• Intervista Lupi Repubblica

    Lupi: Diremo no in Consiglio e in aula – Intervista a La Repubblica

    Il coordinatore nazionale di Ap: Disponibili solo a varare lo ius culturae, ma i dem non vogliono una buona legge

     

    Onorevole Lupi, dopo le parole di Minniti sembra che il Pd chiederà al governo di mettere la fiducia sullo ius soli «Lo ius soli non è stato mai oggetto dell’accordo e del programma di governo. Minniti da autorevole esponente del Pd, durante la conferenza programmatica, ha tutto il diritto a porre con forza l’accento su una cosa che il suo partito ritiene più importante. Ma il ministro Minniti deve anche ricordare che fa parte di un governo di coalizione. Non è un monocolore del Pd. Il presidente Gentiloni ha sempre dimostrato di capire il ruolo che ricopre e quindi non credo che chiederà la fiducia. Caso mai lo faccia i nostri ministri voteranno contro in Consiglio dei ministri e voteremo no al Senato».

    E se il Pd procede da solo, senza di voi, cercando altri voti? «Fra qualche mese si sciolgono le Camere e a marzo si andrà a votare. A quel punto ognuno si assumerà le proprie responsabilità davanti agli elettori e il problema verrà affrontato dal prossimo Parlamento».

    Dunque non ci sono alternative? «Siamo alla fine della legislatura e noi riteniamo che una legge si possa fare. Ma non si deve fare a tutti i costi e deve essere una buona legge. Abbiamo chiesto delle modiche e le abbiamo poste sul tavolo. Se il Pd vuole fare la legge possiamo approvare lo ius culturae su cu siamo tutti favorevoli. Ma se il Pd deve fare una battaglia sullo ius soli noi siamo contrari e quindi i dem trovino un’altra strada che non sia la fiducia. Poi adesso dobbiamo discutere della legge di Stabilità e credo proprio che questa sia la priorità per il paese».

    Onorevole, sa benissimo che modificare la legge e rimandarla alla Camera significa affossarla… «Non è colpa nostra se la legge è rimasta ferma due anni e mezzo al Senato. Il Pd essendo il gruppo maggioritario poteva chiederne l’iscrizione all’ordine del giorno. Purtroppo ho l’impressione che invece di fare una buona legge ci sia interesse a mettersi una coccarda al petto. Un scontro fra chi dice che senza ius soli non c’è piena cittadinanza e chi invece grida all’invasione. Noi invece usiamo sempre il buon senso e la responsabilità».

    La Lega che annuncia battaglia e barricate. «Ma quali barricate. Dare alimento alla guerra fra tifoserie mi sembra un atto di irresponsabilità. Invece credo che il metodo migliore sia quello del confronto e della mediazione. Andare avanti sullo ius soli mi sembra invece un errore clamoroso».

    Ma ci saranno riflessi sulla legge di Stabilita? «No, perché i ricatti non servono e non è il nostro modo di fare politica».

    di: Silvio Buzzanca

    fonte: La Repubblica

  • Intervista La Repubblica Lorenzin_Pagina_1

    Lorenzin: Non torneremo con Silvio lui lancia una bad company. Pure Matteo ci vuole morti – Intervista a La Repubblica

    La ministra della Sanità: serve una riforma elettorale che preveda le coalizioni

     

    Brutto periodo, ministra Beatrice Lorenzin? Rimarrete in pochi, in Ap? «No, saremo in tantissimi e sui territori aumentano le adesioni, come dimostrano i risultati alle ultime amministrative. È semplicemente in corso l’ennesima opa ostile. Non è la prima, perché noi siamo un’anomalia per il “Renzusconi”. Le hanno tentate tutte per farci fuori».

    Chi vi vuole “eliminare”, Berlusconi e Renzi? «Tutti sanno che Renzi ha detto che l’alleanza con Alfano era impossibile, provando a eliminarci  con la legge elettorale. E adesso c’è Berlusconi, che benedice un’ipotetica alleanza con una quarta gamba di “scappati di casa” che lui chiama “traditori pentiti”…».

    Intanto però avete perso un ministro. Ha sentito Costa? «Non l’ho sentito. Umanamente mi dispiace. Abbiamo condiviso battaglie comuni su ius soli e famiglia, ma ha fatto la scelta sbagliata».

    E lei non lo seguirà? «Il mio telefono sta squillando giorno e notte, in tanti ci dicono “non mollate!”. Noi abbiamo costruito un partito, non ci interessano bad company. La verità è che o sei centro autonomo, o non lo sei. Essere una quarta gamba di Berlusconi non ha senso, perché gli elettori votano direttamente Forza Italia. E comunque non mi risulta che Berlusconi voglia la coalizione».

    Però l’emorragia sembra continuare. Quando finirà il controesodo verso Arcore? «Senta, la nostra è una scommessa non ancora vinta. Non è un gioco per signorine. Possiamo perdere, ma penso che ce la faremo. Ecco, se vogliono andarsene, lo facciano subito e ci lascino lavorare. Chi vuole cose semplici, vada ad Arcore».

    Ma c’è chi, in Ap, vuole dialogare con Berlusconi e ricostruire il Ppe italiano. In testa c’è Lupi. «Tutti, in Ap, vorrebbero ricostruire il Ppe italiano. Ma devono volerlo anche gli altri, Berlusconi compreso. Ma come si fa, se non si abbandonano rancori e voglia di vendetta?».

    Magari vi servirebbe anche un leader. Non ha funzionato neanche con Parisi, pare. «Noi un leader ce l’abbiamo e si chiama Alfano. Abbiamo messo in gioco la leadership, proposto le primarie, ma c’è chi dice: “Vengo e faccio direttamente il leader”. Succedono cose strane, sarà il caldo estivo…».

    Col Pd l’alleanza è conclusa, come ha detto Alfano? «Renzi ha sancito la fase finale di questa alleanza politica».

    E allora perché sostenete ancora Gentiloni? «È finita la collaborazione col segretario del p, non con Gentiloni. Lo sosterremo perché il governo deve portare a termine il lavoro e approvare la legge di stabilità. Stiamo traghettando il Paese fuori dalla crisi. Sta però alla maturità dei leader dimostrare nei prossimi mesi di essere capaci di superare l’instabilità politica».

    È preoccupata pe il 2018? «Ricorda quanti mesi sono serviti nel 2013 per fare un governo? Invece di puntare all’1% in più, i leader pensino a questo. E non cavalchino l’onda populista, altrimenti la gente sceglierà gli “originali”».

    Potrebbe aiutare la stabilità una legge elettorale di coalizione? Nel Pd ci puntano molti, da Franceschini a Prodi e Orlando. Lei è d’accordo? «Sempre stata di questa idea. Nei prossimi mesi la buona volontà dei singoli può fare molto, in questo senso».

    Sempre che non cada prima il governo sullo ius soli. Gentiloni ha promesso la fiducia a settembre. È sempre contraria? «Siamo al 22 luglio, abbiamo provvedimenti importanti davanti. A settembre parleremo dell’agenda di settembre».

     

    di: Tommaso Ciriaco

    fonte: La Repubblica

  • Alfano a la repubblica_Pagina_1

    Alfano: Inciucio franato, noi avanti con Gentiloni e con l’agenda Calenda – Intervista a La Repubblica

    Il ministro degli Esteri: L’alleanza con i dem non c’è più, l’unico garante è il premier

     

    11 giugno 2017 – Ministro Alfano, dovevate sparire e invece siete vivi. È la rivincita dei partitini?
    «La legge elettorale del patto a quattro prevedeva quasi il cento per cento di nominati e secondo i sottoscrittori avrebbe portato il Paese immediatamente al voto. Guardiamo gli effetti: al Senato saranno tutti eletti con le preferenze e alla Camera i deputati nominati potrebbero essere una minoranza. Come risultato finale le sembra poco? Per l’Italia dico, non per me».

    Chi ha fatto saltare tutto?  Non Alternativa popolare visti i numeri.
    «Non abbiamo lavorato sui numeri ma sulla denuncia pubblica del malfunzionamento. Una denuncia che ha rotto un argine e ha visto sulle stesse posizioni eminentissimi leader della sinistra che non avevano certo il problema della soglia. Per il resto hanno fatto tutto i partiti del patto e questo rende ancora più drammatica la loro frana. Se si parte da un cartello parlamentare dell’80 per cento e si va sotto al primo voto segreto vuoi dire che i leader avevano deciso una cosa senza il consenso dei loro parlamentari».

    Quando si vota?
    «Nel 2018. Non bisogna chiamarla scadenza naturale, ma scadenza costituzionale. È la Costituzione a stabilire la fine della legislatura. Per me il capitolo elezioni anticipate è definitivamente chiuso. Adesso occorre farlo entrare bene in testa anche a chi sostiene il governo Gentiloni, sia sul piano dello sostanza sia sul piano della comunicazione. Non possiamo rendere precario il lavoro dell’esecutivo».

    Non c’è possibilità di varare una nuova legge elettorale?
    «Ap non ha i numeri per rimettere in moto il meccanismo di riforma. Con il consueto realismo ci stiamo organizzando per votare con le due leggi uscite dalla Consulta. Sono legali, sono costituzionali, anche se possono produrre due maggioranze differenti alla Camera e al Senato. Ma eliminare questo problema tocca in primo luogo al Pd. Se se la sentono facciano una proposta. Noi non chiediamo una legge diversa».

    La credo. Con il 3% entrare in Parlamento è più semplice.
    «Veramente al Senato è l’8 per cento e noi accettiamo questa sfida. Non abbiamo nemmeno presentato emendamenti sulla soglia del 5%. Per quanto paradossale possa sembrare, l’mciucellum ci aveva spinto a creare un soggetto nuovo e ambizioso, quindi ciò che era nato per danneggiarci ha finito per favorirci. Proveremo a rappresentare quei milioni di italiani stanchi di sentire solo parole come rottamazione, ruspa e vaffa. Le nostre parole chiave saranno invece costruzione e buon senso».

    È vero che Renzi vi aveva chiesto di far cadere Gentiloni?
    «Per me la vicenda è chiusa. Sono già avanti, molto avanti rispetto a tutto questo».

    Che rimane dei quattro anni di alleanza col centrosinistra?
    «I tanti risultati di governo che non sarebbero stati possibili senza di noi: mercato del lavoro, tasse, giustizia, sicurezza. Tutta roba della tradizione popolare, liberale, moderata. Ma siamo stati alleati di necessità senza costruire un accordo politico con il Pd. La legge della Consulta oggi giustifica la totale autonomia delle forze politiche. Per noi è una condizione di grande vantaggio».

    Ma dovete sostenere il governo con il Pd ancora un anno.
    «Lo faremo. Ma non siamo una maggioranza, non siamo una coalizione. Manca quel di più di coesione e solidarietà per esserlo. Non siamo alleati del Pd, l’unico garante è Gentiloni».

    Per fare cosa?
    «La priorità è l’economia. Proporremo un grande piano di privatizzazioni per abbattere il debito pubblico. Meno debito significa più flessibilità dall’Europa da usare per la famiglia e le imprese. Vogliamo più investimenti per la famiglia e dare respiro alle imprese con incentivi per il lavoro, non per la disoccupazione come chiede M5S con una ricetta neocomunista. Poi, va approvata subito l’agenda Calenda, a partire dalla legge sulla concorrenza. Altra priorità è la legittima difesa».

    Voterete la fiducia sul processo penale?
    «Io ero in consiglio dei ministri quando è stata autorizzata la fiducia. Ed è una legge che abbiamo già votato. Una serie di cose non ci piacciono, inutile negarlo. Ma ci piace molto la delega sulle intercettazioni. Se ne parla da dieci anni e ora si realizza, è un risultato storico».

    Lo ius soli?
    «È un’altra legge che abbiamo già votato una volta».

    Il biotestamento?
    «Su questo occorrerà ragionare e anche parecchio».

    Il reato di tortura?
    «Mai avuto obiezioni di principio. Però ci vuole un ascolto attentissimo delle preoccupazioni delle forze dell’ordine per evitare un cattivo uso della legge nei loro confronti».

    Chi sarà il vostro leader?
    «Lo sceglieremo ma partiamo da valori e programma. Ap lavorerà alla creazione di un soggetto nuovo senza rivendicare alcuna leadership. Puntiamo a essere decisivi nel prossimo Parlamento. Impedire altri inciucellum, per esempio, è più importante del destino di ciascuno di noi».

    L’idea di Calenda leader centrista è concreta?
    «Lo stimo molto e lo rispetto. Proprio per questo non lo strattoniamo se dice di non voler fare politica. Intanto lo sosteniamo con forza al governo».

     

    di: Goffredo De Marchis

    fonte: La Repubblica

     

  • Intervista Lorenzin repubblica

    Lorenzin: Italia affossata da Renzusconi, il Colle frenerà la corsa al voto – Intervista a La Repubblica

    «Alla fine sono convinta che le elezioni avverranno alla sua scadenza naturale nel 2018, come è giusto. E Mattarella, che è persona saggia, saprà intervenire al momento opportuno per evitare conseguenze serie al Paese causate da una corsa contro il tempo inspiegabile». A lungo è stata considerata la ministra più renziana. Ma adesso Beatrice Lorenzin si schiera contro l’ex premier. E lo ha fatto in modo netto. «Dopo anni di sacrifici degli italiani e leggi di bilancio dure per uscire dalla crisi, finalmente si vedono i segnali di una ripresa economica ancora non consolidata nella vita delle famiglie. Ma Renzi decide di andare al voto senza la legge di bilancio più importante degli ultimi quattro anni. che, naturalmente, non riusciremo ad approvare, se votiamo in autunno».

    Come fa a dirlo, ministra? «Nel 2013 ci sono voluti tre mesi per fare un governo, e avevamo il premio di maggioranza. Così si rischia sul serio l’esercizio provvisorio».

    Ma un accordo con Grillo, Berlusconi e Salvini non le sembra comunque un capolavoro politico del segretario dem? «Lo è se Renzi considera il voto anticipato il suo obiettivo. Ma è un disastro politico, se pensa di tornare a Palazzo Chigi da premier e al governo col Pd. Pd e Forza Italia non avranno il 50% e il “Renzusconi” non nascerà per la semplice ragione che Berlusconi non prenderà il 25%. Senza premio di maggioranza è matematicamente impossibile che ci sia un vincitore. Lo scambio con Berlusconi è molto chiaro: proporzionale con nominati in cambio delle urne».

    Ma è d’accordo anche Grillo. «Il quarto cavaliere Grillo è incredibile, hanno accettato come nulla fosse una legge che fa liste di nominati. Si sono rimangiati in un boccone sette anni di proteste e ricorsi alla Corte».

    Ma è vero che l’ex premier vi ha chiesto di far cadere Gentiloni a febbraio? «Alfano è stato chiaro».

    È molto dura, ministra. È umanamente ferita da Renzi? «Parliamo di politica. Renzi ha scelto una incomprensibile deriva tafazziana che non lo fa vincere, ma sicuramente darà il via alle prevedibili fibrillazioni dei mercati. Ci hanno avvertito Draghi, Confindustria, Banca d’Italia, tutti i soggetti del mondo economico».

    Per Renzi invece si può fare. «Senta, lei si immagina il povero Padoan che va a Bruxelles per chiedere uno “sconto” sulla manovra di nove miliardi di euro e deve convincere i partner di fidarsi della parola di Renzi per un bilancio che neanche possono leggere e che dovrà approvare un governo che  non si sa quale sarà?».

    Le accuse a Renzi sono chiare. E allora, perché volete ancora governare insieme a lui? «Mi scusi, cosa ha fatto Ap negli ultimi cinque anni? ha sostenuto tre premier del Pd. Non perché ci fossero simpatici, ma perché serviva all’Italia per garantire la stabilità contro i populismi, per mettere i bilanci in sicurezza e per approvare una legge elettorale».

    Davvero è così rischioso non votare nel 2018? «E votare quattro mesi prima cambia qualcosa? Elettoralmente, nulla. Mentre all’Italia cambia molto. Mi pongo molte domande».

    E che risposte riesce a darsi? «Nessuna».

    Voi siete per sostenere Gentiloni fino al 2018. «Gentiloni gode della nostra massima stima e quella di gran parte del Parlamento. Ce l’ha proposto Renzi. Se vuole lo sfiduci lui. Noi di certo non lo faremo».

    Diciamo anche che non volete il “tedesco” perché la soglia del 5% vi uccide? «Non ci fa piacere essere i primi nella storia repubblicana ad essere esclusi dagli alleati di governo nella scrittura della legge elettorale, ma non ce ne frega nulla della soglia al 5%. Lui lo chiama “tedesco”, ma è un imbroglio: è un Porcellum ancora peggiore del primo, perché ora sono nominati e poi c’è la lotteria su chi scatta. Noi volevamo le preferenze e la coalizione».

    E adesso come vi salvate, con Calenda o Parisi leader? «Lavoriamo a un soggetto polare e liberale. Non dobbiamo per forza guidarlo noi, abbiamo la massima apertura per scegliere la leadership».

     

    di: Tommaso Ciriaco

    fonte: La Repubblica

  • intervista PRESIDENTE LUPI

    Lupi: Il Pd chieda a Grillo e Salvini i voti per approvare la legge di bilancio – Intervista a La Repubblica

    Un errore pensare di fissare un’asticella del 5 per cento. Anche noi piccoli abbiamo diritto a stare in Parlamento con una rappresentanza

     

    «La nostra è una considerazione di buon senso. Come pensano che ci possa essere una maggioranza che porti avanti per quattro anni con responsabilità vari governi e poi un’altra costruita ad hoc per la legge elettorale?»

    È quello che sta avvenendo, Maurizio Lupi, capogruppo di Area popolare. E a questo punto voi che farete? «Semplice, proponiamo che si allarghi pure la maggioranza destinata a varare i provvedimenti più urgenti».

    Ai grillini e ai leghisti, oltre che a Fi, intende? «Ma certo, occorre mettere in sicurezza i conti del Paese? Evitare l’aumento dell’Iva e l’esercizio provvisorio, anticipare la legge di stabilità? Bene, se proprio vogliono votare subito, si prendano anche tutti insieme la responsabilità di farci rispettare le scadenze: legge di stabilità tutti insieme e così la nota di variazione al bilancio. Se c’è un accordo, lo si porti alle estreme conseguenze per tutto quel che serve».

    Perché, voi vi sfilate? Imposto lo sbarramento del 5 per cento, vi tirate fuori? «Noi siamo stati sempre una forza responsabile. Abbiamo lavorato per anni per la stabilità del sistema, abbiamo rotto con Berlusconi per questo. L’accensione della miccia per provocare la crisi la lasciamo ad altri, non facciamo il gioco di chi, al contrario di noi, vuole andare al voto a settembre. Allora dico l’esatto inverso: se teniamo all’Italia, prima approviamo tutti insieme la legge di stabilità».

    Ma qui il nodo è la legge elettorale e lo sbarramento che vi taglia fuori. Come reagite? Farete dimettere i ministri? «Nelle prossime ore si riunisce la direzione Pd, ascolteremo. Poi, nella nostra direzione, quella di Ap, giovedì, valuteremo il da farsi. Non minacciamo. Quanto alle dimissioni, non è un’ipotesi che stiamo valutando. Comunque, abbiamo ancora due giorni per lavorarci».

    Ma guardi che già in serata Renzi, come vi avrà detto nell’incontro che avete avuto con lui, ha confermato lo sbarramento al 5. «È un errore, perché serve governabilità, ma anche rappresentatività. Dove sta scritto che una forza al di sotto dei due milioni di voti debba scomparire?»

    Lo prevede il sistema tedesco. «Ma questo non è un sistema tedesco, è un ibrido, è un pasticcio. Che serve solo a smantellare la baracca, staccare la spina a un governo che sta lavorando, e tornare al voto».

    Ma perché non accettate la sfida, provando ad aggregare il centro e superare la soglia del 5? «Lo faremo, riunendo popolari, liberali, riformisti. Alle Europee abbiamo superato il 4 con l’Udc. Ora ci sono Parisi, Fitto, non abbiamo paura di non farcela».

    Appunto, può essere il 4 la mediazione? «Cancellare chi prenda più di 1,2 milioni di voti, più del 3 per cento, non ha senso».

    Sarà Calenda il leader dei neocentristi? «Affrontiamo intanto il nodo della legge elettorale. Ci sarà tempo per le aggregazioni e i nuovi progetti politici. Noi siamo pronti a fare un passo indietro per favorirli».

     

    di: Carmelo Lopapa

    fonte: La Repubblica