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    LUPI: CONTRARI A PROPOSTA #PD SU #LEGGEELETTORALE, SE SI È PERSO TEMPO È COLPA LORO

    Noi di Alternativa popolare siamo molto critici su questa proposta di legge elettorale, perché non è né maggioritario né un proporzionale; non prevedere la scelta diretta dei parlamentari da parte dei cittadini; non ci sono le coalizioni, ma in realtà le coalizioni ci sono e si rischia di far star fuori dal Parlamento oltre 2 milioni di elettori. Se questa è l’idea di legge elettorale del Pd non è la nostra. Noi siamo per una legge che garantisca governabilità, con uno sbarramento al 3% e la scelta diretta dei parlamentari da parte dei cittadini. Ci auguriamo che in commissione adesso inizi un confronto serio”. Lo dichiara il capogruppo di Alternativa popolare, Maurizio Lupi in sala stampa a Montecitorio.
    “Lo diciamo con chiarezza al Pd: non è colpa nostra se siamo costretti a ripartire da capo e ora dobbiamo dare al presidente della Commissione il tempo necessario per approfondire la proposta del Pd. Ricordiamoci che stiamo approvando la legge che porterà il Paese a elezioni: si è perso una settimana di tempo e ovviamente adesso va recuperata. Se si è aspettato 4-5 mesi – conclude Lupi – non è certo nostra responsabilità se il Pd prima di fare una proposta ha dovuto fare congressi e discussioni prima di decidere”.
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    #leggeelettorale, Lupi: se testo base bocciato si torna da capo

    “Il testo base ha un premio di governabilità, noi riteniamo che questo premio vada dato alla coalizione mentre per il Pd alla lista e la differenza è notevole. Ma, se si bloccherà tutto si ritorna da capo e ci dovrà essere un nuovo relatore ed un nuovo testo proposto che cerchi un punto di contatto con gli altri. Sul testo base ci sono dei punti di contatto minimi e ci sarebbe una maggioranza per approvarlo”. Lo afferma Maurizio Lupi, capogruppo di Ap nel corso di una conferenza stampa con Alfano nella sede del partito.

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    Alfano: #Ap voterà sì a testo base su #leggeelettorale

     Noi stasera voteremo a favore del testo presentato dal relatore. La nostra è una posizione di buon senso, concreta e razionale“. Lo ha detto Angelino Alfano annunciando in conferenza stampa la posizione di Alternativa Popolare sulla legge elettorale. “Voteremo sì a un testo che prevede l’applicazione al Senato di una legge che con il voto di fiducia abbiamo già votato alla Camera – ha ricordato- è una posizione di assoluto buon senso”.
    Se però stasera viene bocciato il testo base – ha aggiunto Alfano – noi ragioneremo sui testi esistenti e quindi rivivrà la nostra Pdl come base di negoziato“. “Abbiamo un impegno molto importante questa sera in commissione affari costituzionali” ha sottolineato Alfano ricordando che: “Noi abbiamo sostenuto, votando la fiducia, l’Italicum il cui impianto non è stato smontato dalla Consulta che ha chiesto di togliere però alcuni elementi come il ballottaggio; ma l’impianto resta. È l’unica legge – ha proseguito – su cui si è espresso il Parlamento. Noi avevamo presentato un altro testo a doppia firma Lupi – Misuraca e da lì avevamo avviato un dialogo con gli alleati di governo che però ci hanno detto che non andava bene. Siamo andati in commissione e il relatore ha fatto un’operazione di buon senso prendendo due dati della realtà, applicare questa legge al Senato. Non era la nostra proposta ribadisco ma stasera voteremo a favore con buon senso”. Sull’eliminazione del ballottaggio dalla sentenza della Consulta, il leader di Ap ha concluso osservato che “il Pd non si è messo la fascia a lutto” e che “non è  stata accolta da nessuno con strepiti di dolore”. 

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    Alfano: legge elettorale rispetti tutti – Intervista a Il Mattino

    Nostro programma punterà su meno tasse, Sud, ceto medio, famiglie

     

     Il quadro politico in Europa dopo le elezioni in Austria, Olanda e Francia si va chiarendo. In Italia non è chiara neppure la legge elettorale. Lei come la vede?
    «Sulle regole per il voto non ci si può ridurre a fine legislatura – dice Angelino Alfano, ministro degli Esteri e leader di Area popolare – bisogna procedere rapidamente».

    Su quale testo?
    «La nostra proposta Lupi-Misuraca prevede una base proporzionale con premio di coalizione…»

    Solo che…
    «Lo so. Non vedo convergenze. E allora in assenza di un massimo comun denominatore, il testo del relatore Andrea Mazziotti mi sembra il minimo comune multiplo».

    A Renzi però sembra minimo soprattutto lo sbarramento al 3%. E lo vuole alzare.
    «Il testo riprende ed estende al Senato l’Italicum, il cui impianto è stato salvato dalla Corte costituzionale. Vorrei ricordare che l’Italicum è la sola legge che questo Parlamento ha approvato, peraltro con un voto di fiducia che ci ha visti, soli, responsabilmente a fianco del Pd».

    C’era però il doppio turno.
    «Non mi pare che quando la Corte ha tolto il ballottaggio ci fossero lutti al braccio. E poi il ballottaggio lo abbiamo già vissuto con il referendum costituzionale tra un sì e un no e sappiamo com’è andata».

    La accuseranno di voler solo salvare i partitini.
    «Non ho quest’ansia. Faccio solo presente che il 3% è più di un milione di cittadini. Se li metti in fila arrivano dalla Sicilia in Lombardia. Quindi si abbia più rispetto se non dei partiti, almeno delle persone».

    Nel campo di sua provenienza politica, il centrodestra, si assiste a uno scontro tra un Berlusconi che sembra non si possa ricandidare e un Salvini protagonista.
    «In Europa l’area popolare e quella lepenista sono ovunque contrapposte. Non sta a noi sciogliere questa contraddizione. Al momento del voto i moderati sapranno cosa fare e la nostra piena autonomia e indipendenza rappresenterà il punto di forza».

    Il Pd, dopo la scissione, ormai vi fa diretta concorrenza al centro.
    «Il Pd resta il principale partito della sinistra italiana e la sua collocazione lascia a noi tutto lo spazio per sviluppare il programma su tasse, Sud, ceto medio, famiglie. Noi immaginiamo una rivoluzione fiscale che il Pd non può permettersi, con detrazioni e deduzioni fiscali di tipo americano».

    In quest’anno elettorale si temeva molto per l’avanzata dei populisti in Austria, Olanda, Francia e Germania. Le urne, e i sondaggi tedeschi, danno un esito ben diverso. Non è che alla fine i populisti la spunteranno proprio in Italia?
    «Ipotesi da scongiurare con un’alternativa popolare, che siamo noi. Perché sappiamo dove portare l’Italia. Il voto ai Cinquestelle non è solo protesta. È anche la reazione di ceti professionali che hanno vissuto o temono una retrocessione sociale. Per questo il populismo si sconfigge dando risposte, rilanciando la borghesia in declino. I risultati in Europa ci incoraggiano perché ovunque vince il fronte del buonsenso».

    Non teme però che, sconfitti gli antieuropeisti, si accantonino anche le riforme dell’Unione europea?
    «Sarebbe un errore gravissimo. Proprio perché gli europeisti vincono, devono dimostrare che la loro è la risposta corretta. Partendo dalla questione più seria di tutte: la disoccupazione».

    Macron propone un Parlamento dei soli paesi dell’euro con un budget consistente e un ministro che attui gli investimenti. Idea affascinante o velleitaria?
    «Guardiamo la realtà: l’Europa è stata costruita per 15-18 Paesi e ora siamo 27-28 con la prospettiva di superare i 30. L’edificio va risistemato. Servono coraggio, ambizione e visione e le proposte di Macron hanno queste tre caratteristiche».

    A proposito di Europa, l’italiano è stato inserito tra le lingue consentite nei concorsi dei funzionari europei.
    «Un successo della nostra diplomazia. L’italiano è lingua ufficiale ma poi c’è un trilinguismo di fatto francese-inglese-tedesco. Eppure i 26,8% dei candidati al prossimo concorso conosce l’italiano contro il 18,7% che parla tedesco. Iniziamo dalla questione dei concorsi per contrastare ogni discriminazione linguistica».

    Libia, Turchia, Corea del Nord. Quale crisi la preoccupa di più?
    «Situazioni non paragonabili. Ma non c’è dubbio che a noi arriva dritto in faccia il problema libico. In questi mesi da ministro mi sono preoccupato di tenere alta tra le priorità internazionali la questione libica, che altrimenti rischia di scivolare in fondo. Non ci può essere sicurezza e stabilità nel Mediterraneo se rimane instabile la Libia».

    Che idea si è fatto delle polemiche sul traffico di migranti?
    «Dopo due settimane di razzi fumogeni, mi pare che si possa ripetere quanto dissi il primo giorno. Sì ad accertamenti, sostegno a chi è impegnato nell’accertare i fatti, ma no alle generalizzazioni e rispetto infinito per chi salva vite umane».

    C’è però un problema di credibilità delle autorità libiche.
    «La Libia ha una storia complessa e tragica. Credo nel negoziato politico per favorire, anche con il nostro impegno, una pacificazione Est-Ovest».

    Interno o Esteri? Quale ministero è più complesso?
    «Cambia il punto di vista ma la realtà rimane la stessa. Al Viminale l’impegno maggiore è stato sul terrorismo internazionale e il traffico di essere umani. Alla Farnesina è lo stesso. Il mio orgoglio da ministro dell’Interno è aver contribuito, mentre attorno a noi scoppiavano le bombe, a coniugare sicurezza e solidarietà. Tenerle insieme è la forza dell’Italia, una capacità rara nel mondo intero».

    Chiudiamo con una buona notizia: Cristian Provvisionato è tornato a casa dopo quasi due anni di ingiustificata detenzione in Mauritania…
    «Non buona, ottima. È la prova che la nostra rete diplomatica e consolare funziona. Lo avevo promesso alla mamma di Cristian, Doina. E oggi…»

     

    di: Marco Esposito

    fonte: Il Mattino

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    Lupi: Bene il testo base #leggeelettorale. Ora al lavoro, non ci sono più alibi

    “Il relatore della legge elettorale ha fatto un buon lavoro di mediazione. Mi sembra che il testo base presentato contenga i punti minimi sui quali convergevano quasi tutti. È finalmente un punto di partenza concreto sul quale possono iniziare i lavori della Commissione, dove ognuno adesso presenterà i suoi emendamenti. L’appello del presidente della Repubblica trova una prima risposta. Ora si lavori senza più alibi per dare una buona legge elettorale agli italiani“. Lo dichiara Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Area popolare.
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    #leggeelettorale, Lupi: no gioco cerino. Responsabilità di tutti

     “La proposta di Alternativa Popolare è per l’estensione dell’Italicum al Senato, ma noi non ci leghiamo a formule. Vogliamo che si lavori per trovare una legge elettorale che veda la partecipazione di tutti. Se sarà l’Italicum o il tedesco proporzionale non ci interessa, ciò che ci interessa è che ci siano dei principi su cui tutti siamo d’accordo”. Lo ha detto Maurizio Lupi, capogruppo di Ap alla Camera. Principi, ha sottolineato, come il “premio di governabilità, la proporzionalità, lo sbarramento al 3% e la scelta diretta da parte dei cittadini dei loro parlamentari. Le formule, vedremo quelle migliori…”. Lupi ha aggiunto che “il gioco del cerino non conviene a nessuno” e che “serve un atto di responsabilità quindi – ha ribadito – bisogna partire da ciò che ci accomuna e non da ciò che ci divide. Il testo base sulla legge elettorale deve essere un momento iniziale di sintesi per fare vedere al paese che il Parlamento lavora”.

  • Intervista Lorenzin

    Lorenzin: Sì a un’intesa che rispecchi la coalizione di governo – Intervista a Il Corriere della Sera

    Lorenzin: Serve un sistema proporzionale con il premio di coalizione che dia rappresentanza ai partiti piccoli

    «Impostazione proporzionale; premio alla coalizione, che – visto che ci sono in campo più partiti- può aggregare di più e permettere alle forze più piccole di essere rappresentate; soglia di sbarramento al 3%; preferenze. E primarie, almeno per quanto riguarda noi di Alternativa Popolare». E’ con questa formula che Beatrice Lorenzin, ministro della Salute, vorrebbe riscrivere la legge elettorale.

    Una formula più vicina a quella auspicata dal centrodestra che non a quella maggioritaria proposta dal Pd, che è vostro alleato di governo. «Credo che si debba raggiungere un accordo coerente alla maggioranza di governo e allargato a parte dell’opposizione. E noi abbiamo detto sin dall’inizio che la legge deve dare all’Italia la fotografia delle forze in campo associata alla possibilità di governare. La soluzione più semplice sarebbe un Italicum modificato in base alla pronuncia della Corte costituzionale, sia per la Camera che per il Senato».

    Il Pd parla con il M5S e Franceschini si appella a Berlusconi. Potreste restare con il cerino in mano? «In Parlamento abbiamo dimostrato che non restiamo con il cerino in mano.. Il punto, però, è che anche nel nostro Paese ci sono due fronti contrapposti: quello pro Europa, pro euro; e quello antisistema. L’elezione di Macron ha dimostrato qual è il nuovo corso che vince».

    Il Pd tratta con il M5S. «Ogni volta che hanno dialogato con loro non è andata a finire molto bene. È chiaro che, in materia di sistema di voto, è giusto ascoltare tutti. Però io comincerei dai partiti che hanno un progetto politico condiviso, e poi con Forza Italia che è una forza con una cultura democratica consolidata. Insomma, come hanno dimostrato i cittadini in Olanda e in Francia, si vince tenendo la barra al centro».

    L’appello di Franceschini a Forza Italia non fa pensare a un’idea di futura grande coalizione? «Le grandi coalizioni nascono in situazioni di emergenza. Ora stiamo elaborando una legge elettorale in un sistema pluripartitico. Io parlerei di come conquistare consenso per essere una forza di governo e rappresentare valori forti. Per farlo, bisogna tenere salva l’identità di ciascuno e rinunciare agli egoismi. Va semplificato il quadro politico, e la coalizione è lo strumento di maggiore buon senso per farlo».

    Per le primarie serve una legge? «Per questo turno, no; dovremmo ricominciare daccapo con il Pd. Noi useremo regole interne».

     

    di: Daria Gorodisky

    fonte: Il Corriere della Sera

     

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    #leggeelettorale, Lupi: Preferenze e sbarramento al 3%. Coalizione? Si discuta

    “Sulla legge elettorale adesso tutti hanno fretta e dicono di non voler perdere tempo. Noi di Alternativa popolare abbiamo depositato una proposta di legge il 24 febbraio scorso e ne ribadiamo i contenuti: rappresentanza e libera scelta dei cittadini che devono poter scegliere direttamente con le preferenze chi li rappresenterà in Parlamento. Il principio di rappresentanza viene per noi garantito da uno sbarramento omogeneo del 3 per cento sia per la Camera che per il Senato. Quanto al premio di governabilità, non siamo integralisti. Noi lo abbiamo proposto per la coalizione, altri per la lista. Io penso che la maggioranza debba fare sua una proposta e poi se ne discuta liberamente con l’opposizione, ma non è per noi questo il punto dirimente”. Lo dichiara, interpellato dal Tg1, il presidente dei deputati di Alternativa popolare Maurizio Lupi.

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    #leggeelettorale, Misuraca: Su governabilità e rappresentatività no passi indietro

    Sui principi di governabilità e rappresentatività nella riforma elettorale non faremo passi indietro. E quindi: premio di maggioranza alle coalizioni, e non alla lista, e l’estensione al Senato della soglia di sbarramento del 3% dell’Italicum. Da mesi la nostra proposta in commissione è questa”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Alternativa popolare in commissione Affari costituzionali alla Camera, Dore Misuraca.

  • Aula Commissione Affari Costituzionali della Camera durante esame legge elettorale (Italicum), Roma 8 Aprile 2015. ANSA/GIUSEPPE LAMI

    #leggeelettorale, Misuraca: Leggi vanno scritte in commissione, serve testo ampiamente condiviso

    Sulla riforma elettorale vogliamo arrivare a un testo ampiamente condiviso, senza che venga assolutamente vanificato l’impegno e il lavoro della commissione. Per questo, anche alla luce dell’ulteriore dibattito che si è aperto in queste ultime ore e che sta coinvolgendo i vari gruppi parlamentari, abbiamo quindi ritenuto condivisibile la proposta di concedere un breve periodo di riflessione. I margini ci sono, senza che ciò debba incidere minimamente però sull’approdo in Aula del ddl, come da road map fissata dall’ultima capigruppo. È chiaro, e lo ribadiamo, che per noi la cornice politica del testo base deve emergere dal dibattito in commissione. Allo stesso tempo riteniamo imprescindibile che si parta da un accordo all’interno delle forze che sostengono la maggioranza”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Alternativa popolare in commissione Affari costituzionali alla Camera, Dore Misuraca.