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    Alli: Quale proposta da fronte del No?

    Il day after impone una serie di riflessioni che riguardano il futuro e la stabilità del nostro Paese. Il voto ha avuto una valenza che ha riguardato gli schieramenti in campo e non, come avrebbe dovuto essere, il merito della riforma. Se, dunque, guardiamo proprio agli schieramenti Renzi e Alfano da soli hanno ottenuto il 41%. Tutti gli altri insieme, compresa una parte non irrilevante del Partito Democratico, il 59%. Resta da capire ora quale tipo di logica di Governo e di proposta politica unitaria sia in grado di esprimere il 59% del fronte del No, dove peraltro la metà sono voti di Grillo”. A dirlo è Paolo Alli, deputato del Nuovo Centrodestra, capogruppo Area Popolare in commissione Affari Esteri e presidente dell’Assemblea parlamentare della Nato.

    “È necessario – aggiunge – ripartire da quel 41% che comprende numerosi voti di moderati che non hanno seguito le indicazioni dei propri partiti di riferimento. I veri rischi per il nostro Paese si chiamano Grillo e Salvini con la loro ventata populista e antieuropeista che ci porterebbe fuori dall’Europa condannando l’Italia all’irrilevanza politica ed economica e alla speculazione finanziaria”.
     
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    GIOACCHINO ALFANO: RIPARTIRE DA QUEL 41%. #REFERENDUM

    Bisogna ripartire dal 41% del Sì, da oltre tredici milioni di elettori che hanno scelto di votare per il cambiamento dell’Italia. Da questi numeri bisogna ricostruire una proposta politica che dia un futuro al Paese”. A dirlo è Gioacchino Alfano, coordinatore regionale di Ncd in Campania e sottosegretario alla Difesa. E aggiunge: “Prendendo atto della sconfitta senza se e senza ma, non si può certo ignorare che questa partita sia stata giocata in solitaria dal presidente Renzi, dal ministro Angelino Alfano e da altri pochi amici contro il resto delle forze politiche del Paese. Nonostante ci fossero due o tre forze politiche contro almeno dieci partiti, il risultato in termini assoluti è addirittura migliore di quello straordinario ottenuto da Renzi alle Europee, allorquando superò gli oltre undici milioni di voti. Per questa ragione e per non disperdere un patrimonio che ha creduto in Renzi, in Angelino Alfano e nel cambiamento del Paese, bisogna ripartire con slancio per ricostruire una nuova proposta politica e programmatica”.
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    BINETTI: PROMESSE MANTENUTE DEL #GOVERNO STANNO FACENDO LA DIFFERENZA.

    “Ultime battute prima delle classiche 24 ore di silenzio prima del Referendum e quindi interventi più concreti, incisivi e orientati all’interrogativo secco: votare Si o No. Stupiscono molti cambiamenti rispetto alle posizioni precedenti e la sensazione netta è che il Si stia recuperando molti valori percentuali e si stia avvicinando alla vittoria. Ma non sono le argomentazioni sul profilo costituzionale della riforma quelle che stanno via via convincendo le persone e spostando la loro decisione di voto in senso favorevole. È soprattutto la drammatica forza della volontà di vincere che traspare da tutte le decisioni governative e che spinge oggi Giannelli, in prima pagina del Corriere, ad affermare con la sua consueta ironia: ci vorrebbe un referendum al mese per risolvere i problemi del Paese. Il Si sembra trascinato dalla concretezza delle promesse, tradotta puntualmente in una normativa ad hoc. È come se la gente prendesse atto che le lentezze del Governo e del Parlamento, nonostante il bicameralismo perfetto che la riforma cancellerà, sono perfettamente risolvibili quando esiste una volontà politica chiara e determinata. In questo caso la chiarezza è dettata dai bisogni dei cittadini e la determinazione dalla voglia di vincere il referendum in atto. L’esito della consultazione referendaria sembra segnato dal combinato disposto del consenso dei cittadini, soddisfatti da quanto hanno ricevuto, e dallo sprint finale del Governo, che desidera concludere il suo mandato con la più grossa delle sue vittorie: la riforma costituzionale attesa da anni e mai giunta in porto”.

    Lo dichiara l’on. di Area popolare Paola Binetti.

    “Non si era mai vista tanta tenacia nel rimuovere gli ostacoli che separano i cittadini da un dialogo efficace con le istituzione, né si era mai toccata con mano la possibilità di far scaturire risorse economiche anche laddove più volte si era detto che proprio non ce n’erano. Gli italiani ora sanno con certezza che se il governo vuole, può fare ciò che serve a detta della gente. Sanno che la loro voce conta e conta molto se solo fa presente che l’insoddisfazione potrebbe prendere la via del No. Capiscono senza ombra di dubbio che, alzando la minaccia del NO nelle ultime settimane, hanno spinto il governo ad uscire allo scoperto, a fare la sua parte per riconquistarsi il Si, fondato non tanto sulla riforma costituzionale, quanto su di un ascolto più consapevole delle loro necessità. Non c’è dubbio – conclude Binetti – che in questa brutta campagna referendaria, piena di affermazioni falsamente enfatiche da una parte e dall’altra, è emerso con chiarezza che volere è potere; basta valutare attentamente strategie e conseguenze attese o temute!”.

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    ALFANO A #FORUMANSA: BROGLI? ASSICURIAMO VOTO CORRETTO E REGOLARE

    Guarda il video dell’intervista a #FORUMANSA

    “Siamo un grande Paese e come tutti i grandi Paesi garantiamo la regolarità del voto e allo stesso tempo sappiamo che dopo il voto spesso si sono verificate polemiche”. Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano assicurando che “siamo al lavoro per garantire che non avvenga” nulla di irregolare. Lo ha detto il ministro dell’Interno Angelino Alfano durante il #ForumANSA dedicati al referendum Costituzionale. “Sul voto all’estero le competenze non sono esattamente quelle mie ma mi sorprende che, nonostante si sia votato parecchie volte all’estero con queste procedure, ci siano polemiche all’estero”.

    Dopo l’allarme dell’Europol sul rischio di attacchi in Europa, ha particolari timori sul voto di domenica? “Sono domande da affidare alla più grande cautela e prudenza. Lavoriamo giorno e notte con le nostre forze dell’ordine e la mia risposta è: non più di tutti gli altri giorni dell’anno. Siamo un Paese esposto come tutti gli altri Paesi che dalle torri Gemelle in poi compongono la coalizione antiterrorismo e fin qui la prevenzione ha funzionato”.

    Alfano è stato interpellato anche sul futuro del centrodestra. “Io – ha detto Alfano – sono convinto che il modello francese, con le primarie, avrebbe successo anche in Italia” ma “nel nostro Paese Italia non si è ancora capito il carattere estremista di Salvini e Meloni e io non sono disponibile a fare accordi con Salvini che ogni giorno attacca il Santo Padre, il presidente della Repubblica, che vuole uscire dall’euro. Non credo si possa costruire un centrodestra moderato” con lui.

    Critiche dal ministro anche ad esponenti del Pd sulla questione Verdini. “Il tema di Verdini – ha detto il leader di Ncd – credo sia un tema trattato da alcuni del Pd con grande ipocrisia: quando c’è da prendere voti di Verdini, anche in dissenso da me, su temi come le unioni civili, stanno zitti e incamerano i voti, quando si tratta di incamerare il dissenso lo usano”. “Quelli che fanno gli schifiltosi con Verdini di giorno ma poi la sera dicono che gli va bene il voto sulle unioni civili, sono ipocriti ai quali va detto siete ipocriti: prendete atto della realtà”, aggiunge.

    “Abbiamo avuto in questa campagna elettorale – ha sottolineato Alfano – una prova ulteriore del fatto che una parte del Partito democratico, che vota No al referendum, ha forte imprinting conservatore”. “Sarebbe sleale nei confronti del segretario del Pd intervenire in quelle questioni. Sono questioni politiche molto serie di cui il Pd dovrà occuparsi al proprio interno subito dopo la campagna elettorale”, aggiunge il ministro.

    “Della legge elettorale – ha detto ancora il ministro – ci occuperemo dalla prossima settimana. Sul quesito non è scritto nulla sulla legge elettorale. Tutti quelli che non vogliono far discutere del merito della riforma parlano di altro. Dopodiché, il dibattito sulla legge elettorale si è fatto per anni, la nostra idea l’abbiamo detta più volte”.

     

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    Binetti: In rush finale sfidare assenteisti e convincerli ad andare a votare #Referendum

    “Le campagne referendarie stanno entrando nella fase conclusiva; si moltiplicano gli incontri e si accentua la stanchezza dei cittadini, che non di rado cominciano a mostrare una vera e propria insofferenza davanti ad inviti, più o meno pressanti che vengono rivolti loro. Ma ci sono anche i cittadini dell’ultima ora: quelli che chiedono con insistenza un consiglio, una informazione, quelli che vorrebbero sapere in definitiva cosa convenga fare, perché finora si sono mantenuti ai margini del dibattito. Ho incontrato oggi, ancora una volta, un folto gruppo di giovani universitari, molti brillanti neolaureati disoccupati. Non volevano sapere cosa dicesse davvero la Riforma; ne avevano una conoscenza vaga: meno costi della politica, processi decisionali più veloci, più potere a chi ha potere… Volevano sapere invece con pignoleria spigolosa cosa ne avrebbero ricavato loro; di quanto sarebbe aumentata le possibilità di trovare un lavoro coerente con la preparazione universitaria ricevuta; che prospettiva di carriera avrebbero avuto in un contesto di reale sviluppo economico e tecnologico. Distratti ed indifferenti, almeno apparentemente, rispetto ad altre argomentazioni; vagamenti convinti che li si stesse prendendo in giro davanti alla mancanza di risposte concrete e di impegni precisi. Difficile spiegare loro che la riforma riguarda soprattutto la forma Paese, il futuro a 360 gradi della democrazia in Italia, il valore concreto della partecipazione ai processi decisionali che modellano le politiche culturali ed imprenditoriali del Paese. Di ogni leader di ogni partito hanno tratteggiato un profilo fortemente critico, mostrando di avere una immagine della politica ben poco affidabile e una scarsa propensione all’idea di bene comune”. Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare.

    “Sono figli di una cultura impregnata di diritti individuali, per cui anche i loro sogni sono legati soprattutto alla loro realizzazione personale e la campagna referendaria non li ha certamente entusiasmati. Tentati dall’assenteismo, almeno all’inizio dell’incontro, si sono fatti convincere, almeno così sembrava dalle loro parole, dalla necessità di andare a votare, consapevoli del fatto che chi non vota non ha neppure il diritto di lamentarsi. Non so cosa voteranno, ma per lo meno si sono impegnati ad andare a votare e spero che lo facciano scegliendo un modello di futuro non cinico né rassegnato, ma coraggioso e aperto al cambiamento; quello che loro stessi potranno mettere in atto se decidono di scendere in campo. La battaglia di queste ultime 24 ore – prosegue Binetti – è contro l’assenteismo, contro il cinismo e contro la rassegnazione ed è giusto che tutti partecipino a mostrare nei fatti le loro convinzioni. Poi capiremo cosa succederà se vincerà il sì o il no, sapendo che abbiamo davanti poco più di un anno per predisporci ad una nuova legislatura, mentre cerchiamo di concludere le tante cose buone, riforme concrete, ddl approvati alla Camera ma non al Senato o viceversa, avviate in questa XVII legislatura e ancora incompiute”.

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    Marotta: #Istat conferma che treno è giusto, 4 dicembre salire su ‘FrecciaRossa’

    I dati odierni dell’Istat sulla disoccupazione che diminuisce, in particolare quella giovanile, e sull’aumento consolidato del Pil confermano solo una cosa: siamo saliti sul treno giusto, quello della crescita. Adesso, il 4 dicembre, abbiamo un appuntamento fondamentale con il Paese, fermata ‘Referendum’: gli italiani devono decidere se proseguire in questa direzione e, soprattutto, se vogliono salire su un treno più veloce, se passare all’ ‘Alta velocità’ dall’Intercity al Frecciarossa. Il Sì alle riforme significa anche questo, continuare questo percorso di crescita e rendere il nostro sistema più competitivo e moderno. E dal Sud ci aspettiamo una grande risposta”. E’ quanto dichiara il deputato di Area popolare, Nino Marotta.
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    Lupi: Questo è l’inizio del cambiamento. Se vince il No s’ingessa tutto fino al 2023 – Intervista a Il Gazzettino

    Il capogruppo di Ap: «Non si può restare con il sistema attuale, lo dicono anche i contrari alla riforma» «Non c’è solo accentramento Le Regioni avranno più peso» «Non sarà un cataclisma se vince il no, né un attentato alla democrazia se vince il sì».

    Maurizio Lupi, lei il 4 Dicembre voterà sì. Perché? Perché finalmente ai cittadini viene data la possibilità, votando sì, di togliere tutti gli alibi ai quali la classe politica ha sempre fatto ricorso quando, dopo cinque anni, doveva spiegare ai cittadini come mai non era riuscita a fare le cose. La maggioranza rissosa, il sistema farraginoso e lento di approvazione delle leggi, l’instabilità politica, verranno tolti di mezzo. Per la prima volta c’è l’occasione di passare dalle parole ai fatti.

    Ma è appunto questo il problema. Quali fatti, quale riforma. Ci sono cambiamenti che è meglio non fare… Questo clima che si è creato sul referendum mi dispiace. Da una parte si dice che se vince il No è la catastrofe, dall’altra che se vince il Sì è un attentato alla democrazia. Io credo che sia giusto confrontarsi nel merito, e valutare se questa sia una buona riforma o no.

    E lei valuta che sia davvero una buona riforma? Io dico che cambiare si deve, e anche chi dice che questa è una pessima riforma, ammette che non si può restare col sistema attuale. Questo è l’inizio del cambiamento. Saranno i fatti a dirci se abbiamo intrapreso la strada giusta. E comunque che una sola Camera voti la fiducia al governo, mi sembra positivo.

    Sul federalismo però il passo indietro è clamoroso. Lei approvò la Devolution, ed ora è d’accordo a riportare tutto al centro? Bisognava togliere le competenze concorrenti, riportare al centro i poteri fondamentali. Ma non c’è solo accentramento: il Senato è una sede politica, ben diversa dalla attuale Conferenza Stato-Regioni. E resta la possibilità di dare più poteri alle Regioni efficienti.

    Mah. Si spogliano le ordinarie e si premiano le speciali… Obiezione giusta. Ma sul punto non c’era maggioranza in parlamento. Però ci sarà spazio per ulteriori riflessioni. Il fatto è che la scelta non è tra sì e no ma tra sì e mai. Se vince il no, le cose restano così come sono almeno fino al 2023.

     

    Di: Alvise Fontanella

    Fonte: Il Gazzettino

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    Marotta: #Toninelli offende italiani, per lui tutti ignoranti. #Referendum

    “Per Grillo e i 5Stelle gli italiani sono una massa di ignoranti. E’ quello che emerge nella sostanza dalle parole di Toninelli. Il deputato grillino ha annunciato di voler denunciare Renzi per reato di abuso della credulità popolare: M5S offende chiaramente l’intelligenza degli italiani. Non so come sono abituati loro, ma anche dietro un click c’è una testa pensante. E non è la prima volta che i grillini risultano offensivi, come quando dal blog hanno invitato i cittadini a votare con la pancia e non con il cervello”. Lo dichiara il deputato di Area popolare, Nino Marotta.

    “La verità è che gli italiani, soprattutto in questi ultimi giorni di maggior approfondimento sui media, stanno valutando attentamente il merito e i contenuti della riforma. I cittadini – prosegue Marotta – sono perfettamente capaci di farsi un’idea, di effettuare le proprie considerazioni e arrivare a una decisione ponderata scevra da pregiudizi e condizionamenti. Proprio per questo noi siamo convinti che alla fine vincerà il Sì, perché confidiamo nella bontà di questa riforma destinata a migliorare il Paese”.

  • Dorina Bianchi

    BIANCHI: METTIAMO DA PARTE I PERSONALISMI E PARLIAMO DELLA SOSTANZA. #REFERENDUM

    “Questi ultimi giorni prima del referendum devono servire per spiegare alla maggioranza silenziosa degli elettori le ragioni per cui votare SI. Con questa riforma si avranno effetti concreti anche sulla quotidianità delle famiglie e delle aziende in termini di maggiore efficienza delle istituzioni, di qualità legislativa. Si supererà un bicameralismo malfatto e un regionalismo sprecone per avere un Paese che finalmente può progettare un futuro. Mettiamo da parte i personalismi fino al 4 dicembre, guardiamo a quello che il Governo ha fatto fino ad oggi e diciamo NO a chi vuole bloccare il Paese.” Così Dorina Bianchi, sottosegretario al Mibact con delega al turismo.

  • Gioacchino Alfano

    Referendum: parte da Napoli #MaratonaperilSì di Ncd-Ap

    Referendum: parte da Napoli ‘Maratona per il Si” di Ncd-Ap Lupi, tappa in tutte le province campane per spiegare riforma

    Parte da Napoli la Maratona per il Si’, ideata da Ncd Campania. Dal lungomare della citta’ partenopea, un camper e’ partito alla volta delle 5 province campane con l’obiettivo, come spiegano gli organizzatori, di “sensibilizzare i campani sulle ragioni del Si'”. “Partiamo da Napoli perche’ il Sud e’ una delle testimonianze di come il nostro Paese abbia vissuto sempre a due velocita’ – ha spiegato Maurizio Lupi, capogruppo di Area popolare alla Camera – Non si puo’ pensare allo sviluppo dell’Italia, pensando che un pezzo di questo Paese sia sempre indietro”. La scelta della maratona, come ha evidenziato Lupi, non e’ casuale. “Sono un maratoneta e chiunque lo sia – ha sottolineato – sa che non e’ il primo o il ventesimo chilometro che conta, ma gli ultimi, quelli che ti separano dal 42esimo chilometro”. “E’ nell’ultima parte della maratona – ha aggiunto – che contano la tenacia e il fatto di sapere che sei sulla strada giusta”. In questo caso, a suo avviso, sono gli ultimi chilometri che indicano che “la meta e’ vicina per poter cambiare l’Italia”. A ideare la Maratona per il Si’, il coordinatore regionale campano di Ncd, Gioacchino Alfano, sottosegretario alla Difesa. “Faremo tappa in tutte le province campane – ha spiegato – per spiegare alla gente le ragioni del Si'”. “Ci fermeremo ovunque – ha aggiunto – per spiegare a chiunque i buoni motivi per cui votare favorevolmente”. La maratona per il Si’ fara’ tappa nelle cinque province campane ad iniziare da mercoledi’ mattina. L’iniziativa partira’ e si concludera’ a Napoli. L’obiettivo e’ visitare almeno cento comuni campani, partendo da Salerno, Caserta, Avellino e Benevento. “L’obiettivo – ha concluso Alfano – e’ avvicinare, in queste ultime 72 ore, quante puo’ persone possibili per spiegare la riforma”.