporzionale, premio di governabilità, preferenze. Governabilità e rappresentatività sono i nostri punti chiave».

    di: Paolo Mainiero

    fonte: Il Mattino

  • Intervista Alfano sul Mattino_Pagina_1

    Alfano: legge elettorale rispetti tutti – Intervista a Il Mattino

    Nostro programma punterà su meno tasse, Sud, ceto medio, famiglie

     

     Il quadro politico in Europa dopo le elezioni in Austria, Olanda e Francia si va chiarendo. In Italia non è chiara neppure la legge elettorale. Lei come la vede?
    «Sulle regole per il voto non ci si può ridurre a fine legislatura – dice Angelino Alfano, ministro degli Esteri e leader di Area popolare – bisogna procedere rapidamente».

    Su quale testo?
    «La nostra proposta Lupi-Misuraca prevede una base proporzionale con premio di coalizione…»

    Solo che…
    «Lo so. Non vedo convergenze. E allora in assenza di un massimo comun denominatore, il testo del relatore Andrea Mazziotti mi sembra il minimo comune multiplo».

    A Renzi però sembra minimo soprattutto lo sbarramento al 3%. E lo vuole alzare.
    «Il testo riprende ed estende al Senato l’Italicum, il cui impianto è stato salvato dalla Corte costituzionale. Vorrei ricordare che l’Italicum è la sola legge che questo Parlamento ha approvato, peraltro con un voto di fiducia che ci ha visti, soli, responsabilmente a fianco del Pd».

    C’era però il doppio turno.
    «Non mi pare che quando la Corte ha tolto il ballottaggio ci fossero lutti al braccio. E poi il ballottaggio lo abbiamo già vissuto con il referendum costituzionale tra un sì e un no e sappiamo com’è andata».

    La accuseranno di voler solo salvare i partitini.
    «Non ho quest’ansia. Faccio solo presente che il 3% è più di un milione di cittadini. Se li metti in fila arrivano dalla Sicilia in Lombardia. Quindi si abbia più rispetto se non dei partiti, almeno delle persone».

    Nel campo di sua provenienza politica, il centrodestra, si assiste a uno scontro tra un Berlusconi che sembra non si possa ricandidare e un Salvini protagonista.
    «In Europa l’area popolare e quella lepenista sono ovunque contrapposte. Non sta a noi sciogliere questa contraddizione. Al momento del voto i moderati sapranno cosa fare e la nostra piena autonomia e indipendenza rappresenterà il punto di forza».

    Il Pd, dopo la scissione, ormai vi fa diretta concorrenza al centro.
    «Il Pd resta il principale partito della sinistra italiana e la sua collocazione lascia a noi tutto lo spazio per sviluppare il programma su tasse, Sud, ceto medio, famiglie. Noi immaginiamo una rivoluzione fiscale che il Pd non può permettersi, con detrazioni e deduzioni fiscali di tipo americano».

    In quest’anno elettorale si temeva molto per l’avanzata dei populisti in Austria, Olanda, Francia e Germania. Le urne, e i sondaggi tedeschi, danno un esito ben diverso. Non è che alla fine i populisti la spunteranno proprio in Italia?
    «Ipotesi da scongiurare con un’alternativa popolare, che siamo noi. Perché sappiamo dove portare l’Italia. Il voto ai Cinquestelle non è solo protesta. È anche la reazione di ceti professionali che hanno vissuto o temono una retrocessione sociale. Per questo il populismo si sconfigge dando risposte, rilanciando la borghesia in declino. I risultati in Europa ci incoraggiano perché ovunque vince il fronte del buonsenso».

    Non teme però che, sconfitti gli antieuropeisti, si accantonino anche le riforme dell’Unione europea?
    «Sarebbe un errore gravissimo. Proprio perché gli europeisti vincono, devono dimostrare che la loro è la risposta corretta. Partendo dalla questione più seria di tutte: la disoccupazione».

    Macron propone un Parlamento dei soli paesi dell’euro con un budget consistente e un ministro che attui gli investimenti. Idea affascinante o velleitaria?
    «Guardiamo la realtà: l’Europa è stata costruita per 15-18 Paesi e ora siamo 27-28 con la prospettiva di superare i 30. L’edificio va risistemato. Servono coraggio, ambizione e visione e le proposte di Macron hanno queste tre caratteristiche».

    A proposito di Europa, l’italiano è stato inserito tra le lingue consentite nei concorsi dei funzionari europei.
    «Un successo della nostra diplomazia. L’italiano è lingua ufficiale ma poi c’è un trilinguismo di fatto francese-inglese-tedesco. Eppure i 26,8% dei candidati al prossimo concorso conosce l’italiano contro il 18,7% che parla tedesco. Iniziamo dalla questione dei concorsi per contrastare ogni discriminazione linguistica».

    Libia, Turchia, Corea del Nord. Quale crisi la preoccupa di più?
    «Situazioni non paragonabili. Ma non c’è dubbio che a noi arriva dritto in faccia il problema libico. In questi mesi da ministro mi sono preoccupato di tenere alta tra le priorità internazionali la questione libica, che altrimenti rischia di scivolare in fondo. Non ci può essere sicurezza e stabilità nel Mediterraneo se rimane instabile la Libia».

    Che idea si è fatto delle polemiche sul traffico di migranti?
    «Dopo due settimane di razzi fumogeni, mi pare che si possa ripetere quanto dissi il primo giorno. Sì ad accertamenti, sostegno a chi è impegnato nell’accertare i fatti, ma no alle generalizzazioni e rispetto infinito per chi salva vite umane».

    C’è però un problema di credibilità delle autorità libiche.
    «La Libia ha una storia complessa e tragica. Credo nel negoziato politico per favorire, anche con il nostro impegno, una pacificazione Est-Ovest».

    Interno o Esteri? Quale ministero è più complesso?
    «Cambia il punto di vista ma la realtà rimane la stessa. Al Viminale l’impegno maggiore è stato sul terrorismo internazionale e il traffico di essere umani. Alla Farnesina è lo stesso. Il mio orgoglio da ministro dell’Interno è aver contribuito, mentre attorno a noi scoppiavano le bombe, a coniugare sicurezza e solidarietà. Tenerle insieme è la forza dell’Italia, una capacità rara nel mondo intero».

    Chiudiamo con una buona notizia: Cristian Provvisionato è tornato a casa dopo quasi due anni di ingiustificata detenzione in Mauritania…
    «Non buona, ottima. È la prova che la nostra rete diplomatica e consolare funziona. Lo avevo promesso alla mamma di Cristian, Doina. E oggi…»

     

    di: Marco Esposito

    fonte: Il Mattino

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    De Girolamo: Alleati di Caldoro ma l’Ncd pretende rispetto – Intervista al Mattino

    «Alternativi al Pd, un caos le primarie»

    Non vuole parlare di condizioni ma quando parla di una alleanza con Caldoro alle regionali, Nunzia De Girolamo, capogruppo di Ncd alla Camera, è molto chiara: «I patti si fanno in due, non ci saranno intese a scatola chiusa».
    Perchè è così faticoso decidere un’alleanza?
    «Le alleanze dovranno essere omogenee in tutte le Regioni e la Campania non sarà scissa dal Veneto. Non faremo accordi di convenienza ma sui programmi e sulle prospettive future. Con Forza Italia decideremo insieme al tavolo convocato in settimana, faremo la scelta migliore per costruire un’alternativa al Pd e a Renzi».
    Con il Pd però governate?
    «Con il Pd facemmo un’alleanza alla luce del sole per portare il Paese fuori dalla crisi ed evitare che l’Italia finisse come la Grecia o in mano a Grillo. E i fatti ci stanno dando ragione. Il JobsAct non sarebbe mai stato approvato se al governo non ci fosse stato l’Ncd, del resto basta osservare il fermento che c’è a sinistra, tra Landini e Civati, per capire che c’è un pezzo del Paese che si oppone alle riforme. Ma essere leali non significa che il governo sia un monocolore Pd».
    In Campania dunque non sarete alleati del Pd?
    «No, non penso a un’alleanza con il Pd. Peraltro, e lo dico con rispetto, sembra che in Campania il Pd non goda di ottima salute, è diviso tra chi vuole le primarie e chi le vuole rottamare e non si sa ancora quale sarà l’esito. Non mi iscrivo al Pd e alle primarie e lavoro per costruire un’alternativa a Renzi. Noi vorremmo ricostruire il centrodestra».
    Quindi sosterrete Caldoro?
    «Con Caldoro governiamo da cinque anni. Tanto è stato fatto, ma molto c’è ancora da fare. Con Caldoro abbiamo avviato un confronto perché riteniamo che sia necessario individuare delle priorità che vincolino la scelta di stare insieme. Priorità che riguardano sia l’ultimo scorcio di legislatura che il futuro».
    Quali sono le priorità?
    «Non può esserci un’alleanza a scatola chiusa. Il patto si fa in due, Caldoro non è il presidente di Forza Italia né il coordinatore di Ncd, anzi di Area Popolare perché con l’Udc siamo impegnati nella costruzione di una grande area moderata. Caldoro deve essere il garante della coalizione. In questo senso, da tempo chiediamo un impegno sulla sanità, sull’ambiente, sulle pmi e sulle partecipate».
    Caldoro rivendica il risanamento della sanità.
    «E un risultato importante ottenuto grazie anche al decisivo contributo di Ncd. Ma servono segnali precisi. Sulle nomine dei direttori delle Asl da tempo chiediamo che, individuata la cinquina degli aventi titolo, si scelga con il sorteggio per tenere fuori la politica e dentro il merito. Quanto alle partecipate, sono tante, troppe e vanno ridotte perché non possono diventare la camera di compensazione di chi non ha un mestiere. Visto che non lo fa Renzi, riduciamole noi le partecipate».
    Quando parla di rispetto si riferisce anche a una coalizione in cui ci sia pari dignità tra gli alleati?
    «Questa giunta nacque cinque anni fa quando c’era ancora il Pdl. Poi, è nato il Nuovo Centrodestra e il quadro politico è cambiato. Credo che nel futuro vadano fatte scelte in discontinuità rispetto alla giunta uscente. Intanto, mi sembra opportuno stabilire l’incompatibilità tra assessore e consigliere».
    Ha parlato di Area Popolare eppure non sempre, come dimostrato dallo stesso dibattito sulle alleanze, le posizioni di Ncd e Udc coincidono.
    «All’interno dell’Udc è in atto una discussione ma credo che quando in un partito, in un congresso nazionale, si fanno delle scelte, poi queste scelte devono essere rispettate a livello locale. Ma sono certa che queste differenze potranno trovare un’unica convergenza nel momento in cui la discussione si sposterà sui temi, sui programmi».
    Ncd ci sarà in una coalizione che dovesse tenere dentro la lista «Noi con Salvini»?
    «Salvini deve decidere cosa vuole fare nelle Regioni, non può dire no a Ncd in Veneto e poi pensare di stare in coalizione con noi in Campania. Fare le liste dei buoni e dei cattivi e porre veti non appartiene alla nostra cultura politica. Piuttosto, Salvini pensi ai problemi che ha nella Lega. Se non riesce a tenere unito il suo partito come può pensare di tenere unita una coalizione? Chi vuole guidare una coalizione non esclude ma include e sta qui il segreto di una grande leadership».

    Di: Paolo Mainiero
    Fonte: il Mattino