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    MINARDO: FAVORIRE CREAZIONE #STARTUP IN RAPPORTO CON LE #UNIVERSITA’

    Un contributo importante per evitare la fuga dall’Italia dei “nostri cervelli” che quotidianamente emigrano all’estero per avere maggiori opportunità economiche e di prestigio che i paesi europei e mondiali offrono ai ricercatori. E’ l’obiettivo della proposta di legge presentata dal deputato di Area popolare Nino Minardo che reca disposizioni per favorire la costituzione di start-up innovative in rapporto con le nostre università che così assumerebbero un ruolo strategico aumentando il potenziale innovativo di un territorio. “Tutto ciò costituisce, spiega Minardo, un importante collegamento pubblico-privato per sviluppare piccole imprese inedite nei settori della tecnologia avanzata che può diventare uno dei settori trainanti della nostra economia. I nostri ricercatori che sono apprezzati in tutto il mondo molte volte vanno a svolgere la loro attività all’estero confermando la loro preparazione spogliando così il nostro Paese di risorse importanti e prestigiose.

    La mia proposta di legge prevede quindi l’istituzione di un Fondo economico presso il Ministero dell’ istruzione dell’ università e della ricerca che permette il finanziamento di start up innovative formate sia da giovani laureati che da ricercatori o professori universitari che vogliano impegnarsi ed intraprendere la loro attività in settori economici di alta tecnologia. Il Ministero, pertanto, fornisce ai giovani il supporto economico e tecnico per realizzare gli obiettivi. E’ necessario, infatti, che anche nel nostro Paese avvenga un collegamento tra università (settore ricerca) ed i giovani laureati che vogliano intraprendere una libera attività privata apportando le loro conoscenze e le loro attitudini in piccole aziende all’avanguardia in settori come quelli delle conoscenze scientifiche e tecnologiche. Questa proposta di legge vuole quindi offrire un contributo al dibattito sulla ricerca del nostro Paese che difetta non per la qualità del “ materiale umano”, ma per la quantità delle risorse che le vengono assegnate. Pertanto attraverso le risorse previste da questo progetto di legge e attraverso le opere di consulenza tecnica offerte dalle università e dalla cabina di regia si potranno sviluppare quelle nuove “ idee” di impresa che tanto hanno funzionato nei paesi esteri,” conclude Minardo.
     
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    BINETTI: RIVEDERE NORME ACCESSO A SCUOLE SPECIALIZZAZIONE. #UNIVERSITÀ

     
    Prende il via oggi il concorso nazionale per l’accesso alle Scuole di Specializzazione in Medicina e Chirurgia. I candidati sono 13.802, per 6.725 contratti di formazione specialistica, di cui 6.000 finanziati dallo Stato: in altri termini c’è un solo contratto ogni due candidati. La metà di loro resterà esclusa, con tutta la gravità che questo comporta. Sono giovani che hanno dedicato in modo intensivo sei anni della loro vita allo studio e alla formazione specifica in area medica e senza una specializzazione non potranno in nessun modo inserirsi nella vita professionale. I 6.725 contratti sono del tutto insufficienti, peggio ancora ingannevoli per chi sceglie di frequentare un corso di studi a numero chiuso, superando una selezione molto severa, che ne ammette uno su dieci e gli impone un ritmo di studio e 1500 ore di tirocinio professionalizzante, realmente totalizzante nella vita dello studente di medicina. Chi si iscrive a medicina sa bene che senza specializzazione non avrà nessuna possibilità di accedere a nessuna attività professionale coerente con gli studi fatti e ha il diritto non solo di sperare, ma di sapere con certezza, che potrà proseguire i suoi studi in un ciclo a durata decennale. “
    Lo afferma l’onorevole Paola Binetti di Area popolare, che continua: “Il prossimo anno parteciperanno al concorso non solo il 95% degli studenti che si sono iscritti sei anni fa e di cui conosciamo con esattezza il numero, ma anche i 6.000 esclusi quest’anno, per un totale che raggiungerà e probabilmente supererà le 15.000 unità. A questi giovani candidati all’inoccupazione programmata dobbiamo dare risposte tempestivamente, senza illuderli, ricalcolando in modo coordinato il numero degli iscritti ai concorsi di ammissione alla facoltà di Medicina e il numero dei contratti disponibili per le Scuole di specializzazione, considerando il corso di laurea in medicina e la specializzazione che ne segue come un corso decennale a ciclo unico. Ma c’è un ulteriore aspetto che proprio oggi merita di essere messo in evidenza e riguarda la tecnicalità dell’esame: i 13.802 partecipanti saranno suddivisi in 449 aule, per un totale di 15.448 postazioni informatiche messe a loro disposizione per lo svolgimento delle prove che si terranno nell’arco di quattro giorni. Sono anni che i partecipanti denunciano la disparità di clima in cui si svolgono le prove: in alcuni casi c’è la possibilità di utilizzare il telefonino, in altri c’è un certo dialogo tra i candidati o addirittura tra candidati e docenti; la sensazione è che in alcuni contesti si possa avere condizioni meno severe che in altre. E’ chiaro che per gli esclusi tutto ciò aggiunge amarezza su amarezza, fino a configurare la sensazione di aver subito una ingiustizia vera e propria. Insistere sulle condizioni di rigore e di controllo può essere per tutti una piccola consolazione, soprattutto quando si sa con matematica certezza che ce la potrà fare solo uno su due,” conclude la Binetti.
     
  • Paola Binetti

    Binetti: chiarire subito posizione facoltà medicina università romena “Dunarea de Jos”

    “ Il mese di settembre nelle università italiane è mese di esami, soprattutto di esami di ammissione alla Facoltà di Medicina, dove è possibile fare una selezione di eccellenza. Non a caso 1 su 10 è il rapporto con cui nelle diverse sedi universitarie italiane si sceglie la futura classe medica. Ragazzi seri, fortemente motivati, che preparano a lungo il loro primo banco di prova a ridosso della maturità, una prova in cui indubbiamente, accanto alla abilità nel rispondere ai quiz, gioca anche un pizzico non indifferente di fortuna”. Così in una nota Paola Binetti,deputato di Area Popolare (Ncd- Udc). “Attualmente però, questo è l’unico modo per ottenere una selezione che sia, e appaia, rigorosa e trasparente, nonostante lo strumento scelto sia tutt’altro che perfetto. Il Ministro Giannini ha più volte fatto riferimento alla necessità di rivedere il modello fino ad ora utilizzato per la selezione nazionale, ma non ci lascia affatto tranquilli la notizia, apparsa recentemente sulla stampa, in merito alla nascita di una facoltà di medicina promossa dall’Università rumena privata “Dunarea de Jos” in collaborazione con la Fondazione Proserpina, commenta la Parlamentare. Sapevamo già di molti studenti italiani, che non avendo superato le prove di selezione in Italia, si spostavano in Romania, con l’idea di frequentare il primo anno lì e chiedere poi il trasferimento in una sede italiana, non avevamo previsto che una intera sede universitaria rumena si trasferisse in Italia per accogliere flussi sempre più numerosi di ragazzi italiani, rimasti fuori dalle prove di selezione. Il problema è serio e va affrontato con la massima tempestività, ed è per questo ho presentato una interrogazione in merito al Ministro dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca. La facoltà di medicina ha tre vincoli fondamentali- spiega Binetti- il numero complessivo degli iscritti è calcolato d’intesa tra il MIUR e il Ministero della Salute sulla base di una programmazione che tiene conto del numero di medici necessari nell’arco di almeno 10 anni, che rappresenta il tempo minimo per la formazione di uno specializzando. Il numero degli iscritti per ogni sede è strettamente legato alla capacità formativa dei singoli atenei, con un calcolo complesso che tiene conto anche del numero di posti letto della azienda sanitaria di riferimento. E in terzo luogo, come l’esperienza di questi ultimi anni ci ha insegnato, del numero di borse di studio disponibili per le scuole di specializzazione per i prossimi 6 anni. Appare improbabile che l’Università rumena privata “Dunarea de Jos” in collaborazione con la Fondazione Proserpina abbia potuto tener conto di tutti questi fattori, su cui si è costruita l’esperienza di una formazione medica di altissimo profilo, come tutte le universitarie straniere riconoscono ai nostri giovani medici. Il sospetto che si tratti di un’escamotage, per eludere lo scoglio dei test di ammissione c’è tutto e il rischio è quello di rendere ancora più difficile e problematica la formazione in itinere, creando tensioni ancora più forti nel passaggio successivo alle scuole di specializzazione”.

  • Beatrice Lorenzin

    Lorenzin: Salute, con Mef chiudiamo stasera Patto

    Lorenzin: Per quanto riguarda la competenza nostra e del ministero dell’Economia, entro questa sera dovremmo chiudere. Subito dopo ci sara’ un passaggio in commissione Salute della Conferenza Stato-Regioni e, infine, il voto dei governatori. Le Regioni hanno fatto varie proposte e tutto cio’ che riguarda il tema specializzazioni e sistema universitario e’ stato rimandato al ministero dell’Istruzione. Non uscira’ nulla che non sia concordato con il ministro dell’Universita’.