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    Bosco: No ad alleanza con #Pd. Sì a corsa solitaria

    “A mio parere è opportuno continuare a lavorare per correre da soli alle prossime elezioni politiche, attraverso una corsa identitaria che rispecchi i nostri valori, quelli di una forza liberale e moderata. Ho sempre pensato che l’alleanza con il Pd non fosse e non dovesse essere un’alleanza politica, ma fosse stata il frutto di una scelta coraggiosa fatta a suo tempo per portare il Paese fuori dalla crisi e gli indicatori economici dicono che abbiamo fatto bene. Voglio ricordare qui che mi sono battuto nel mio territorio, la Sicilia, affinché non entrassimo nel Governo Crocetta e anche recentemente affinché alle Regionali siciliane non appoggiassimo il candidato del Pd. Adesso dopo 5 anni, pur riconoscendo i risultati positivi di questo esecutivo, ritengo coerente con la nostra storia correre da soli, con l’orgoglio della nostra identità di moderati e popolari, restando uniti in questa grande sfida. Se ho sempre pensato che l’alleanza con il Pd fosse un’eccezione a tempo determinato per il bene del Paese, adesso che lo stesso Pd apre anche alla sinistra radicale così lontana dai nostri valori, ritengo ancor di più chiusa quell’esperienza. Ed è per questo che confido che, alla fine, l’ipotesi della corsa solitaria possa avere la meglio”. Lo dichiara l’on. di Alternativa popolare, Nino Bosco nel suo intervento in Direzione nazionale del partito.
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    Lupi: #Pd schizofrenico, apre a coalizione con #Ap e vuole fiducia su #IusSoli

    “Leggo singolari interpretazioni dell’espressione ‘fine ordinata della legislatura’ che accompagnano le iniziative del Partito democratico per trasformare l’attuale maggioranza di governo in una eventuale coalizione programmatica e politica in vista delle prossime elezioni, ipotesi sulla quale deciderà la prossima direzione di Ap convocata per venerdì 24 novembre. I passi da fare per giungere ordinatamente allo scioglimento delle Camere sarebbero l’approvazione della legge sullo Ius soli con voto di fiducia, il cambiamento del Jobs Act, un stop all’adeguamento dell’età pensionabile, l’approvazione della norma sul biotestamento. Tutto ciò mi sembra schizofrenico, anche se legittimo. Legittimo che il Pd ci provi, legittimo da parte nostra dirgli che ci proverà senza Alternativa popolare”. Lo dichiara Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Alternativa popolare.

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    #LeggeBilancio, Scopelliti: Su #famiglia #Pd si metta d’accordo, no passi indietro

    All’interno del Pd dovrebbero mettersi d’accordo sulla linea da adottare circa le politiche per la famiglia. Se è quella di Renzi che propone mille euro annui per ogni figlio fino ai 18 anni, o quella di Gentiloni che prevede tagli come sul bonus bebè. Sul tema Alternativa popolare non accetta passi indietro. Hanno fatto bene i capigruppo Lupi e Bianconi a manifestare tutte le preoccupazioni e le perplessità dei parlamentari di Ap sulla legge di Bilancio che andremo a discutere nelle prossime settimane. È chiaro infatti che, come avvenuto in tutti questi anni, per noi la famiglia e il sostegno alla genitorialità rimangono una priorità. Questo sarà il nostro impegno anche per i mesi che rimangono prima della conclusione della legislatura”. È quanto dichiara la deputata di Ap Rosanna Scopelliti.

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    #IusSoli, Lupi: La fiducia è una forzatura. #Ap non ci sta

    “Dal Pd ci spiegano che le alleanze sono somme di voti e non di veti. Io credevo che fossero accordi per governare il Paese fatti di programmi concordati e condivisi. Sullo Ius soli, che non è mai stato e non è nel programma di governo, chiediamo da tempo di discuterne senza forzature. Ora, dopo averlo lasciato a bagnomaria per più di due anni, il Pd, che si trova un po’ scoperto a sinistra, decide che va approvato così com’è, con la fiducia. Non ho posto alcun veto né minacciato ritorsioni sulla legge di bilancio, noi la responsabilità verso il Paese sappiamo che cos’è. Ho solo ricordato che la fiducia la richiede il Consiglio dei Ministri, dove il Pd non è solo, e la vota, in questo caso, il Senato, dove Ap non la voterà. Il Pd vuole fare campagna elettorale sventolando la bandiera dello Ius soli? La farà senza di noi”. Lo dichiara Maurizio Lupi, coordinatore nazionale di Alternativa popolare.

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    Lupi: eventuale alleanza con #Pd in #Sicilia non è ipoteca per accordo nazionale

    “Io sono profondamente autonomista, tanto che voterò a favore del referendum di ottobre in Lombardia e la Sicilia è una regione autonoma, pertanto è giusto che i miei colleghi di partito stiano facendo le loro valutazioni. Personalmente io avrei scelto la strada del centro con un nostro candidato autorevole come La Via, con una proposta credibile che provasse a risolvere i problemi dell’isola, perchè fino ad ora, purtroppo, si è parlato solo di chi si allea con chi e non di programmi e idee. Certo è che l’eventuale accordo con il Pd in Sicilia non significa mettere un’ipoteca su futuri accordi nazionali” . Lo dichiara Maurizio Lupi, capogruppo di Alternativa popolare ospite di Coffee Break su la 7.
     
     
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    #IusSoli, Lupi: no alla fiducia. #Minniti e #Orlando parlano per il #Pd e non per il Governo

    “Dico ai ministri Minniti e a Orlando che in questi giorni hanno parlato da uomini di partito e non di governo che il nostro obiettivo è l’integrazione degli extracomunitari, che gli accessi siano controllati e il Governo sta lavorando per questo, ma mettere adesso la fiducia su un tema esplosivo come lo ius soli vuol dire passare da una politica di governo e responsabilità a una politica di bandiera. Noi diciamo no alla fiducia sullo Ius soli, pensiamo piuttosto ad approvare entro il 30 settembre la variazione al Def affinchè sia evitato l’aumento dell’Iva. Se Minniti e Orlando pensano invece che lo Ius soli sia prioritario allora significa che non stanno agendo con responsabilità di governo” .
    Lo dichiara Maurizio Lupi, capogruppo di Alternativa Popolare ospite a Coffee’ Break su la 7.
  • Raffaello Vignali

    Vignali: Solidarietà a colleghi #PD aggrediti da #NoVax

    Esprimo la mia più convinta solidarietà ai colleghi del PD aggrediti da No-Vax“. Lo dichiara Raffaello Vignali, capogruppo di AP in Commissione Attività produttive. “Questi – prosegue- sono gli effetti del populismo della democrazia diretta, che uccidono il pluralismo e la democrazia. Ed anche gli effetti delle affermazioni di quei deputati del M5S che hanno teorizzato anche in Aula la giustificazione del linciaggio di chi non la pensa come loro”. “Capisco che non è di moda, ma – conclude- invito gli italiani a riflettere”

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    Lupi: Solidarietà a deputati #Pd. Chi ha torto usa solo violenza. #NoVax

    L’aggressione a tre deputati Pd da parte di manifestanti NoVax dimostra chi ha ragione e chi nel torto sa solo usare la violenza”. Lo dichiara Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Alternativa popolare, esprimendo solidarietà ai tre deputati dem aggrediti all’uscita da Montecitorio.
     
  • intervistaIl Mattino PRESIDENTE LUPI

    Lupi: diamo fastidio a Pd e Forza Italia. Silvio sbaglia, non siamo traditori – Intervista a Il Mattino

    Lupi: Con Renzi mai alleati, al governo solo per il bene del Paese

     

    Maurizio Lupi, capogruppo di Alternativa popolare alla Camera: un ministro e un sottosegretario si sono dimessi e hanno lasciato il partito. Ap rischialo scioglimento? «Siamo più vivi che mai e la conferma arriva dalla Summer School di Taormina, giunta alla settima edizione. Quando investi sulla formazione, sull’ascolto, sui giovani, significa che stai lavorando bene e che stai tornando all’essenza della politica. Il caso ha voluto che questa attività coincidesse con un tam tam mediatico provocato da alcune uscite, quelle di Costa e di Cassano, che hanno fatto pensare che Ap si stesse sciogliendo. Ma non è così. Ci siamo, ci saremo».

    Il ministro Lorenzin ha detto che su Ap si è scatenata una Opa ostile. Vi sentite assediati? «Diamo fastidio perché ci siamo, con le nostre idee e con la nostra proposta politica. E ci siamo, con i nostri elettori. Ncd-Ap è nata in Parlamento quattro anni fa e, come ha rilevato un recente studio di Swg, siamo l’unica forza politica, tra quella nate in Parlamento, che si è sottoposta al giudizio degli elettori, dalle europee del 2014 alle amministrative di giugno. In questi quattro anni, due milioni di italiani hanno votato Ncd-Ap a conferma che c’è uno zoccolo duro che apprezza la nostra proposta».

    Eppure, dopo quelli di Costa e Cassano, si vocifera di altri addii ad Ap. «Vogliono destabilizzarci. Da un parte il Pd e dall’altra Forza Italia, è in atto un tentativo per indebolirci. Ma non ci riusciranno. Vedo un attivismo soprattutto in Forza Italia, che guarda al nostro bacino elettorale».

    Berlusconi ha lanciato la «quarta gamba», una sorta di lista in cui far confluire tutti coloro che intendono lasciare Ap o altre forze di centro e che non potranno rientrare in Forza Italia. «Uno dei limiti dei bipolarismo della seconda repubblica è stato quello di creare coalizioni fatte da partiti e liste che si mettevano insieme per vincere ma che, una volta al governo, esplodevano perché non in sintonia sui programmi. Questa “quarta gamba”, per quanto abbia capito, dovrebbe nascere non per uno scopo nobile ma per raccogliere quelli che hanno tradito, i reietti, quelli che non hanno una casa e che non possono essere ospitati in Forza Italia. Ma non è questa la ragione per cui si fa politica».

    Berlusconi insiste molto su questa storia dei traditori, al punto da mettere veti su chi lasciò Forza Italia e oggi immagina di rientrare. «I veti, legittimamente, si pongono all’interno di ogni singolo partito e il leader determina la linea politica, le candidature e le alleanze. Berlusconi, legittimamente, in Forza Italia mette veti con chiunque e su chiunque. Noi non siamo in Forza Italia e quindi non può mettere veti su chi non vuole tornare in Forza Italia».

    Ma lei e i tanti che lasciarono Forza Italia vi sentite traditori? «Il vero tema non è decidere chi è traditore ma entrare nel merito delle questioni e cercare di capire se in quattro anni di governo c’è stato un tradimento di quei programmi che furono decisi anche con Berlusconi. Se in quattro anni abbiamo fatto digerire al Pd battaglie qualificanti del centrodestra come l’abolizione dell’Imu sulla prima casa o l’introduzione del bonus bebè e del bonus mamma o alcune misure sulla flessibilità del lavoro, è perché siamo stati coerenti con le nostre idee e con i nostri valori. Ci abbiamo messo la faccia e i cittadini ci hanno giudicato e premiato con il voto».

    Il rapporto con il Pd e con Renzi è finito? «Insieme al Pd e a Renzi e a Gentiloni abbiamo fatto tanta strada insieme e non disconosciamo il lavoro svolto al governo. Ma perché siamo stati insieme? Perché avevamo la stessa visione politica? No. Abbiamo governato insieme perché nel 2013 nessuno vinse le elezioni e, come è successo in Germania e Spagna e come succede in tutte le democrazie moderne, se nessuno vince si collabora per il bene del Paese. Noi non siamo mai stati alleati del Pd, abbiamo collaborato con il Pd per portare l’Italia fuori dalla crisi. Questa era la natura e la logica di questa legislatura che si sta concludendo».

    Si parla di alleanze e di coalizioni senza che ancora si sappia con quale legge elettorale si andrà a votare. Berlusconi rilancia il proporzionale, Renzi dice che non farà nessuna legge senza l’accordo con Berlusconi e Grillo. E Ap? «Innanzitutto, piaccia o non piaccia, la legge elettorale è incardinata alla Camera ed è da lì che si riparte. Vedo, poi, che c’è un tentativo di rifare lo stesso errore che ha affossato il sistema tedesco. Non si può partire da una maggioranza numerica, ci vuole un accordo sul merito. Né è immaginabile un accordo tra il Pd e tre forze di opposizione. Semmai, si parte dalla maggioranza di governo e si apre alle opposizioni».

    La proposta di Ap? «Proporzionale, premio di governabilità, preferenze. Governabilità e rappresentatività sono i nostri punti chiave».

    di: Paolo Mainiero

    fonte: Il Mattino

  • INTERVISTA MINISTRO ALFANO_Pagina_1

    Alfano: La collaborazione col Pd ormai s’è conclusa – Intervista a Il Secolo XIX

    Il ministro degli Esteri: ma continuiamo a sostenere lo stesso il governo, Gentiloni corretto. Lo ius soli? Una legge giusta proposta nel tempo sbagliato.

    18 luglio 2017 – Pd addio, «la collaborazione col Pd ormai conclusa», annuncia il leader di Alternativa popolare Angelino Alfano.

    Lei è appena uscito dalla riunione con gli altri ministri degli esteri dell’Ue dove si è parlato proprio di Libia e dell’ondata di migranti sulle nostre coste. La solita solidarietà a parole all’Italia? «Diciamo che tutti hanno ben chiara l’insostenibilità di questa situazione, sarebbe bene che tutti avessero il coraggio di fare insieme a noi seri investimenti in Africa per diminuire le partenze e applicassero quanto già sottoscritto in termini di ricollocamenti».

    Intanto in Italia avete fatto questo sgambetto al Pd sullo ius soli. Si è vendicato di Renzi che l’ha trattata come un leader di un cespuglio senza voti? «Macché…Semplicemente: una legge giusta, se fatta in un modo o in un tempo sbagliato, rischia di diventare sbagliata al di là del merito».

    Voi lo ius soli l’avete votato alla Camera, adesso avete cambiato idea. Al di là della buona volontà di Gentiloni di approvarla a settembre, la legge è finita su un binario morto? «Noi abbiamo ribadito a Gentiloni che non siamo pentiti del voto favorevole alla Camera. Ma alcuni correttivi saranno necessari al Senato, anche su questioni delicate».

    Per esempio? «La concessione della cittadinanza nei confronti di figli i cui genitori non l’abbiamo chiesta. Alcuni elementi di debolezza vanno colmati».

    Ma così si rischia di non fare più in tempo a votarla, e poi ci sarà la sessione di bilancio… «Non abbiamo pregiudiziali ideologiche contro lo ius soli, ma ciascuno ha le sue priorità: noi per esempio, per questo finale di legislatura, chiediamo l’approvazione della legge sulla legittima difesa».

    Insomma, proponete uno scambio al Pd: ius soli in cambio della legittima difesa? «Nessun baratto, ma vogliamo concordare un’agenda di fine legislatura con le forze che sostengono il governo».

    Intanto con il rinvio dello ius soli avete ottenuto gli applausi del centrodestra. State lavorando per tornare alla casa madre? «Con questa legge elettorale che non prevede alleanze, abbiamo la possibilità di costruire un’area autonoma, popolare e liberale. A questo soltanto stiamo lavorando. Non sono previste alleanze e noi non le stiamo cercando: sono gli altri, da Monza a Catanzaro passando per Genova, che alle ultime amministrative le hanno cercate con noi».

    E dopo il voto? «Vedremo come si saranno espressi i cittadini».

    Dopo la decisione di bloccare la fiducia sullo ius soli si è guastato il vostro rapporto con Gentiloni? «Il presidente del Consiglio è stato molto corretto, ha mostrato rispetto verso chi lo sostiene pur ribadendo che la legge la vuole fare. Il rispetto e la buona educazione talvolta sono un optional, come il metallizzato sulle auto, mentre Gentiloni le ha di serie. Ha esercitato inoltre una leadership di sua stretta competenza – in quanto premier – nel decidere di non mettere la fiducia».

    A differenza di altri, come Renzi, intende? Con il segretario del pd ha più avuto modo di parlare dopo la rottura sulla legge elettorale? «Non ce n’è stata né l’occasione né la necessità».

    Probabile che si vada al voto con queste leggi rimaste dopo il taglia e cuci della Consulta. Voi cosa farete? «Cercare alleanze è un modo per confondere gli elettori visto che non sono previste dal Consultellum. Io credo invece che occorra al più presto lanciare una proposta politica che unisca tutti coloro che sono distinti e autonomi dalla sinistra, ma che non vogliono andar dietro a chi, come Salvini, ci vuole portare fuori dall’Europa».

    Addio Pd dunque?  «La collaborazione con loro si è ormai conclusa, sosteniamo lo stesso governo, ma non facciamo parte della stessa coalizione: diciamo che abbiamo un parente in comune, di nome Gentiloni, ma tra noi e loro non c’è più alcun legame».

    Con Berlusconi invece come vanno le cose? L’ha più sentito? «Sì, ci siamo incontrati al funerale di Kohl».

    E…?  «Ci siamo salutati ma non abbiamo parlato di politica».

    Un’ultima cosa, c’è molta polemica sulla missione Triton: la destra e M5s sostengono che Renzi abbia barattato la flessibilità sui conti con l’accettazione della clausola per cui i migranti sarebbero stati sbarcati nei nostri porti. È andata così?  «Io all’epoca ero al Viminale, il negoziato sulla flessibilità non era, ovviamente, nelle mie competenze, ma mi sento di escludere scambi. E comunque Triton, per quanto riguarda le navi europee, conta solo il 10 per cento sul totale degli sbarchi».

     

    di: Francesco Bei

    fonte: Il Secolo XIX