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    #leggeelettorale, Lupi: la maggioranza prenda sul serio l’appello di #Mattarella

    Prendiamo sul serio, per favore, l’ennesimo appello del presidente della Repubblica Sergio Mattarella sulla legge elettorale. E nel farlo impariamo dagli errori commessi. Tutti vengano coinvolti, partendo dall’attuale maggioranza e dialogando con l’opposizione, si adotti un testo comune e si riparta dalla camera dei deputati. Per noi di Alternativa popolare i due principi irrinunciabili sono: la governabilità e che i  cittadini abbiano vera possibilità di scelta dei loro rappresentanti”. Lo dichiara Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Alternativa popolare.

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    Lupi: Renzi è tornato alla realtà. Ora governiamo – Intervista a Il Dubbio

    «Un decreto sulla legge elettorale sarebbe fuori luogo. E in ogni caso dovrebbe passare attraverso il consiglio dei ministri e noi siamo contrari». Archiviata la bocciatura del “Fianum”, Maurizio Lupi, capogruppo di Alternativa popolare alla Camera, mette subito in chiaro un concetto: il luogo per fare le leggi è il Parlamento. Inutile cercare scorciatoie che portano in un vicolo cieco.

    Alfano ha detto che «Ap ha vinto» la partita sulla legge elettorale. Siete soddisfatti?
    Non parlerei di una partita come se fosse un incontro di calcio con un vincitore e uno sconfitto, abbiamo detto di aver vinto perché l’obiettivo era dare una buona legge elettorale al Paese. È stata la vittoria del buonsenso, la vittoria di chi non urla e non pensa di fare accordi fuori dal Parlamento che si basano solo sui numeri ma senza alcuna base politica con la P maiuscola. Bisogna mettere da parte l’interesse dei singoli, non possono decidere solo i grandi gruppi sulla pelle di tutti gli altri: si dialoga e si cercano proposte per migliorare un testo, così funziona il Parlamento.

    E in Parlamento ci sono ancora le condizioni per scrivere una nuova legge elettorale?
    Il Parlamento è in grado di approvare una nuova legge ad amplissima maggioranza a condizione che si correggano gli errori commessi. Il segretario del Pd ha ammesso di aver sbagliato. Bene, ci si rimetta al lavoro dalla prossima settimana per individuare punti comuni che consentano di scrivere una buona legge. Altrimenti ci sono già i testi modificati dalla Consulta. L’importante è aver tolto dallo scenario l’equivoco di far coincidere l’approvazione della legge con lo scioglimento delle Camere.

    L’ex premier Renzi adesso annuncia pieno sostegno al governo Gentiloni fino al 2018. Vi fidate ancora del segretario Pd?
    Io mi sono sempre fidato, per formazione personale, della politica. Per me l’altro non è mai stato l’avversario assoluto, anche se la pensa in maniera diversa. Bisogna collaborare per il bene del Paese. Ho sempre avuto fiducia nelle persone, compreso il segretario del Pd. Dobbiamo impiegare gli otto mesi rimanenti di questa legislatura per affrontare alcune priorità: crescita, sostegno alle famiglie e alle imprese. E nella prossima legge di stabilità dovremo evitare di aumentare l’Iva di due punti perché frenerebbe il Paese.

    Sulla legge elettorale Renzi ha commesso gli stessi errori che hanno portato alla sconfitta del 4 dicembre?
    Spero che ognuno di noi impari sempre qualcosa da ciò che accade. Tanto più se uno decide di fare politica, un’attività strettamente legata alla comprensione della realtà. E se sei fuori dalla realtà sei finito, mi auguro che Renzi abbia appreso qualcosa anche dalla bocciatura di questa riforma. L’idea di fare tutto in fretta ti conduce inevitabilmente in errore.

    Anche nel Pd ci sono stati franchi tiratori che hanno “impallinato” la riforma. Crede che alcuni parlamentari dem siano stati condizionati dalle severe parole contro le elezioni anticipate pronunciate dall’ex Presidente Napolitano?
    Intanto mi faccia dire una cosa sui franchi tiratori: se in Parlamento sono previsti i voti segreti significa che su alcuni temi la libertà personale viene prima della disciplina di partito. Sicuramente, però, un pensatore libero e autorevole come Napolitano ha rafforzato anche i giudizi di molti, non solo del Pd. Infatti i franchi tiratori sono stati molto trasversali.

    Ora Ap conferma l’appoggio a Gentiloni ma Alfano aggiunge: «Non ci sentiamo alleati del Pd». Come si fa a stare in maggioranza senza intesa col maggior partito di governo?
    In questi giorni di scontro acceso è emerso ciò che noi sosteniamo da quattro anni. Questo governo è stato retto da una maggioranza non determinata dalle urne, ma dall’assunzione di responsabilità di partiti diversi e alternativi che volevano aiutare il Paese a uscire dalla crisi, visto che nel 2013 nessuno aveva vinto le elezioni. Dunque, non un governo monocolore del Pd. Anzi, alcuni provvedimenti sono proprio frutto della nostra presenza: abolizione dell’Imu, cancellazione dell’articolo 18, flessibilità sul lavoro, voucher, bonus mamme. Le larghe intese, però, sono sempre una parentesi eccezionale.

    Che a voi è costata una scissione da Forza Italia…
    Ritenevamo importante la collaborazione tra culture politiche diverse per far uscire il Paese dal baratro. E in parte ce l’abbiamo fatta, visto che la crescita inizia a farsi vedere. Anche per questo abbiamo avversato una legge elettorale proposta da Forza Italia – il partito che ha criticato le larghe intese – costruita paradossalmente su misura per le larghe intese dopo il voto. Quando ci ripresenteremo davanti agli elettori rivendicheremo i risultati ottenuti in questi anni ma anche le grandi differenze tra noi e il Pd.

    E con quale contenitore vi ripresenterete davanti agli elettori?
    Stiamo lavorando a una proposta politica nuova: alcuni la chiamano di centro, altri moderata, altri ancora liberal popolare. Definitela come vi pare, l’importante è tornare a proposte politiche che non si basino né sui Maradona né sui Mandrake. Non serve urlare o scagliarsi contro qualcuno, è il momento delle persone di buonsenso che si rimboccano le maniche con un’unica idea in testa: l’Italia è grande grazie ai suoi cittadini.

    Parisi resta ancora una potenziale risorsa o, visto che le urne si allontanano, ne potete fare a meno?
    Ripeto, non abbiamo bisogno né di Mandrake né di Maradona, anche perché in giro non ce ne sono purtroppo. Servono persone che credono nella politica e chi viene dalla società civile deve comprendere la sfida che ci attende: dobbiamo unirci senza porre paletti o primogeniture. Servono personalità capaci di fare una sintesi al servizio di un’idea nuova. Chiunque sia, non ci sono predestinati. Chi pensa di essere un predestinato, in genere, fa una brutta fine.

    Forza Italia non è più in grado di coprire lo spazio che voi vi proponete di rappresentare?
    Forza Italia prima e il Pdl dopo erano partiti che con un consenso altissimo. Nel 2008 il Pdl raggiunse il 38 per cento delle preferenze. Oggi Forza Italia, stando ai sondaggi, si attesta attorno all’11 o 12 per cento. È evidente che quella promessa interpretata per 20 anni da Berlusconi oggi ha bisogno di strumenti nuovi. Affrontare i cambiamenti epocali con strumenti vecchi porta alla sconfitta. E lo dice uno che tifa Milan, posso mostrare tutti i nostri trofei, ma purtroppo sono sei anni che non vinciamo più niente.

     

    di: Rocco Vazzana

    fonte: Il Dubbio

     

  • Sergio Pizzolante

    #leggeelettorale, Pizzolante: Stupito da accordo #Pd con chi vuole affossare democrazia

    “Ieri ha perso chi ha promosso questa legge e quel patto. Già dal voto sulle pregiudiziali di costituzionalità si capiva che l’intesa scricchiolava. Piuttosto sono preoccupato e meravigliato dal Pd: dopo l’esperienza avuta già ai tempi di Bersani, come si fa a pensare di costruire un accordo sulle regole della democrazia con chi vuole affossare la democrazia rappresentativa, ovvero il M5S? Ricordo che il movimento dei grillini è governato da un’associazione che si chiama Rousseau, cioè quel filosofo che voleva la fine della democrazia rappresentativa. E allora di che parliamo?”. Lo ha detto Sergio Pizzolante, vicepresidente deputati di Ap, intervenendo a Coffee Break su La7.

    “Per quanto riguarda il governo – ha aggiunto – sta lavorando bene, e lo stesso Gentiloni gode di un alto gradimento. Per noi la legislatura deve arrivare alla fine, da parte nostra ci sarà come sempre pieno sostegno e lealtà. D’altronde abbiamo di fronte a noi degli appuntamenti fondamentali per la tenuta del Paese, dalla manovrina alla legge di bilancio di autunno attraverso cui, solo per fare un esempio, dobbiamo scongiurare l’aumento dell’Iva e dobbiamo confermare gli impegni per i terremotati”.

  • marotta

    #leggeelettorale, Marotta: Legarla a tenuta maggioranza pretestuoso. Noi leali a #Governo, gli altri?

    “La legge elettorale è un capitolo a sé, legarla alla tenuta della maggioranza è assolutamente pretestuoso. Non siamo stati certo noi a scegliere un percorso fuori dalla maggioranza e fuori dal Parlamento”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Ap in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta.

    Nei rapporti con il governo noi non abbiamo alcun problema. Siamo stati e siamo una forza responsabile, abbiamo sempre collaborato in maniera leale. Ci aspettiamo quindi altrettanta lealtà, correttezza e trasparenza per portare a termine gli importantissimi provvedimenti in corso. A partire dalla prossima legge di Bilancio, come ha detto ieri sera lo stesso onorevole Carbone, per proseguire con la riforma penale. E’ chiaro che la legislatura deve andare a scadenza naturale”.

  • Raffaello Vignali

    #LEGGEELETTORALE, VIGNALI: SCONTATA CRESCITA #BORSA DOPO STOP LEGGE DELL’INGOVERNABILITA’

     “La crescita immediata della Borsa a seguito del fallimento di un proposta di legge elettorale che avrebbe garantito unicamente l’ingovernabilità o un governo populista era ampiamente scontata“. Lo dichiara Raffaello Vignali, responsabile sviluppo economico e capogruppo Ap in commissione attività produttive.
     
    “Il PD rifletta – prosegue Vignali – e torni sulla terra, torni alla realtà. Le forzature dovute a interessi di parte fanno danni al Paese. Tirino fuori la testa dalle urne per un momento e aprano
    gli occhi”
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    #leggeelettorale, Lupi: Il Parlamento è assolutamente in grado di fare buone leggi

    “Io non posso credere che il Pd faccia come Penelope, di giorno costruisce la tela della responsabilità e di notte la disfa. Io credo al Pd della responsabilità, dimostrata in questi anni di collaborazione al governo e nella maggioranza. Quello di oggi al massimo è un incidente su un aspetto marginale della legge elettorale. Anzi, io lo considero un emendamento migliorativo. Il lavoro dell’Aula è esattamente questo, migliorare il testo base. Quindi si vada avanti, e si faccia una buona legge elettorale. Questo Parlamento è assolutamente in grado di fare il suo mestiere, fare le leggi, fare una buona legge di stabilità che abbassi le tasse e aiuti le famiglie come il Pd chiedeva ieri, fare la legge sulla concorrenza, fare la legge sullo ius soli, fare ciò di cui gli italiani hanno bisogno in un momento, come ricordava oggi il presidente Mattarella in cui la situazione sta migliorando”. Lo dichiara Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Alternativa popolare.

  • marotta

    #leggeelettorale, Marotta: Vostra Costituzione ha perso art. 56? #M5s

    Questa legge elettorale non arriverà al vaglio della Consulta perché il capo dello Stato la bloccherà prima, talmente sono evidenti i profili di incostituzionalità”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Ap in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta. “Mi rivolgo innanzitutto ai colleghi del Movimento 5 stelle: evidentemente dalla Costituzione che tenete sempre in mano e sbandierate deve essere caduta una pagina, quella con l’art. 56. In quell’articolo è previsto che i collegi si individuino sulla base dell’ultimo censimento che, ricordo, è stato fatto nel 2011. La riforma elettorale invece attualmente in discussione prevede che si voti tenendo per buono un censimento del 1993. Nel frattempo ne sono stati eseguiti altri due. Una chiara violazione della Costituzione. Come fanno allora oggi i 5stelle a dire che rispettano la carta costituzionale? Credo che a questo punto – conclude Marotta – sia necessario affidare una delega al Governo per il riordino dei collegi”.

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    LUPI: IL TEDESCHELLUM È UN IMBROGLIO, ECCO LA NOSTRA PROPOSTA

    La legge elettorale? E’ incostituzionale e prende in giro i cittadini. Il voto anticipato? Chi lo vuole cerca lo sfascio. E ancora: “Con noi al governo l’Italia ha evitato di finire commissariata come la Grecia, ora però occorre rimettere mano al progetto politico popolare, liberale e moderato”. Lo dice al sussidiario Maurizio Lupi, capogruppo alla Camera di Area popolare, ex ministro dei Trasporti fatto dimettere da Renzi nel marzo 2015 perché coinvolto — senza essere indagato — nell’inchiesta Grandi opere. Per costruire un nuovo soggetto popolare più grande — aggiunge Lupi — “Ap è disponibile a fare un passo indietro”.

    Onorevole Lupi, vuole spiegare perché secondo voi di Ap il ddl elettorale è incostituzionale?

    Sostanzialmente per due motivi. Il primo è la composizione dei collegi elettorali uninominali. Sono fatti in base al censimento del 1991, dopo di allora ne sono stati fatti altri due. Si tratta di collegi uninominali del tutto superati e non più corrispondenti all’attuale situazione demografica e sociale del Paese. L’articolo 56 della Costituzione dice che la ripartizione dei seggi tra le circoscrizioni si effettua in base al numero degli abitanti in base all’ultimo censimento generale della popolazione. Ora qui abbiamo casi, soprattutto al Senato, di circoscrizioni di 250mila elettori e altre di 750mila. La disomogeneità è evidente. 

    La seconda ragione?

    In secondo luogo questo sistema non garantisce sempre a chi vince nel proprio collegio di essere eletto. Può succedere che un politico con forte radicamento locale, penso a Bersani a Piacenza per esempio, batta tutti i concorrenti nel suo collegio, magari con percentuali molto alte, ma se il suo partito non supera la soglia di sbarramento a livello nazionale lui resta a casa. 

    E i cittadini di quel territorio vengono presi in giro.

    Sì, perché saranno rappresentati da un parlamentare che non hanno votato. Può succedere anche che chi vinca la totalità dei collegi in una circoscrizione veda alcuni dei vincitori dover rinunciare al seggio perché la percentuale nazionale del loro partito è inferiore.

    Lei e Alfano avete invocato le preferenze. Perché?

    Perché chi ha sbraitato contro un Parlamento di “nominati” ora con i listini bloccati, con i quali si eleggono più del 60 per cento di deputati e senatori, mette le “nomine” del nuovo Parlamento in mano non agli elettori ma alle segreterie dei partiti, ai loro leader o alle ditte esterne che li controllano. 

    Allora le preferenze…

    Sono un modo per evitare tutto questo e dare più voce in capitolo agli elettori. Anche in Germania, mi si obietterà, ci sono i listini bloccati. Sì, ma i candidati di quei listini non vengono scelti dai vertici ma dagli iscritti al partito con voto segreto, cioè esprimendo una preferenza.

    Perché dicevate sì all’Italicum e ora dite no al tedeschellum?

    L’Italicum garantiva governabilità e insieme rappresentatività, ed è un’altra delle critiche che noi facciamo a questo finto sistema tedesco. Non assicura né la prima, perché non introduce quei contrappesi che in Germania invece ci sono, come la sfiducia costruttiva, il fatto cioè che per sfiduciare un governo devi presentare una maggioranza alternativa, né la seconda. Rischiano di restare senza rappresentanza in Parlamento circa il 13 per cento degli italiani. Oltre ai casi assurdi, che ho già citato, per cui chi vince in un collegio in realtà perde.

    Lei qualche giorno fa ha detto di lavorare ad una “aggregazione di moderati e liberali”, sia evidentemente per passare la soglia, sia come progetto politico. Siete sicuri che ci sia lo spazio? Vale davvero la pena mettersi con Verdini?

    Vale la pena lavorare perché un’esperienza politica, sociale e culturale che ha fatto la storia di questo Paese non sparisca dalle istituzioni. Parlo del popolarismo cattolico, dei liberali, dei moderati riformisti. Di tutti quelli che non sono di sinistra e non si sentono rappresentati da una destra sovranista e lepenista e che da anni, in molti, si rifugiano nel non voto. Il nostro tentativo è di rimetterli insieme, perché non c’è una ragione plausibile per restare divisi. Chi ci sta, ci sta.

    Allora ci dica i punti-chiave di questo progetto, e soprattutto perché preferirlo a quanto offre il nuovo centro Berlusconi-Renzi.

    Non servono partiti in cerca di posizionamento, ma partiti capaci di prendere posizione sui problemi della vita reale: lavoro ed economia, salute, relazioni sociali, istruzione, lotta alla povertà, sicurezza e cooperazione fra i popoli. Per noi le idee vengono prima dello schieramento. La prima idea forza è la persona. E la persona vive e si realizza nella libertà e nei rapporti che costituisce, negli affetti, nel lavoro, nella solidarietà. Io voglio lavorare perché si affermi in Italia un vero liberalismo sociale, o se vuole un capitalismo popolare, che con il metodo della sussidiarietà coniughi libertà di impresa, competitività, responsabilità sociale e solidarietà. Bisogna uscire dalla logica che vede nell’avversario politico il nemico da distruggere. Occorrono forze tese a costruire insieme anche con chi è diverso da sé.

    Dica la verità: portando il paese al voto, Renzi e Berlusconi fanno un favore anche a voi. Con la manovra che si profila all’orizzonte, chi ha il coraggio, dopo essere stato al governo, di presentarsi in campagna elettorale? 

    Portando il Paese al voto senza prima metterne al sicuro i conti si fa un favore solo a coloro ai quale piace lo sfascio. Non si tratta di fare un favore a noi o a qualche altro partito, si tratta di pensare con responsabilità agli italiani. C’è finalmente una ripresa che fa ben sperare, l’1,2 per cento del Pil annuale, ma che comporta in ogni caso una nota di variazione del bilancio dello Stato da presentare entro il 27 settembre. Che facciamo, soprassediamo? La presenta un governo dimissionario? Se non lo facciamo a gennaio scatta l’aumento di due o tre punti di Iva. Crede che sia meglio presentarsi agli elettori con questa certezza piuttosto che con una manovra seria e responsabile?

    Il partito del voto-subito (Pd-FI-M5s) è l’unico che non si presenta alle urne. Lo si può ancora fermare, Mattarella a parte?

    Questa strana alleanza mi ricorda un detto latino che mi ripeteva spesso un mio professore all’università: “Hoc volo, sic iubeo, sit pro ratione voluntas”. Lo voglio, lo comando, al posto della ragiona valga la mia volontà. Se lo vogliono, salve le prerogative del capo dello Stato, lo fanno. Sono nominalmente l’80 per cento del Parlamento. 

    Appunto.

    Io penso invece che ci sia ancora spazio per gli argomenti della ragione, per le ragioni della responsabilità, per le ragioni della politica e non solo per la pura volontà di chi in questo momento si fa forte dei numeri che ha e di quelli che presume di avere in base ai sondaggi. I numeri cambiano, le ragioni restano.

    Come vede l’ipotesi di un’alleanza tra il vostro centro e il nuovo contenitore di sinistra dopo il voto? insomma un centro-sinistra col trattino.

    Non faccio il futurologo, primum vivere.

    Lei ha segnalato il rischio che con il voto anticipato non si faccia in tempo a disinnescare le clausole di salvaguardia che aumentano l’Iva. Ma se si aspettasse la fine della legislatura dove si andrebbero a prendere i miliardi necessari per evitare questo aumento?

    Come ogni anno li si va a cercare negli 800 miliardi di spesa pubblica, e ogni volta, almeno da alcuni anni a questa parte, si trovano le coperture senza aumentare le tasse agli italiani.

    Facendo un esame degli ultimi tre anni trascorsi, c’è qualcosa che si rimprovera? Aver sostenuto il Sì al referendum? O non essere tornato per tempo in Forza Italia? O magari aver appoggiato Renzi?

    Io rivendico con orgoglio il ruolo che il nostro partito ha avuto nell’assicurare in questi quattro anni un governo al Paese e con esso alcune importanti riforme. L’alternativa era una soluzione come quella attuata con la Grecia, il commissariamento di fatto dell’Italia con tutte le conseguenze che questo avrebbe comportato. Se devo muovermi un rimprovero è quello di non aver lavorato con la necessaria energia, creatività, generosità e apertura al progetto politico popolare, liberale e moderato a cui adesso ci spinge con urgenza la situazione che si è venuta a creare. Comunque adesso è il momento della generosità e non degli egoismi. 

    Cosa significa?

    Che Alternativa popolare non pretende e non chiede la guida di questo nuovo soggetto politico, anzi, è disponibile a fare un passo indietro per costruire un soggetto più grande.

    (Federico Ferraù)

  • Sergio Pizzolante

    #LEGGEELETTORALE, PIZZOLANTE: CONSEGNA PAESE A #M5S

     “L’editoriale di Angelo Panebianco è un avviso pubblico storico, segna lo spartiacque fra il presente e il futuro. Fra la democrazia rappresentativa fondata sul ruolo centrale del Parlamento e la ‘democrazia giudiziaria’, che sposta l’asse del potere verso la magistratura politicizzata sostenuta dal M5S”. Così in una nota Sergio Pizzolante, componente della segreteria nazionale di Alternativa popolare. E aggiunge: “Il sistema politico, così come quello mediatico, è impazzito e sta regalando il Paese ai 5 stelle; una forza politica che mette in discussione la democrazia rappresentativa, e quindi il Parlamento, l’economia di mercato, la scienza, la modernità. Un movimento che si poggia sul potere della magistratura politicizzata che vede il mondo da lenti solo penali e tende a giudicare, sempre penalmente, la discrezionalità politica come un reato, sino al traffico di influenza. Abbiamo degli esempi un pò ovunque, da Rimini a Taranto. Panebianco dice che la legge elettorale tutta proporzionale che si sta per approvare favorirà questo processo. Anzi inserirà il turbo. Un Parlamento senza una maggioranza possibile, con una sola alleanza probabile, quella fra Berlusconi e Renzi, creerà instabilità e ingovernabilità. E la frantumazione di partiti gracilissimi. Come 100 anni fa circa. Terreno fertilissimo per i 5stelle. Ecco perché penso che Renzi e Berlusconi siano impazziti e rappresentino un pericolo”.

  • lupi1images

    #leggeelettorale, Lupi: nessun vincitore, tutti nominati e collegi definiti per legge. Così voteremo No

    “Se questa maggioranza nuova e anomala pur di andare al voto se ne frega anche di certe importanti scadenze che ci aspettano se ne assumerà le responsabilità davanti ai cittadini. Noi siamo contrari a questa legge elettorale che ha solo due certezze: stabilisce che nessuno vincerà e che tutti i deputati saranno scelti e nominati dalle segreterie di partito. Siamo davanti al paradosso che il vincitore in un collegio non ha l’assoluta certezza di entrare in Parlamento. In Germania, se uno prende piu’ del 50 viene eletto indipendentemente dal risultato del suo partito, in Italia no” . Lo dichiara il capogruppo di Alternativa popolare, Maurizio Lupi, ospite di Radio Anch’io.“Bastava avere un pò di coraggio – spiega Lupi – e inserire un premio di governabilità che poi era l’obiettivo per cui ci siamo sempre battuti. Gli altri due grandi errori – conclude Lupi – sono la mancanza del voto disgiunto, previsto in Germania e l’assurda definizione dei collegi per legge. Un’anomalia mai avvenuta solo figlia della fretta. Per tutti questi motivi, se niente cambia, il nostro sarà un voto contrario” .