• Raffaello Vignali

    Vignali: Solidarietà a colleghi #PD aggrediti da #NoVax

    Esprimo la mia più convinta solidarietà ai colleghi del PD aggrediti da No-Vax“. Lo dichiara Raffaello Vignali, capogruppo di AP in Commissione Attività produttive. “Questi – prosegue- sono gli effetti del populismo della democrazia diretta, che uccidono il pluralismo e la democrazia. Ed anche gli effetti delle affermazioni di quei deputati del M5S che hanno teorizzato anche in Aula la giustificazione del linciaggio di chi non la pensa come loro”. “Capisco che non è di moda, ma – conclude- invito gli italiani a riflettere”

  • lupi1images

    Lupi: Solidarietà a deputati #Pd. Chi ha torto usa solo violenza. #NoVax

    L’aggressione a tre deputati Pd da parte di manifestanti NoVax dimostra chi ha ragione e chi nel torto sa solo usare la violenza”. Lo dichiara Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Alternativa popolare, esprimendo solidarietà ai tre deputati dem aggrediti all’uscita da Montecitorio.
     
  • intervistaIl Mattino PRESIDENTE LUPI

    Lupi: diamo fastidio a Pd e Forza Italia. Silvio sbaglia, non siamo traditori – Intervista a Il Mattino

    Lupi: Con Renzi mai alleati, al governo solo per il bene del Paese

     

    Maurizio Lupi, capogruppo di Alternativa popolare alla Camera: un ministro e un sottosegretario si sono dimessi e hanno lasciato il partito. Ap rischialo scioglimento? «Siamo più vivi che mai e la conferma arriva dalla Summer School di Taormina, giunta alla settima edizione. Quando investi sulla formazione, sull’ascolto, sui giovani, significa che stai lavorando bene e che stai tornando all’essenza della politica. Il caso ha voluto che questa attività coincidesse con un tam tam mediatico provocato da alcune uscite, quelle di Costa e di Cassano, che hanno fatto pensare che Ap si stesse sciogliendo. Ma non è così. Ci siamo, ci saremo».

    Il ministro Lorenzin ha detto che su Ap si è scatenata una Opa ostile. Vi sentite assediati? «Diamo fastidio perché ci siamo, con le nostre idee e con la nostra proposta politica. E ci siamo, con i nostri elettori. Ncd-Ap è nata in Parlamento quattro anni fa e, come ha rilevato un recente studio di Swg, siamo l’unica forza politica, tra quella nate in Parlamento, che si è sottoposta al giudizio degli elettori, dalle europee del 2014 alle amministrative di giugno. In questi quattro anni, due milioni di italiani hanno votato Ncd-Ap a conferma che c’è uno zoccolo duro che apprezza la nostra proposta».

    Eppure, dopo quelli di Costa e Cassano, si vocifera di altri addii ad Ap. «Vogliono destabilizzarci. Da un parte il Pd e dall’altra Forza Italia, è in atto un tentativo per indebolirci. Ma non ci riusciranno. Vedo un attivismo soprattutto in Forza Italia, che guarda al nostro bacino elettorale».

    Berlusconi ha lanciato la «quarta gamba», una sorta di lista in cui far confluire tutti coloro che intendono lasciare Ap o altre forze di centro e che non potranno rientrare in Forza Italia. «Uno dei limiti dei bipolarismo della seconda repubblica è stato quello di creare coalizioni fatte da partiti e liste che si mettevano insieme per vincere ma che, una volta al governo, esplodevano perché non in sintonia sui programmi. Questa “quarta gamba”, per quanto abbia capito, dovrebbe nascere non per uno scopo nobile ma per raccogliere quelli che hanno tradito, i reietti, quelli che non hanno una casa e che non possono essere ospitati in Forza Italia. Ma non è questa la ragione per cui si fa politica».

    Berlusconi insiste molto su questa storia dei traditori, al punto da mettere veti su chi lasciò Forza Italia e oggi immagina di rientrare. «I veti, legittimamente, si pongono all’interno di ogni singolo partito e il leader determina la linea politica, le candidature e le alleanze. Berlusconi, legittimamente, in Forza Italia mette veti con chiunque e su chiunque. Noi non siamo in Forza Italia e quindi non può mettere veti su chi non vuole tornare in Forza Italia».

    Ma lei e i tanti che lasciarono Forza Italia vi sentite traditori? «Il vero tema non è decidere chi è traditore ma entrare nel merito delle questioni e cercare di capire se in quattro anni di governo c’è stato un tradimento di quei programmi che furono decisi anche con Berlusconi. Se in quattro anni abbiamo fatto digerire al Pd battaglie qualificanti del centrodestra come l’abolizione dell’Imu sulla prima casa o l’introduzione del bonus bebè e del bonus mamma o alcune misure sulla flessibilità del lavoro, è perché siamo stati coerenti con le nostre idee e con i nostri valori. Ci abbiamo messo la faccia e i cittadini ci hanno giudicato e premiato con il voto».

    Il rapporto con il Pd e con Renzi è finito? «Insieme al Pd e a Renzi e a Gentiloni abbiamo fatto tanta strada insieme e non disconosciamo il lavoro svolto al governo. Ma perché siamo stati insieme? Perché avevamo la stessa visione politica? No. Abbiamo governato insieme perché nel 2013 nessuno vinse le elezioni e, come è successo in Germania e Spagna e come succede in tutte le democrazie moderne, se nessuno vince si collabora per il bene del Paese. Noi non siamo mai stati alleati del Pd, abbiamo collaborato con il Pd per portare l’Italia fuori dalla crisi. Questa era la natura e la logica di questa legislatura che si sta concludendo».

    Si parla di alleanze e di coalizioni senza che ancora si sappia con quale legge elettorale si andrà a votare. Berlusconi rilancia il proporzionale, Renzi dice che non farà nessuna legge senza l’accordo con Berlusconi e Grillo. E Ap? «Innanzitutto, piaccia o non piaccia, la legge elettorale è incardinata alla Camera ed è da lì che si riparte. Vedo, poi, che c’è un tentativo di rifare lo stesso errore che ha affossato il sistema tedesco. Non si può partire da una maggioranza numerica, ci vuole un accordo sul merito. Né è immaginabile un accordo tra il Pd e tre forze di opposizione. Semmai, si parte dalla maggioranza di governo e si apre alle opposizioni».

    La proposta di Ap? «Proporzionale, premio di governabilità, preferenze. Governabilità e rappresentatività sono i nostri punti chiave».

    di: Paolo Mainiero

    fonte: Il Mattino

  • INTERVISTA MINISTRO ALFANO_Pagina_1

    Alfano: La collaborazione col Pd ormai s’è conclusa – Intervista a Il Secolo XIX

    Il ministro degli Esteri: ma continuiamo a sostenere lo stesso il governo, Gentiloni corretto. Lo ius soli? Una legge giusta proposta nel tempo sbagliato.

    18 luglio 2017 – Pd addio, «la collaborazione col Pd ormai conclusa», annuncia il leader di Alternativa popolare Angelino Alfano.

    Lei è appena uscito dalla riunione con gli altri ministri degli esteri dell’Ue dove si è parlato proprio di Libia e dell’ondata di migranti sulle nostre coste. La solita solidarietà a parole all’Italia? «Diciamo che tutti hanno ben chiara l’insostenibilità di questa situazione, sarebbe bene che tutti avessero il coraggio di fare insieme a noi seri investimenti in Africa per diminuire le partenze e applicassero quanto già sottoscritto in termini di ricollocamenti».

    Intanto in Italia avete fatto questo sgambetto al Pd sullo ius soli. Si è vendicato di Renzi che l’ha trattata come un leader di un cespuglio senza voti? «Macché…Semplicemente: una legge giusta, se fatta in un modo o in un tempo sbagliato, rischia di diventare sbagliata al di là del merito».

    Voi lo ius soli l’avete votato alla Camera, adesso avete cambiato idea. Al di là della buona volontà di Gentiloni di approvarla a settembre, la legge è finita su un binario morto? «Noi abbiamo ribadito a Gentiloni che non siamo pentiti del voto favorevole alla Camera. Ma alcuni correttivi saranno necessari al Senato, anche su questioni delicate».

    Per esempio? «La concessione della cittadinanza nei confronti di figli i cui genitori non l’abbiamo chiesta. Alcuni elementi di debolezza vanno colmati».

    Ma così si rischia di non fare più in tempo a votarla, e poi ci sarà la sessione di bilancio… «Non abbiamo pregiudiziali ideologiche contro lo ius soli, ma ciascuno ha le sue priorità: noi per esempio, per questo finale di legislatura, chiediamo l’approvazione della legge sulla legittima difesa».

    Insomma, proponete uno scambio al Pd: ius soli in cambio della legittima difesa? «Nessun baratto, ma vogliamo concordare un’agenda di fine legislatura con le forze che sostengono il governo».

    Intanto con il rinvio dello ius soli avete ottenuto gli applausi del centrodestra. State lavorando per tornare alla casa madre? «Con questa legge elettorale che non prevede alleanze, abbiamo la possibilità di costruire un’area autonoma, popolare e liberale. A questo soltanto stiamo lavorando. Non sono previste alleanze e noi non le stiamo cercando: sono gli altri, da Monza a Catanzaro passando per Genova, che alle ultime amministrative le hanno cercate con noi».

    E dopo il voto? «Vedremo come si saranno espressi i cittadini».

    Dopo la decisione di bloccare la fiducia sullo ius soli si è guastato il vostro rapporto con Gentiloni? «Il presidente del Consiglio è stato molto corretto, ha mostrato rispetto verso chi lo sostiene pur ribadendo che la legge la vuole fare. Il rispetto e la buona educazione talvolta sono un optional, come il metallizzato sulle auto, mentre Gentiloni le ha di serie. Ha esercitato inoltre una leadership di sua stretta competenza – in quanto premier – nel decidere di non mettere la fiducia».

    A differenza di altri, come Renzi, intende? Con il segretario del pd ha più avuto modo di parlare dopo la rottura sulla legge elettorale? «Non ce n’è stata né l’occasione né la necessità».

    Probabile che si vada al voto con queste leggi rimaste dopo il taglia e cuci della Consulta. Voi cosa farete? «Cercare alleanze è un modo per confondere gli elettori visto che non sono previste dal Consultellum. Io credo invece che occorra al più presto lanciare una proposta politica che unisca tutti coloro che sono distinti e autonomi dalla sinistra, ma che non vogliono andar dietro a chi, come Salvini, ci vuole portare fuori dall’Europa».

    Addio Pd dunque?  «La collaborazione con loro si è ormai conclusa, sosteniamo lo stesso governo, ma non facciamo parte della stessa coalizione: diciamo che abbiamo un parente in comune, di nome Gentiloni, ma tra noi e loro non c’è più alcun legame».

    Con Berlusconi invece come vanno le cose? L’ha più sentito? «Sì, ci siamo incontrati al funerale di Kohl».

    E…?  «Ci siamo salutati ma non abbiamo parlato di politica».

    Un’ultima cosa, c’è molta polemica sulla missione Triton: la destra e M5s sostengono che Renzi abbia barattato la flessibilità sui conti con l’accettazione della clausola per cui i migranti sarebbero stati sbarcati nei nostri porti. È andata così?  «Io all’epoca ero al Viminale, il negoziato sulla flessibilità non era, ovviamente, nelle mie competenze, ma mi sento di escludere scambi. E comunque Triton, per quanto riguarda le navi europee, conta solo il 10 per cento sul totale degli sbarchi».

     

    di: Francesco Bei

    fonte: Il Secolo XIX

  • lupi3images

    #IusSoli, Lupi: Se il #Pd ha fretta si discuta in Aula senza richieste di fiducia

    Non c’è alcun bisogno della fiducia per la legge sullo ius soli, non è argomento sul quale sia impegnato il governo. Se il Partito democratico ritiene che questa legge vada approvata entro la fine di luglio, come dichiarano alcuni suoi esponenti, ha una strada molto semplice da percorrere, come si fa in tutte le democrazie parlamentari, l’Aula del Parlamento. Se ritiene che questo provvedimento sia più urgente del decreto sulle banche, del decreto sui vaccini, del ddl sulla concorrenza, del decreto sul Sud, della legge Europea, del nuovo codice antimafia, tutti provvedimenti ora all’attenzione del Parlamento, non scarichi questa sua legittima volontà politica sul governo e sulla maggioranza, affronti la discussione dell’Aula, ci confronteremo nel merito e sugli emendamenti senza preclusione alcuna”. Lo dichiara Maurizio Lupi, presidente dei deputati di Alternativa popolare.

  • PizzolanteImagoeconomica_644512

    PIZZOLANTE: #FRANCESCHINI ENNESIMO NUOVO BERSAGLIO DI #RENZI

    “Quindi il mirino di Renzi ha un nuovo bersaglio. Rifacciamo i conti: D’Alema, Bersani, Letta, Cuperlo, Orlando, Alfano e oggi Franceschini. Si può governare un partito e aspirare a rigovernare il Paese così?
    Franceschini gli ha ricordato una cosa semplice: ” da soli non si vince e gli alleati minori vanno aiutati a tornare in parlamento non il contrario. È quello che faceva la DC, anche quando aveva più del 40%.” Così fanno i grandi partiti.
    Anche il PCI e poi il Pds coltivavano buone relazioni con gli alleati minori. È l’abc della politica.
    Per Renzi no. Vede il pericolo M5S e la crescita dei populismi, ma la sua principale attività è quella di far fuori gli alleati interni ed esterni. È come se De Gasperi, di fronte alla minaccia del frontismo, si fosse impegnato a cacciare Saragat dal Parlamento! È come se Fanfani, di fronte alla grande crescita del PCI, fosse interessato solo a punire Malagodi e La Malfa!
    Boh… ” così in una nota Sergio Pizzolante, componente la segreteria nazionale di Alternativa popolare.
     
  • marotta

    #Professionisti, Marotta: Su #equocompenso #Pd batta un colpo

    Sulla legge sull’equo compenso credo sia arrivato il momento di dare un segnale. E’ inammissibile che da mesi continuiamo a dibattere senza un riscontro concreto, tra le legittime proteste degli ordini professionali di cui abbiamo sostenuto la manifestazione lo scorso maggio. Lo stesso ministro Orlando nelle ultime settimane ha più volte affrontato il tema, ricordando il suo ddl presentato in Cdm ma non ancora discusso. Un disegno di legge che intende porre rimedio agli squilibri nei rapporti contrattuali tra professionisti e clienti ‘forti’. Lo stesso Guardasigilli ha provato a sensibilizzare il proprio partito di riferimento, il Pd, nonché partito di maggioranza relativa. E allora perché non si muove foglia? E’ quanto chiederemo domani al ministro nel corso del question time alla Camera”. E’ quanto dichiara il capogruppo di Alternativa popolare in commissione Giustizia alla Camera, Nino Marotta.

  • Gioacchino Alfano

    #BALLOTTAGGI, G. ALFANO: #MODERATI DETERMINANTI. #PD PERDE QUANDO PENSA DI ESSERE AUTOSUFFICIENTE

     “Si vince al Centro, i moderati determinano i governi dei territori. Alternativa Popolare in Campania esce rafforzata dai ballottaggi“. Così Gioacchino Alfano, sottosegretario alla Difesa e coordinatore regionale di Alternativa Popolare in Campania sui risultati ai ballottaggi nei comuni della Regione.

    E aggiunge: “A Torre Annunziata abbiamo contribuito alla vittoria del Pd Ascione e la nostra lista ha eletto tre consiglieri comunali, a Mercato San Severino è stato eletto consigliere il nostro coordinatore locale, negli altri ballottaggi abbiamo eletti diversi consiglieri comunali. Importante risultato per i moderati anche a Capaccio-Paestum dove è stato eletto primo cittadino Francesco Palumbo. La Campania è in controtendenza nazionale e dimostra che laddove si sceglie un sindaco capace e la coalizione è ampia il centrosinistra vince senza problemi. Laddove invece il Pd immagina di essere autosufficiente perde sonoramente“.

  • Sergio Pizzolante

    #leggeelettorale, Pizzolante: Stupito da accordo #Pd con chi vuole affossare democrazia

    “Ieri ha perso chi ha promosso questa legge e quel patto. Già dal voto sulle pregiudiziali di costituzionalità si capiva che l’intesa scricchiolava. Piuttosto sono preoccupato e meravigliato dal Pd: dopo l’esperienza avuta già ai tempi di Bersani, come si fa a pensare di costruire un accordo sulle regole della democrazia con chi vuole affossare la democrazia rappresentativa, ovvero il M5S? Ricordo che il movimento dei grillini è governato da un’associazione che si chiama Rousseau, cioè quel filosofo che voleva la fine della democrazia rappresentativa. E allora di che parliamo?”. Lo ha detto Sergio Pizzolante, vicepresidente deputati di Ap, intervenendo a Coffee Break su La7.

    “Per quanto riguarda il governo – ha aggiunto – sta lavorando bene, e lo stesso Gentiloni gode di un alto gradimento. Per noi la legislatura deve arrivare alla fine, da parte nostra ci sarà come sempre pieno sostegno e lealtà. D’altronde abbiamo di fronte a noi degli appuntamenti fondamentali per la tenuta del Paese, dalla manovrina alla legge di bilancio di autunno attraverso cui, solo per fare un esempio, dobbiamo scongiurare l’aumento dell’Iva e dobbiamo confermare gli impegni per i terremotati”.

  • Intervista Alfano sul Corriere_Pagina_1

    Alfano: Renzi fa cadere terzo premier? Se il PD andrà al Governo peserà meno – Intervista a Il Corriere della Sera

    «Per la fretta di una persona sola di tornare a Palazzo Chigi, per non attendere quattro o cinque mesi, ovvero la scadenza naturale della legislatura, il Pd si appresta a determinare la terza crisi di governo in quattro anni. Io mi chiedo se ha ancora amor patrio o se invece è ormai travolto da questa fretta, che ha troppe cose che non tornano». Angelino Alfano, ministro degli Esteri, leader di Alternativa popolare, principale alleato dei governi a trazione pd degli ultimi quattro anni, da quello di Enrico Letta sino a quello di Paolo Gentiloni, è reduce da uno scontro durissimo con Renzi. Qui, più che all’ex premier, si rivolge al resto del suo partito.

    Lei crede che davvero si voterà settembre o ad ottobre?
    «La situazione è molto delicata e noi ci stiamo sforzando di fare, come sempre, l’interesse nazionale. Con una voluta provocazione il Pd ha deciso di tenere fuori dalla scrittura della legge elettorale Ap, che ha garantito la stabilità in questa legislatura e che ha sostenuto il processo riformatore, sia in materia economica che istituzionale».

    La gratitudine in politica non è a buon mercato.
    «Certo, ma alla luce di tutto questo, e dell’atteggiamento del Pd, la nostra reazione è di ferma responsabilità. Noi continuiamo a tifare Italia e sosteniamo il governo di Gentiloni. Ora spetta al Pd dire una parola chiara sul punto di fondo: se cioè il Paese può contare su un partito che ha amor patrio, che fa prima gli interessi nazionali e poi quelli del suo segretario, e che non viene travolto dall’impazienza di interrompere quattro mesi prima la legislatura per motivi del tutto incomprensibili. Noi la nostra parte la stiamo facendo, a dispetto di ogni provocazione».

    Renzi dice che siete arrabbiati perché non superate la soglia del 5%.
    «Per noi la questione della soglia non è più un problema. Non abbiamo difficoltà a dire che accettiamo la sfida. Per noi si tratta di prendere mezzo punto in più di quanto abbiamo preso alle Europee. È alla nostra portata e anzi sarà la scintilla per produrre quell’aggregazione di centro, popolare e moderna, che fin qui avevamo con fatica cercato senza riuscire nell’intento».

    Renzi e Berlusconi vi stanno facendo un favore?
    «Sembrerà paradossale, ma la legge elettorale può favorire questo processo di aggregazione di tutte le forze moderate. Saremo nella prossima legislatura il punto di equilibrio e di affidabilità istituzionale, a maggior ragione se il Pd con il comportamento delle prossime settimane si dimostrerà inaffidabile, producendo la terza crisi di governo in 4 anni. Noi dovremo raccogliere l’esperienza di ciò che di buono hanno prodotto questi anni di governo e allo stesso tempo essere il movimento politico che ha a cuore l’Italia. Il metodo che ci promettiamo di portare avanti è un manifesto di ideali, programmi e valori su cui aggregare leader politici, protagonisti della vita sociale, uomini della cultura e delle istituzioni, lasciando la questione della leadership a conclusione del processo».

    Non avete molto tempo.
    «Sarà comunque un processo molto rapido, e modulato sulla durata della legislatura: un conto è che vada a scadenza naturale, altra cosa sarà se il segretario del Pd costringerà l’Italia all’ennesima crisi. Noi di Ap abbiamo avuto il grande merito di portare avanti una legislatura che era nata morta e abbiamo rappresentato il vero punto di stabilità di fronte a mille polemiche. Ora il Pd dica una parola chiara e definitiva, intende fare cadere il terzo governo in 4 anni? Vuole determinare la terza crisi istituzionale e politica in 4 anni alla sesta potenza del mondo? È davvero questo che l’Italia merita dal suo principale partito? Abbiamo noi il diritto di sapere, ma soprattutto hanno questo diritto gli italiani, e il Pd ha il dovere di rispondere».

    Avete accusato Renzi di avervi chiesto la testa di Gentiloni in cambio di una legge elettorale favorevole. È vero?
    «Se nel mio partito si sbilanciano in quel modo non dicono bugie. Ma il punto essenziale è il futuro e cioè se davvero il Parlamento sarà costretto a votare sia una legge sia una sorta di autoscioglimento».

    Un voto che è anche un benservito a Gentiloni.
    «Gentiloni è un gentiluomo e non intendo trascinarlo in una vicenda nella quale lui sta facendo il proprio dovere, la questione non è lui, tant’è che lo stiamo difendendo. Semmai c’è da aggiungere che con questa legge, che si accingono ad approvare, anche qualora il Pd tornasse a Palazzo Chigi, otterrebbe un governo dove avrebbe un peso minore. Perché questa fretta? Troppe cose non tornano».

    Renzi dice che non cambia nulla fra votare a settembre o a marzo.
    «Per l’Italia cambia tanto, eccome. Innanzitutto si capovolge la narrazione di Paese normale e si afferma che il destino di tutti gli italiani è appeso alla fretta di una persona sola, fretta di tornare a Palazzo Chigi».

     

    di: Marco Galluzzo

    fonte: Il Corriere della Sera