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    Lorenzin: E ora con Google ripuliremo la rete dalle fake news – Intervista a La Stampa

    Il ministro della Salute: ma quale modello Nordest? Sono sotto la soglia di copertura del 95%

    Vinta la battaglia con la Regione Veneto, la ministra della Salute Beatrice Lorenzin adesso rilancia: la guerra si sposta sulla Rete.

    Cosa intendete fare per contrastare la diffusione delle fake news sui vaccini? «Posso anticipare che stiamo lavorando in collaborazione con Google per indicizzare le notizie certificate scientificamente. Stiamo anche cercando con Google e polizia postale la via per rimuovere le false notizie che circolano in Rete e che sono pericolose per la salute pubblica».

    Intanto il Veneto già annuncia ricorso al Consiglio di Stato e poi attende il giudizio della Corte costituzionale sulla vostra legge. Preoccupata? «Non ho alcun timore. Ricordo che in Italia fino al 1999 vigeva l’obbligatorietà vaccinale per l’accesso a scuola. E la Costituzione da allora non è cambiata. In questo modo abbiamo sconfitto la polio, il tetano, la difterite e il vaiolo».

    Il governatore Zaia difende il «modello Veneto», fondato non sull’obbligo vaccinale ma sulle informazioni alle famiglie. E sostiene che funziona benissimo. Come risponde? «È vero, in Veneto hanno l’anagrafe dei vaccini e questo consente la tracciabilità. Ma restano sotto il 95 per cento dei vaccinati, che costituisce la soglia di sicurezza per la cosiddetta immunità di gregge. Sul morbillo hanno avuto in regione circa 300 casi. Il dialogo con i cittadini è giustissimo, necessario, ed è previsto anche dalla legge, ma purtroppo non basta».

    Perché non basta? «Le racconto questo. Abbiamo fatto fare dei sondaggi sulla diffusione del morbillo. E sa qual è stato il risultato? Una piccola parte di intervistati, convinti dalle fake news, riteneva fosse pericoloso vaccinarsi, ma la stragrande maggioranza rispondeva che, non essendo il vaccino obbligatorio, evidentemente non era importante farlo».

    Perché non investite sull’informazione? «Lo stiamo facendo, partiranno spot nazionali per spiegare il decreto e l’importanza della vaccinazione. Scuole, Asl, saranno tutti coinvolti. Anche i nostri alleati più preziosi in questa battaglia di civiltà a favore della scienza: i medici di famiglia e i pediatri, di cui le famiglie si fidano».

    Zaia sostiene che la vostra legge in fondo non era scritta così bene se avete avuto bisogno di spiegarla con una circolare… «E no! La legge è chiara, la circolare l’abbiamo dovuta fare per garantire quei genitori che purtroppo hanno a che fare con enti locali che non funzionano bene. E abbiamo previsto che, se la Asl non è in grado di attestare la vaccinazione, basta dimostrare di averla prenotata via mail, via telefono o con raccomandata».

    Dietro i vaccini si è combattuta anche una battaglia politica, con Lega e Cinque Stelle a favore dei No Vax. Come è stato possibile che una questione tecnico-scientifica si sia trasformata in un caso politico? «Purtroppo è un’abitudine che viene da lontano, pensiamo ai casi Di Bella o Stamina. E la colpa è anche della classe politica, che dovrebbe lavorare per rafforzare l’autorevolezza e l’indipendenza delle autorità scientifiche. Detto questo davvero non ho capito la posizione della Lega. Al di là delle divisioni, c’è un problema di responsabilità delle istituzioni: i virus non conoscono dialetti o confini regionali».

    Invece Forza Italia vi ha sostenuto… «Sono molto contenta, l’ho apprezzato. È importante che, almeno sulla salute, il Paese sia unito».

     

    di: Francesco Bei

    fonte: La Stampa